"Romeo persona umile e peregrina
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Indi partissi povero e vetusto;
E se 'l mondo sapesse 'l cuor ch'egli ebbe.
Mendicando sua vita a frusto a frusto,
Assai lo loda e piu lo loderebbe."
---- _Dante_, _Paradiso_, C. VI.
Poco lungi dalla rocca della Sambuca, dal lato di mezzodi, in una
piaggetta che aveva nome di _colle fiorito_, dove poi fu eretto un asilo
di povere donne consacratesi alla istruzione delle fanciulle de' vicini
villaggi, scaturiva di sotto a un tabernacolo della Vergine appellata
_del giglio_, una fonte di purissima acqua. Sul tramonto del sole era
questo il convegno delle donne si del castello che dei dintorni, le
quali fin dal basso del fiume vi giungevano co' loro brocchetti.
Or avvenne che esse un tal giorno e in quell'ora vider salire a quella
volta un pellegrino. Lo indicava per tale il suo abito soprattutto.
Largo il cappello, vesta nera succinta fino al ginocchio; le gambe con
usatti o corsaletti di pelle giu sino ai sandali; sugli omeri poi un
mantelletto o bavero nero, dove erano appese qua e la piccole
conchiglie, e sul petto una lucida croce. Non portava con se che
un'ampia scarsella, una barletta e un mandolino, pendenti dalla corda
che cingevagli i fianchi. Come uomo che toccava gia la vecchiezza se ne
veniva su su lentamente appoggiandosi al suo lungo bordone. Lo andavano
accompagnando due pastorelli, scalzi e mal vestiti, ma bianchi e rossi
come rose; che allettati dalle sue parole cortesi, e incuriositi di lui
per l'abito non comune, avevan lasciato altri loro compagni, e
volentieri s'eran prestati a scortarlo sulla via del castello. Anco
dall'aspetto, chi l'avesse bene osservato; una lunga barba grigia ma con
due occhi vividi; un volto per quanto scarno, di bianchissima
carnagione, e con una fisonomia di grazia e affabilita non comune;
l'avrebbe subito giudicato per di nobil famiglia. Ne e da stupire in
que' tempi, nei quali uomini d'ogni classe _per rimedio dell'anime
loro_, ad espiazione di grandi delitti, o per senso di profonda umilta,
o per voto, s'imponevano sacri pellegrinaggi.
Giunto lassu a quella fontana, benche alquanto affannato per la salita,
la prima cosa, voltosi a quelle donne, disse loro:
--Date da bere al povero pellegrino, datelo di grazia, a un vecchio
Romeo!
Di che esse, non appena richieste, fecero a gara per compiacerlo. Ma una
fra le altre, Maria, la fantesca di Selvaggia, piu aggraziata e piu
franca, gli si fece dinanzi, e sollevatogli con bel garbo sul suo
braccio il brocchetto gia pieno, glielo piego, tanto ch'ei vi bevesse.
Cosi al vecchio Eliezzero la nella Mesopotamia volle esser cortese la
buona figliuola di Batuele.
Ma intanto che egli s'era posto a sedere sopra un masso vicino, le donne
avevano scorto che portava con se un musicale strumento. Sicche vaghe
com'erano d'udire qualche armonia; rara sorte in que' poggi, se non
fosse stato talora il suono del liuto di madonna Selvaggia, da qualche
tempo pero tanto meno frequente; fu un muoversi tutte e far pressa e
preghiera al buon Romeo di toccarne le corde. Di che ei per la cortesia
ricevuta volle subito compiacerle, aggiungendo che avrebbe anche tentato
di far loro udire una certa canzone. Allora esse gli si misero in
cerchio, e posarono al piede i brocchetti. Trepidanti poi, le piu
giovani in specie, per l'atteso piacere, ma pur raffrenando la naturale
allegria, s'imposer silenzio, e non intesero che ad ascoltarlo. Sicche
ei levatosi in pie, e toltosi dal fianco il liuto, e trattone un breve
preludio, su flebile arpeggio, in questa guisa comincio a cantare:
Son Romeo che mari e monti
Notte e di finor varcai.
