CONSIGLIO E DIFESA.

"Molte volte addiviene che all'estremo

gaudio conseguita il lutto."

---- _Salomone_ nell'_Ecclesiaste_.

Fino dal far della notte le tenebre in quei tempi nella citta eran fitte

per ogni strada. Solo qualche lampada posta innanzi a sacri tabernacoli

sui canti d'alcune case, a cura pero di privati in opposizione agli

errori de' Paterini, tramandava un piccol barlume, e serviva cosi a

scopo religioso e civile.

Nell'uscir dalla festa, Cino si era accompagnato con l'amico Lemmo e col

Cancellieri. Ne Lemmo si era premunito di lanterna, ne gli altri due

avevano avvisato di farla portare ai propri servi, come soleva la nobil

gente: e benche i domestici dei Vergiolesi le avesser loro profferte,

scherzosi e giulivi ne ringraziavan, dicendo che era un bell'andare al

lume delle stelle; e gia si erano incamminati per le proprie case.

Tutti dovevan fare la stessa via, e cosi l'uno all'altro poteva esser di

scorta. Messer Cino, gia venduta l'antica casa de' Sinibuldi in S. Maria

cavaliera, insieme a quella de' Taviani e de' Cremonesi per erigervi

l'attual palazzo del Comune, abitava ora in altra sua in parocchia di S.

Ilario. Di qui doveva passare il Cancellieri, che, essendo de' Bianchi,

aveva casa presso l'abbazia di _San Bartolommeo in pantano_, detta cosi

perche nella parte piu bassa della citta. Poco distante era la casa di

Lemmo. Costoro, fin da quando erano usciti all'aperto, si erano accorti

che uno sconosciuto, ravvolta la persona in ampio mantello, e chiuso il

cappuccio, li seguitava. Quando ecco che giunto il Sinibuldi alla porta

di casa e presso ad entrarvi, quell'incognito che dal lato opposto della

via passava loro dinanzi, fu udito profferir chiaramente, benche a voce

repressa:--Maledizione!--

Tutti a un tratto posero la mano sull'elsa, non sapendo in quell'ora,

per chi di loro e a qual fine un si strano imprecare. E intanto che

colui a gran passi si dileguava:

--Ma sapete ch'io dubito--disse il Sinibuldi--che sia stato dispetto di

quel cotale perche non m'abbia potuto aver solo per via! Da quella

imprecazione, Lemmo, non ti parrebbe?

--Oh! appunto per te! Ad ogni modo meglio cosi, t'avremo salvato!

--Bada pero--soggiunse Cino--che la spada al fianco non la tengo per

nulla, e all'occasione l'avrei saputa impugnare. Ma, dico io, quella

parola perche appunto qui? Non ti par proprio per me?

E l'altro:--Ne avresti forse qualche ragione?

--Non dico questo; perche assente da qualche tempo... Poi riflettendo:

--Se non fosse!... Alla festa mi parve che uno... con una tal

guardatura! Messer... ma no... non e possibile! Oh! no, no, nissuna

cagione... non so davvero...

--Via dunque non ti porre in sospetto. Sai gia a che tempi viviamo!--E

il Cancellieri egualmente rassicuratolo, si divisero ricambiandosi un

amichevol saluto.

Ma pero il Sinibuldi non mal s'apponeva. Lo sconosciuto era Nello de'

Fortebracci. Una forte inimicizia perdurava da qualche tempo fra le loro

famiglie. Dopo che i cittadini, avvenuto il crudel fatto de'

