"Ora si comincia per quelli di fuori e per quelli di dentro a
far grandissima e crudel guerra."
---- _Istorie pistolesi._
Sebbene i Pistoiesi gia per due volte avesser respinto un assalto, che,
quando i nemici fossero entrati in citta, poteva condurli agli estremi,
non ignoravan pero che l'assedio da ogni parte si faceva piu stretto, ed
era loro impedito di far raccolta al di fuori di vettovaglie, delle
quali ogni di piu si vedevan mancare. E questo era il colmo di lor
disgrazie! Profittavano, e vero, del favor della notte per mandarne in
cerca, particolarmente dal lato della montagna, che essendo di tutto il
distretto lo spazio di terreno il piu ampio e folto di boschi e di
selve, non era ancor ben guardato, pel gran numero di militi che
v'occorrevano. Ma da qualche tempo quelle spedizioni riuscivano a poco o
nulla non solo, ma quasi sempre di danno a chi le imprendeva. E
nondimeno avresti veduto povere donne del popolo partirsi dalla citta
scalze e bruche, con sacchi vuoti sul braccio: esse, perche degli uomini
v'era troppo bisogno; e sfidare e deludere la vigilanza de' militi che a
brevi intervalli stavano a guardia della cinta d'assedio. Alcuni de'
quali, vedendo donne, e senz'alcun carico, ci scherzavano alquanto; ed
esse, le meschine, pur di passare, a quelli scherzi di parole facevan
finta di corrispondere, benche nel cuore li detestassero: poi a cotesta
soldataglia straniera, purche fosse ben pasciuta poco in fondo
importava. Altri di loro se sdraiati o dormigliosi, tanto piu chiudevano
gli occhi. Lo che non sarebbe accaduto se fossero stati Fiorentini o
Lucchesi, o de' fuorusciti che erano inesorabili.
Quelle donne, una volta passate, le avresti vedute andarsene a frotte
per le vie piu traverse e piu ripide; salir su pe' monti di castello in
castello fino a quelli piu alpestri di Sanbuca e di Treppio, non
guardando a pericoli od a fatiche pur per poter chiedere in ogni capanna
a buone genti per elemosina e a qualcun per danaro, da fare un carico di
vettovaglie. E cio pel grande amore che avevano alla terra natale; e
perche i padri loro, i fratelli, i consorti che ne curavano la difesa,
non mancassero di nutrimento. E sulle prime potevano anche tornarsene:
s'intende sempre in certe ore notturne, e dopo essersi assicurate che
quelle solite guardie erano immerse nel sonno. Con piu pericolo e vero,
ma a una a una, col sacco pieno sulle spalle o sul capo, giungevano
spesso a rientrare in citta. E allora oh! che gioia non recava a que'
prodi il loro ritorno! E quanta poi non ne provavano le poverette a
vedersi riuscite in un'opera si rischiosa, ma si utile per la lor gente,
e di si stretto bisogno! Di modo che avveniva che, un primo rischio
superato, le animava a sfidare il secondo. Perche a dir vero la donna
per amore si mostra di tal coraggio, che sa toccar gli ultimi termini
del pericolo, ed e capace di qualsiasi sacrifizio.
Ma come i Fiorentini si furono accorti di questo via vai, s'afforzarono
da quella parte per modo, che rari eran quelli che vi potessero far
tragitto. Pur per moneta e furtivamente sopra giumenti, o per persone
che solevan portar masserizie, qualche carico vi si pote introdurre. Non
fu pero piu possibile quando il fosso di cinta fatto da loro, fu tutto
chiuso da grandi steccati, e vi eressero le bertesche. Accadde anzi che
fin d'allora, messi in sospetto piu d'una volta, al vedere in pieno
giorno qualcun dalle porte avanzarsi verso di loro; una schiera di
fanti, coperti de' loro ampi scudi, li rincorsero ad archi tesi fin
dentro le mura; e non si ritrassero senza prima aver fatto una scarica
di frecce, alcune delle quali svettando le mura cadevano anche in citta.
