I TRISTI PRESAGI.

Quanti dolci pensier, quanto desio!

---- _Dante_, _Inferno_, Canto V.

L'autunno era gia avanzato. Alla montagna alta il freddo si fa sentire

molto innanzi che al piano, e v'anticipa i tristi giorni. L'aspetto del

cielo non v'e piu bello siccome suole di quell'azzurro cristallino, di

quel sereno diafano, privilegio di quelle alture. I primi venti, le

prim'acque distruggono quel poco di florido che v'era rimasto, e

rallegrava pur sempre i campi e le selve. Le rose selvatiche

dell'estate, le rosse violette garofano, i fior bianchi e i gialli

stellati, e altri molti di svariati colori, dai cigli, dai prati

verdissimi, dal molle strato delle selve sono scomparsi. Dovunque tu

volga il piede non calpesti che le foglie degli alberi, che poco fa eran

lucide e verdi e piene d'umor vitale, ma che ora ingiallite e secche, a

ogni venticello si spiccano, finche a una a una non sien rese alla

terra.

In un di cotesti giorni una luce fioca penetrava dalle finestre nella

camera di Selvaggia; perche la nebbia sollevatasi dai sottoposti

valloni, viepiu offuscava l'incerto raggio del sole, che trasparendo da

molte e piccole nuvole, giungeva sbiadito, e come le piante, rattristava

li spiriti.

Lauretta era l'unica con cui Selvaggia lassu potesse aprire il suo

cuore. Da qualche mese aveva fatto ritorno al Castel di Sambuca,

abbandonato ora del tutto quel di Vergiole, dove messer Fredi consorte

suo aveva voluto si riparassero co' suoi dopo l'assedio, ma dove neppur

la i nuovi governanti li lasciavano in quiete, ma anzi li angustiavano

con persecuzioni continue. Solo per pochi giorni ridiscesa a Vergiole,

adesso era tornata presso l'amica per non piu abbandonarla.

Gran sollievo per Selvaggia fu sempre la compagnia di Lauretta. Erano, e

vero, di una indole assai diversa; perche Lauretta aveva un carattere

riservato, positivo, tranquillo: Selvaggia invece espansivo, sensibile,

e cuore e mente ardentissimi. Nondimeno fin dall'adolescenza, ogni volta

che si trovavano insieme, parea si studiassero di temperare ciascuna e

nasconder quasi l'indole loro, pur per amarsi. Selvaggia ammirava la

fermezza d'animo di Lauretta, ma pur troppo non sapeva imitarla. E ben

vero che avendo costei ricevuto questo dono dalla natura, non l'era

d'uopo di gran virtu per mantenervisi. Ma frattanto piu d'un conforto

aveva ottenuto da questo dono, nelle sventure domestiche come nelle

pubbliche: collegate queste in particolare con quelle tante e molto

spesso temute pel suo messer Fredi. Divenuta sua sposa, si senti anche

piu obbligata verso la sorella di lui, e verso un'amica tanto infelice.

Ora poi che a' primi stridori della stagione il male di lei si era

aggravato, dedico ogni cura e ogni momento a recarle un sollievo.

Cotesta mattina, quando Lauretta reduce da Vergiole le entro in camera,

trovo Selvaggia che giaceva in letto supina sollevata alquanto dai

guanciali, e nella massima quiete. I capelli le stavan dietro raccolti,

ma non si che alcuna delle sue bionde anella non le scendesser dinanzi

sui bianchi lini della sua veste; ed era in volto d'un tal rosso

incarnato, che si sarebbe detto: "ella e sana." Gli occhi avea chiusi

come in un dolce sonno. Lauretta, per timor di destarla, si era

avvicinata a passi lenti e leggeri, ritenendo quasi il respiro: e dal

fondo del letto andava osservando se veramente dormisse; e allora, se

meglio fosse stato di lasciarla in riposo. Quando Selvaggia in un subito

aperse gli occhi; e accortasi dell'amica, la guardo e le sorrise. Poi

tratta fuori una mano e porgendogliela:

--Cara Lauretta!--esclamo.

Ed essa pure chiamatala a nome, le venne accanto, e accolse quella mano

nella sua con grande affetto.

