CINTIA, ERASTO, CAPITANO, DULONE.

CINTIA. Vita mia, andate in buon'ora e ricordatevi di chi v'ama.

ERASTO. Come non ricordarmi di quello che mi sta sempre fisso nella

mente?

CINTIA. Cor mio, che fate? voi mi togliete in braccio.

ERASTO. Perdonatemi, padrona, se contro il voler vostro vi porto a

casa mia: da che voi mi sète moglie, non vo' piú vivere senza voi.

CINTIA. Erasto, se mi amate non fate cotal pensiero: avete sí poco

conto dell'onor mio che le mie vergogne secrete volete che sieno

palesi a tutto il mondo? Deh, non fate cose spinto dalla furia, ché

poi non possiate pentirvene rinvenuto in voi.

ERASTO. Padrona, ho cosí rissoluto.

CINTIA. Uccidetemi piuttosto e sepelite me e le mie disonestá in

queste tenebre! lasciate di grazia, oimè!

CAPITANO. (Erasto rapisce Amasia e se la porta di peso per forza: come

patirò io tanta insolenza e dinanzi gli occhi miei?). Fermati olá,

lascia costei!

ERASTO. Se non taci e ti parti, ti farò pentir di tanta temeritá!

CAPITANO. Se non ti fermi, ti taglierò le gambe!

ERASTO. Capitan, va' via, non tôr briga dove non hai a far nulla.

CAPITANO. Come nulla? i fatti d'Amasia m'importano molto.

ERASTO. Traditore, me l'hai fatta scampar di mano: mal per te,

bestiaccia!--Dulone, vedilo tu?

DULONE. Io non vedo niuno: egli è sparito come una nebbia.--Ma

fermatevi, dove andate?

ERASTO. Orsú, me la pagherai davero!

DULONE. Padrone, io son chiaro di quanto dubitava: mentre voi sète

stato in casa di Cintio, egli, uscendo dalla casa di Amasio, è stato

in casa vostra, ha ragionato un pezzo con Lidia dalla finestra. Al fin

calò a lui; l'ha usata violenza e fattala sua donna.

ERASTO. Dovevi star imbriaco, però ti pareva di veder questo.

DULONE. Ben sta: in pago del ruffianesimo che v'ha usato, v'ha dato un

bel paio di corna.

ERASTO. Dovevi star in estasi.

DULONE. È possibil, padrone, ch'egli cosí volentieri vi fa credere il

falso, ed io non basta a farvi vedere il vero?

ERASTO. Entra e serra l'uscio.

CAPITANO. (Giá egli è entrato e serrato l'uscio. Vo' sfidarlo e

provocarlo, cosí provederò all'onor mio). _Tic, toc_.

ERASTO. Chi è lá?

CAPITANO. È il capitano qui, per mantenerti che ha fatto molto bene a

tôrti di mano Amasia la sua innamorata e fattoti restar con le man

vote e come un asino.

ERASTO. Dove è questo furfante bestione, dove sei, dove sei gito?

stimo che sei fuggito dal mondo: misero te se t'incontro!

DULONE. Entriamo, padrone, ché egli se n'è scampato.

ERASTO. Entriamo. CAPITANO. Ti sei rinserrato e inchiavato, timido

coniglio! hai paura di me, ah? Perché tanta bravura quando sei solo, e

come ti vedi incontro me, t'incaverni e te imbuchi come un granchio?

Io furfante bestione? menti per la gola: ecco son qui per

mantenertelo.

ERASTO. Capitano, se verrò fuori, sará mal per te; vattene con tutti i

tuoi diavoli!

CAPITANO. Vien fuori, vien fuori dalla tua tana! romperò l'uscio a tuo

malgrado e con una schieggia di quello ti darò mille legnate.

ERASTO. Ah, traditor villano, questo a me? dove sei, dove ti sei

appiattato, codardaccio? deh, se ti ritrovo, farò che il piú grosso

pezzo di te sia l'orecchia!

DULONE. Entrate, padrone, ché questi sono suoi modi: egli è sparito

via che non lo trovarebbe il demonio. Vi fará cosí tutta la notte:

lascialo in sua malora!

CAPITANO. Giá è riserrato. _Tic, toc_.

ERASTO. Chi è lá?

CAPITANO. Cosa d'importanza.

ERASTO. Chi sei che batti?

CAPITANO. Un vostro amico, e vorrei dir una parola ad Erasto di cose

importanti: che di grazia si facci su la fenestra.

ERASTO. Chi sei, olá? chi domandi?

CAPITANO. Son quello che tu men desii che sia, son il gran capitano,

il quale è qui comparso a disfidarti: che cali giú ché ti vo' rompere

la schena di bastonate e trattarti come meriti.

ERASTO. Va' va', ché ci conosciamo insieme; domani ci rivederemo.

CAPITANO. Ti disfido: cala giú, non dir poi che non sia venuto a

disfidarti in casa tua.

ERASTO. Hai ragione, tu sei il vincitore; non mi dar piú travaglio.

CAPITANO. Ecco t'ho fatto conoscere chi sia io: bisogna in somma

mostrar valore. Ecco ricuperato il mio onore: o vincere o morire!

La Cintia · 第 49 / 83 题