E da sapere che il castaldo, o come or si direbbe, il fattore del
tenimento del Castel di Vergiole, era un tal Pier Antonio marito di
Margherita, la quale abbiam visto si ben affetta alla casa de'
Vergiolesi, e pero chiamata spesso in citta con una sua figlia, Maria,
a' lor servigi. La buona donna con piu piacere solea trattenervisi ogni
qualvolta potea condur seco la ragazza; perche poi vi ritrovava il suo
figlio Guidotto, scudiero di messer Lippo. Al cominciar poi dell'assedio
non si pote piu parlare di levar Maria dalla casa paterna.
Ma un altro figlio non meno animoso era rimasto a Vergiole in compagnia
del vecchio padre, a sbrigar le faccende della villa, e diriger l'opere
pe' campi. Bindo, tale era il suo nome, di poco era minore del fratello
Guidotto, ed ambedue si amavano di gran cuore. Usi poi al castello a
conversar di continuo co' figli de' lor padroni, coi quali eran quasi
coetanei; per indole buona avevan partecipato a que' nobili sentimenti,
tanto a riguardo della famiglia che della patria.
Quasi ogni giorno i soldati del duca avevan preso l'abitudine di fare
scorrerie su pe' colli vicini. Non eran gia comandate, ma di loro
arbitrio e per loro sollazzo. Ad essi s'univano anche certi militi
forusciti. I quali tutti, non contenti di attaccarsi alle frutta, e
sperperare ogni pianta, entravan talora nelle capanne dei poveri
agricoltori, e con licenza inaudita insultavano e depredavano. I
Catalani poi, soldataglia semibarbara e con quegl'istinti de' paesi
meridionali, alle povere donne, se riuscivano di trovarne, osavano di
fare ogni sorta di vituperi. Il duca Roberto come colui che era di
nobile animo, e mostrava almeno di aver sensi di giustizia e di umanita,
pervenutigli da ogni parte continui lamenti di si sfrenata licenza,
conoscendo pur troppo l'indole bestiale di essi, mando al campo ordini
severissimi, sicche nissuno senza permesso pote piu allontanarsene; e
intanto alcuni sorpresi e provati rei, ebbero aspri gastighi, e molta
roba ai derubati fu resa, e alcune meschine a' loro artigli poteron
sottrarsi. Ma finche costoro ebbero agio di salire a Vergiole: e lo
facevano spesso perche un colle de' piu vicini; Bindo con la famiglia
indignato di qualche brutto fatto avvenuto in que' pressi; insospettito
ogni giorno piu, aveva loro tenuto d'occhio, e s'era voluto un po' porre
in guardia. Cio faceva in special modo a riguardo di sua sorella Maria.
Che, fanciulla assai avvenente e di gia adocchiata da que' procaci,
senza che in casa d'altronde avesser pensato a tenerla nascosta; per
quelle sue attrattive, e anche per odio particolare al padrone del
castello, come capo dell'avverso partito, essa e la sua famiglia
correvan gia rischio di prepotenze e d'offese. Prevenuto pero da
Guidotto, aveva raccolto in sua casa altri parenti; coi quali anche dopo
lavorate le terre, girandolavano sempre con qualche arme per il podere,
e si facevano intanto una scambievol difesa.
Era di questo tempo che richiesto Guidotto dai rettori della citta e dal
suo stesso padrone, non aveva esitato d'affidare al suo Bindo, destro
com'era e di gran coraggio, un'impresa delicata e rischiosa, quella cioe
di provveder pel Comune quanti piu viveri avesse potuto; e, senza
riguardo alla spesa, per gente sicura mandarli in citta. E gia con le
grosse somme inviategli se n'era fatto incettatore per ogni lato. E via
via per uomini e donne della campagna, pagandoli bene, li faceva
trasportare fin presso la cinta d'assedio; altri poi dalla citta notte
tempo venivan li a riceverli.