Cancellieri, si videro spesso dalle torri con balestre e con pietre, e

per le vie con stocchi e con spade venir fra loro a battaglia, accadde

un giorno (cosi narrano le storie) che certi della parte Nera, cioe ser

Fredi di messer Sozzofante, Bertino Niccolai, che guardava la fortezza

del Pantano di messer Simone Cancellieri, e altri, stando in Pistoia

presso alle case di messer Gherardo de' Fortebracci e consorti, messer

Gherardo li volle offendere perche egli era nipote di quel nobile

cavaliere, messer Bertino, ucciso poco fa dallo Zazzara, fratello del

detto ser Fredi. Dalle parole misero mano alle spade, tantoche per

quella rissa tutta la citta fu in armi. Ser Fredi e i compagni si

accostarono a quei di casa i Sinibuldi; combattendo sempre con messer

Gherardo e con quei di sua casa. I Sinibuldi, prode e gagliarda gente,

vennero a tale assalto, che messer Loste de' Sinibuldi percosse addosso

a messer Gherardo, e uno spiede molto grande infisse nel fianco a

Braccino, uno dei figli di messer Gherardo, tanto che quel disgraziato

fu tenuto per morto. Messo sopra un palvese, lo portarono a casa,

ponendo ogni cura per veder di salvarlo; ma dopo tre giorni il suo

povero padre lo dove piangere estinto. Da quel tempo fu un odio

implacabile fra la casa de' Fortebracci e quella de' Sinibuldi. Nello,

come fratel di Braccino, aveva anch'esso combattuto per sua difesa.

Ma perche mai si fiera minaccia contro di Cino, assente in allora e da

ambe le parti stato sempre stimato affatto estraneo a questi corrucci?

E da sapere che Nello da qualche tempo si era perdutamente invaghito

della bella Selvaggia. Una tal sera, incontratala ad una festa che si

dava dai parenti di lui, colpito da tant'avvenenza, le volse gli occhi

si desiosi, che ella non dubito di rispondervi con un sorriso: quel

sorriso pero che una fanciulla felice ed ingenua concede ad ognuno. Ma

l'errore di certi uomini fatui sovente gli e questo, di presumere da cio

d'aver avuto un ricambio d'amore. E Nello di fatti, fin da quel giorno

incantato ed illuso per tanta grazia, si era ingegnato di essere sempre

dov'ella soleva recarsi. Favellarle di gia aveva potuto piu volte, e

anco, benche indarno, le aveva aperto il suo cuore. Al ricco giovane poi

non era mancata una schiera di adulatori, che gia si rallegrava con lui

della bella conquista; benche in fondo non fossero altro che suoi

desideri, e a misura che gli crescevano, e altri lo lusingava, gli

paressero quasi che realta; cosicche per tal guisa anche il suo amor

proprio v'era forte impegnato. Ma come sperare che ella obbliasse per

lui quell'amore che sin dai primi anni portava al suo Cino? Donzella

com'era di squisito sentire, rigetto da se con bel garbo ogni profferta

dello altero giovane, del quale poi ne pregi morali, ne della persona

potevano ispirarle affezione. Pure egli fidava sempre che almeno per

ragione di convenienza la famiglia di lei non avrebbe sdegnato di

stringersi in parentela con un giovine, solo in famiglia, e con uno dei

piu ricchi magnati della citta. Tanto era innanzi in quest'idea

vanitosa, che non pote concepire come attenderne una repulsa. Ma i

Vergiolesi, pel gran rispetto che avevano al voler di Selvaggia, tanto

piu che si erano accorti della sua assoluta avversione, non che

consigliarvela, non le ne tennero parola.

Frattanto l'arrivo inatteso di messer Cino era stato pel Fortebracci

come un colpo di fulmine che l'aveva atterrito. Odiava gia in cor suo il

troppo noto rivale. Ma pure illudendosi, badava a pensare:

--Se ella non ha dato risposta alle lettere mie; se non ha voluto udire

quel tale che si doveva intromettere presso di lei per appagare le mie

brame, dovro perdere ogni speranza? Il riserbo suo naturale le avra

forse imposto di non riscrivermi. E probabile anche che non abbia

creduto di dover affidare ad estranei una risposta si grave, dalla quale

sa omai che mi attendo o la vita o la morte!

Di queste e somiglianti illusioni pascevasi tuttavia messer Nello. Ma

com'ebbe inteso che il rivale era giunto; che da lei, rientrando in

citta, era stato salutato in tal modo da far parlare di se: poi, per

colmo, alla festa quei loro sguardi e quei detti, dei quali egli stesso

dove esser testimone,... tanto lo invase la gelosia, tanto l'odio

contr'a Cino, che in quella sera giuro d'assaltarlo, e di provocare una

sfida.

