AL CAFFÈ COVA.

Subito dopo il passaggio da Roma dell'editore Amodei per «trattare» la

seconda edizione del _Sant'Ambrogio_, arriva da Parigi monsieur de La

Roche per acquistarne la traduzione francese; poi il dottor Ueberbacher

del _Pester Lloyd_ per pubblicarlo in tedesco e in ungherese; poi un

collega, professore dell'Università di Upsala; poi un agente della «New

York's Editors Society»; poi una cognata dell'Ibsen, parente pure del

Björnson... insomma, tutto un gran da fare per Giordano Mari. Emma,

convinta ormai che il giorno da lei tanto desiderato e implorato,

per scappare con suo marito a Frascati o a Tivoli, non sarebbe mai

venuto, e ristucca delle furie del Cogoleto e dei dolciumi dello zio,

perde a un tratto la pazienza e decide, su due piedi, di scappar sola

all'Argentera:

— Io me ne vado! Proprio, proprio! Sono stufa, troppo stufa!... Io me

ne vado.

Giordano Mari alza gli occhi al cielo, sospira e acconsente:

— Sopra tutto io non sono un egoista. Non voglio tenerti a Roma,

sacrificarti, povera piccola, mentre lavoro... e il lavoro, come sai,

è la dura eppur cara necessità della mia vita. E adesso devo lavorare

ancor di più (_baciandola teneramente_), angelo mio; devo lavorare

per... lui. Va, gioia; va pure all'Argentera; ma ti supplico, per amor

del cielo, riguardati dal freddo. Dopo domani terrò la mia conferenza

_Sant'Ambrogio e Marcellina_, poi a Bologna due giorni e poi di corsa

all'Argentera, al ben meritato riposo, e al dolcissimo premio! Dirai

al fattore di provvedermi un bravo cane da caccia. Ho bisogno di

sgranchire le gambe — sempre al tavolino!... È un gran dolore vederti

partire; restar solo. Mah! È la lotta per la vita. In premio dammi un

bacio... (_Emma, distratta, lo bacia sulla barba_) No, no: angelo mio,

uno dei tuoi baci. E dimmi che lo comprendi il mio sacrificio, e che io

sono... molto buono! (_Si commuove per la dolcezza della propria voce

e scappa subito sul Corso, perchè non può resistere a veder sua moglie

e la Carolina a preparare le valigie_).

Emma si ferma a Milano appena una mezza giornata; vuole abbracciare il

babbo, venuto apposta per vederla, da Brenzonino, la villa dei Dionisy

in Brianza.

Anche la mamma desidera fare un'improvvisata alla figliuola; anzi, ha

già dato tutti gli ordini e le disposizioni per la carrozza ben chiusa

e per una mezza farmacia. Sono già pronte le pellicce, gli scialli, i

cuscini, i guancialetti e persino l'acqua per lo scaldapiedi; ma poi,

sul punto di montare in carrozza, cascante di forze e di vezzi e già

imbacuccata fra i veli come una donna turca, guarda il tempo... — Che

ne dici, Venceslao? — Il tempo le sembra un po' incerto; lo strapazzo,

cui potrebbe andare incontro, la spaventa.

— Che ne dici, Venceslao?... Che mi consigli di fare? Io, dopo, non

voglio accuse, processi. — Dio mio!... Non voglio colpe!... Non voglio

sentirmi sgridare nè da te, nè dal dottore.

Il cavalier Venceslao, sempre serio, grave, contegnoso, guarda il tempo

anche lui da tutte le parti, ma non risponde, non apre bocca... e la

signora Letizia manda un monte di baci alla figliuola e rimane desolata

a Brenzonino, a gemere, a lamentarsi con una boccetta di _Lavender

Salts_ sotto il naso, e a farsi compiangere dall'arciprete, per i

rigori eccessivi, tirannici, di suo marito e del dottore.

— Non mi è più permesso nemmeno di abbracciare la mia figliuola!

Alla stazione di Milano:

Il cavalier VENCESLAO (_prendendosi Emma fra le braccia, mentre scende

dal predellino del coupé e tenendosela stretta contro il petto_)

Dunque? Sei sicura?

EMMA. Sì! E la mamma?

