"Molto erano li Pistolesi e dagli amici e da' nemici
perseguitati, tanto che non poteano sofferire."
---- _Istorie pistolesi._
E comune dettato che quando vuol far tempesta, gli uccelli di malaugurio
non mancano. Sinistro infatti era il ritorno di quel Nuto in Pistoia sul
cominciar dell'assedio. Non senza un perche da astrologo che v'appariva,
si era infinto di nuovo della persona, senza barba, col saio e il
cappuccio del popolano. Abboccatosi notte tempo col Fortebracci, lo
aveva trovato disposto non solo a cio che l'altra volta gli proponeva,
ma di parte Nera decisa, e bramoso non d'altro che di vendette. Per
quanto costui si fosse mostrato piuttosto tepido e anche indifferente
all'opinion generale, contrariando, prima per poco affetto di patria,
poi per quello spirito d'opposizione propria di quei tempi e di que'
cittadini, e che suol mostrarsi piu ostinata quanto piu ingiusta;
nessuno pero fin allora avrebbe supposto in esso tanta perfidia: sicche
impunemente se n'era tornato in citta; e facendo anzi le finte di esser
sempre co' Bianchi, piu facilmente tramava a corrompere. Per togliere
ogni sospetto, nel primo assalto si chiuse in casa e si die' per malato.
Decorso qualche giorno, fattosi veder per le vie, si doleva con tutti
che per questa cagione fosse stato impedito di prender parte alla comune
difesa. Tant'e vero che anche i piu tristi qualche scusa la pongono
sempre innanzi, non foss'altro pel timore che la propria reita si
discopra.
Questa giustificazione la evitava soltanto con messer Fredi; il quale,
ancorche il Fortebracci gli passasse davanti, non lo guardava neppur per
ombra. Talvolta chi sente la propria dignita par che tema lo sguardo del
suo nemico, ma per vero e tutt'altro. Gli e perche si vergogna per lui,
e vorrebbe pur risparmiargli nuovi atti d'una vile impudenza. Tale era
il nobile animo di messer Fredi. Oltreche il Fortebracci non solo ora
voleva parere indifferente, ma faceva ogni sforzo per sembrare operoso
in pro della patria. A tale oggetto si era fatto eleggere capo delle
scolte notturne che perlustravan le vie, per potere, l'iniquo, col favor
della notte compir piu sicuro i suoi disegni nefandi. Ma v'era bisogno
di complici, ne gli bastava il solo Nuto, col quale gia aveva ordita una
certa trama. Vi voleva anche un altro che al par di costui fosse destro,
audace e bravaccio: e Nuto andatone in cerca fra'l popolo, gliel'aveva
procacciato in quel Musone della Moscacchia.
Le volpi intanto cotesta sera nella casa del Fortebracci eran venute a
consiglio. Un toccamano di buoni fiorini d'oro aveva fatto promettere a
Musone qualunque impresa la piu arrischiata. Uso ai contrabbandi sul
confine del Bolognese presso Sambuca, dove rimane il villaggio della
Moscacchia e d'ond'era uscito, egli era uomo da questo e altro. Venendo
adesso a Pistoia, aveva avuto per pretesto il lavoro, ma il fine era
quello di pescare nel torbido fra un'agglomerazione di gente come doveva
esserci, e cosi tentar la fortuna con grossi guadagni e non men
vergognosi. Pero all'invito di Nuto gli cadde proprio la palla al balzo.
Ne egli a lui era per far miglior giuoco. Perche Nuto attesolo prima da
solo, come gli ebbe svelato l'impresa da compiersi in quella sera; dal
suo consenso e da certi ripieghi ch'ei gli propose, s'accorse subito che
razza di birbo era quello, e che un piu destro scherano non gli potea
capitare. Allora ei lo condusse nelle stanze del Fortebracci; glie lo
presento e gli disse:--Messere, questi e l'uomo in cui possiamo fidare!
Egli promette di esser testimone e di tenere il segreto quanto al
capitano; e in tutto e per tutto di secondarci!
E il Fortebracci a Musone con piglio imperioso:--Bada bene!--gli
disse,--parlando giocheresti di tutti!
Cui l'altro:--Oh! fidatevi pure, che di queste partite non ne ho mai
perse.
--Dunque andiamo.
