Garibaldi dopo la giornata di Morazzone (26 agosto 1848) riparò nella
Svizzera, dove cadde ammalato; poi, verso la metà di settembre, per la
via di Francia si ridusse a Nizza.
Carlo Gemelli, Commissario del Governo di Sicilia in Toscana, il 20 di
quello stesso mese scriveva a Vincenzo Fardella marchese di Torrearsa,
Ministro degli affari esteri in Palermo: «La prevengo che
volontariamente verranno molti italiani, fra i quali ve ne son
parecchi valorosi, ma son gente però di opinioni estreme. Sarebbe
assai utile d'invitare il Garibaldi, che sta in Nizza, uomo atto alla
guerra che si combatte in questo momento presso di noi[1]». Il
consiglio trovò ascolto; e di lí a poco, essendo Garibaldi andato a
Genova, ecco che vi arriva Paolo Fabrizi, e a nome del Governo
Siciliano lo invita a correre in aiuto dell'isola pericolante. Il
Generale promise il suo braccio. «Io acconsentiva contento»; lo
confessa nelle _Memorie_, e soggiunge: «con settantadue de' vecchi e
nuovi compagni, la maggior parte buoni ufficiali, c'imbarcammo a bordo
d'un vapore francese a quella volta. Toccammo Livorno: io contavo di
non sbarcare, ma saputo il nostro arrivo da quel popolo generoso ed
esaltato, fu forza cambiar di proposito. Sbarcammo[2].»
[1] GEMELLI C., _Storia delle relazioni diplomatiche tra la Sicilia
e la Toscana negli anni 1848-49_. Torino, Franco, 1853, p. 41.
[2] GARIBALDI G., _Memorie autobiografiche_, Firenze, Barbèra. 1888,
p. 208.
Sul soggiorno di Garibaldi in Toscana nel 1848 molto è da dire, anche
dopo tutto quello che lui stesso ne ha scritto; non sarà dunque
disutile rifare, colla scorta di nuovi documenti, la storia d'un
episodio, che è sconosciuto in grandissima parte.