ERASTO, DULONE.

ERASTO. Giá deve esser la cittá tutta sepolta nel sonno e la mezanotte

passata.

DULONE. Ed io stimo che non sieno ancor le due ore: voi misurate l'ore

col vostro desiderio.

ERASTO. Il tuo orologio è zoppo e flemmatico, si muove sempre tardi.

DULONE. E il vostro, spinto dal caldo dell'ardente desio, tocca assai

presto: a chi aspetta non corre l'orologio.

ERASTO. Vo' accostarmi alla casa e fare il segno.

DULONE. Ricordatevi, padrone, quando sarete insieme, accostarvi alla

luce e mirarla ben bene, accioché vi possiate accorgere se siate

ingannato.

ERASTO. Ti prometto che non potendola veder a mio modo, quando mi

licenziarò, fingerò di abbracciarla; e cosí tôrla di peso e portarmela

a casa, perché, secondo tu mi dici e io mi persuado, son stimato da

goffo.

DULONE. Dubito che con la sua vista vi incanterá, e rapito dalla

dolcezza porrete in oblio ancor voi stesso.

ERASTO. Farò come ti ho detto, ancorché ci vada il rischio di perdervi

la sua grazia.

DULONE. Fratanto farò la spia se Cintio venisse fuori, e mentre voi vi

trastullerete con lei, s'egli si trastullerá con Lidia vostra sorella.

ERASTO. Questo tuo suspetto è vano. Accostiamoci alla casa.--Ma non so

chi vien per qua: sará certo il capitano.

La Cintia · 第 35 / 83 题