Strani casi ed ho racconti
Che palesi non fur mai:
Vera e mesta istoria e questa
Che narrar da voi s'udra.
Fuvvi in Siena una donzella
Disposata a rio signore;
Egli infida alma rubella,
Ella giglio di candore.
Ma il crudele omai l'aborre,
Ch'altra donna in cor gli sta.
In maremma abbandonata
Ei la chiuse in suo castello.
Attendea la fiduciata
Per piu lune il crudo Nello:
Fu delusa in sua fidanza!
Ei mai piu non tornera!
Ei mai piu? Cosi potria
Obliar cotanto affetto?
E l'affanno della Pia
Anco il cielo avra reietto?
E quell'aere maligno
Il suo spiro estinguera?
Fra gli orror di muti avelli
S'aggiro la sconsolata:
Cerco pace almen fra quelli
Onde viva era dannata.
Ma qual vista! Un'urna, e appresso
Vedovella al suol si sta.
Poveretta! al tuo lamento
Ch'io congiunga il pianto mio!
Deh m'abbraccia! adesso io sento
Che pietoso e meco Iddio:
Ah! che il pianto insiem versato
E del cielo una pieta.
Deh! ti prego; a lui, se mai
Correra questa maremma,
"Die morendo, oh si, dirai,
A me pura la sua gemma!
Ti ricordi della Pia,
Che innocente, estinta e la!"
E si giacque! E di pallore
Tinte avea le belle gote:
Le man tremule sul core.
Le pupille al cielo immote.
Stanca alfin, siccome fiore,
Il bel capo rechino,
E del suo crudele amore
Il dolor la consumo!
La mesta canzone riempi di tristezza e di compassione il cuore di quelle
donne. La buona Maria volle guidare il Romeo al castello, sicura che la
sua signora l'avrebbe molto gradito. Ed egli che sentiva il bisogno di
riposarsi, non essendosi fermato che allo Spedaletto circa sei miglia
distante, non esito a seguirla. Le giovani allora quasi tutte gli tenner
dietro, nella speranza di sentirgli ripetere quella canzone. In questo
Selvaggia sorpresa d'udire in tanta solitudine melodie, benche di lunge
non ben distinte, ma d'un andamento si melanconico, aveva spedito a
sapere d'onde venissero e da chi mai. E come da Maria le fu narrata ogni
cosa, a lei pure prese vaghezza d'udir quella storia.
Il Romeo con le donne era rimasto sul piazzaletto che e dinanzi alla
porta. Selvaggia si reco subito nella sala, e consenti che le donne
stesse vi venisser con lui. Le quali com'ebber riveduta la buona loro
signora, meravigliarono che in si breve tempo quel suo volto fosse
divenuto si pallido, e quel suo sguardo vivace e lieto, apparisse
languido e mesto.
Ma intanto come natura era in lei esser sempre con tutti affettuosa e
gentile:
--Venite, venite--diss'ella a coloro che si avanzavano peritose.--E voi,
buon pellegrino--facendosegli incontro--siate fra noi il ben arrivato!
Profittate a vostro agio della nostra ospitalita, che, per quanto
assente mio padre, per noi, non sara che di piacere e di grazia.
--Gran merce, madonna,--soggiunse il Romeo.--La fama del vostro
bell'animo che suona si degnamente, mi faceva sicuro di vostra buona
accoglienza.
--Frattanto--soggiunse ella--qui presso a me assidetevi, e prendete posa
dal viaggio, mentre che vi faremo apprestare un qualche ristoro. E se vi
piace, ditemi in grazia d'onde venite, e come per questi monti; e quale
mai storia racchiude la vostra canzone.
Cui egli rispose:
--Abbiatevi da sapere, o nobil signora, che corrono gia nove anni da che
mi partii da Milano, la terra de' padri miei, deliberato di recarmi a
visitar la tomba del principe degli apostoli. E cio avvenne quando al
principio di questo secolo (ne cio potra esservi ignoto) papa Bonifazio
ottavo intimo il giubileo, e pose a Roma general perdono di colpa e di
pena a quanti visitassero, de' Romani per un mese, degli estranei per
quindici di, le basiliche di S. Pietro e S. Paolo.
