SINESIO. Arreotimo, vengo a recarti nuova di grandissima importanza e
molto stomachevole e molesta, ma necessaria in ogni modo che si sappi;
e dubito che la nostra antica amicizia, nella quale fin da fanciulli
siamo allevati insieme, or s'abbia a partir con odio e con rancori, e
piaccia a Dio senza sangue, ché sai che i pericoli e l'ingiurie
rompono i legami dell'amicizie.
ARREOTIMO. Di che cosa?
SINESIO. L'ascoltarete. Sappiate che Cintio vostro figliuolo, fingendo
di far giacere Erasto mio figlio con una certa sua innamorata, gli ha
supposta in cambio di lei qualche donna di cattivo essere; ed egli
intanto se ne veniva in mia casa dove era ricevuto come figliuolo, e
sotto color di voler Lidia mia per isposa, l'ha tolto l'onore. Or che
vi par di questo? vo' che si dia la sentenza di tal ingiustizia con la
vostra bocca.
ARREOTIMO. Veramente il fatto è assai brutto e infamissimo, ed io
desidererei sopra di ciò il parer tuo.
SINESIO. Dirò alla libera quanto giustamente si devria fare, ché se
ben siamo in conflitto di tante passioni, pur convien che al fin
prevaglia la ragione. Bisogna che questa burla gli costi molto cara.
Prima porlo in man della giustizia, ché ben sapete che vi sia pena
capitale; e se quella ci manca, farcela con le man nostre, cioè darli
cinquanta pugnalate nel core.
ARREOTIMO. Se mio figlio avesse fatto l'ingiuria che voi dite,
meritarebbe il gastigo giá detto?
SINESIO. Non ho detto la metá di quello che meritarebbe.
ARREOTIMO. E dite da vero?
SINESIO. Non beffeggio; ché dico da senno, né mi par tempo da scherzi
questo.
ARREOTIMO. E se vostro figlio avesse usato l'istesso atto a mia
figlia, lo giudicareste voi cosí crudelmente?
SINESIO. Il somigliante io farei verso mio figlio, e forse piú
crudelmente, avendo avuto ardir di oltraggiar un amico come tu mi sei.
ARREOTIMO. Cosí faresti?
SINESIO. Cosí farei.
ARREOTIMO. E ne giuraresti?
SINESIO. E ne giurarei.
ARREOTIMO. Or per questa giustizia, avendola voi commendata di vostra
bocca e giurato che cosí fareste, diamo Erasto vostro figlio in poter
della giustizia, o che gli diamo cinquanta pugnalate nel cuore, e se
vi è, un castigo piú severo di questo; e se voi non fate far la
giustizia che m'avete promessa, provederò io per quella via che
miglior mi parerá.
SINESIO. Che cosa t'odo io dire?
ARREOTIMO. Il fatto va tutto al contrario di quel che pensate: ché
Cintio non ha tolto l'onore a Lidia, ma Erasto l'ha tolto a mia
figliuola, l'ha impregnata ed è quasi vicina al parto.
SINESIO. Che figlia aveste voi mai? voi mi burlate.
ARREOTIMO. Ho una figlia femina, e non vi burlo.
SINESIO. Di grazia, disvelatemi il negozio ché lo capisca.
ARREOTIMO. Sappiate che Cintio mio è femina e no maschio.
SINESIO. Perché lo facevate andare cosí da uomo?
ARREOTIMO. Non l'ho saputo infino ad oggi, ché Ersilia mia moglie me
lo nascose, come l'intenderete piú distesamente; e conoscendo io
vostro figlio cosí virtuoso e onorato, gli ordinai che non trattasse
con altri che con lui. L'etá e la natura han fatto lor corso; ché s'è
innamorata di lui, e dubitando non esser rifiutata da lui l'ingannò:
dandogli ad intendere che giaceva con Amasia di cui egli stava
invaghito, giacque seco e n'è pregna. Erasto chiedendo Amasia a
Pedofilo ostinatamente, questi l'ha fatto veder ch'è maschio; onde
tenendosi beffeggiato da Cintio, l'ha disfidato ad uccidersi seco.
Cintia, sovrapresa dall'ultimo grado della disperazione, vuol morir
per le sue mani, il svillaneggia e provoca il sdegno contro di sé. E
or si sta su queste prattiche. Ecco la somma del fatto; fatemi dunque
la giustizia che avete promesso di farmi.
SINESIO. O istoria tutta piena di amore, degna di non esser creduta!
ed è possibile che fra le donne se ne trovi una di cosí alti pensieri,
di cosí sublimi spiriti, d'animo cosí bello e di maniere cosí illustri
e cosí stupende? O felice coppia d'amanti! veramente conosco Erasto
molto diseguale a lei di merito; e se mai lo desiai di maggior qualitá
e valore, lo desidero ora accioché fusse meritevole di tanta donna.
ARREOTIMO. Che dunque pensate di fare?
SINESIO. Patirei piú tosto che si spartisse l'anima dal mio corpo che
si partisse cosí rara e cosí virtuosa coppia d'innamorati! e so che
altramente facendo, procacciarò la morte dell'uno e dell'altra. Va'
che suo sia quel marito che si ha comprato con tanto pericolo
dell'onore e della sua vita. O mia felice vecchiezza, vissuta vicino a
tanto che veggia una nuora entrarmi in casa, di cosí real animo, di
tanta donnesca virtú, di tante lettere e di tanto maneggio d'armi!
Questa sará il frutto e il trastullo di questa poca vita che m'avanza;
questa sola mi fará parer dolce e passar men gravemente i difetti
della mia vecchiaia. Oh che non basto fra me stesso rallegrarmi tanto
che me ne veggia satollo! Mi parrá ragionando con lei di ringiovenire.
Se mi fu cara la vita mia, mi sará d'oggi innanzi. Vo' ch'ella governi
il tutto e sia donna e madonna del mio avere.
ARREOTIMO. Vorrei ringraziarvi a pieno di tanto buon animo verso la
mia figliuola; ma non posso, ché le lacrime me l'impediscono. Son
rivenuto; mi avete riposto l'anima nel corpo, ché avendo mal ella, non
era possibile che avess'io potuto vivere.
SINESIO. Non piú parole, ché la brevitá del tempo non ricerca piú
lunghi ragionamenti: itene a casa, e s'ella vi cápita, sia vostra cura
di trattenerla, ché se s'incontrasse con Erasto prima ch'io le
parlassi, potrebbono porre in effetto il loro fiero proponimento;
ch'io cercherò di Erasto e di racchetarlo.
ARREOTIMO. Adio.