Un tal giorno avvisato Guidotto che nella notte successiva dovevan
giungere grossi carichi scortati da Bindo stesso, provvide che oltre ai
portatori gli si spedisse una schiera d'armati per proteggerne la
consegna. E di fatti il pericolo presentito vi si mostro senza misura
piu grave. I militi fiorentini che, mutata la guardia coi Catalani,
occupavano quella cerchia, avuto indizio di questo transito che doveva
farsi pel greto quasi che asciutto del piccolo torrente Brana
traversante allor la citta; lasciato senza superiore comando il posto
della consegna, andarono ad appostarsi in una boscaglia poco fuor delle
mura, ed al passare di quella gente piombarono loro addosso siccome
belve: e non solo tolser loro le vettovaglie, ma a tutti quei portatori,
circondatili, e puntando al petto le lance e le spade, si diedero a fare
i piu orribili strazi. Alle povere donne, che erano in maggior numero,
non valse il prostrarsi in ginocchio dinanzi a loro, piangere e
supplicar tutti i santi. Quelli spietati per crudele irrisione
tagliarono a quale il naso, a quale le orecchie; e agli uomini, dopo
vana resistenza perche inermi, levarono un occhio, o tagliarono una
mano, o un piede; e cosi guasti li sospinsero a forza, o li trascinarono
fin presso ai loro steccati, e alle torri di legno: dove penzoloni li
vollero porre perche i nemici dalle mura potesser vederli!
Intanto Guidotto che era stato per molta notte in ascolto sul torrione
della porta di Ripalta, inquieto dell'insolito indugio, quando fu sul
far dell'alba, discese; e profittando d'una rivista del campo nemico che
per l'estiva stagione avveniva circa a quell'ora, sicche quella parte
era rimasta sguernita; con uno sbruffo di fiorini comprate facilmente le
poche guardie Catalane che v'eran rimaste, e aggiuntasi buona squadra
de' suoi a cavallo, riusci a fare una sortita fuor di citta. Allorche
avanzatosi alquanto verso la detta parte, gli feriron le orecchie le
strida de' miseri che venivano a quella volta! Ahime che incontro! che
spettacolo orrendo! Donne contraffatte e grondanti sangue e lacrime
insieme! Uomini mutilati ed esanimi quali quelle pietose se li traevano
a braccio con pie vacillante, e quali altri anche in dosso. Poi dietro
loro una masnada di que' feroci, che con le picche e con gli urli, come
peggio non si usa sopra un branco di bestie destinate al macello, le
incalzavano, e v'aggiungevano ogni sorta d'insulti!
A tal vista Guidotto ed i suoi con un furor disperato si lanciano a gran
corsa e a spade levate sopra i nemici, e ne fanno aspra vendetta. Que'
miseri allora rimangon liberi, ma in quale stato! Immaginiamo il dolor
di Guidotto quando fra coloro che eran guasti delle membra e grondanti
sangue, si vide innanzi il fratello, il suo Bindo! Lo portavano a
braccio due povere giovani, che per li sfregi ricevuti nel viso, esse
medesime tanto soffrivano, da poter reggersi appena. A lui que' crudeli
avevan ferito in varie parti le membra, e tagliata una mano! Il dolor
che provava era si forte, e di sangue n'aveva perduto in tal copia, che
era quasi privo di sensi. Moveva i piedi macchinalmente, e dava ogni
poco in forti lamenti cui rispondevano i singulti di quelle affannate.
--Vedimi, vedi come m'hanno straziato!--pote articolare al
fratello--Dio! Dio!... misericordia! povero Bindo!--esclamo quegli.
Comprese pero che non era tempo di parole, ma di pronto soccorso. Subito
a Bindo fascio strettamente il polso tagliato perche il sangue gli si
stagnasse; e ordino che la medesima compressione fosse fatta a quanti
altri dei mutilati. Compassiono e rianimo quegl'infelici: e raccomandato
che affrettassero il passo per iscambievole aiuto, alto com'era e molto
robusto, si prese il suo Bindo di soppeso come un fuscello, se lo
abbraccio facendoselo riposare sopra una spalla, e rimontato a cavallo,
via innanzi a tutti per veder di sottrarli a nuove aggressioni. Per
sorte altri de' loro egualmente a cavallo li avevan raggiunti; sicche i
piu impotenti se li presero in sella; e quasi tutti que' vili che in
quella mischia per le gravi ferite non poteron fuggire, circondatili se
li trassero prigionieri.