--E il concorso com'ando voce, veramente fu grande?
--Quanto mai possa dirsi!--rispose egli.--Perche Bonifazio ad agevolarvi
l'andata, nella pienezza di sua potenza fulmino l'interdetto a chiunque
(fosse stato il piu grande dei re!) per Roma e per questo fine avesse
impedito il viaggio. Tantoche potete pensare che genti d'ogni grado e
d'ogni nazione che vi si recarono!
Non vi diro di molti principi che v'intervennero. Ricordo fra' piu
illustri Amedeo quinto, principe di Savoia, del quale tutti esaltavano
non che il valore guerresco, l'animo gentile, e la protezione alle arti
belle. E infatti a Roma aveva condotto con se dal suo Stato, com'io pur
vidi, valenti artisti d'ogni maniera ad ammirarne le grandi opere, e a
quelle ispirarsi per commetter loro grandi lavori. Noi italiani, quei
molti in particolare che eravamo in vesta di pellegrini (e a me piace,
vedete, con questo abito di ritornare alla patria) uomini e donne
solevamo raccoglierci a cento a cento fuor delle mura. Di la si moveva e
si faceva l'ingresso nella santa citta, cantando i cantici della chiesa
fino alla basilica di S. Pietro. Oh allora il pietoso spettacolo, se
l'aveste veduto! Era un continuo scontrarsi con altre schiere di
penitenti che ripartivano: e tutti come uguali nella fiducia, un
medesimo animo ci guidava, una stessa gioia ci commoveva!
Per amor della perdonanza, lo credereste? molti pellegrini a condursi i
figliuoletti per mano; e i vecchi genitori talora per la stanchezza
impotenti a piu moversi, fino a portarseli sulle spalle! Eppure a que'
giorni dopo i disagi di lungo cammino anco i piu gagliardi a mala pena
si reggevano, in piedi! Ma tant'e! l'amore e la fede vincon sempre ogni
ostacolo! E la piu parte, vedete, erano scalzi, trafelati dalla fatica,
e smunti poi dai patimenti per la scarsezza del vitto essendo venuti a
brigate, e a intere famiglie limosinando: di que' de' nostri quassu, fin
di Piemonte, e chi financo dall'estrema Sicilia. Tanta poi era la folla,
di e notte, per la citta, che l'antico ponte Elio sul Tevere, detto or
di Sant'Angelo; perche la gente astretta a passarlo per la visita delle
basiliche non vi s'accalcasse per modo, che intoppatasi facesse
subbuglio e avesse a cadere nel fiume; e' fu diviso per lo lungo con uno
stabile spartimento. Sicche quelli che andavano a S. Pietro volgevan la
faccia a castel Sant'Angelo; a quella gran mole che fu gia sepolcro
dell'imperatore Adriano; e quelli che venivano per ire a S. Paolo, eran
volti verso il monte Giordano. E pensate voi quanto danaro in tutto quel
tempo fu raccolto per ogni chiesa! Giorno e notte presso l'altare (io
gli ho veduti) due cherici stavan li a riceverlo. Generalmente fu
asserito che in tutto quell'anno aveavi sempre in Roma, ogni giorno,
oltre ai romani, dugentomila pellegrini; e che oltre a due milioni
fossero stati i devoti visitatori.
--E ditemi, nobil Romeo;--lo richiese Selvaggia--vi dimoraste per molti
giorni?