VENCESLAO. Ti aspetta a Brenzonino, più presto che puoi! È tanto

contenta anche la mamma!... Voleva venire a Milano con me, ad ogni

costo; ma sono stato io a non volere, a impormi. Il dottore le ha

proibito assolutissimamente di pigliar freddo.

EMMA. E il dottore? Il mio buon dottore? Dov'è?

VENCESLAO. Verrà forse domani a trovarti all'Argentera. È partito, al

solito, per Val d'Olona. Carlo sta sempre poco bene.

— Oh, Carlo! Carlo! Povero Carlo! — Emma aveva ancora dimenticato. —

Ma come sta? È proprio molto ammalato? Non c'è pericolo, per altro? Non

c'è pericolo?

Il cavalier Venceslao scrolla tristemente il capo, avvolgendosi il

collo nel _foulard_ bianco e aggiustandosi con un colpo di mano le

larghe tese del grande cappellone di feltro nero:

— Pericolo no; almeno per ora.

Vinto il primo momento di emozione, il cavalier Venceslao è ritornato,

in mezzo al via vai della stazione e della gente che si volta a

guardarlo, molto serio, molto contegnoso. Aspetta diritto, immobile,

che Emma abbia finito di dare gli ordini e le indicazioni necessarie

alla Carolina, poi le offre il braccio per condurla alla carrozza.

EMMA (_appoggiandosi al braccio del babbo: affettuosa, carezzevole,

felice di rivederlo_) Eccomi! Son qui!... Sono ancora qui! La tua Emma!

VENCESLAO (_dopo aver fatto salire Emma in carrozza_) Dove andiamo a

far colazione? Al Cova?

Emma. Sì, sì. Come vuoi! Andiamo al Cova!

— Al Cova — ripete il signor Dionisy al cocchiere e montando accanto

alla figliuola, pur sorridendo affabilmente a chi lo sta osservando,

cerca di rimaner nascosto il più possibile nel fondo del landò.

Alla Porretta, mentre egli andava o veniva da Montecatini, i

viaggiatori di un altro treno di passaggio, scambiatolo per Verdi, gli

avevano fatto una simpatica dimostrazione. Il cavalier Venceslao ne è

rimasto commosso, ma ormai, per la sua delicata modestia, deve imporsi,

pure con una certa soddisfazione, i maggiori riguardi.

Al Cova, nel piccolo stanzino appartato, in fondo al caffè: i primi

che si presentano alla signora Emma (sanno ormai tutti, a Milano, che

vi sarebbe stata di passaggio) sono il nobile Barbarani e Guido Bardi.

Emma, dimenticando le ingiunzioni del marito, si affretta a chiedere al

giovane poeta le notizie di Fanny:

— È tornata a Milano?

Guido Bardi diventa rosso come un pomodoro e si ficca la lente

nell'occhio tanto per far l'inglese, mentre il Barbarani lancia un

rapido sorrisetto a Venceslao.

EMMA. È tornata a Milano, o è ancora sul lago?

GUIDO BARDI (_un po' rauco_) È andata... a Montecarlo.

— A Montecarlo? Come? — esclama Emma stupita, non perchè la Fanny

vi sia andata, ma perchè il giovane poeta è rimasto a Milano. — A

Montecarlo?

Il cavalier Venceslao, per distrarla e per cambiar discorso, le mette

dinanzi la lista delle vivande:

— Guarda, Emma, che cosa vuoi ordinare?

BARBARANI (_pure per cambiar discorso_) Sicchè, dunque, _benissim_! Di

trionfo in trionfo il nostro Mari! Son proprio _content_!

Venceslao afferma e approva coi cenni del capo, mentre Guido Bardi,

confuso dalle domande di Emma, s'è messo in un serio impiccio: ha la

lente non ben ferma nell'occhio e tiene in mano un calice colmo di

Madera, rimanendo immobile e muto fra due timori: quello di versare il

liquido e quello di lasciar cadere la lente.

BARBARANI. Io già, del resto, anche prima, ne ero più che _sicurissim_!

Il _Sant'Ambrogio_ sarà un gran capolavoro! L'ho sempre detto e adesso

ho la soddisfazione, la compiacenza di essere stato buon profeta. In

fatti, un entusiasmo generale. Anche tutti i giornali, per quanto

io non dia nessunissima importanza ai giornali — tutt'altro — (_si

arrabbia, perde la voce: tossisce_)... Ma quando, insomma, sono

unanimi nel dover constatare, in certo modo, la verità per forza, è

un bel vanto! E il nostro Mari l'ha meritato! Bravo! È un gran libro!