Intanto Cino, ignaro di tutto questo, non manco di recarsi puntualmente

nel giorno appresso dal Vergiolesi, e stettero insieme a lungo e segreto

colloquio. Nel tempo che il capitano gli confidava la notizia

dell'assedio, questi gli confermo pur troppo cio che gli aveva scritto

da Bologna, che ogni di piu il partito dei Bianchi in quella citta

andava scadendo, e sottentrava l'avverso. E aggiungevagli che gia non

solo si cospirava pei Neri, ma v'era chi aizzava la plebe mutabile per

mille guise, perche provocasse con fieri motti, e atterrisse poi con

minacce quanti erano, gli estranei in specie, che se li credesse

contrari. Sicche egli, avutane gia qualche mala parola, vide non esser

piu tempo di rimanere per aspettarsi di peggio, e all'improvviso se

n'era partito. Assicurava pero il capitano che l'amico suo, messer

Onesto Bolognese, l'avrebbe informato di tutto e si terrebbe in debito

di riferirglielo.

Il Sinibuldi, uscito da lui, non ebbe altro pensiero che quello della

sua donna e di chiedere pero d'essere introdotto nelle stanze di monna

Adelagia e di Selvaggia; e non e a dire il contento che ne provo

all'udire come subito gli fu concesso! Egli era di nuovo inebriato

d'amore! E come avrebber potuto svolgergli pur quella immagine dalla

mente tutte quante erano dame e donzelle che aveva incontrato alla

festa, coi loro sguardi prolungati, con le dolci parole e i lusinghieri

sorrisi, dopo aver riveduta una volta si gentile e si bella la sua

Selvaggia? Essa era stata per lui assente un essere soprannaturale, uno

spirito consolatore, un angelo! Ora non solo la preferiva di gia a tutte

quelle vaghe donne, che ivi ebbe incontrato, ma gli pareva che Selvaggia

splendesse unica di pregi i piu eletti, e stando fra loro le onorasse e

le adornasse, come colei che destava in tutti, al solo vederla,

reverenza, meraviglia e piacere. Pure la sua trepidazione nel riporre il

piede su quelle soglie fu grande. Ma il gradimento amichevole, con che

venne accolto, fu pari alla gentilezza di quelle anime. In quel incontro

familiare i cuori dei giovani provaron di nuovo quel senso di un affetto

consolato che non s'esprime. Madonna Adelagia, che aveva avuto sempre

tanta stima per Cino, gli portava affezione come a figliuolo, e ora si

compiaceva che i propri figli rannodassero con lui l'amicizia. Perche

ella dicevagli:

--Molto si, molto per costume e per dottrina avranno da imparare da voi!

Oh! se il mio Orlandetto poteste dirigermelo negli studi, ve n'avrei

davvero debito e grazia!

Orlandetto, di gia avvenente garzone, e cui ella nutriva un affetto

particolare, varcava allora di tre anni il terzo lustro, e piu che agli

studi si sentiva inclinato agli esercizi cavallereschi. Or pensiamo se

messer Cino ebbe in grado cotal proposta; sicche subito le rispose che

nulla gli sarebbe stato piu caro che di fare il piacer suo. Si

aggiungevano a queste le preghiere di Selvaggia; ne altro vi voleva

perche ei ne provasse tutto il contento che suol destare una bella e

fortunata occasione. Amico gia di famiglia, vedeva con cio un nuovo

titolo che per frequentarla legavalo ad essa, e in tal maniera, che

nessuno onesto avesse a ridirne. Cio, piu che a lui, aggradiva a

Selvaggia, che, come abbiam detto, non bramava l'affetto suo in alcun

modo svelato: quasi le paresse che quel fuoco, quanto piu nascosto,

dovesse esserle anche piu sacro.

Dal lato di mezzodi, la casa de' Vergiolesi aveva contiguo un piccolo

giardino e una privata cappella. Solo una bassa muraglia separavalo

dalla strada. Or come sulla sera Selvaggia soleva recarvisi,

--Vogliamo--disse alla madre--che dopo tanto messer Cino rivegga con

quanta cura coltivammo sempre le nostre piccole aiuole?--ed ella

volenterosa assentendo, a pochi passi erano gia nel giardino. Ivi ogni

fiore di primavera faceva bella mostra; ed erano tali che dai petali

colorati tramandavano quasi tutti un odore gratissimo.

