ART. 4

Che il detto Quinbus Flestrin, contra ogni dovere di

fedele suddito sta ora apparecchiandosi ad un viaggio

nell'impero e presso la corte di Blefuscu, pel quale

viaggio ha unicamente ricevuta una permissione verbale da

sua maestà il graziosissimo sovrano di Lilliput; e sotto il

pretesto di tal permissione solamente _verbale_ ha divisato

con fellonia e tradimento di far questo viaggio per potere,

giunto colà, aiutare ed incoraggiare d'opera e di consiglio

l'imperatore di Blefuscu stato dianzi nemico ed in aperta

guerra con la prelodata imperiale sua maestà».

Ci erano alcuni altri _considerando_; i più importanti son questi che

vi ho detti in succinto.

— «Nelle diverse discussioni occorse su questo argomento (continuò il

mio visitatore) bisogna confessare che il monarca ha dati non pochi

contrassegni di grande clemenza, ora mettendo innanzi i servigi che

gli avevate prestati, ora ingegnandosi d'attenuare i vostri falli. Il

gran tesoriere e il grande ammiraglio la battevano perchè foste messo

ad una morte ignominosa e crudele, e ad avviso di que' signori, doveva

essere di notte tempo appiccato il fuoco alla vostra casa; il generale

l'avrebbe circondata con ventimila uomini armati di frecce avvelenate

da scagliarvi nella faccia e nelle mani. Intanto alcuni de' vostri

servi avrebbero ricevuti segreti ordini d'aspergere di sughi velenosi

le vostre camicie e lenzuola, in conseguenza di che vi avrebbe invaso

tal furore che vi sareste stracciate le carni di dosso, e avreste

finito di vivere fra atroci tormenti. Il generale era della stessa

opinione, di modo che per lungo tempo vi fu una grande maggiorità

contro di voi; pure sua maestà, risoluta di salvarvi se si poteva la

vita, tanto fece che tirò dalla sua il ciamberlano.

«In questa Reldresal, primo segretario degli affari privati,

mostratosi in tutte le occasioni vostro vero amico, ebbe ordine

dall'imperatore di dire anch'egli la sua opinione, la qual cosa egli

fece, nè smentì il buon concetto che avete sempre avuto della sua

propensione per voi. Convenne, bisognava fare così, che i vostri

delitti erano grandi, che ciò non ostante non era tolto il luogo

alla clemenza, la più commendevole fra le virtù d'un monarca, e per

cui sua maestà veniva celebrata sì giustamente. Premise essere sì

notoria l'amicizia esistente tra lui e voi che forse sarebbe tacciato

di qualche poco di parzialità da quella eccelsa tavola di stato.

_Nondimeno_, egli soggiunse, _mi si comanda di parlare; parlerò con

franchezza_. Egli opinò pertanto che, se sua maestà, in contemplazione

de' vostri servigi, e cedendo alle inclinazioni sue portate sempre

alla misericordia, si fosse degnata risparmiarvi la vita e dar

solamente ordine che vi fossero cavati tutt'a due gli occhi, egli

era del sommesso parere che, mediante un tale espediente, si sarebbe

soddisfatto in qualche parte alla giustizia, e tutto il mondo avrebbe

applaudito alla clemenza di sua maestà ed alla generosa moderazione di

quanti avevano l'onore di esserne i consiglieri. Notò che la perdita

de' vostri occhi non sarebbe stata un impedimento alla gagliardía delle

vostre membra, per cui avreste potuto continuare a rendervi utile a sua

maestà; che la cecità porta un incremento al coraggio nascondendone i

pericoli da cui siamo minacciati; che la paura appunto di perdere gli

occhi fu il maggiore fra gli ostacoli da voi incontrati nel condurvi

con voi al nostro porto il navilio nemico; che sarebbe stato ben

sufficiente per voi il vederci con gli occhi dei ministri, tanto più

che i più grandi sovrani non hanno d'altr'occhi nemmeno loro.

