AMASIO. Sento nominar Cintio. Ancor sta qui questa bestia che non
lascia far i miei fatti? eccomi qui per sbestiarti, bestiaccia!
CAPITANO. Qui ci manca un schiaffo e una mentita: sta da lungi e non
posso dargli lo schiaffo, pazienza! della mentita non posso farne di
meno.--Menti d'una mentitissima, arcimentita, arcimentitissima,
mentitissimissima, missimissima mentita! Tu sei un di quei che
vogliono essere uccisi per forza; ed io ti sodisfarò, ché ti darò il
castigo con questa spada temprata nel sangue de' rodomonti.
AMASIO. Toglici questo!
CAPITANO. (Oh, figlio di puttana, un altro poco piú alto mi dava in
testa; ma è gita di piatto, se no stava fresco!). Tu chi sei?
AMASIO. Son io.
CAPITANO. (Certo sará Marte: non potrá esser altro).
AMASIO. Son Cintio al tuo comando.
CAPITANO. (Diavolo, toglitel su calzato e vestito, ché non posso
tôrmelo d'intorno tutta la notte; e gli deve venir l'odor al naso del
mio valore: Ma non importa: ché se la natura mi ha fatto d'animo
debole, mi ha fatto gagliardo di scrima).
AMASIO. Chi è questo altro tuo amico?
DULONE. (Bisogna levarmi di qua ché non mi veggia; ché ben s'è accorto
che dico mal di lui ad Erasto, e forse fra queste tenebre si volesse
sfogar la rabbia c'ha contro di me).
AMASIO. Ancor tu sei qui?
CAPITANO. (Qui ci va la schena a pericolo). Olá olá, o dalla piazza,
candele candele, ladri ladri in piazza!
AMASIO. Giá s'è fuggito.--Io non so se debba felice o infelice
chiamarmi: ché avendo quel conseguito di che non desiava maggior cosa
in vita mia, posso felicissimo chiamarmi; ma ben all'incontro misero e
infelice, avendolo conseguito contro la sua volontá e col suo
dispiacere. Ella certissimo si crede che sia Cintio: io ho fatto il
male, altri ne ará la penitenza. Io non trovo altro rimedio al mio
male che andarmene a mio padre e narrargli il successo--chi mi desia
vivo mi faccia aver Lidia per isposa, ché è impossibile che viver
possa senza lei;--so che m'ama e cercherá darmi sodisfazione.
DULONE. (E tu, savio capitano, che veggendoti poco lontano il bastone
chiami i vicini e le candele in aiuto: la paura è buon maestro da
trovar invenzioni).
CAPITANO. (Ad una repentina furia de nemici è forza cedere. Un buon
consiglio dato a tempo fa un essercito vittorioso, e un error apporta
gran ruina: quel subito consiglio fu la salvezza della mia vita).
DULONE. (Ma pur n'hai avuta una dozzina a buon conto).
CAPITANO. (In questi pericoli, «della necessitá bisogna far virtude»).