--Vedete--diceva a Cino la madre--vedete un poco bellezza di rose che

abbiamo! Da questo nostro rosaio fu colta da Selvaggia la rosa che vi

porgeva iersera.

--Tanto piu l'avro cara--ei rispose--quanto che ambedue vi adoperaste si

bene alla piena vegetazione di questa che per me e la regina dei fiori.

Quante volte, credetelo, nella mia lontananza ho ricordato anche i fiori

del mio paese! E di questi che amo tanto, di la dall'Apennino pel clima

piu rigido non potendo trovarne in questo mese che raramente, e tanto

piu, si gentili cultrici, sovvienmi d'avere scritto una canzone che

incomincia cosi:

Deh quando rivedro 'l dolce paese

Di Toscana gentile

Dove il bel fior si vede d'ogni mese!

--Si veramente; il giardin de' bei fiori!--soggiunse la madre.--E un

benedetto Eden sarebbe il nostro, ove orride serpi non vi stessero

ascose. E voglia il Cielo!... perche un funesto presentimento... da

qualche tempo!...

E in questo dire, vedutasi innanzi dischiusa la porta della cappella,

com'era solita in quell'ora, vi si reco a pregare. Allora subito messer

Cino si fece a narrare a Selvaggia quel che la sera dopo la festa gli

era accaduto, quanto a quell'incognito e alle udite parole.

--Santa Vergine!--esclamo ella--non altro poteva esser costui...

--Chi dunque, chi mai?

--Nello de' Fortebracci!

--Oh! ecco--replico Cino:--sovvienmi alla festa, quand'io parlava con

voi d'una certa sua guardatura... Ma e noto gia il suo naturale, e non

credeva giammai!... E che vuol egli da me? Ma voi dunque sapete...

Allora Selvaggia, benche trepidante, a togliergli ogni sospetto, gli

ando svelando rapidamente le insistenti profferte dell'amore del giovane

e il franco animo con cui le ebbe respinte.

Stupi egli a tal nuova, e basto cio per comprendere la cagione non solo,

ma le possibili conseguenze di quella minaccia.

--Ahime!--sospiro ella--che della vostra assenza gli amici vostri

avessero dovuto dolersi, era cio naturale. Ma che adesso, tornato in

patria, si debba tremare per voi!... ed io, messer Cino, io esserne la

cagione!...

Ed egli:--Ogni periglio sarebbe lieve a sfidare quando fosse per voi,

dolce mia donna!

--Oh! non dite questo! Di voi unicamente mi preme ora!

--Dunque anche lontano... voi di me solo, o Selvaggia,... ne mai

obliaste?...

Ed essa, abbassato lo sguardo; poi sollevatolo a lui, con passione

soggiunse:

--E con qual core l'avrei potuto? Ora poi che siete alfine fra noi e che

le vostre parole tanto mi rassicurano!... Valoroso di rime e di leggi!

Ah! sento che la gloria vostra quasi e la mia; e come vi bramo, sarete,

n'ho fede, onorato dovunque. Ma, se alcun potere posso avere sul cor

vostro, Cino, di grazia ascoltatemi. Furibonda e l'indole di costui; la

vostra vita e preziosa: e per tante ragioni, che potete pensare, non

deve esporsi a un terribile rischio. A Fredi, mio fratello, che e di

animo conciliativo e a noi benaffetto, andate e confidate ogni cosa.

Egli solo puo deludere in tutto quel forsennato, voi porre in calma e a

un tempo me stessa.

--Oh! generosa! tanta previdenza per me mi da prova che anche il cuore

v'ha parte. Ve ne sapro esser grato, non dubitate! Ora e sempre il

vostro volere sara il mio!--E come in atto di solenne promessa, messer

Cino le stese la destra. Ella accoglievala nella sua; e fu una di quelle

strette di mano che vanno al cuore.

La madre era tornata in giardino. Ei le accompagnava alle proprie

stanze, e si partiva da loro risoluto di dare effetto all'amoroso

consiglio.