«Un tal partito incontrò la massima disapprovazione di tutta quanta

la tavola di stato. Principalmente l'ammiraglio non fu più capace di

contenersi; dato in tutte le furie esclamò: _Mi maraviglio bene che

vi sia un segretario di stato il quale ardisca dire la sua opinione

per salvare la vita d'un traditore_. I servigi da voi prestati erano,

all'udir lui e secondo le migliori ragioni di stato, altrettante

aggravazioni de' vostri delitti. Disse che se voi eravate capace

di estinguere con gli sprazzi della vostra orina un incendio negli

appartamenti di sua maestà, la graziosissima imperatrice... non

vi so dipignere il moto d'orrore ch'egli fece nell'allegare tal

circostanza... potevate bene in un'altra eventualità e con lo stesso

espediente produrre tale inondazione da sommergere l'intero palazzo

imperiale. E quella forza, era sempre lui che diceva così, quella forza

che vi ha fatto abile a condurre nel nostro porto tutto il navilio de'

nemici, un'altra volta ed al primo disgusto ch'abbiate ricevuto, vi

farà abile a restituirla al nemico medesimo. Aggiunse d'avere buone

ragioni per credervi un _piattuoviano_ nel fondo del cuore, e che

siccome il tradimento comincia nell'animo prima di manifestarsi nelle

azioni degli uomini, così vi accusava traditore dal lato de' pensieri

ed instava per conseguenza affinchè vi fosse tolta la vita».

«Il gran tesoriere fu della stessa opinione, benchè le sue

considerazioni fossero d'un'altra natura ed intese a dimostrare le

angustie cui il carico di mantenervi riduceva le rendite di sua maestà,

carico che sarebbe omai divenuto insopportabile. Biasimava altamente

il partito del segretario che si sarebbe limitato a farvi cavar gli

occhi. Ciò secondo lui avrebbe probabilmente accresciuto il male in

vece di diminuirlo, e portò ad esempio palmare della sua asserzione

l'usanza che v'è d'accecare certe specie di uccelli affinchè mangino

più ingordamente ed ingrassino meglio; che in fine la sacra sua maestà

ed il consiglio, compiaciutisi di divenire vostri giudici, erano

pienamente persuasi nelle loro coscienze del vostro reato, e bastar

questo per condannarvi a morte senza stare a tutte quelle formalità di

prove che la stretta lettera della legge richiederebbe.

«Ma l'imperial sua maestà, ferma nella sua prima massima contro alla

pena capitale, si degnò nella sua clemenza notare che, se il consiglio

trovava pena troppo mite il cavarvi gli occhi, c'era sempre il tempo

di procedere a castighi più severi in appresso. Il grande vostro amico,

il segretario di gabinetto, in allora chiese rispettosamente di essere

udito per rispondere alle obbiezioni del gran tesoriere concernenti

l'enorme spesa che costa a sua maestà il mantenervi. In proposito

di che osservò che sua eccellenza essendo incaricata dell'intera

amministrazione dell'entrate imperiali, erano anche in suo arbitrio

le providenze necessarie ad andar contra un simile inconveniente, e

ciò col diminuire a gradi a gradi il vostro sostentamento; tantochè, a

furia d'indebolimento e languore, andaste a finire in una consunzione

che vi spedisse in pochi mesi. Sarebbe derivato da ciò un altro

vantaggio, il vostro protettore dicea: minoratane la mole più della

metà, il puzzo delle vostre carni, quando foste cadavere, non sarebbe

più sì pernicioso. Cinque o seimila sudditi di sua maestà facevano

presto a staccar queste carni dall'ossa del morto, che sareste voi,

e, caricate queste su de' carri, a trasportarle per essere sepolte

in qualche luogo ben rimoto onde impedire l'infezione dell'aria; il

vostro scheletro sarebbe rimasto come un monumento all'ammirazione de'

posteri».