--Quando ebbi ottenuta la perdonanza, e gia passatovi da piu che un
mese, mi partii dalla gran citta, non vi so dir come pieno l'animo per
le meraviglie della Roma pagana e della cristiana! Allora, chiamato da
un mio parente per negozi domestici, m'inoltrai nel mezzodi dell'Italia,
e giunsi a Napoli. Cola, fosser cagione i disagi d'un si lungo
peregrinaggio, infermai gravemente, e qualche anno fui costretto di
rimanervi. Non appena la salute mi consenti di lasciar quel bel cielo e
quell'incantevol paese, toccai di nuovo Roma. Ma qual differenza da
quella Roma che aveva gia vista! Vedovata del suo pontefice (che come
sapete, Clemente V fu eletto e stabilivasi in Francia) mi diede immagine
della compianta Gerusalemme! In preda ai partiti, la desolazione e i
lamenti non vi mancavano! Mi rimisi tosto in cammino, e sulla via del
ritorno come aveva fatto pensiero, volli fermarmi a visitare la bella
citta di Siena. Oh! quando si rientra in questo vostro paese, benedetto
e privilegiato che gli e per l'idioma gentile, e per tanto piu civili
costumi; per la bellezza delle sue terre, e per la sua liberta; oh! non
so dirvi che senso di gioia ci si rinnova! Limosinando di borgata in
borgata, di citta in citta, dopo si lungo viaggio pervenni a Siena in
salute, e serbo sempre memoria di quella gente nobilmente ospitale. Ma
ahime! fu cola che intesi un tal fatto da impietosirne le belve! Per lo
che a sollievo dell'animo mio, e perche le gentili anime si
compiangesser con me sopra le umane sciagure, mi proposi compor su di
esso una canzone, quella che di lontano ascoltaste.
--E qual e mai, se vi piace, cotesta istoria, mio buon Romeo?
--Orrenda!--diss'egli--piu di quello che sia dato di credere! Madonna
Pia, la giovane e vaga figliuola di messer Buonconte de' Guastelloni di
Siena, abbiate da sapere, che (corrono circa vent'anni) fu maritata a
messer Baldo d'Aldobrandino de' Tolomei. Come poi intorno al 1290 ne
rimase vedova, quattro o cinque anni dopo si disposava a un cotal Nello
o Paganello d'Inghiramo Pagnocchieschi, signore del Castel della
Pietra[8] . Ma non si tosto ei la ebbe impalmata, che gli entrava in
cuore una ardente passione per Margherita contessa di S. Fiora. Di qual
potenza si fosse il demone che invase quel perfido, udirete dappoi. La
grazia e la virtu della donna sua si dileguarono in un subito da quel
petto. Odio invece e livore vi sottentro; e concepi fin d'allora
l'orribil pensiero di disfarsi di quella misera per congiungersi alla
ricca e volubil contessa. Nello infatti divenne poi il consorte di
Margherita, e fu il suo quarto marito! Ma con qual mistero, con qual
perfidia pervenisse a' suoi fini, io solo...; che per certo non so se la
nuova qui...
[8] "Salsi colui che, inanellata pria,
Disposata m'avea con la sua gemma."
---- _Dante_, _Purgatorio_, C. V.
--Oh! nemmeno un sentore n'era giunto fra noi!
--Si dunque; io solo potro raccontarvelo. E vi prego fin d'ora, per
onore di lei e del vero, non diate ascolto ad accuse contro a questa
povera Pia. Varie e calunniose voci si fecero andare per Siena dal suo
vile uccisore per ismentire in qualche modo il delitto. E fuvvi persino
chi pronunzio il nome d'un suo amante riamato, e che il marito per
gelosia furibondo ne divisasse la morte. Ma come potete pensare che a
noi pellegrini andando di casa in casa e reso piu agevole che a chi che
sia di essere al fatto delle vicende domestiche; or io posso dirvi che,
un venerando vecchio della casa, de' Guastelloni, avo della Pia, presso
del quale fui ospitato, mi svelo tutta quanta la nefanda trama di Nello,
asserendomi con giuramento che una si nera calunnia falsamente fu
apposta a quella gentile; a lei, non d'altro colpevole che d'aver troppo
creduto ad un marito infedele, e di avere, fino agli estremi perdonando,
portatogli affetto!
Ricordo come il povero vecchio gia quasi infermo, un tal di, tutto
tremante stringendomi la destra, e sfogandosi in lacrime mi diceva:--Con
questa cara figliuola la nostra casa e disfatta! Io non reggo al dolore!