La citta era tuttora inconsapevole della minacciata sciagura, quando la

mattina seguente un suonare a distesa della campana maggiore della torre

della Cattedrale la faceva avvertita che il general Consiglio del popolo

doveva convocarsi in straordinaria seduta. In un baleno si sparse che

questa volta si teneva nella chiesa di _S. Giovanni for civita_; cosi

chiamata anche allora, benche dentro al secondo cerchio, dall'essere

stata eretta fuori del primo. Altre volte, come sta scritto, radunavasi

in Cattedrale, e anche nel tempio degli Umiliati. Costume antichissimo;

peroche reputavano quel magistrato non altrimenti che un sacerdozio

civile; il quale, siccome per amor di giustizia dal principio religioso

doveva informarsi, per la santita del luogo che l'accoglieva,

ingenerasse nel popolo maggior rispetto e autorita.

--Una grave comunicazione del potesta! si era gia incominciato a

vociferare.

--Cose serie!!--a mezza voce ripetevano per la via: e intanto si

facevano capannelli per ogni lato, e l'uno l'altro s'interrogava:

--Che se ne dice? Ci hanno dato forse l'assalto ad altre castella que'

Paterini?

--Uhm! che volete sapere quel che mulinano i Guelfi? E il peggio,

crediatelo, gli e dei nostri che aizzano!--E un altro:--e dite anche de'

Neri fuorusciti.

--O quelli si che tirerebbero all'esterminio! Per vendetta peggio che

tutti!--Badate, messeri--soggiungeva un buon vecchio--quando chi non

c'entra ci vuol metter, le mani, e' non ne va una bene! Si vede proprio

che il bene stare ha a durar poco nel mondo! Vedete un po'! ieri l'altro

tutti in gioia e in festa, e oggi... che sara mai?

In questo mentre s'udivano alcune voci:--Indietro, indietro! Libero il

passo!--Erano i donzelli del Comune che ammonivano la folla. I signori

del Consiglio s'avvicinavano.

Usciti dal palazzo comunale venivano a due a due, molto gravi

nell'aspetto gli operai di S. Jacopo e di S. Zeno; il sindaco del Comune

e della grascia; i dodici anziani, e ultimo il gonfaloniere di giustizia

co' suoi ufficiali e co' suoi militi, e vari donzelli che portavan le

insegne.

Entrati in chiesa, vi trovavano gia schierati i dugento consiglieri, il

potesta e capitano di guerra, col Vergiolesi primo capitano della

cavalcata, e il cavalier De' Reali; anch'essi dei consiglieri, che

solevano scegliersi da ogni classe di cittadini. Sedeva il gonfaloniere

nel primo posto, con attorno gli anziani sopra un alto ripiano, cui puo

dirsi facesse spalliera il bel pulpito marmoreo di Guglielmo da Pisa,

che da soli trentaquattro anni v'era stato scolpito. A destra, in luogo

del pari onorevole, il potesta: e in gran cerchio ellittico a doppio

ordine i consiglieri. Fra gli spettatori, i cittadini piu riguardevoli,

e di quanti era capace la chiesa. Le porte da tutti i lati di essa, che

era isolata, le guardavano poche milizie cittadine. Conferiva d'assai

alla maesta di quel tempio la sua primitiva semplicita. Un gran trittico

con buoni dipinti all'altar maggiore, cui pregavano i fedeli volti ad

oriente, e soli altri due altari dai lati con bei lampadari e le pareti

in gran parte dipinte di sacre istorie, ne costituivano tutto il suo

ornamento.

Non appena il gran consesso posava, che il gonfaloniere sorse il primo a

far noto che di gravi cose i padri della patria eran chiamati a

trattare, e di gravi novelle a ricever contezza, e queste dall'onorevole

potesta che a cotal fine vedevan fra loro. Il quale, come n'ebbe avuta

facolta, levatosi, cosi prese a dire:

--Magnifici ed onorevoli, gonfaloniere di giustizia, anziani e

consiglieri del popolo! Non mai per piu grave cagione mi faceva a

compire solennemente l'ufficio di potesta e di capitano di guerra, che

vi piaceste affidarmi, ne per piu urgenti casi dovevasi qui radunare il

general Consiglio del popolo. E d'uopo che voi sappiate, e da me che per

certa scienza ne son fatto sicuro, qualmente il Comune di Firenze,

collegatosi con quello di Lucca, ha gia deliberato di spedire le proprie

milizie e molte straniere a por l'assedio a Pistoia!

A queste parole un fremito generale si desto nel Consiglio, e fra i

cittadini che v'assistevano.

