AMODEI.»

GIORDANO MARI (_in manica di camicia, dinanzi allo specchio

dell'armadio, si strappa con una pinzettina i peli bianchi della

barba: fra sè_) Che miracolo! Emma stamattina non si fa sentire! Forse,

dormirà ancora. (_Tende l'orecchio verso l'uscio_) No! c'è la Carolina.

Sarà in collera. Ieri gliel'ho fatta grossa! Tutto il giorno Richelieu

e niente Nino! (_Ammirandosi nello specchio dopo aver indossato

l'abito_) Povera piccola!... Faremo la pace. (_Spinge il capo, senza

bussare, in camera di sua moglie che sta facendosi pettinare dalla

Carolina_) Che capelli straordinarii!

Sente un'ondata del solito profumo _à la peau d'Espagne_, ma quella

mattina è una delizia.

— Buon dì, dormigliosetta! Nemmeno un saluto, per chiedere al povero

Nino come sta?

Emma voltandosi, mentre la Carolina le tiene sollevata tutta la grossa

e lunga massa dei capelli, stende le due mani a Giordano, ma per un

senso improvviso, come d'imbarazzo, non lo guarda in faccia.

GIORDANO (_colla sua voce più bella, colle modulazioni più tenere,

stringendole le due mani e baciandola in mezzo alla testa sulla riga

dei capelli, sottile come un filo di refe bianco_) Guardami, gioia.

Sono bello come prima?

Emma lo guarda, ma non gli osserva la bocca e arrossisce come una

fiamma, perchè vede nello specchio, o le par di vedere, la Carolina che

si sforza per non ridere.

GIORDANO (_convinto che sua moglie è in collera per la «cattiveria» del

giorno innanzi e voglioso di far la pace, siede sopra una seggiolina di

fianco alla toeletta, in faccia, vicinissimo ad Emma_) Hai un _cerino_

oggi, come direbbe il nostro buon dottore, un _cerino_ incantevole. Sei

fresca, bella, «bella al par d'una rosa». Non è vero, Carolina?

EMMA (_alla Carolina: un po' irritata_) Fa presto!

GIORDANO (_sorride fissando Emma e facendo sfoggio più che mai dei

bellissimi denti_) Com'è buono, soave l'odore dei tuoi capelli! È un

_peau d'Espagne_ delicatissimo! (_Fiutando a lungo e chiudendo gli

occhi_) Un'ebbrezza!...

Emma si alza, con le mani agili dà gli ultimi tocchi di pettine ai

riccioletti della nuca, poi, senza levarsi l'accappatoio, manda via

la Carolina. Non può più vederla! Le riesce seccante, fastidiosa,

insopportabile!

— Va! Va! Mi vesto sola.

La Carolina è intelligente: non fiata nemmeno; ma pensa, fra sè,

andandosene pianino e chiudendo l'uscio, che l'ha sbagliata: ha fatto

molto male a parlare.

GIORDANO. Ancora non mi hai dato un bacio. Sei proprio in collera?

_Emma_ (_adesso che non c'è più la Carolina lo guarda, lo guarda bene;

ma non lo bacia sulla bocca; diventa rossa di nuovo e trova un altro

posto dove baciarlo, sotto l'occhio_) Ha scritto la mamma! Se vuoi la

lettera, è nella mia cartella: guarda sul letto.

GIORDANO. Dunque, mi hai perdonato?

EMMA. Lasciami far presto. — Sai? — Dev'essersi perduta una lettera del

dottore. (_Si leva l'accappatoio, sempre in fretta, per terminare di

vestirsi_).

GIORDANO. Ti aiuto io?

EMMA. No, no. Da me sola fo più presto. Carlo andato a Val d'Olona, ma

non sta ancora bene.

GIORDANO. Cara, cara, cara! Perdonami. Ti prego, ti supplico! Perdonami.

Emma si arresta... Lo guarda seria seria, a lungo, prima in collera,

poi cominciando a sorridere. È l'incanto, la carezza della voce tenera,

morbida. È il fascino dell'amore, il primo amore dei suoi vent'anni!

— No. Sei stato troppo cattivo. Lasciami far presto.

— Cara, cara, cara! Perdonami! Ti prego! Lo voglio! Perdonami!...

Emma si sente stretta fra le braccia di suo marito: tutto dimentica,

tutto svanisce, si sente vinta. È l'anima risorta in estasi! È la

gioia, è la vita che torna nel cuore palpitante!

— Povero Nino mio — pensa in cuor suo — ha detto una piccola bugia,

soltanto per piacermi! — Si volta, lo fissa colle pupille lucenti,

tremule. Emma perdona, e gli butta a sua volta le braccia al collo

coprendolo di baci. — Nino! Tesoro! Mio!...

