Sì, perdiancine! Sono loro amico da che ho saputo che se ne vanno!...

D'altronde,... _(serio e anche un po' imbarazzato)_ sapevo che questa

notizia sarebbe stata per te un colpo al cuore. A che scopo

anticipartela? Aggiungi poi che ho sempre sperato che la decisione della

partenza svanisse: ho sempre sperato che si riconciliassero con te. In

fin dei conti, che era accaduto di nuovo tra voi?!... Ma tu ti sei

rinchiuso ermeticamente in casa,... non hai voluto più saperne di

loro..., e non è improbabile che ciò abbia contribuito a convincerli

dell'opportunità d'andare a vivere altrove. Avranno potuto magari

credere... che tu stesso lo desiderassi....

_(Breve pausa.)_

DON FIORENZO

_(si è riseduto sulla sua poltrona, raggomitolandosi, diventando un

mucchio.)_ Già.

SEBASTIANO

Intanto, per lo meno l'avevi preveduto. Non volesti, forse, apposta, che

io... restassi a farti compagnia?...

DON FIORENZO

Sì... io l'avevo preveduto..., ma non ti nego che stasera ne ho

l'impressione di un fatto inaspettato e crudele. Da circa due mesi, io

non li vedevo più. Ero convinto d'essermene distaccato... ed è evidente

che m'ingannavo. Mi giungevano un po' le loro voci quando essi passavano

per le scale o si affacciavano alla finestra.... Ne distinguevo qualche

parola quando nessun altro rumore ingombrava il silenzio della

campagna.... Udivo i loro passi quassù, attraverso il soffitto....

Questo essi mi davano: niente altro.... E stasera mi accorgo che di

questo io vivevo.

BARBARELLO

_(piange dirottamente, come una persona sana.)_

_(Un silenzio.)_

SEBASTIANO

Tuo fratello e tua cognata desiderano di salutarti. Da stamane, come ti

ho accennato, io avrei dovuto prevenirti. Pocanzi appunto, mentre mi

occupavo con Biagio del loro baule e delle loro valige — che ho voluto

far portare fino alla strada maestra prima che l'aria fosse troppo buia

— essi mi rimproveravano giustamente l'indugio. Erano in palpiti e non

sapevano come regolarsi. Io ti consiglio di vincere la commozione e di

riceverli... perchè il tempo stringe.

DON FIORENZO

Ma è proprio stasera che devono partire? A quest'ora e con questa

minaccia di temporale?

SEBASTIANO

Il temporale pare che dia tregua.... E, del resto, la partenza è

improrogabile. Giulio vuole prendere il treno delle venti da

Castellammare per poi prendere comodamente quello delle ventitre da

Napoli. Giungerà domani sera a Genova dove è aspettato da qualcuno che

vi si reca per confermare non so quali accordi presi, e sùbito

s'imbarcherà con sua moglie sul «Regina Margherita», che salpa per

l'America del Sud.

DON FIORENZO

_(con un nuovo soprassalto)_ Torna a Buenos-Aires?!...

SEBASTIANO

Credo che abbia avuto laggiù una occupazione molto remunerativa. Con uno

scambio di telegrammi ha definito ogni cosa in quest'ultima settimana.

DON FIORENZO

Benissimo! _(Quasi afono)_ Quando si è separati per mezzo del mare, non

ci si incontra facilmente. È giusto che vogliano salutarmi. Falli

venire.

SEBASTIANO

_(esce.)_

SCENA III.

BARBARELLO

_(piange più forte.)_

DON FIORENZO

_(scattando in piedi con un impeto spasmodico)_ E piangi, e piangi, e

piangi!... Rimedii tu a niente piangendo? Mi fai forse del bene con le

tue lagrime?... No! Non sai farmene, tu, del bene! Non sai farmene!

_(Sempre più convulso e più violento)_ Il tuo pianto non mi serve, e la

tua inutile devozione mi esaspera!

BARBARELLO

_(a un tratto cessa di piangere, i suoi occhi hanno sùbito una

espressione di trasalimento.)_

DON FIORENZO

Ah?... Ti maravigli ch'io ti parli in questo modo?... Sono cattivo,

oggi, non è vero? Sono un malvagio? Sono un perfido?...

BARBARELLO

No... No... No....