«Così, e ne avete obbligazione alla grande amicizia che il segretario

ha per voi, tutta la faccenda rimase aggiustata. Fu strettamente

convenuto fra i ministri che il disegno di affamarvi poco alla volta

sarebbe tenuto nel più grande segreto; ma la sentenza di cavarvi

gli occhi fu posta a protocollo; nè vi fu altro dissenziente fuor

dell'ammiraglio Bolgolam che, siccome creatura dell'imperatrice, veniva

sempre instigato dalla lodata maestà sua ad insistere per la vostra

morte; già sapete che questa sovrana non ve l'ha mai più perdonata pel

turpe ed illegale espediente cui vi atteneste per estinguere il fuoco

dell'imperiale suo appartamento.

«Di qui a tre giorni il segretario vostro amico si porterà da voi per

leggervi il vostro atto d'accusa, e comunicarvi ad un tempo l'atto

d'ineffabile clemenza e favore di sua maestà e del consiglio, che

limitano la vostra condanna alla perdita degli occhi; alla quale

condanna la prefata sua maestà non dubita non vi sottomettiate di buon

grado e con riconoscenza. Saranno posti in requisizione venti chirurghi

di sua maestà affinchè l'operazione riesca felicemente col mandarvi

una copiosa scarica di frecce su le pupille, che per ricevere meglio vi

porrete disteso supino sul terreno.

«Io lascio alla vostra prudenza il prendere quegli espedienti che

giudicherete i più opportuni, e per sottrarmi ad ogni sospetto, me ne

torno via subito nella stessa celata guisa con cui sono venuto».

Così sua signoria fece lasciando me agitato fra mille dolorose

perplessità.

Sotto il presente sovrano ed il suo ministero era invalsa una pratica

ben diversa, come ne fui assicurato, da quella tenutasi sotto i

monarchi suoi predecessori, ed era quella che quando la corte avea

decretato qualche barbaro atto, o fosse per blandire un sovrano

risentimento o per condiscendere alla malvagità d'un favorito,

l'imperatore tenea sempre in prevenzione una parlata all'intero

consiglio pompeggiando della sua ineffabile clemenza e tenerezza

per l'umanità, siccome qualità in lui conosciute e confessate

dall'universo. Poi questo discorso veniva subito pubblicato e diramato

per tutto il regno, nè v'era cosa che atterrisse tanto la popolazione

quanto questi pomposi elogi della clemenza di sua maestà, perchè si era

notato che quanto più si calcava su questi encomi, quanto più venivano

amplificati, tanto più crudele era il decreto che li seguiva, tanto più

innocente chi rimanea la vittima di questo decreto.

Circa a me, devo confessare che non essendo mai stato fatto nè dalla

mia nascita nè dalla mia educazione alla vita del cortigiano, io era

cattivo giudice delle cose al segno di non sapere ravvisare questa

grande clemenza o questo prelibato favore di sua maestà nel farmi

cavare gli occhi, anzi la trovava (mi sarò ingannato) piuttosto una

bricconata che una gentilezza. Per un momento mi saltò in testa di

domandare il mio processo; perchè, se bene non potessi negare diversi

dei fatti allegati a mio pregiudizio in quell'atto d'accusa, mi parea

che potessero essere presentati sotto un aspetto assai meno brutto. Ma

avendo letto in mia vita molti processi di delitti politici, e notato

che vanno sempre a finire conforme alla prima piega che lor diedero

i giudici, non m'arrischiai a rimettermi ad una così pericolosa prova

in circostanze sì nuvolose ed avendo contra me sì possenti nemici. Un

altro momento mi sentii fortemente tentato a resistere, perchè, finchè

io rimaneva in libertà, l'intera forza di questo reame non bastava a

soggiogarmi, e ad un bisogno avrei mandato all'aria a furia di sassate

l'intera metropoli; ma feci presto a respignere con orrore un tale

disegno; mi ricordai del giuramento che io aveva dato all'imperatore,

dei favori che io ne aveva ricevuti e dell'alto titolo di _nardac_ da

lui conferitomi; chè non aveva io sì presto imparata la riconoscenza

dei cortigiani per persuadermi che la presente severità del sovrano mi

francasse da tutte le passate obbligazioni.