--Pur troppo--seguiva egli--un nuovo ed ingiusto atto che non ha nome!

Tanto piu che da qualche tempo lo Stato nostro tranquillo a nissun de'

Comuni che or ci minaccia aveva dato occasione di lamentare una offesa.

--Noi invece finora i provocati e gli offesi!--s'udi ripetere con

isdegno da diversi.

Quindi uno di essi:

--E qual ragione e qual diritto pongono innanzi costoro per l'iniquo

divisamento?

Cui il potesta:

--Ragioni e diritti voi dite! Ne tampoco saprebbero immaginarli, se non

que' del piu forte, ch'essi poi non osan di far palese. Perche anzi io

vi dico che di nascosto si apprestan le armi; e che appellato, e in via

il duca di Calabria co' suoi migliaia di Mughaveri e Catalani, e

piomberanno fra breve, come lupi sopra gli agnelli, su questa nostra

sventurata citta!

Alzatosi allora il capitan Vergiolesi:

--Permettetemi, o signori, ch'io vi palesi tutto l'animo mio. Diritti

nissuno potrebbe lor consentire, ma neppur solo pretesti: quando altre

volte noi, seguendo parti diverse da quelle loro, nondimeno siam rimasti

in un pacifico accordo. Ma certo parve che qualche diritto se

l'arrogassero da quell'infausto giorno che (per unico miglior mezzo!...)

fu opinato il nostro governo dovesse darsi in tutela de' Fiorentini!

--E che?--soggiunse il De' Reali--sarebbe mai questo un rimprovero d'un

consiglio, del quale i' mi fui il principale autore? Capitano! Noi

chiedevamo posa alle funeste divisioni d'alcuni magnati, ai tumulti dei

discordevoli cittadini, alla fazione de' Neri, e Firenze ce la otteneva!

--Ma crediatelo--riprese l'altro--non per nostro, ma per loro vantaggio!

Perche voi vel sapete, i principali di tal fazione erano a Firenze i

Cerchi, gli Adimari e que' della Tosa, tutti gia Ghibellini, e che ora

collegati coi Bianchi han creduto d'assicurarsi cosi un partito piu

stabile. Che ci valse l'aver mandato fra noi un potesta e un capitano

per riformarci a parte Bianca; veder disfatte da' militi loro e da una

plebaglia comprata le case de' Rossi, de' Sinibuldi, de' Tedici, de'

Tebertelli, de' Ricciardi, de' Lazzari; arsa perfino e distrutta la

fortezza di Damiata, e cosi la parte Nera e Guelfa cacciata dalla citta;

quando, sotto un nuovo pretesto di pace, altra mano piu potente e

tirannica, invocata da un fiorentino, e cui Fiorenza follemente si

sottopose, tento di tornarci a parte Nera, e fra quella e la nostra

repubblica fu cagione di nuove discordie? Un Corso Donati non doveva

mai, non che essere udito, ricevuto neppure dal pontefice Bonifazio!

Invece blandito questi da una lusinga, e dell'occasione facendo suo pro,

chiama a soccorso uno straniero, chiama di nuovo il Francese! Oh! ma

qual velo gli cadeva in Anagni! Che poi si dovesse aspettare Italia

dagli stranieri, glie l'avevano omai palesato l'Angioino ed i vespri di

Monreale! Mala pianta per questo suolo era quella del fiordaliso! Fosse

stato pur d'oro, egli era un fior de' Capeti! E chi fu primo a gradirlo?

I Fiorentini! I Pistoiesi non gia! Quando Carlo, sceso dai nostri monti

pel greto d'Ombrone, s'avvicino a Pistoia, ci avvisammo venire a noi un

_Signor senza terra_, che facilmente pero si sarebbe tolta l'altrui;

sicche non era tempo di cogliere fronde d'olivo per fargli festa; ma

sibbene, come fu fatto, di rafforzar la citta; e solo in questo modo

premuniti e sicuri uscir fuori e onorarlo. Ed egli sel seppe e non oso

venirvi! E bene ando: che, per quanto piccolo Stato, con dignita ci

facessimo intendere! Oh! quella volta il maligno Muciatto Franzesi che

lo guidava, non rise, no, de' suoi stolti consigli! Ben Fiorenza sua

patria ne dove piangere, e ravvedersi, ma tardi, e pagare intanto con

gli esilii e le multe di tanti nobili cittadini troppo caro quel suo mal

consiglio e quella sua cecita!