DON FIORENZO

_(soffocando un ruggito)_ «_Sì_» devi dire, visto che difatti la

perfidia mi pullula, oramai, nel sangue come i microbi d'un morbo

micidiale! Perchè, perchè serbi tu ancora la bontà che dà lagrime agli

occhi? È un rimprovero feroce per me questa tua bontà! È un rimprovero

schiacciante! Ti proibisco di mostrarmela! Te lo proibisco! Hai capito?

BARBARELLO

_(appare sofferentissimo in un dibattito incomprensibile.)_

DON FIORENZO

E che hai, adesso?! _(Gli si accosta, gli prende le braccia, lo fissa

acutamente, ne avverte il respiro.)_ Il tuo volto diventa livido.... Le

tue labbra si contraggono.... Le tue pupille hanno una luce sinistra....

Il tuo alito ha un'acredine di fiele.... Mi sembri un mostro.... _(Dando

un grido)_ Mi fai paura! _(Respingendolo impulsivamente)_ Non ti voglio

vicino a me! Vattene! Vattene!...

BARBARELLO

_(si ritrae in un atteggiamento di concentrazione bieca.)_

_(Si vede SEBASTIANO scendere dal piano superiore e andar giù,

affaccendato.)_

SCENA IV.

GIULIO

_(sulla soglia in fondo, con affettuosità contenuta)_ Fiorenzo!...

DON FIORENZO

_(oscillando in tutto il corpo, si padroneggia)_ Avvicìnati, Giulio....

Hai fretta, lo so; ma qualche minuto me lo potrai dare. È appena

l'avemaria.... Alla stazione di Castellammare, in carrozza, ci si arriva

bene in due ore e mezzo....

GIULIO

C'è qui Annita che non osa entrare....

BARBARELLO

_(rasentando il muro, scivolando sullo stipite, esce.)_

GIULIO

_(al passaggio di lui, con un moto di ribrezzo, se ne è scostato.)_

DON FIORENZO

Annita non osa entrare?!... Perchè?... Le do soggezione?...

GIULIO

_(volgendosi indietro)_ Animo, Annita! Vieni! _(Avanzandosi e parlando

con garbata riservatezza)_ Tu non dài soggezione a lei, Fiorenzo, come

non ne dài a me. Ma tutti e due ricordiamo, nè tu hai potuto

dimenticare, che ci avevi proibito di oltrepassare quella soglia.

ANNITA

_(è entrata, senza troppo avanzarsi. — Porta un breve paltò

semplicissimo, ma quasi elegante, e un piccolo cappello da viaggio. La

veletta che le copre il viso le nasconde un po' l'espressione di estrema

stanchezza e le conferisce un aspetto anche più enigmatico del solito.

Il suo corpo fragile, in quell'abito stringato, appare d'una flessuosità

più spiccatamente muliebre.)_

DON FIORENZO

_(a Giulio)_ Proibito, no. Ve ne rivolsi preghiera. Tu diventavi così

astioso con me, così maligno....

GIULIO

Non mi pare, Fiorenzo. Eri tu che ti adombravi per fatti i quali, in fin

dei conti, non riguardavano che me ed Annita. Io vedevo, finalmente, con

esattezza, la causa unica delle sue aspre riluttanze d'un tempo verso di

me e di quei suoi spasimi contraddittorii, che, disgraziatamente, col

matrimonio non sono cessati. A te, in fondo, dispiaceva che io vedessi

la verità. Ma come avrei potuto non vederla? Essa mi balzava intera

davanti agli occhi. Annita si dibatteva ogni giorno — come, purtroppo,

ancora si dibatte — tra l'ardore crescente dell'affetto coniugale e il

fantasma dell'ascetismo che tu le aggrappasti allo spirito e al corpo.

_(Volgendosi un po' ad Annita)_ Lei stessa, oramai, — se non mi sbaglio

— ne conviene.

ANNITA

_(con un timoroso sforzo di lealtà)_ Certamente.

DON FIORENZO

_(a Giulio)_ E neghi che proprio io fossi colpito dal tuo rammarico e

dal tuo rancore?!

GIULIO

Non ti detti mai alcun segno di rancore.

DON FIORENZO

E forse a te sembra di non darmene neppure adesso! Ma, intanto, vieni a

ricordarmi l'errore che ho inconsciamente commesso e che ho scontato col

coraggio di confessarmene proprio a lei, dilaniando la mia fede e la mia

anima! Vieni a mortificarmi, vieni ad avvilirmi dopo di aver visto che

per liberarla da quel fantasma io ho cercato di eliminare la mia

persona, e mi sono sottratto, mi sono nascosto, mi sono ridotto qui

dentro come in un carcere!...Che dovevo fare di più?!