Allora Selvaggia a bassa e lenta voce cosi le parlo:

--Dopo una notte agitata ed inquieta, un lieve sonno sul mattino ho

potuto ottenerlo. Oh! raro, sai, mi si consente quest'oblio della vita,

se pure funesti sogni non vengono a turbarmi anche questo. Trista

vicenda, mel credi! Perche nelle notti, che mi paiono interminabili,

potessi almen non pensare, o in quel poco di sonno trovar pace alla

mente!... Gran merce, Lauretta, d'esser tornata si presto! Ne aveva

proprio bisogno di rivederti!

E intanto le poneva la mano al viso come per carezzarla, e si

avvicendavano il piu tenero amplesso.

--Sei tornata dunque per sempre? Deh! Lauretta, fa di rimanervi! La tua

presenza mi e di tanto sollievo!

--Si, si, staro teco: non vo' lasciarti mai piu--riprese l'altra.--Pensa

se m'e di piacere, mia buona amica! Fredi pure il desidera.

--Fredi stesso? Oh! e stato sempre affettuoso per me!

E a lei Lauretta:

--Or vedi--svolgendole innanzi due candide ciarpe di seta a ricami di

fiori, e con uno scudo a bande azzurre.--Osserva--le disse--e un mio

trapunto dei mesi passati nella solitudine di Vergiole. Una ciarpa e per

te; piccol ricambio di quella tua, caro dono per le mie nozze; l'altra

pel tuo buon padre.

--Oh! per me, Lauretta? Puoi immaginare se gradisco i tuoi doni!--e

osservandoli--se non fosse che pel gentile pensiero! E l'altra dunque

col nostro stemma a mio padre? Io non so se anch'ei come me l'accettera

unicamente per amor tuo. Perche, ti confesso, sarebbe questo ornamento,

solo per felice donzella e per venturoso guerriero. Di me non ti parlo!

Del mio povero padre... Tu sai come un tempo questo stemma di nostra

famiglia fu rispettato e temuto! Ora nell'esilio travolto con noi

nell'oblio, e uno stemma che forse noi stessi (fremo a pensarlo!) sarem

riserbati a vedere nel fango sotto il piede nemico!

--No, non dir questo, nol devi: a tali estremi non verremo per certo.

--Non verremo tu dici? Oh! se sempre il desiderio dei buoni si vedesse

compiuto, e quel de' tristi perisse! Ma intanto tu forse, Lauretta mia,

non hai avuto contezza degli ultimi eventi? Quanto propizi pe' Bolognesi

che tuttodi ci tendono insidie, altrettanto sventurati per noi!

Lauretta da Fredi sapeva tutto, ed essa pure se n'era angustiata: ma per

pieta dell'amica cerco di troncare quell'argomento si disgustoso su cui

l'altra volea prolungarsi, inutilmente non solo, ma con suo grave danno;

e postasi a sedere presso al suo letto, cosi la mise in discorso:

--Dimmi, Selvaggia, il male non ti tormenta?

--No, adesso no. Il peggio gli e quando s'affatica il mio petto, che poi

si allenisce e mi prostra. E allora i giorni mi paion tanto lunghi!...

Sola, qui sola, abbandonata!...--E questa parola la proferi con tal

senso affannoso, che ad un tempo due grosse lacrime le apparvero sugli

occhi.

--Abbandonarti! chi mai?--riprese Lauretta.--Non siamo qui tutti? per te

e sempre?

Ma ella subito la interruppe, temendo di esser apparsa poco delicata

verso l'amica, e soggiunse:

--Voleva dire che, chiusa fra queste mura, senza neppure poter respirare

da qualche tempo un po' d'aria libera.... vedere il verde della

campagna.... Oh! ma che dico! anch'essa la campagna e gia triste! Gli

alberi han perduto le foglie come io la speranza! Oh! dove sono le rose

e le viole che mi fiorivano nel giardino di nostra casa? Qui il gelo e

la neve ricuopre e inaridisce ogni fiore non solo, ma ogni fil d'erba e

l'uccide: e questo gelo, lo sento, e il mio gelo di morte! Quelle allora

eran le rose della mia giovinezza, e mi piaceva tanto di coltivarle!

Perche poi d'ogni fiore io m'ingegnava di trarne un simbolo di speranza.

Ma oggi!...