E nondimeno questo preteso paciaro che non fece pur contro noi? A mano

armata ci assale; e non potendo in citta (che le nostre armi gli posero

nel codardo animo lo sgomento!) si appaga di sorprendere e derubarci le

vicine castella; tanto che la sua caritativa missione recasse a lui

qualche frutto! Serravalle, il Montale, Lamporecchio, pur troppo v'e

noto! forti castella per sito, e ben munite di nostre milizie, ci furon

sottratte con violenza ed inganno!

Pure a noi era giunto favorevole il destro di far costar cara a Fiorenza

la zizzania tornata a spargere per man di costui sul nostro terreno! Il

cardinal da Prato ne incoraggiava; non ci mancavano le armi dei nostri

alleati Aretini, Bolognesi e Romagnoli, talche la spedizione della

Lastra dell'anno decorso, alla superba repubblica doveva esser di

funesta memoria. Non ci voleva che la giovanile imprudenza di Baschiera

de' Tosinghi: che impaziente dell'aspettare il soccorso dei nostri col

degli Uberti, per troppo impeto in prima, in ultimo per vilta,

un'impresa si certa volto in danno ed in lutto! Di qui l'ardir del

nemico, e questa fiera vendetta onde ora ci assale! Frattanto io

propongo al Consiglio che statuisca, che per savi uomini da lui eletti

si debbano senza indugio apprestare armi ed armati, e ogni sorta di

fornimenti a una valida resistenza.

E allora il De Reali:

--Ma prima che imprendiamo una guerra si disuguale di forze, prima di

correre un estremo pericolo, abbiamo noi ben ponderato se meglio non

fosse acconciarsi alla proposta di riprendere in Pistoia i Guelfi Neri

che respingemmo; e per amor di concordia, piuttosto che le vite dei

cittadini, sacrificare i nostri, giusti si, ma privati rancori?

Cui il venerando Astancollo Panciatichi, subitamente levatosi,

rispondeva:

--Che ascolto io mai? Quando la vipera vi s'e avventata altra volta, e

v'ha ferito del suo stral velenoso, vorreste voi per lo meglio riporvela

in seno? Chi non sa che a siffatte ferite unico rimedio e un ferro

rovente e senza aspettare? Cittadini! il mio voto concorda con quello

del capitan Vergiolesi. Armi, armi, armi! Si muniscano poi le nostre

mura validamente; ma ricordiamo che il piu valido usbergo loro debbono

essere i forti petti dei cittadini.

E il degli Uberti:

--E questo pure e il mio avviso; e come capitano di guerra chiedo ampie

facolta per provvisioni di viveri e d'armi.

--Sovvengavi--riprese il Vergiolesi--come il degli Uberti conosca gia il

valore dei nostri militi. Egli strenuo e degno erede del gran Farinata,

li condurra alla vittoria, non altrimenti che fece un altro nostro

potesta, Corso Donati, capitanando a Campaldino le nostre schiere,

sicche pei loro ardimenti ne trionfarono. Sovvengavi infine che un mezzo

secolo fa, se dovemmo subire un assalto improvviso dei Fiorentini,

sapemmo anche respingerli.

Infervorati cosi quelli spiriti, senz'altro opporre, che anzi per voto

unanime statuirono doversi trarre le somme occorrenti per una pronta

difesa. Di che la direzione suprema voller commessa al degli Uberti e al

Vergiolesi. Deliberarono poi che tutti i fuorusciti Bianchi, e quanti

erano alleati Bolognesi, Pisani, Aretini e Senesi, s'invitassero a

collegarsi e a venir loro in aiuto. Molte altre cose provvidero per

l'interno. E infine, sulla proposta del Vergiolesi, elessero giudice

delle cause civili nella citta Messer Cino de' Sinibuldi; reputando che,

tornato in patria in si difficili tempi, col senno e con la dottrina

potesse molto giovarla. Con questa unanime deliberazione il Consiglio fu

sciolto.

Selvaggia de' Vergiolesi · 第 16 / 60 题