E toltosi Nuto una lanterna cieca, e tutti e tre uno stile; il
Fortebracci dalla porta maggiore, gli altri due dalla stessa segreta per
la quale v'entrarono, eran gia sulla via.
La notte era buia. Non ancora una lampada ai tabernacoli, non una stella
nel cielo. Certi nuvoloni neri s'addensavano anzi per l'aria e pareva
che proprio si caricassero sulla citta. Non v'asolava un alito di vento.
Benche sui primi di giugno, faceva un'afa insolita ed affannosa. Tratto
tratto quell'aria nera si vedeva rosseggiare per subiti lampi, e tutto
dava presagio d'un gran temporale.
In breve Nuto e Musone eran giunti presso il castel di Damiata.
Dov'era egli questo castello? A chi apparteneva? Perche vi venivano?
In quella parte della citta fra mezzodi e levante, presso al primo
cerchio di mura e segnatamente in tutto quel ceppo di case che si vedono
ancora e finiscono al canto detto gia di S. Luca, volgente per alla
chiesa di S. Pietro (e dove presso era una postierla di questo nome)
sorse gia un tempo il castel di Damiata. Vuolsi che come baluardo della
citta lo fabbricasse il Comune, e che cosi lo appellasse a perpetuare la
memoria del valore de' Pistoiesi quando insieme ai Fiorentini, cavalieri
pietosi e magnanimi, si recarono al soccorso di Terra Santa. Massime poi
pel conquisto che l'anno 1188, e secondo altri 1192, fecero in Egitto
della citta di Damiata; sicche reduci in patria, appesero uno stendardo
vermiglio tolto cola, nel tempio di S. Giovanni a Firenze. Egli e certo
che nel 1221 quando gia era sorto il secondo cerchio, l'acquisto Amadore
de' Cancellieri, insieme alle sue tre torri fra la chiesa di S. Luca e
la Badia di S. Stefano, l'antico ospizio de' Vallombrosani di Taona; e
che quattr'anni innanzi di questo tempo era sempre un valido fortilizio
dentro citta, e spettava alla casata de' Cancellieri, e pero al signore
del Castel del Pantano. Ne e da confondere col palazzo magnifico che
sorse gia e si estendeva su tutto quel bastione rimpetto e fino alla
piazzetta di S. Leone, esso pure dei Cancellieri. Ma la sorte del
fortilizio di Damiata, che era dei Neri, tocco' poi molto dopo a questo
dei Bianchi, egualmente incendiato e demolito: lo che fu nel 1592, per
opra della fazione Panciatica che parteggiava pe' Medici. Quel di
Damiata fu diroccato per ferro e per fuoco nel 1302 quando per la
violenta riforma la parte Nera ne fu cacciata; tanto che ricorre quel di
Dante:
"Pistoia in pria di Neri si dimagra"
e delle sue torri e del gran fabbricato non resto allora che un ammasso
di macerie. Messer Simone, confinato omai al Pantano, vi lascio solo una
guardia per le poche stanze che nell'interno v'eran rimaste. Si scendeva
da quelle in ampi sotterranei dove la luce diurna non era mai penetrata.
In una piccola citta come questa, e ora poi fra l'andirivieni di tanta
gente, non poteavi essere un luogo piu adatto e sicuro per una congiura.
A tal'uopo infatti cotesta sera era stato prescelto. Quell'ampio spazio
dove molte pietre stavano ammonticchiate, dopo la rovina del castello
era stato circondato da un muro a secco che finiva con un cancello fra
due torri semidirute dal lato di mezzodi.
A questo cancello eran gia arrivati Nuto e Musone. La guardia che li
attendeva, prevenuta dal suo signore (da cui bisogna dire che si
partivan le fila di questa trama), com'appena dagli avuti segnali li
riconobbe, aperse loro, richiuse, e precedendoli silenzioso,
l'introdusse nel sotterraneo. Laggiu appena discesi, la guardia batte la
pietra focaia, e v'accese un'ampia lanterna che pendeva dalla volta.
Dalla quale riverberando la luce sopra una tavola che era in mezzo, vi
scorsero da un lato alcune anfore di terra cotta e boccali, dall'altro
un fascio di spade e di stili.
--Ma non dovrebbero esser qui altri due?--dimando loro la guardia, che
secondo gli ordini aveva tutto disposto, e sapeva quanti eran coloro che
dovevan venire.