La povera Pia sappiate che laggiu in maremma in que' bassi fondi, in un
castello di suo marito, quel della Pietra.... Oh! la mia bella e
virtuosa nipote! da lui, da lui proprio vi fu confinata! E intendete voi
con qual fiero proposito? Perche il dolore dell'abbandono (che ella lo
amava tanto!), ma piu poi la malaria, per que' pestiferi miasmi li
presso a uno stagno, lentamente operassero in lei quel ch'ei voleva, la
morte! ma, senza traccia di ferro del suo vile assassino! Sebbene non
manco chi narrasse che laggiu (ei piu crudele e violento!) da un suo
scherano la facesse precipitar da un balcone! Fu sparso poi ad arte pur
questo: ch'ei trovatala morta per malor subitaneo, una forte
disperazione lo sorprendesse. Disperato si, credo, come Caino, del
perdono di Dio; perche tal misfatto contro a una innocente chi potra mai
perdonarglielo? E fiero allora il vegliardo mi si die a esclamare:
Maledizione! maledizione sul capo di quell'iniquo! Dio ci castiga; che
gia noi... oh si! dovevamo conoscerlo noi questo traditor della patria,
quando fuggi gli Aretini alla Pieve del Toppo!.... e allora.... impedire
a ogni costo!.... Ahime! ahime! (e affannato percotevasi il capo con
ambe le mani). Poi ripreso vigore esclamo;--Oh! perche non ho io tanto
forti le membra da impugnare una spada, e prenderne su di lui la bramata
vendetta! Che almeno nell'infausto castello fra i piu crudi rimorsi
finisca l'iniquo i suoi giorni; e dipoi quell'edificio dalla vetta delle
sue torri sia diroccato, ne mano di uomo possa piu rialzarlo; e fin le
stesse macerie nel suo putrido stagno vadan sepolte! Ma che di sopra a
tante sozzure, deh! giustizia di Dio! si elevi una nobile voce che
impietosisca le future generazioni, narrando lo strazio con cui si
disfece la vita d'una si cara ed innocente figliuola!
Pur troppo vi so dire--ei conchiuse--che tutta Siena e il contado di
gran pieta ne furon commossi! Ma che giova pero? La mia diletta, l'onore
di mia famiglia, ahi! ahime! non e piu!--
Cosi il nobile Guastelloni al Romeo; e cosi questi ne riferiva dolente,
la narrazione nella sala del castello de' Vergiolesi, sicche tutte le
astanti se n'erano contristate. Selvaggia poi di tal maniera, che era
rimasta come stupida pel turbamento. Questa commozione tanto piu forte
si pareva in lei, per una serie di tristi vicende fatta omai piu
sensibile alle sventure, e perche in quell'istante l'animo suo era
preoccupato dal lungo silenzio di Cino, inconcepibile dopo l'affetto che
le avea dimostrato, e le ripetute promesse.
In questo le donne avevan pregato il Romeo a ripetere quella canzone,
fidando che ella, come innanzi se n'era espressa, l'avrebbe gradita. E
quegli presane licenza di gia l'intonava. Ma come n'ebbe modulate le
prime strofe, Selvaggia che vi pote porre attenzione, ne fu di nuovo si
scossa, che a bassa voce e tremante comincio a ripetere que' versi che
le parvero come dettati per lei; e dicea ne' sospiri:
"Ei mai piu non tornera!
Ei mai piu? Cosi potria
Obbliar cotanto affetto?"
Ma gia il Romeo, avvedutosi del suo turbamento, si era imposto silenzio.
Ella, fatta pallida oltre l'usato, si levava dalla sua sedia; e
pronunziando pur sempre fra se quelle funeste parole, congiunte insieme
le palme, e volto a terra lo sguardo, a lenti passi ritiravasi nelle sue
stanze.