GIULIO

_(risoluto)_ Nulla!... Ma tutto quello che hai fatto non è bastato. Io

sono costretto a dirtelo, non per mortificarti, bensì per giustificare

questa nostra partenza che, a prima giunta, ti sarà parsa una cattiva

azione. Annita e io siamo di accordo nel ritenere necessario di mutare

ambiente. Non è vero, Annita, che noi siamo perfettamente di accordo?

ANNITA

_(con trepido ritegno, a Don Fiorenzo)_ Sì,...egli mi ha persuasa... mi

ha convinta....

GIULIO

Non lesinare le parole, Annita! Hai sempre taciuto troppo, sinora! Ma

oggi il tuo dovere è di parlare con chiarezza e con tutta la sincerità

della tua coscienza!

ANNITA

Tu conosci bene il mio pensiero. Diglielo tu a Don Fiorenzo.

GIULIO

Ah, no! È indispensabile ch'egli l'oda nelle parole tue e nella tua

voce. T'impongo di parlare!

ANNITA

_(a Don Fiorenzo)_ Io penso... che, lontana di qui, potrò essere... come

egli desidera... e come _io_ desidero di essere. _(Il suo accento è

sincero, ma timido, fievole, profondamente commosso.)_ Questo credo... e

questo spero. Non voglio soltanto volergli bene.... Voglio pure che egli

mi sappia e mi senta a lui legata per sempre,... da lui inseparabile....

Qui, ha ragione di dubitarne.

GIULIO

_(confermando e un po' accalorandosi)_ Insomma, ella deve rinnovarsi,

ella deve rinascere in un'altra atmosfera! Fra i muri di questa casa,

consacrati dalle virtù del piccolo santo, fra questi erti sentieri

solitarii che salgono verso il cielo, fra queste rocce che hanno colori

umani e che guardano e si muovono nelle ombre della notte e parlano le

parole misteriose degli echi, ella ancora si raccoglie nei suoi ascetici

sogni morbosi. Il mio amore riesce a scuoterla, sì, riesce a strapparla

a quei sogni; ma precisamente allora la vista di un Crocifisso in un

cantuccio di via, la vista della chiesetta dov'ella ascoltava i tuoi

consigli e anche la vista di questa tua porta, chiusa al suo passaggio

come per una punizione che le sia stata inflitta, la immergono in una

torbida ambascia, straziante per lei, povera Annita, e spietatamente

disastrosa per me!

DON FIORENZO

_(prorompendo in una violenta esaltazione di dolore ribelle)_ E dunque,

via! Fuggite! Fuggite da quest'uomo esiziale che fa malefica l'aria

dovunque egli passi! Non importa che egli abbia tentato, come meglio

poteva, di rendervi felici! Non importa che egli avrebbe voluto

realmente possedere le forze occulte che gli si attribuiscono per

stringere i vostri due cuori in una felicità privilegiata, più grande di

ogni altra felicità terrena e, come nessun'altra, indistruggibile! Non

importa che questo prodigio egli avrebbe voluto compiere anche se,

compiendolo, avesse dovuto morirne, atrocemente, come in una fornace in

fiamme!... Voi dovete fuggire! Sì, voi dovete fuggire, perchè un'ora

sola delle gioie che proverete lontano da lui varrà cento volte più di

tutta quanta la sua miserabile esistenza! _(Cade sopra una sedia come

cosa morta.)_

GIULIO

_(trasalisce vivamente. — Il suo volto assume una impronta di stupore e

di tragica chiaroveggenza. — Dopo una lunga pausa, dice penosamente:)_

Noi, difatti, fuggiremo, Fiorenzo. Tu sei un grande sventurato. Lo vedo.

La tua sventura è un baratro da cui stiamo per essere ingoiati tutti e

tre. E soltanto questa fuga potrà, forse, salvarci.

SCENA V.

SEBASTIANO

_(entrando con mitezza prudente)_ Signor Giulio, la carrozza aspetta. Ho

potuto farla avvicinare fino allo sbocco della scorciatoia. Non avrete

da camminare a piedi che per pochi minuti.

GIULIO

Grazie, signor Sebastiano.

SEBASTIANO

Non vi accompagno, perchè... credo più opportuno... di restare qui.

GIULIO

Lo credo anch'io.