E Nuto a lui:
--Oh! si, verranno, e fra poco.
--Messeri, qui son pancali; potete sedere; io vado ad attenderli.
Non passaron che brevi istanti quando si vider comparire nel
sotterraneo, imbacuccati ne' loro cappucci e mantelli, il Fortebracci, e
il capitano messer Tingo Di-Fede. Importava loro, ciascuno per proprio
conto, di non esser riconosciuti per via. Solo allora scopertisi,
apparvero cinti di maglia e armati di tutto punto.
Il Di-Fede era uomo di mezza eta; grasso, bassotto; fisonomia non punto
di battagliero; che invece molto dato ai piaceri, e pero amico del
Fortebracci, e anzi stretto parente; e dal lato di donna, anche de'
Vergiolesi. Nominato di poco a capitano di guardia delle porte della
citta, la mattina veniente doveva entrar per un mese di servizio al
torrione di sulla porta di Ripalta. Egli ancor no, ma il Fortebracci
l'aveva gia potuto penetrare. Non ignorava poi anche come costui, benche
fosse tenuto per animoso e per un gran spadaccino, tutto si restringesse
a parole, e in fondo avesse animo di coniglio. Per certi loro ritrovi lo
sapeva pur dedito al giuoco, alle crapule e al vino: tantoche non
dubitava, con quest'ultimo argomento in ispecie, di condurlo
dirittamente a' suoi fini. E infatti quasi impossibile che d'un
crapulone se ne possa far conto per utile pubblico: tanto piu che, con
le sue eccezioni, ma secondo un proverbio greco: "Grasso ventre non fa
sottile intelletto."
Ma l'arte satanica del Fortebracci fu in questo; d'invitarlo cosi
d'improvviso a quel conciliabolo: ne gia mica per tradir la patria, come
dicevagli; tutt'altro! (mentre era cio che di fatto si macchinava!)
sibbene per convenire in un'azione finale da porre alle strette i
cittadini, e impedire ai nemici la totale e inevitabil rovina della
citta. Lo che dopo avergli dimostrato per tanti argomenti; all'obbiettar
che facevagli il capitano (in cui un fondo d'onesta era sempre, e pero
non troppo disposto ne persuaso del modo) cio che alla perfine lo fece
risolvere fu una lettera del Cancellieri al Fortebracci, che questi gli
pose sott'occhio. Dove accertava che tutte le milizie insieme raccolte
avrebbero fatto impeto a giorni contro appunto di quella porta che
messer Tingo doveva guardare: la citta pel numero prevalente sarebbe
presa di sicuro: e se taluno si fosse ostinato a resistere, sarebbe
passato a fil di spada. A risparmiar pero tanto danno, quando per la
disparita delle forze la resa era omai inevitabile, si consigliasse
l'agevole ingresso al nemico, salve le persone e gli averi. Una tal
proposta che si facesse ai rettori, ostinati com'erano, l'avrebber
respinta. Uomini pero non dovevan mancare che posto mente al sacrifizio
di tante vite e al supremo ben della patria, si risolvessero a un'azione
si saggia e si vantaggiosa. Gli esuli tutti allora rientrati, e al
governo, promettevano a chi ne fosse stato l'autore, coi debiti onori
una splendida ricompensa.
Il capitano guardo e riguardo piu volte la lettera: e la firma, non v'ha
dubbio, la conosceva, era quella del Cancellieri:--Sicuramente!--diceva
fra se--egli e un cert'uomo che le cose le dovrebbe sapere! O non e lui
il caporale de' Neri? E ci dice nientemeno che a fil di spada? Pur
troppo! Ed e uomo da mantenerla questa minaccia! Ma gli e vero che non
mancano le promesse, e di che sorta!--Or perche il piu spesso suole
avvenire che gli uomini sieno fatti fare piu dalla lusinga di
ricompense, che dal timor d'una pena; quelle promesse il Di-Fede
l'avevan gia allucinato, e gia cominciava con certi eh!... con certi
ma!... Sicche dopo un breve riflesso, in questo modo si diede a
rispondere al Fortebracci nel restituirgli la lettera.--Sicuro! non
dico!... ma che vuoi? non saprei!... quando uomini di tal fatta...
E l'altro subito, fiso a lui e con aria di mistero:
--Uomini che sono al segreto delle cose, m'intendi? ne si lasciano
illudere, come qui il degli Uberti, perche vi trova il suo tornaconto! E
tu, parmi che lo conosca il degli Uberti!
