CAPITANO. Io penso che arai mille volte letto, Pedofilo mio padrone,
per tanti scartafacci che Teseo rapí Arianna, Achille Briseida ed
Ercole Pirene, e poi quanti fracassi ne sieno seguiti da queste
rapine. Io di questi Teseunculi, Achillini ed Erculetti ne porto le
centinaia attaccati per stringa; or pensa che arei fatto per Amasia
tua figlia, di che ne sto cotto e spolpato. Ma Amor, che doma i leoni,
le tigre e i ferocissimi animali, mi mitiga l'orgoglio e rammorbidisce
il mio rabbioso sdegno. Onde per lei ho dismesso mandar popoli a fil
di spada, cittá a sangue e fuoco e far balzar castelli per aria con le
mine e altre opre da stragi; e vo' piú tosto con amorevoli persuasioni
conseguire il mio intento che venir alla forza. Però mi meraviglio non
poco di te che a concederlami ne stia cosí restivo.
PEDOFILO. (Io non vidi in mia vita giamai il piú bugiardo vantatore,
timido e impastato di mala creanza, di costui: oh che venerabil
bestia!). Mi meraviglio di voi che me la dimandiate.
CAPITANO. Anzi vo' che abbi a sommo favor di darlami: ho cento
gentildonne principali, principesse e regine che me ne pregano, perché
di pari miei pochi se ne trovano nel mondo.
PEDOFILO. Di grazia, toglietevi una di queste regine e lasciate mia
figlia.
CAPITANO. Il fatto sta a poterlo fare. Se potessi cosí lasciar
d'amarla come farla principessa o regina, lo farei assai volentieri.
Che pensi tu che ci metta a far una principessa? in una ora ammazzarei
tutte le persone di una provincia e la fo principessa, e volendola per
reina porrei a fil di spada tutti gli uomini del mondo; ma non lo fo
per non restar solo e non aver a chi comandare. Chi pensi che sia io?
Ho tanto caldo nel petto che, un minimo suspiro che buttassi,
accenderei l'aria e ridurrei una montagna in cenere; e se ponessi il
piè in fallo e stropicciassi, farei venir il terremoto; ho la presa
delle mani tanto gagliarda che, se non toccassi le cose con destrezza,
ne farei polvere.
PEDOFILO. E per questo non vo' darvi la mia figlia, ché volendola
toccare non ne faceste polvere, e volendola baciare ne faceste cenere.
CAPITANO. Per dirti il vero, ho piú l'animo inchinato a combattere in
steccato da solo a solo, debellar popoli, ruinar muraglie e abbatter
beluardi che a trattar con donne. Ma Amor per questa volta me n'ha
còlto e fa ch'io arrabbi per mio dispetto.
PEDOFILO. E Amor fa contrario effetto in lei, perché non ha core col
qual ne possa amare.
CAPITANO. O Amor senza amor, che ogni cosa hai sopra, eccetto che di
amore, dove sei? fatti vedere, ché ti farò conoscere chi sono o sia in
campagna, fantasma con quei tuoi straluzzi spuntati! Puoi negar tu che
non sia figlio di una puttana? se ne dici il contrario, menti per la
gola. Ti fo troppo onore pormi con te. Una sola cosa ti scampa dalle
mie mani: che ho troppo vantaggio teco ed io non voglio combattere con
vantaggio: tu putto ed io gigante, tu nudo ed io coperto di piastre e
maglie, tu con uno archetto ed io con pugnali, spadoni a due mani e
pistoletti. Se tu fussi mio pari, verrei fin costá dove sei, per
disfidarti. Ma tu a che ti risolvi?
PEDOFILO. Voi pensate che siate solo a ricercarmela? son tanti che per
sbrigarmene non posso attendere a' fatti miei.
CAPITANO. E chi son costoro? Fusse mai quel cattivello, quel
disgraziato di Erasto, quel civettone che non fa altro tutto il giorno
che civettarci intorno alle finestre? e va infamando per tutto che
t'ha impregnata tua figlia?
PEDOFILO. Perché non può essere quel che dice, non me ne curo.
CAPITANO. Una bastonatina che gli darò, lo farò star un anno ammalato
in letto, che non ci dará fastidio. Ma tu sei uno di quei che piglia
il peggio. Aimè, e cerchi altri? Ascolta: Amor regge suo imperio senza
spada; non darmi tu occasione che l'abbi ad adoprare!
PEDOFILO. Vi lascio, ché ho da fare.
CAPITANO. Lascio io te, ché ho da far piú di te.