La mattina seguente bramoso il Romeo di rimettersi in via, dimando di
prender congedo dalla nobile castellana. Allora fu introdotto nella sua
camera, dov'ella di gia alzata lo ricevette. Una modesta mobilia e non
piu che la necessaria vi si vedeva. Bianche cortine circondavano il
letto: dove da un lato una croce, dall'altro un inginocchiatoio, e sopra
pendente dalla parete un quadretto in campo d'oro con una Vergine,
d'autore bizantino. Un forziere di legno intarsiato a vari colori: uno
stipo antichissimo; poche sedie, un tavolino e null'altro. Ella era
seduta sopra una sedia a bracciali. Vestiva un'ampia zimarra di panno
chiaro con doppia bottoniera dinanzi, e sopra, un nero gamurrino cinto
alla vita, con grandi maniche; l'una e l'altro di panno inglese, reso
finissimo dai cimatori fiorentini nell'arte di Calimala. Su d'un piccolo
tavolino che avea dinanzi, erano poche cartapecore bianche, con appresso
il calamaio. Alcuni libri ben rilegati, fra i quali il nuovo Testamento
con la versione in volgare, coperto con velluto chermisi con fermagli
d'oro; il cui manoscritto il piu forbito su carta bianchissima
impomiciata e a larghissimi margini, si pregiava per miniature mirabili
e fregi d'oro si ben condotti e finiti, che non poteano attribuirsi che
al celebre Oderigi da Gobbio. Alcuni tratti della Consolazione di
Severino Boezio voltati pure in volgare, e legati in un libro, con poche
poesie provenzali che andavano sotto il nome di Folchetto di Marsilia.
Aveavi una cronachetta d'Elisa e di Abelardo: alcuni romanzi di Turpino
e di Lancellotto; tutti quasi i racconti della Tavola Rotonda; e infine
una raccolta di versi dei piu eletti trovatori italiani da lei stessa
copiati con grande amore: non che i piu pregiati di Lemmo, del
Cavalcanti, dell'Alighieri, e quelli di Cino de' quali egli le fece
dono.
--E volete dunque partirvene?--al Romeo appena entrato diss'ella.
--Si, mia nobil Selvaggia. Mi tarda assai di proseguire il cammino per
le mie terre lombarde, e vengo pero a rendervi grazie....
Ed essa interrompendolo:
--A voi gran merce, buon Romeo! Ma, e tornate per via diretta a Milano?
--Si veramente.
--Oh! egli dev'esser pur la--(penso fra se stessa; che fare? che
dirgli?) A questa idea le sue guance si pallide si acceser d'un tratto
siccome fuoco.
E il Romeo le soggiunse:
--Io sono di nobil famiglia: non posso dirvi di piu. Un impulso
irresistibile mi trasse ad andarmene in romeaggio; e ora, sano di corpo,
e tranquillo e sodisfatto dell'animo, ritorno alla mia terra natale. Se
in alcuna cosa di vostro servigio potessi adoprarmi da quelle parti, me
ne terrei grandemente onorato.
--Oh! se sapeste quanto per me la graziosa vostra profferta.....
--Parlate, su via, parlate, ch'io saro lieto d'ogni vostro comando.
--Poiche vi piace--soggiunse ella--dirovvi dunque che un amico nostro e
concittadino, messer Cino de' Sinibuldi, passo gia per di qui, e
dimorato per breve tempo fra noi, partivasi per Lombardia.--Ma,
ahime!--traendo un lungo sospiro--molto tempo e omai corso che nissuna
novella ci e venuta di lui! E si che di scriverci ne avea a tutti
impromesso, e noi per certo a lui affezionato, lo speravamo! Egli e uomo
di leggi e di lettere, e valente, sapete! scrittore di leggiadri versi,
grande amico dell'illustre Alighieri. Poi egli, in tanto feroce
parteggiar di cittadini, si serbo sempre puro di sangue fraterno: e
ov'ei s'intromise, fu per senso di nobile animo, e per amor di
concordia. Gli e per questo che si e recato cola fra i Ghibellini ad
affrettar la discesa dell'imperatore in Italia. Non vi puo esser noto
dove ora si sia; ma io son d'avviso a Milano. Ad ogni modo per cio che
v'ho detto vi sara agevole, spero, di ritrovarlo. E allora.... Oh!
allora--come in atto supplichevole seguito ella--in nome di Dio ve ne
prego! narrategli il turbamento e il sospetto in che tutti ci ha posti
la privazione assoluta de' suoi caratteri, e di qualunque suo familiare:
e ad ogni caso voi pure inviatecene qualche nuova. Duolmi che ne mio
padre ne mio fratello sien qui per sentirvi ripetere questa stessa
preghiera!