--Se lo conosco! Vedi, io posso dirti che alcune sue parole d'insulto
per non aver io sfidato quel certo mio avversario....
--Nobil coraggio quel suo!--incalzava l'altro--porre a rischio sicuro
l'onore e la salvezza d'una intera citta! Perche... perche alla fine non
e la sua!
--Si, si, capitano, conchiuse Nuto, ficcandogli un par d'occhi addosso e
con voce vibrata:--se intendete l'onore come si deve, non se n'esce,
bisogna che ci secondiate! Beviamo intanto alla salute vostra, e a
quella che renderete alla patria.
E porgeva a lui ed agli altri il boccale ricolmo di prezioso liquore.
Musone allora, subito incalzando, soggiunse:--Un altro ancora al bel
vanto di colui che senza spargere una stilla di sangue ci avra liberati.
Che vi par poco? Capitano, l'augurio e per voi; beviamo!--E con queste e
altre parole badavano intanto a ricolmargli il boccale.
Cui egli, gia quasi inebriato:--Per mia fe! Si potrebbe sperare di bever
mai piu di questo buon vino dei nostri vigneti, se per un lungo assedio
si dovesser vedere atterrati? Viva il rosso del vino, e maledetto quello
del sangue!--E se ne trangugiava una buona misura.
--Viva, viva! ripetevano gli altri.
E su questo argomento lasciandolo alla lunga ciarlare, mettevan legna
sul fuoco, come suol dirsi, e lo riscaldavan sempre piu. E gia Nuto
aveva impugnata una spada, e i compagni con lui, e levatala in alto,
enfaticamente esclamo:--Giuriamo su queste spade di far salva la citta
senza colpo ferire, o che esse si rivolgano contro di noi! Giurate
dunque, ser capitano, che a un cenno dato consegnerete la porta di
Ripalta, all'unico fine, s'intende! di sottrarre i vostri concittadini
alla morte!
E il Di-Fede, quasi balbettando, e stordito:
--Oh! si, si! per sottrarre i miei alla morte, lo giuro!--E in questo
incrociaron le spade con la sua, come per accoglierne il giuramento.
--Beviamo dunque anco una volta--ripete il Fortebracci di gia pago in
cor suo:--Alla salute del mio degno parente!--E bevuto, e strettogli la
mano:--Messeri, soggiunse, ora e tempo d'uscire: io primo.
--Andiam pure--gli disse Nuto all'orecchio--l'arco e teso, e l'uomo e
preso!--E voi dietro a me: uno pero alla volta, e cauti e silenziosi.
E cosi fu fatto.
Il Di-Fede aveva percorso rapidamente la via senza intoppo veruno, e gia
era per entrare nella propria casa, allorche sul limitare vi trovo uno
scudiere del capitan Vergiolesi, che recavagli ordine dovesse subito
presentarsi a lui.
A quest'avviso, e appunto allora, rimase turbato oltremodo. Ma poi
cercando di nascondersi, come suol fare chi teme che lo colgano in
fallo, e chi sente il bisogno di simulare un coraggio che non ha mai
avuto; con affettata vivacita:--Verro subito, oh! verro,
verro!--rispose. E unitosi allo scudiere, in breve era alla casa, e in
presenza del capitano.
Il quale con modo austero, come soleva, gli disse:
--Dimattina all'alba dovro consegnarvi la custodia della porta di
Ripalta. Molti piu militi che altrove lungo le mura vi staranno
schierati, e sotto strenui connestabili e centurioni; pronti a
irrompere, a' vostri cenni su dal torrione, se occorra. Pero lo vedete!
grave obbligo vi corre qui.
E mentre guardavalo con attenzione:--Che avete mai, capitano, che mi
fate occhi si stralunati?
--Oh! niente, niente--quasi tremando rispose.--Parmi che il continuo
lampeggiare nel venir qua m'abbia un poco abbarbagliata la vista.
Oh! sta, che un milite s'abbia a impaurir d'un baleno! E si che a forti
prove sarete serbato con la guardia di questa porta! Non ho bisogno di
dirvi che il maggior numero de' nemici s'e raccolto da questo lato: che
vi stringe debito severissimo di vigilare su tutti i militi di servizio
e sulle scolte sia in basso che in alto; che io voglio ad ogni ora
rapporti sicuri de' movimenti del campo: e cosi della fede vostra della
quale spero non dovro mai dubitare!