Cui subito Lauretta:

--Stagione di fiori certo non e questa, e dovunque; e per uscir poi

all'aperto, per te cosi debole, non sarebbe opportuno. Ma tornera

primavera col suo clima piu tepido, e anche qui la salute, si, si, mia

diletta, la salute sul tuo viso si vedra rifiorire. Questo pero a patto

che tu or non disperi.

Ed ella:

--Ah si! al par di me tu lo sai, buon'amica, vi sono steli che anche

spiccati innanzi tempo dal fusto, con qualche cura fioriscono: ma di

vita artificiale e d'un giorno. E a chi vorresti desiderar cotal vita?

Poi come fa chi, di fervida fantasia, vorrebbe pur anche da lievi cose

trarre argomento a sperare, benche sulle labbra per un triste presagio

non abbia che lamenti e sconforti, di quell'ultime parole di Lauretta

lasciatone interprete il core, con piu vivezza riprese:

--Purche io non disperi, dicevi! Avresti forse, Lauretta, qualche buona

nuova da darmi? Perche non t'affretti, se puoi, a trarre d'affanno la

tua Selvaggia? Non fosti tu sempre la mia prima amica? Non ricordo io

forse quando noi fino da fanciullette cominciammo ad amarci? Oh

allora!... allora io era felice! E fu un tempo che tu stessa solevi

appellarmi avventurosa fra tutte: e per qualche anno, nol nego, ne

sentii compiacenza. Era forse quel dolce tempo quando io in primavera

nel mio castel di Vergiole, con altre donzelle (e spesso tu pure) me

n'usciva all'aperto dinanzi al piazzale, e mi piaceva di scherzar col

falcone sul braccio, e lanciarlo nelle regioni dell'aria, e docile ed

addestrato, vederlo far larghi giri, e ritornar sopr'a me. O me n'andava

a diporto pe' vicini e culti verzieri di rose, di mortelle, e di lauri;

alle bell'ombre de' contigui boschi di lecci, d'albatri e di felceti: o

anche talvolta giu in basso pe' prati, e sulle rive fiorite del rio. El

era con voi, dolci amiche, se ben mi sovviene, che in pienezza di gioia,

e improvvida dell'avvenire d'ogni fiore mi tesseva ghirlanda, d'ogni

canto mi dilettava. Oh! le mie belle colline, ove si benigna e soave e

la guardatura del cielo!... un tepore, una vita... e tanto ampio e tanto

lieto orizzonte! Ne' tempi poi piu vicini ben io ricordo che talora al

castello rimasta sola, dal mio liuto soleva trarre armonie melodiose,

mentre che nell'acceso pensiero vagheggiava il ritorno d'alcuni de' miei

e quello di lui!... Oh! care fantasie! o bei giorni ridenti!... E

ora!!... Le corde del mio liuto!... vedilo la appeso a quella parete--si

son rilassate come le fibre di questo cuore! E vero che anche per piu

gravi cagioni! Provasti mai, Lauretta, quando l'animo tuo per gioia o

per doglia e fortemente commosso, ad aver bisogno di espandere in

qualche modo il cor tuo? Vedi (e m'avrai anco spesso sentito) era

proprio allora ch'io soleva ricorrere al mio stromento, come ad un fido

amico, e sola nel segreto delle mie stanze, toccando quelle corde io vi

diffondeva tutta l'anima mia: e que' suoni talvolta sposati a qualche

mio canto, anco non volendo m'uscivano or mesti or lieti, secondo che

mesta o lieta io mi fossi, e armonizzavano con gl'intimi sensi che

avevano in me predominio.

E Lauretta:

--Oh! se il rammento! Que' suoni tanto prendevan qualita dallo stato

dell'animo, che anche di lunge avrei potuto comprendere quale ti avrei

trovata quel giorno.

--Or bene, mia buona amica--soggiungeva Selvaggia--questo caro, questo

prezioso conforto io lo perdei da quel giorno che una guerra fratricida

fu dichiarata al nostro paese. Pur troppo una dura necessita la difesa!