Si bussa forte all'uscio:

— Un pacco della ferrovia. Libri.

GIORDANO. _Il Sant'Ambrogio!_ (_D'un salto correndo ad aprire_) Avanti!

Emma, ancora in sottanina, ha appena il tempo di scappare nell'altra

stanza. Poi, dopo un momento, appena l'agente della ferrovia che ha

portato i libri se n'è andato, si nasconde, aspettando che Nino corra

a cercarla. — Niente! — Allora, corre lei, cacciando il capo innanzi,

e sorridendo: — Hai chiuso l'uscio?

GIORDANO (_sforzandosi inutilmente per rompere la corda del grosso

pacco_) Dammi una forbice.

EMMA (_correndo gli dà la forbice e gli fa una carezza_) Hai chiuso

l'uscio?

GIORDANO (_distratto: tutto intento a disfare il suo pacco_) Non so.

Guarda.

Emma non guarda e, invece, finisce di vestirsi.

GIORDANO (_ammirando uno dei grossi volumi in ottavo che formano il

pacco_) Magnifica!... Bravo Amodei! È una splendida edizione! (_Legge

il frontespizio_): Giordano Mari, _Sant'Ambrogio_.

EMMA (_rimasta sempre un po' distratta_) Come? È il _Sant'Ambrogio_?

Fammi vedere!

— Guarda, gioia. È il mio _Sant'Ambrogio_! Che bella carta! Che bei

margini! Forse la copertina, se fosse stata un po' più chiara.... Non

ti pare? Il titolo risalterebbe meglio!

EMMA (_cogli occhi incantati, seguendo un pensiero che sempre più si

allontana_). È bello lo stesso!

GIORDANO. Ma se fosse stata più chiara, per l'effetto della vetrina

sarebbe stato molto meglio. Adesso prendo la carrozza e in fretta.

(_Guarda l'orologio_). Le dieci e mezzo. Sono quasi le dieci e

mezzo. Porto due copie del _Sant'Ambrogio_ allo zio e le altre due al

Cogoleto.

EMMA. E per me?

GIORDANO. Domani, o dopo, arrivano tutte le altre.

— Mi avevi promesso la prima copia.

— Sono tutte eguali, cara! Anzi, la tua te la farò legare. Una legatura

artistica, di stile antico.

EMMA (_che sente il bisogno di arrabbiarsi_) Però, mi avevi promesso la

prima copia!

— Una allo zio e l'altra al segretario dello zio! Sono urgentissime,

per la stampa. Più presto le consegno e più presto i giornali amici

possono parlarne e dare l'imbeccata! Per te, invece, giorno più, giorno

meno, è lo stesso.

— No, che non è lo stesso. E le altre due copie? Tutt'e due al

Cogoleto? Perchè tutt'e due?

GIORDANO (_sbuffando_) Perchè il Cogoleto mi ha pure promesso di

procurarmi due articoli favorevolissimi, e in due giornali radicali,

che nella mia condizione, collo zio al Governo, mi premono anche di

più. (_Cacciandosi in testa il cappello e cercando i guanti_) Anzi, gli

scriverai un bigliettino più tardi, invitandolo a pranzo. (_Ridendo_)

E ti metterai quel tuo famoso abito ch'egli chiama «all'andalusa» e

che lo fa andare in visibilio! (_Serio_) Non bisogna lasciar tempo al

_Corriere Romano_, alle rane, cioè ai rospi, di alzar la voce per i

primi. Guai se il pubblico rimane mal prevenuto. Sono rovinato! (_Fa

per avviarsi_).

EMMA (_sempre più attonita e mortificata_) Vai via... proprio così?

GIORDANO (_dandole un bacio in fretta e in furia, col cappello in

testa e le quattro copie del volume due per mano_) Ciao, cara! Porta

pazienza, per oggi! Non farmi quegli occhi, viva Dio! Che cosa c'è da

piangere? Domani, non sono tutto per te? (_Va via_).

EMMA (_correndogli dietro: sull'uscio_) Ti aspetto a colazione.

GIORDANO (_in fondo al corridoio: senza voltarsi_) Sì.

Invece non è più tornato... ed Emma ha fatto colazione sola.

E tutto il giorno rimane sola in quella camera d'albergo, senza vedere,

senza parlare con anima viva. Legge, scrive al babbo, alla mamma, al

dottore per avere le notizie di Carlo. — Oh, Carlo, povero Carlo, com'è

buono! — E, mentre scrive, prova una commozione, un intenerimento

strano, morboso. Le lacrime le cadono grosse sulla carta, e deve

smettere anche di scrivere. Non si sente bene. Tutto il giorno, tutto

il giorno chiusa dentro, in una stanza; forse le ha fatto male il

calorifero. Le gira la testa; prova un senso di nausea. Ma più di tutto

è la noia! Quando la noia attacca i nervi diventa una malattia.