E il Di-Fede rispostogli che per lui fosse certo, il proprio debito
l'avrebbe adempiuto, il Vergiolesi lo congedo.
Tutto pareva che secondasse l'iniqua trama. Ma il cielo vegliava
sull'onore delle armi pistoiesi!
Appena il Di-Fede era giunto nella sala vicina, che il guizzare d'un
lampo, e a un tempo il fragore dello scoppio d'un fulmine lo fe'
barcollare si fattamente, che sarebbe caduto senza l'appoggio d'una
sedia a braccioli, sulla quale spaventato s'ando a gittare. Intanto
un'acqua dirotta si scaricava sulla citta con tal furia, che sarebbe
stato impossibile a chiunque di uscir per la via, o che colui che vi si
fosse trovato non avesse corso un grave pericolo. Sicche per questa e
l'altre ragioni il Di-Fede rimase li immobile per qualche poco. Quando a
un tratto senti un gran colpo di vento che spalanco la finestra, e
spense la face che illuminava la sala. Benche male in gambe, e pien di
spavento, si mosse e tento di richiudere, e vedere in tanto se il
temporale calmava. Ma uno sprazzo d'acqua subitaneo l'aveva ricoperto; e
pare anzi che quel rovescio, fra il continuo balenio e il rombo de'
tuoni, riprendesse piu violento. In quella stanza era solo. Lo scudiere
era gia uscito per altri ordini. Allora egli fra quelle tenebre
brancolando lungo la parete, ricerco quella sedia; e trovatala, come
fosse la sua tavola di naufragio, a corpo morto vi si sdraiava. Ne
stette molto che pe' crescenti fumi del vino, gli prese tal cascaggine
di sonno, che quasi in un attimo si addormento.
A quella sala facevan capo quattro porte. Da una di esse poco stette che
se n'usciva Selvaggia, e la traversava per andare a riposo nella sua
camera. Era stata fin allora in quella della sua povera madre, la cui
malattia di sfinimento s'aggravava ogni giorno. Margherita la vecchia
fantesca la precedeva con una face. Costei era gia entrata per l'altra
porta, allorche Selvaggia giunta appena sul limitare, a un cotal mugolio
nella sala medesima e un balbettar prolungato, si soffermo: poi, sporto
il capo, si pose in orecchio. Quand'ecco al chiarore d'un lampo pote
scorgervi un uomo, e l'udi a piu riprese pronunziare queste parole:
--Giuro... si, giuro... di consegnar la porta di Ripalta per introdurvi
i Fiorentini... si, si... il diavol che vi porti! Ma... ma il cenno?...
quando?... da chi?... S'intende per lo scampo di tutti! Ma io? Onori...
e oro! e poi messer Nello... oh! lo dicesti, mi fido! Giuro! (e alzando
la voce con gran violenza) non hai udito? Non dubitare, ho giurato, ho
giurato!
--Santi del cielo! che ascolto!--proruppe Selvaggia.
E presa una face, e appressatasi per veder chi si fosse, poco manco non
desse in un grido, e la face di mano non le cadesse! Ma raffrenatasi, a
bassa voce:
--Egli!--esclamo--messer Tingo!... il nostro parente! egli, egli,
destinato pur troppo a guardia di quella porta!!
A tal vista e a tal pensiero s'arretro spaventata; si percosse la
fronte, rabbrividi di terrore, e a stento pote ritraversare la sala, e
giungere a chiudersi nella sua stanza. Indarno tento di rispondere alle
dimande di Margherita, che avesse avuto! che fosse stato! Pote appena
profferire un accento per dirle:
--Ho creduto!... m'e parso!... ma nulla... poi nulla! col tremito pero
sulle labbra e di tutta la persona. Terribile situazione!
Avrebbe voluto persuadersi che quel suo fosse stato non altro che un
sogno: ma pur troppo per lei e per quello sciagurato quelle parole non
erano che un'orribile confessione! L'indole omai nota dell'uomo, e i
suoi legami da qualche giorno notati anche piu intimi col Fortebracci;
il quale pel suo mal animo, e (quel che piu l'affliggeva!) forse anche
per vendetta di lei stessa, de' suoi e della sua parte poteva avervelo
indotto; quella gentile ogni peggior cosa si dava a credere e a temere!