DON FIORENZO

_(levandosi in piedi come uno spettro eretto e pronto a sollevarsi da

terra)_ Ed ora, più niente! Ciascuno di noi tre chiude, in questo

momento, nella sua persona, qualche cosa che dentro ci è stata fatta

nascere dalla stessa natura umana e che, nondimeno, siamo costretti a

tacere, a mascherare, a soffocare. Una sola verità possiamo dire ad alta

voce nel separarci, ed è... che noi ci separiamo per non rivederci mai

più! — Addio! _(Gli si sciolgono le ginocchia, ma egli, con uno sforzo

supremo, come per non mostrarsi debole, si regge tuttora diritto. Volge

loro le spalle, si stringe le braccia incrociate sotto la gola e vi

poggia il mento, quasi che un gran peso gli piegasse la testa. — Dopo

qualche istante, in una specie di rigido stordimento che pare abbia

soppressi tutti i suoi sensi, sottovoce chiama:)_ Sebastiano!...

SEBASTIANO

_(va a lui.)_

DON FIORENZO

Se ne sono andati?

SEBASTIANO

_(con un lieve gesto, raccomanda a Giulio e ad Annita di non farsi

sentire, e risponde a Don Fiorenzo in un orecchio:)_ Sì. _(Poi, un po'

più indietro, con un altro gesto, li esorta a uscire sùbito.)_

ANNITA

_(non distoglie i suoi sguardi dalla immota figura di Don Fiorenzo.)_

GIULIO

_(la prende per un braccio, la trae a poco a poco verso la porta. —

Quando l'ha tirata fino alla soglia, risolutamente la trascina via.)_

_(Spariscono.)_

DON FIORENZO

_(ha una scossa)_ Ora se ne sono veramente andati. _(Barcolla.)_

SEBASTIANO

_(quasi lo sorregge.)_

SCENA VI.

DON FIORENZO

_(siede, e, pervaso dalla intensa volontà di seguire con l'udito il loro

cammino, coi nervi contratti, col capo proteso, si sforza di acuire la

sua sensibilità auditiva. — Ha l'atteggiamento d'uno che colga nell'aria

rumori impercettibili che niun altro possa cogliere.)_

SEBASTIANO

_(lo sorveglia affettuosamente)_ Su, su, Fiorenzo!

DON FIORENZO

Zitto!

SEBASTIANO

Ma che pretendi di udire? Ti procuri uno spasimo inutile!

DON FIORENZO

Zitto, ti dico!

_(Il silenzio è profondo.)_

DON FIORENZO

_(a un tratto)_ Sebastiano!... Qualcuno viene frettolosamente come se

fosse inseguito!...

SEBASTIANO

Ma che inseguito! Chi è che potrebbe essere inseguito?! E da chi?!...

DON FIORENZO

_(levandosi con un crescendo di eccitazione frenetica)_ Io non

m'inganno! Io non m'inganno!... Entra nel cortile!... S'arrampica per le

scale!... È Barbarello! È Barbarello!

BARBARELLO

_(irrompe come una saetta. Ha un ghigno spaventoso, i capelli irti, la

schiena inarcata, e, sbattendo a una parete, rimbalza e si aggrappa al

tavolino a guisa di un rettile aizzato e impaurito.)_

DON FIORENZO

_(investendolo con un furore ansioso)_ Che hai fatto? Che hai fatto?

_La voce di ANNITA_

_(da lontano)_ Aiuto! Aiuto! Giulio è precipitato nel burrone!

SEBASTIANO

_(esce di corsa.)_

DON FIORENZO

_(in atto di gettarsi addosso a Barbarello, urla terribilmente:)_

Assassino!

BARBARELLO

Per te.... Per te....

DON FIORENZO

_(arrestandosi in una fulminea soffocazione di sorpresa e di

raccapriccio)_ Per me?!... _(Poi, tosto, come travolto da un turbine,

indietreggia, indietreggia, con le braccia tese e aperte, con le orbite

biancheggianti, con la faccia cadaverica, con la gola gorgogliante, e

stramazza pesantemente, arrovesciato.)_

BARBARELLO

_(abbatte il torace sul tavolino e, col capo che penzola dal margine, le

ganasce e gli occhi spalancati, fisando di sbieco il corpo di DON

FIORENZO disteso a terra diritto e supino, emette come un gemito di

bestia ferita.)_

DON FIORENZO

_(balbetta ancora:)_ Per me.... Per me....

(SIPARIO.)

FINE DEL DRAMMA.

Terminato di scrivere nell'aprile del 1909.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Il piccolo santo: Dramma in cinque atti · 第 6 / 6 段