Noi vinti, tutto, tutto perdemmo!... Nondimeno quel mio stromento oh si!

me lo volli con me nell'esilio. Quassu, e vero, non era il caso di

doverlo appendere come le giovani ebree ai salici del fiume d'una terra

straniera. Ma i nemici, tu sai, non ci son lungi! Gli elementi

c'imperversano, e ovunque e squallore e isolamento! Almeno se, pur non

tocco da me, il mio povero liuto avesse avuto potenza di rendermi un

qualche suono, l'avrei appeso come un'arpa eolia alla rocca del

castello, perche di lassu i venti pietosi mi susurrassero fra quelle

corde la mia mesta elegia! Poche volte, quando un breve sereno mi

riapparve su questo cielo tanto ingombro di nubi, mi diedi a levare

alcun suono. Ora pero quelle corde... rilassate non solo, ma credilo,

sono infrante!... infrante per sempre! Cosi, che resta mai, anche sol

nella mente, di que' giorni giovenili e si lieti che tutti voi

m'invidiaste? Un dolore, un gran dolore, il ricordarsi de' tempi felici!

Oh! se sapessero ora come cambiati! Dimmi, dimmi, Lauretta, non ho io

sempre seguito col fido sguardo, il mio astro? Io lo credevo astro di

luce perenne: e invece, ahime! e sparito dinanzi a' miei occhi come una

meteora! Eppure quante volte sperando mi sono illusa! Perche, perche

inesorabile tanto? Per qual dura cagione, per quale?... L'ho io forse

meritato un si spietato abbandono?

Il parlar concitato e a gran passione le aveva prodotto un insolito

affanno; e alfine era rimasta con gli occhi chiusi e come in deliquio;

mentre le sue guance si pallide, che solo il sonno aveva potuto alquanto

colorire, adesso si eran fatte di fuoco. Comincio dopo brevi momenti a

riprendere il primo stato. Poi, gentile com'era, dubitando sempre di

essere altrui di gravezza, un tremulo sorriso, proprio per Lauretta,

richiamo sulle labbra; e volgendosi a lei che s'ingegnava di

confortarla, affabilmente le disse:

--Vedi quante molestie debbo recarti! Ma, ti prego, per me non

t'affannare! non e nulla, sai, amica mia, non e nulla. Finira! finira!

Queste parole appassionate e funeste, alla povera Lauretta passarono il

cuore. Ella stessa non sapeva darsi ragione dell'assoluto silenzio del

suo cugino. Conosceva omai a fondo il cuore di Cino, quel suo cuore

amoroso, non smentito mai per tutta la vita, e d'un amore tutto dato a

Selvaggia, per non dover dubitare, che dopo anche l'ultime prove

d'affetto, e le promesse fattele in quello stesso castello, non avesse a

ricordarsi per lettere di quella sua donna, di quella famiglia, di lei

stessa. Ma e che per questo? Non poteva averlo incolto qualche sventura?

Questo era il piu triste de' suoi presagi, e faceva ogni sforzo per

cacciarlo da se. Potevano le sue lettere essere andate perdute.

Difficile, e vero, era la corrispondenza epistolare in que' tempi; per

le pessime strade, pe' pericoli delle aggressioni, e per tanti ostacoli,

dipendenti dai costumi, dalle leggi e da un insieme di cose, che

impedivano il rapido progresso materiale e morale: ostacoli di tal

sorta, da mostrare anche in questo la gran differenza che passa da

quell'eta alla nostra! Nondimeno i corrieri de' cittadini (che allora i

piu doviziosi, in mancanza di poste pubbliche, ne tenevano per conto

loro) non che quelli de' governi, andavano e venivano tutto giorno.

Tutti questi riflessi mentre non le davan modo a dedurne la vera

cagione, e la colmavano d'amarezza, non le consentivano d'altra parte di

articolare contro di lui con Selvaggia una minima accusa. E come col

capitano e con Fredi per piu volte n'avevan parlato, cosi si convenne

d'evitare il piu possibile con Selvaggia quest'argomento, o

presentarglielo, se ella v'entrasse per una delle tante sventure che

aggravavano la parte loro: e per riguardo poi a si stimabile amico, come

una di quelle tristi vicende che impensatamente t'avvengono, ne puoi

evitare; certo pero questa indipendente da lui; ma infine pur troppo un

nuovo dispiacer di famiglia!

Selvaggia de' Vergiolesi · 第 52 / 60 题