--Ma frattanto--diceva ella--che fare? a che partito appigliarmi?
Chiamare il padre... il fratello e rivelare... si potrebbe, non dico;
ma!.. no, no! costui non uscirebbe salvo di qui! Poi riflettendo
seguitava.--Forse io stessa a destarlo... Ma allora io?... Se egli
alzasse la voce! Se gente sopravvenisse!... Poi no... non ho forza;...
il terrore e lo sgomento mi opprime! A dimane un consiglio. Miseri noi!
Vergine santa, salvateci!
E si adagio sulle coltri, e cerco ma indarno tutta la notte, alla mente
spaventata e sconvolta, e alle membra stanche un riposo!
La mattina seguente nell'animo di Selvaggia non si agito che un
pensiero, quello di sventare un tradimento si reo. Intanto pero
l'affanno, il timore, e la gran commozione che n'aveva ricevuta, glie
l'avevan letto nel volto tanto la madre che messer Lippo; e ambedue la
scongiuravano di dir loro la cagione quale si fosse. Tutto fu vano! Ella
omai su di cio per le ragioni gia dette, si delicate e degne di tanto
cuore, se n'era imposto con tutti un assoluto silenzio. Ma il tempo
stringeva! Lo sciagurato era gia di guardia alla porta! Sicche volendo
tentare quel miglior modo che il suo animo le suggeriva, mando nel
momento pel fratello messer Fredi, a quell'ora capitano di guardia alla
porta Gaialdatica, pregandolo a volerle permettere quella mattina, come
altra volta, di seguirlo quando sul mezzo del di dovea perlustrare
nell'interno le fortificazioni delle mura. Non appena n'ebbe avuto
l'assenso, che fattasi apprestare il suo bianco palafreno, col fratello
e un suo scudiere percorsero lungo i bastioni tutta quanta la cerchia.
S'arrestarono qua e la, e via via andavano chiedendo di quell'opere di
bastite, erette in breve quasi che per incanto, e ne lodavano e
confortavano gli operai ed i militi.
Ma a Selvaggia in quel giorno stava a cuore ben altra cosa; cosicche la
rivista procuro s'affrettasse piu dell'usato. Giunti pero alla porta di
Ripalta, Selvaggia chiese al fratello di salir su sul torrione, e di
rimanere alcun poco presso il parente capitano Di-Fede che n'aveva la
consegna, per bene osservarvi, diss'ella, il campo nemico. Consenti
subito messer Fredi: e consegnati i cavalli allo scudiere, ascesero
entrambi per la interna scala alla piattaforma di quel munito fortino,
dove nella parte piu alta sopra un esterno ballatoio stava a vedetta
notte e giorno una scolta; e v'era poi nell'intorno una piccola stanza
pel capitano. Messer Fredi lasciata a lui la sorella, torno in basso per
conferire col padre suo, venutovi ad appostare le milizie che volle qui
molte a difesa d'un sito il piu minacciato.
Allora Selvaggia, voltasi al capitano, che pieno d'ilarita si compiaceva
dell'isperata fortuna di quella visita; raccolte tutte le forze
dell'animo, con volto austero cosi prese a dirgli:
--Non attribuite no a curiosita ed al caso il mio giungere a voi. Bramo,
si, che tale apparisca pel vostro meglio: ma, troppo grave cagione mi
spinge qui a favellarvi in segreto!
E allora vibrando la voce e li sguardi sopra di lui:
--Or ditemi, messer Tingo, non vi rimorde nell'animo nessun delitto, che
al cospetto di qualsiasi vostro concittadino dobbiate arrossirne e
tremare a comparirgli dinanzi?
--Selvaggia!--riprese subito egli--che parole sono queste? a me che dite
mai?--A voi in nome di Dio!--rispose ella con forza e con dignita--A voi
messer Di-Fede, io mi rivolgo, e dolorando nell'anima vi dico: capitan
della guardia, voi siete un traditor della patria!
--Traditore a me!...
--Si, e guardatevi, voi siete scoperto!