Fu un urlo d'imprecazione di tutto il popolo allorche que' poveri
portatori, straziati per cotal guisa che mai fra i barbari si fosse
fatto, se non v'ha un riscontro nei briganti odierni del mezzodi, furon
veduti rientrare in citta! Dietro di loro seguivan legati i prigionieri
nemici.--Vendetta! vendetta!--Sorse allora un gridio spaventoso da ogni
parte. E li sulla via i cittadini li avrebbero fatti in pezzi, se le
guardie non li avesser respinti, e se piu che altro una voce autorevole
non fosse sorta fra loro, quella del capitan degli Uberti, che
disse:--Giustizia si fara e tosto, ma dal consiglio di
guerra!--Adunatisi in fatti, passo appena brev'ora che i prigionieri
furono appesi per la gola ai merli delle mura esterne di presso la
porta, perche fossero di spettacolo al campo nemico.
Ma se qui fu gridato--vendetta!--da altra parte si levo una voce pietosa
che prego--carita!--Divulgatosi l'orrendo fatto per ogni casa, molti
uomini e donne, oltre i parenti e gli amici, accorsero allo spedale a
soccorrerli. Fra quest'anime generose Selvaggia fu delle prime.
--Andiamo, affrettiamoci!--disse subito alla sua Margherita.
--Ma voi tutt'ora soffrite!
--Hai udito?--rispose--soffron troppo piu di me quelle misere!--E
fattole raccorre il piu possibile di lini e di vitto, come soleva nel
visitarvi spesso le inferme, si reco immantinente a quella sede del
duolo.
Vestiva Selvaggia un abito scuro e dimesso, e le copriva il bel viso un
gran velo nero. Passo cosi inosservata per le vie, e giunse laddove
stavan giacenti quelle infelici. E che poteva far mai una nobil
donzella, non usa ai servigi i piu umili che cola bisognavano? Eppur la
gentile a quali porgendo una soave parola, a quali un'aita nelle stesse
opre servili, apparve fra loro come l'angelo della pieta!
Intelletto d'amore, squisito senso di tenerezza quanto puo essere in
donna, tutto era in lei; congiunto poi a quell'entusiasmo d'un cuore
magnanimo che tutto sacrifica per un nobile scopo. Fischiavano infatti
le frecce nemiche, che, svettando le mura, talvolta le cadder vicine!
Che importa? Ell'affronta il pericolo perche vuol esser fra' suoi, fra
'l padre e il fratello che dopo tante sventure le son anche piu cari.
Vuol dare anch'essa il suo obolo per la patria, vedendo che in tanto
estremo val pur qualche cosa. La sua sola presenza rianima infatti i
combattenti e i feriti: perche in donna il gentile animo caritativo,
congiunto a belta, non e a dir quanto valga! E un raggio celeste che
riscalda e ravviva! Ne a cio solo e contenta. Di casa in casa porta
soccorsi alle povere famiglie, dove non eran rimasti che vecchi e
fanciulli e vedove desolate: e questi e quelle raccomanda al Comune
perche non si lascino in un crudele abbandono. Si direbbe che nell'opere
patriottiche, per quanto l'e dato, vuole emulare i parenti e il suo
Cino.
Questi, con quel ministero che gli era proprio, quello della parola, non
aveva lasciata occasione per soccorrere il suo paese. Prima a Firenze da
que' di sua parte, e presso li stessi della Signoria per distorli da
quell'assedio. Non guardo a cavalcarvi di giorno e di notte, benche
insidiato da quel suo personale nemico. E come pur troppo ogni cura gli
torno vana, tentava adesso, dopo cimenti si disperati, di far si che si
cessasse dall'armi.
In Pistoia da poco tempo si eran rifugiati alcuni parenti del cardinal
Niccolo da Prato; astretti a partir dalla terra natale, poiche cola il
cardinale ed i suoi eran venuti in sospetto di favorire i Guelfi di
parte bianca. Al capo di cotesta famiglia messer Cino crede espediente
di far ricorso. E come coi rettori di Pistoia aveva gia convenuto,
segretamente si adopero perche rappresentasse al cardinale il misero
stato dei Pistoiesi, ed ei presso al papa ne perorasse la pace. Ne pago
di cio, spedi un messaggio con lettere ai concittadini, messer Giovanni
Fioravanti e messer Vinciguerra Panciatichi, mercanti molto stimati in
Avignone; e altre a messer Aldighieri della Torre che era in corte del
papa, perche di concordia e per carita del comun loco natio
patrocinassero questa causa. Ma in presenza di eserciti combattenti, le
arti diplomatiche ebber sempre lo stesso inutile effetto.