Morto Federico, prese immantenente il governo di questi Regni
_Manfredi_ suo figliuolo, lasciato dal padre per l'assenza di Corrado,
ch'era in Alemagna, Balio e Governadore de' medesimi con assoluto
potere ed autorità. Manfredi fu un Principe, in cui s'univano tutte
le doti e virtù paterne, e lo Scrittor _Anonimo_ delle sue gesta, dice
essere stato chiamato Manfredi, perch'egli era la _mano e la mente di
Federico_. Egli nudrito nella Camera imperiale, e careggiato, e tenuto
in pregio dal padre più degli altri figliuoli, crebbe colle medesime
idee; ed avrebbe certamente emulato la gloria e la grandezza paterna,
se la sorte l'avesse fatto nascere suo figliuol primogenito, e di
legittimo matrimonio; ma preferendo l'ordine della successione Corrado
primo nato, al quale fu conforme il paterno testamento, Federico non
potè far altro, che ammetterlo alla successione in mancanza di Corrado,
e d'Errico senza figliuoli, e durante l'assenza del primo, lo creò
Balio in Italia e nel Regno di Sicilia.
Nel raccontar le vicende di questo Principe, e' suoi generosi fatti,
mi valerò dell'_Anonimo_ Scrittor contemporaneo, la di cui Cronaca
si legge ora impressa ne' volumi dell'Ughello[1], e la autorità sua
è riputata grandissima, non pure da Agostino Inveges, dal Tutini,
e da altri più moderni Scrittori, ma anche da Oderico Rainaldo ne'
suoi Ecclesiastici Annali. Narra adunque questo Scrittore, che gli
andamenti, e le virtù di Manfredi furono cotanto conformi a quelle del
padre, che ancorchè la morte de' Principi soglia negli Stati sovente
esser cagione di gravissimi turbamenti, nulladimanco per la prudenza
di Manfredi non fu veduto interrompimento alcuno, come se un medesimo
spirito governasse: non si vide nè alla Corte, nè tra gli Ufficiali
mutazione; ed avendo fatto gridare il nome del Re _Corrado_ nel regno
di Puglia, mandò _Errico_ suo fratel minore a governar in sua vece
la Sicilia e la Calabria[2], perchè i Siciliani e' Calabresi, veduta
la regal persona di Errico, si contenessero nell'ubbidienza, e lo
riputassero come l'istessa persona di Federico.
Ma breve tempo durò questa tranquillità, e ben si prevedevano i turbini
e le tempeste, che da Innocenzo IV romano Pontefice erano per moversi.
Questi persuaso, che per la sentenza della deposizione interposta nel
Concilio di Lione, fosse Federico con tutta la sua posterità decaduto
da' Reami di Sicilia e di Puglia, pretese che come Feudi della Chiesa
romana fossero a quella ricaduti per la contumacia del medesimo; onde
intesa la sua morte, si risolvè partir da Lione, e ripassare in Italia;
ed intanto scrisse a tutte le città principali, ed a' Baroni dell'uno
e l'altro Regno, ch'alzassero le bandiere della Chiesa; e giunto
a Genova sua patria, proccurò movere i Genovesi a danno di questi
Reami. Manfredi avuta di ciò novella non tardò, cavalcando per tutto
il Regno con una buona banda di soldati Saraceni, dissipare queste
Papali insidie, e facendo gridare il nome del _Re Corrado_, racchetò le
turbolenze, e confermò gli animi nell'ubbidienza del proprio Principe;
ma non fu però, che questi moti non dassero fomento ad una occulta
congiura, che poi si scoperse nelle province di Puglia e di Terra di
Lavoro. In Puglia si ribellarono Foggia, Andria e Barletta. In Terra
di Lavoro, Napoli e Capua. Accorse tosto Manfredi in Puglia, e col
suo estremo valore e coraggio ripresse la fellonia di quelle città,
ed usando moderazione e clemenza concedè perdono a que' cittadini,
riducendogli nell'ubbidienza di Corrado[3].
Avendo in cotal guisa renduta la pace e tranquillità a quella
provincia, tosto passò in Terra di Lavoro: ridusse sotto le sue insegne
Aversa, che posta in mezzo tra Capua e Napoli, dava indizio di sospetta
fede: cinse di stretto assedio Capua, devastando insino alle mura
il suo territorio; e Nola ch'era già passata nel partito delle due
ribellanti città, non avendo voluto rendersi, fu espugnata, e presa.
Ma niun'altra città mostrò in tal congiuntura più ostinazione, quanto
Napoli. Dimenticatisi così subito i Napoletani d'aver Federico resa
la lor città celebre per la nuova Accademia ivi stabilita, e per li
magnifici edificj che v'eresse, i quali furono i primi fondamenti
onde poi si rendesse capo e metropoli sopra tutte le altre, con somma
ingratitudine, morto lui, si ribellarono dal suo figliuolo, e resero la
lor città al Pontefice Innocenzio, alzando le bandiere della Chiesa:
il di cui esempio seguì Capua, ed i Conti di casa d'Aquino, che a
quel tempo possedevano quasi tutto quello, ch'è tra il Volturno e 'l
Garigliano.
Manfredi, scoverta la poca fede de' Napoletani, avea mandati prima a
loro più messi, esortandogli a non dover macchiare con tanta indegnità
la loro fama; ma essi mostrando di non poter negare d'ubbidire al
Pontefice, il quale gli minacciava terribili anatemi ed interdetti,
apertamente gli fecero intendere, che amavano meglio di sottoporsi
al dominio della Chiesa, che star interdetti e scomunicati, aderendo
al partito di Corrado, cui senza l'investitura del Papa, non potevan
riconoscere per loro legittimo Re. Per la qual cosa Manfredi, vedendo
indarno essersi da lui adoperati questi mezzi, deliberò di ridurgli
per forza; ed avendo assediata la città dalla parte del Monte Vesuvio,
cominciò a devastare tutto il territorio di quel contorno, depredando
infino alle mura, per obbligare i Napoletani ad uscire dalla città, per
attaccargli in campo aperto, non avendo forze bastanti per assalire la
città cinta di ben forti e ben difese mura. Ma i Napoletani deludendo
l'arte coll'arte, non vollero in conto alcuno partirsi dalla città,
niente curandosi del devastamento, che faceva Manfredi de' loro campi:
il quale ciò vedendo, pensò per altra parte cingerla di assedio,
e collocato il suo esercito nella Solfatara vicino Agnano[4] quivi
cominciò a devastare, e depredare tutto quel territorio, per allettare
i Napoletani ad uscire dalla città, già che vedevano l'esercito nemico
tra que' monti e quelle balze in luogo, donde con difficoltà poteva
scampare, se fosse stato inseguito. Ma i Napoletani, fermi nel loro
proponimento, non vollero abbandonare la città, ed esporsi a battaglia;
ed ancorchè Manfredi gli avesse più volte sfidati alla pugna, non
vollero in conto alcuno uscire; onde avendogli dopo l'invito aspettati
tre giorni, levò l'assedio, ed avendo devastati tutti que' luoghi,
partissi da quivi, e s'incamminò in altre parti di Terra di Lavoro per
mantenere in fede que' Popoli, acciocchè non seguitasser l'esempio di
Napoli, e di Capua,