--Il piacer vostro mi e legge, o signora. Mi avete proferito un tal
nome, che per la prima volta udii a Roma articolar con affetto sulle
labbra d'un buon vecchio morente, ch'io per qualche giorno assistei
nell'ospizio de' pellegrini.
--Oh! che mai dite! e chi era mai cotest'uomo?
--Corse voce per alcuni che fosse pistoiese; per altri fiorentino di
patria; certo, al gentile idioma, toscano; e s'appellava Casella.
--Ahime!--esclamo ella--l'amico di messer Lemmo nostro, che anch'egli
poco fa si moriva! affezionato poi tanto a messer Cino! Amicissimo
dell'Alighieri, cui musicava le canzoni, gli apprendeva il bel canto, e
le cui melodie gli giungevan si grate!
--E a' quali, vedete, ei mi commise, se in Toscana li avessi incontrati,
di porger loro l'estremo saluto! E vi fu visitato, ricordo, da alcuni
nobili cittadini, fra' quali da un Giovanni Villani; e, se non erro,
anche dall'Alighieri, che mi fu detto trovarsi in Roma in quel tempo per
cagione d'ambascerie.
--Ahi! la morte! la morte!--proruppe allora Selvaggia--quanto debb'esser
piu angosciosa, soli, in lontani paesi, senza il conforto de' suoi!....
Quindi con entusiasmo soggiunse:
--Deh! che vivano almeno e messer Cino e Dante! Viva il grande Alighieri
per compiere il suo divino poema; del quale io, ecco qui, fra le prime
ebbi in sorte d'aver trascritti alcuni Canti dalla mano stessa di Cino,
e come cosa sacra per doppia cagione io li serbo! Il pensare che egli
dalla sua Beatrice!.... O avventurosa! che seppe a tant'altezza di
propositi, a si divino concetto ispirare il suo nobil poeta! Si; chiedo
al cielo che Dante e Cino, con la gloria del nome e dell'opere loro,
vincano alfine la crudelta de' loro avversari, e si acquistino immortal
fama presso ogni gente!
Benche ora in terra d'esilio, astretti a separarsi da' loro
concittadini, pur troppo discordevoli tanto!.... oh! ma alcuni pero
restaron qua avvinti ad essi di tale affetto!--e ripeteva con calore--di
grande inesprimibile affetto!.... E voi, buon Romeo, pel cortese animo
vostro, ritrovando messer Cino a Milano, voi spero glielo ridirete a mio
nome, e del padre e del fratel mio, e di mia cugina Lauretta. E che di
noi piu non si scordi, e che per lettere il piu presto ci mostri che non
ci ha del tutto obliati!
--Riposto il piede sul suolo lombardo, sara mia cura--rispose egli--non
dubitate, di andare in traccia di lui, e fedelmente gli narrero quel
ch'io vidi, e quel che voi m'esponeste.
Cui ella:
--Grazie, oh! grazie! che il cielo vi assista!....
Voleva piu dire, ma affralita, e fortemente commossa, le venne meno la
voce: e solo col languido sguardo accompagno il Romeo sino al limitare
di quella porta; d'onde ei di nuovo con vivo accento esclamo:
--Deh! possa Iddio consolarvi! Sara questa la mia preghiera sempre!
Addio!
Quest'ultima parola parve le risonasse nel cuore come una tremenda
inesorabil sentenza.
--Ah! pur troppo addio tutte care speranze!--ella ripete varie volte; e
ricadde nel piu grave abbandono!