Stupendo! _Indovinatissim! E interessantissim!_ L'ho comperato anch'io,

certo! Sono stato il primo. E me lo tengo lì, gelosamente custodito,

sul tavolino accanto al letto. Sono smaniosissimo di leggerlo; ma...

col _Sant'Ambrogio_ non si scherza! Adesso ho l'approvazione del

bilancio, l'assemblea generale al Circolo artistico-letterario!

Voglio gustarmelo adagio, adagio, un po' per giorno, con tutti i

sette sentimenti! — È un gran capolavoro. Anzi, _benissim_, più ancora

d'un capolavoro, e il nostro Bardi, col suo buon gusto _sintetici...

sintetichissimo_, lo ha definito egregiamente: è un'opera... capitale!

GUIDO BARDI (_correggendolo_) È un'opera madre! (_Si risolve a un

tratto; beve di colpo, ma la lente gli cade proprio nel bicchierino e

spande tutto il liquido_).

BARBARANI. Un'opera madre! Ecco la parola giusta! A _proposit_

(_abbassando la voce e premendo affettuosamente sopra una mano di Emma

che ha già capito e arrossisce, pur continuando a mangiare di lena_)

Posso dunque congratularmi? Tanto più che, in certo modo, e per quanto,

pur troppo, indirettamente, posso vantarmi di averci contribuito

anch'io!... _Benissim!_ (_Ancora più sottovoce e continuando a premerle

la mano_) Bravo come il papà e _bel_ come la mammina!... Mi raccomando!

EMMA (_rossa rossa, servendosi di un secondo tournedos con tartufi e

rivolgendosi al Bardi per nascondere quel pochino di confusione_) E

lei? Lavora sempre, speriamo! Che cosa ci prepara di nuovo?

GUIDO BARDI (_come un piccolo Domineddio che si riposa dopo il sesto

giorno_) Niente.

EMMA. Niente? Che peccato!

Il cavalier VENCESLAO. Il vero artista è quando non fa niente che

lavora di più.

BARBARANI. È la mente, in certo qual modo, che continua a fantasticare.

EMMA. E la sua novella? È comparsa nella _Revue Parisienne_?

GUIDO BARDI (_parlando con la bocca tonda per tener su la lente che si

è rimessa nell'occhio_) L'ho passata al Figaro. Paga di più.

BARBARANI. _Benissim!_ Quando si può, bisogna imporsi! (_Dando un balzo

improvviso sulla seggiola_) E della gran novità, signora Emma?.. Che

cosa ne dice?

EMMA (_tenendo alzato fra le mani un piccolo calice di Château

Lafitte_) Quale novità?

BARBARANI. Come? Non sa? Le nozze di _can_?

— Le nozze di Cana?

— Appunto! Delle nozze di Cana, hanno fatto al club le _nozze di can_!

Ma, se ella ignora il grande avvenimento, non vorrei, alle volte,

riaprire una ferita, forse non ben rimarginata... e farle perdere il

suo maraviglioso appetito (_dando un altro saltetto sulla seggiola_) Il

matrimonio di Nino Sebastiani colla D'Arborio?

EMMA. Nino Sebastiani? Sposa la D'Arborio?

GUIDO BARDI (_lentamente: con suprema arguzia_) Per amore... e per

forza.

EMMA (_cogli occhi furbi, scintillanti_) Ma perchè le nozze... di Cana?

BARBARANI (_ridendo, urlando, tossendo_) Di _can_! Di _can_! Di _can_!

VENCESLAO (_con garbo e pacatezza, gustando insieme la spiritosità e i

tartufi_) Le nozze dei cani, perchè è un pezzo che si corrono dietro.

Tutti ridono: la lente di Guido Bardi corre un altro serio pericolo:

egli apre l'occhio, la fa cadere sul palmo della mano e la ripone nel

taschino della sottoveste.

BARBARANI (_abbassando la voce: avvicinandosi ad Emma_) Sa, non è vero,

della commedia o dramma, _Afrodite_, che il Sebastiani e la D'Arborio

hanno scritto in collaborazione?

EMMA. E che il prefetto di Milano ha proibito perchè, pare, fosse non

troppo morale?

L'idolo · 第 73 / 90 题