Finalmente mi determinai ad una risoluzione per cui forse potrò

incorrere qualche censura. Confesso di aver dovuto la salvezza de' miei

occhi e per conseguenza la libertà alla mia grande sconsigliatezza

e mancanza di esperienza, perchè se avessi allora pensato al fare di

certi principi e ministri che ho conosciuti in altre corti, ed alla

maniera con cui hanno trattati altri individui men colpevoli di me,

mi sarei rassegnato con tutta alacrità a questa sì tenue punizione. Ma

trascinato da precipitazione giovenile, profittai allora della licenza

che sua maestà imperiale m'avea già accordato dì portarmi a Blefuscu

per tributare i miei omaggi a quel sovrano, e spedii al segretario

di gabinetto, quel mio grande protettore che per effetto di sua

benevolenza volea vedermi cavati gli occhi e morto di fame, la lettera

d'avviso di tal mia risoluzione, fondata sopra un concedimento sovrano;

poi subito, senza aspettare, come potete credere, la risposta, mi

trasferii a quel lato dell'isola ove stanziava la flotta. Impadronitomi

di una grande nave da guerra, alla cui prora attaccai una corda, e

levatene l'ancore, mi spogliai, e postivi entro i miei panni e la

mia coperta da letto che m'era portata sotto il braccio, poi trattomi

dietro il mio bastimento, parte guadando, parte nuotando, arrivai al

porto di Blefuscu, ove quella popolazione m'aspettava da lungo tempo.

Mi furono tosto date due guide che mi scortassero alla metropoli, la

quale ha il medesimo nome dell'intero reame. Mi portai le mie scorte

nelle mani finchè fossimo ad una distanza di duecento braccia dalle

porte; allora le misi a terra pregandole andare a notificare il mio

arrivo ad un segretario di gabinetto per avvertirlo ch'io stava lì

fuori aspettando i comandi di sua maestà. Circa un'ora dopo, ebbi in

risposta che sua maestà, accompagnata dalla sua reale famiglia e dai

grandi uficiali della corona, era in via per venirmi a ricevere.

M'avanzai d'un centinaio di braccia, ed incontrai l'imperatore ed il

suo corteggio smontati dai loro cavalli e l'imperatrice e le sue dame

scese dalle carrozze, nè m'accorsi che la mia presenza inspirasse

ad essi alcuna sorta d'apprensione o timore. M'accosciai per terra

onde baciare le mani delle loro maestà. Esposi all'imperatore,

come in conformità della mia promessa ed avendone ottenuta licenza

dall'imperatore mio padrone, mi fossi procurato l'onore di vedere un sì

possente monarca e di offrirgli personalmente ogni servigio compatibile

con le mie forze e co' doveri che m'astrignevano al mio sovrano. Non

gli feci parola su la disgrazia da me incorsa alla corte di Lilliput;

perchè primieramente non ne essendo fin allora stato avvisato in via

d'offizio, non mi conveniva mostrarmi informato menomamente di quanto

si tramava contro di me; io doveva in oltre ragionevolmente supporre

che il sovrano da cui mi partii, non avrebbe voluto dar fuoco alla

macchina finchè, essendo in paese straniero, io gli rimanea giù di

mano; nondimeno apparve in appresso che questo secondo mio calcolo

andava errato.

Non noierò il leggitore col racconto dei particolari connessi

coll'accoglienza fattami alla novella corte, accoglienza proporzionata

alla generosità di un così grande monarca; nè tampoco parlerò delle

molestie cui soggiacqui per non avere nè una casa nè un letto, la qual

cosa mi costrignea passar le notti sul selciato, avvolto nella coperta

ch'io m'era portata con me.

Viaggi di Gulliver nelle lontane regioni · 第 31 / 65 题