--Nol crediate, ve ne scongiuro!--replico egli, ma gia molto
confuso--Menzogna! calunnia!--
--Oh! che vale l'infingere? Menzogna, voi dite, calunnia! E che
prometteste voi al perfido Fortebracci? Non forse... negatelo, e
spergiurate ancora una volta! non forse di consegnare ai nemici una
porta della citta? E il patto iniquo che dovrebbe fruttarvi il piu
infame guadagno, non raffermaste voi con giuramento? Questa e dunque la
fede di leal capitano, di cittadino onorato? Mentre tutti son presti a
dare il sangue per la difesa di queste mura, voi mio parente, voi solo!
(inorridisco a pensarlo!) voi vi prestate a si orribile tradimento?
--Ah! questo e troppo, Selvaggia!...
--Troppo! E che direste se io invece di recarmi qui a voi, imbelle
donzella, gli e vero, ma pur terribile pel segreto ch'io porto,
palesassi a mio padre l'iniqua trama?
Ed egli con le labbra convulse:
--Ma come? chi mai!...
--No, no--lo interruppe--non cercate piu oltre. A me tutto e noto: a me
sola per ora! Qui su quest'altura Dio solo ci ascolta! Ma guai, oh! guai
a voi se un sol uomo il sapesse! A me sola adunque (e mi bastera, e il
segreto morra con me) promettete con giuramento di ritrarvi dall'opera
iniqua! A' vostri piedi vedetemi! Ve ne scongiura la figlia di colei che
ebbe a sorella la vostra povera madre. Se essa su nel cielo ov'e,
sapesse l'opra d'inferno che contro la terra natale macchino il figliuol
suo... Oh! che essa anco in cielo, io credo, piangerebbe per voi! Deh!
Se non vi muove l'affanno mio, che dall'istante che vi seppi reo e
immenso, pieta almeno di voi, cui pende sul capo la spada dell'eterna
giustizia, ed una morte obbrobriosa! Risparmiate quest'onta alle nostre
famiglie, l'estremo danno e il vitupero alla patria!
--Sorgete, Selvaggia, sorgete!--riprese il Di-Fede estremamente
commosso.--Io faro...
Ma, come non osando, riste muto e confuso. Fu solo un breve istante; poi
risoluto proruppe:
--Oh si! A voi... tutto! Una forza irresistibile mi spinge a palesarmi
reo dinanzi a voi! Se a' preghi d'un angelo presso Dio si puo attender
perdono, io l'imploro e l'attendo da voi, donna generosa ed angelica,
ispirata a commovermi e a ravvedermi! Lusingato sotto specie di bene,
illuso, tradito, oh! si, vel confesso, io mi resi colpevole, fattomi
complice d'un iniquo disegno. Ma sapro farne la debita ammenda! Sapro
quind'innanzi esser degno di voi e della patria, ve lo giuro!
A queste parole Selvaggia, com'era in bruna vesta, apparsa in volto
anche piu pallida e smorta, levate al cielo le pupille e le palme:--Dio!
Dio di pieta--esclamo--accogli il giuramento del ravveduto e confortalo
della tua grazia, perche il suo braccio divenga fin d'ora il piu forte
sostegno contro i nostri nemici!
Bella pur nel dolore, sublime adesso la faceva la preghiera e il
perdono!
Poco stante ricomparve il fratello. Bisognava nascondergli quel suo
turbamento. Si calo il velo sul volto, e angelo vero di concordia e di
pace, rianimata al pensiero d'aver compiuta questa sant'opera,
s'affretto a discendere, e torno a vegliare la sua povera madre.
Veramente che il cuore di donna e fatto per amare nel silenzio delle
mura domestiche: ma ove carita di patria lo infiammi, nissun uomo la
vince nei sacrifizi, e nell'impulso di ogni nobile azione.
"Di questo tempo intanto avveniva (cosi e narrato in un'antica pergamena
dell'archivio di Sant'Jacopo del Comune di Pistoia) che un tal messer
Ceragia notaio di professione, e d'origine siciliano, ritrovandosi nel
campo nemico, e ascoltando che dovesse essere fraudolentemente tradita
Pistoia da que' di dentro e data a sacco al nemico; come che fosse
divinamente ispirato, entro sconosciuto nella citta a significarlo a'
Pistoiesi, e a far noto loro quanto aveva inteso nel campo." Laddove
tornato, non dicesi ch'ei ne fosse scoperto.
Niuno pure degli assediati seppe mai il nome del traditore. Basto si la
notizia a porre all'erta i capitani per ogni dove.