SCENA I.

ARREOTIMO padre di Cintia, BALIA.

ARREOTIMO. Ed è vero quanto mi dici?

BALIA. Io v'ho narrato appuntino tutto il fatto, onde nelle mani

vostre sta la morte e la vita di mia figliuola.

ARREOTIMO. O misero Arreotimo, e qual prima piangerai di tante

disgrazie? che di maschio ch'io pensava Cintio, or sia femina; o di

femina che ora la trovo, sia disonesta; o che nel fin perduta

l'onestá, abbia insieme a perder la vita? o debbo forse pianger me

stesso che sia vissuto insino a tanto ch'abbia dovuto veder tante

disgrazie? Che tu sia femina o maschio me ne doglio e rallegro; ma mi

doglio che pensandomi aver un maschio mi ritrovo aver una femina, e mi

rallegro ch'essendo femina sia di tanta virtú e valore. Dogliomi non

abbia avuto piú riguardo all'onor tuo; mi rallegro che, inscusabile in

sé rendendosi la tua incontinenza, il pregiudicio, che hai fatto a me

e a te stessa, sia stato per uomo di tanta qualitá, la cui riputazione

e bellezza sarebbono state bastevoli a far arder altra persona di una

fanciulla inesperta. Ché se le femine cinte di mura e sotto le guardie

di madri, padri e fratelli pur fanno delle scappate, come tu, andando

libera e trattando con gentiluomini giornalmente, non avevi da

pericolare? Dogliomi ch'io non sapendo che fusse femina l'ho fatto

conversar con lui e interdettole ogni altra conversazione, talché io

medesimo son stato il ministro e il fabro della mia ruina. Ma a che

effetto Ersilia mia moglie ingannarmi?

BALIA. La poveretta sperava che, vivendo piú lungo tempo, l'amore, la

riverenza e l'ubidienza, con le quali ella pensava amarvi, ubidirvi e

riverirvi, avessero intercesso appo voi il perdono dell'inganno

usatovi, e in ricompensa di tanta affezione vi foste contentato

d'esser stato ingannato. Ma la morte le ruppe ogni disegno, onde

lasciò a me imposto e alla figliuola con profondi gemiti, che avessimo

fatto il dovuto officio per lei quando l'inganno scoverto si fusse;

ché non desio di danari, non di riputazione, ma dell'onore e

dell'anima l'avevano a ciò indotta.

ARREOTIMO. Dogliomi di tanta diffidenza che avea meco, ché i suoi

buoni portamenti fûr tali che sarebbono stati bastanti per maggior

cosa, non che di farmi curar nulla di ciò: or non conosceva ella che

io non amava cosa in terra piú di lei?

BALIA. Chi piú ama piú serve.

ARREOTIMO. Ma tu a cui era commessa la cura della sua persona, e

sapevi ch'era donna e senza la cura della madre, e conoscevi la sua

inchinazione, perché non la rimovevi da cotali pensieri overo

avisarmene me ancora, ma l'aiutavi a scavezzare il collo? ché non fece

mai donna errore che la madre o la balia non ne fussero la mezana.

BALIA. Che poteva far una povera vecchia? l'ammoniva, l'amminacciava

che voleva far consapevole voi del tutto, e con questi spaventi la

trattenni cosí dui anni; all'ultimo, spinta da una precipitosa

desperazione d'amore, ributtava tutte le mie ragioni e col pugnal nudo

in mano minacciava o d'uccidersi in mia presenza o fugirsene da Napoli

in luogo ove mai piú di lei si sapesse novella. Io, che la vedeva cosí

risoluta e infuriata, che volea fare? feci il possibile ché, avendo a

capitar male, fusse il manco possibil male.

ARREOTIMO. Io m'ho inteso schiantare il core pensando al pericolo dove

s'è trovata: ché vedendosi Erasto cosí burlato da lei né sapendo la

cosa come fusse passata, tirato da sdegno l'avesse dato qualche

ferita, e fusse stata al mondo essempio di costante ben sí, ma

d'infelicissimo amore.

BALIA. Ma perché perdete ora il tempo in parole, che potreste piú

utilmente spenderlo per la vita di vostra figliuola? ché dubito che

non siate prevenuto da lei, che, per scampar presto dalle miserie che

gli sovrastano, vuol con la morte por fine alla sua favola.

ARREOTIMO. Che ti parrebbe di fare?

BALIA. Trovar Sinesio, vostro carissimo amico, e componere seco di

modo il fatto che si racchetino fra loro.

ARREOTIMO. Cosí vo' fare. Tu vattene a casa; e se Cintia vi cápita,

dille per quanto ha cara la grazia mia, che non si parta fin ch'io non

ritorno. Io veggio Sinesio molto minaccioso e iracondo; se ne viene

alla volta mia.

BALIA. Io vado.

La Cintia · 第 69 / 83 题