Verso le sei, quando può, viene lo zio a prenderla per la passeggiata,

ed Emma, prima e dopo le sei, corre due volte alla finestra; ha sentito

una carrozza fermarsi tutt'e due le volte, e ha sperato che fosse lo

zio! Le avrebbe ripetuto la solita tiritera; le avrebbe voluto baciar

la mano, guardare i piedini. Oh, ma almeno, avrebbe potuto parlare con

qualcheduno!...

Invece niente! Quel giorno... nemmeno Richelieu!

— Auf! Che noia! Che noia! Come sono stufa! Stufa, stufa di questa

Roma! A Milano avrei il babbo! Caro, caro il mio babbo! (_E colle

labbra gli manda un bacio_) E all'Argentera, anche sola, avrei almeno

i miei fiori!

Giordano Mari torna appena per il pranzo, e arriva ansante, gridando,

ancora colla fretta e colla furia, come se n'era andato. Il Cogoleto

aspetta d'abbasso, nella sala da pranzo; e lo zio li aspetta a teatro,

per le nove e mezzo.

GIORDANO (_ad Emma_) Presto! Facciamo presto! C'è appena il tempo di

vestirsi! Che cos'hai? Oh, ma ti prego, ti raccomando! Ancora quegli

occhi! Oggi, proprio oggi! Sono assolutamente fuori di posto! Tanto

più che io voglio vederti contenta, perchè sono contentissimo anch'io.

Spero bene! Dopo la guerra atroce che mi hanno giurata, si tratta

della lotta per la vita e... pazienza! Devo sottomettermi al giogo

più odioso, che ho sempre aborrito di più: a quello della _réclame_!

Sorridi, ridi, cara, per amor di Dio! Tu anzi... sei tu che devi

spingermi, farmi coraggio, tenermi allegro! Si tratta della cattedra!

Lo zio ha promesso! Tutto dipende dal _Sant'Ambrogio_. Capirai, non

è per la vanità di ottenere un gran successo — io, resto io! — Ma

devo farmi una posizione! Lo sai anche tu; devo lavorare (_sorridendo

affettuosamente, tanto più che bisogna far presto a calmare Emma, per

non far troppo aspettare il Cogoleto_), devo lavorare per vivere e

guadagnar molto, molto... (_abbracciandola_) con un tesoro in casa, che

mi spende quasi trecento franchi soltanto in sapone! Fa presto, gioia!

Emma lo guarda, lo fissa stupita... e vede il sorriso dei bei denti

bianchi, e le corrono alla mente le parole della sua prima lettera:

«... Povero, io avrò l'immensa ricchezza di essere il solo padrone di

me stesso — sempre indomabile e fiero...»

— È lui! Giordano Mari! È lo stesso di Milano! Ma pure com'era diverso

quella domenica nella sala del Circolo artistico-letterario! E dopo in

via San Paolo? E dopo, e dopo, all'Argentera... E dopo, fino a Napoli?

Mah!... — sospira e pensa la giovane donna, mentre sta abbigliandosi

e facendosi bella per il deputato Cogoleto e per lo zio ministro. —

Mah!.. quello era il sogno, l'incanto... E la vita, la realtà, si sa

bene, è sempre diversa. È brutta; è molto brutta la vita, la realtà!

Il giorno dopo, non succede altro che un piccolo cambiamento del giorno

prima: suo marito viene invece a colazione... e non a pranzo; mala

sera, tardi, in compenso, le porta a casa, da leggere, uno splendido

articolo sul _Sant'Ambrogio_; anzi, lo legge tutto lui, lentamente,

colla bella voce alta e sonora.

— Porta pazienza, gioia cara. Forse, anche domani sarò occupatissimo,

e forse, temo, dovrò pranzare col direttore del _Corriere Romano_; ma

poi, dopo, tutto per te!

Lo zio ministro aveva parlato chiaro e lo aveva consigliato bene:

— Vuoi che il tuo volume sia lodato e portato alle stelle? Allora, devi

non solo farti valere, ma farti vedere. I giornalisti sopra tutto! Ti

raccomando i giornalisti! Non basta conoscerli, farsi presentare; ma

bisogna frequentarli, viver con loro. Gridano, strepitano, certe volte;

ma sono, in fondo, bravissimi ragazzi, divertenti, pieni di spirito e

che ti daranno tutta la celebrità e la gloria che desideri, al patto di

goderla un po' tutti insieme. — Perchè fabbricare un grand'uomo... per

gli altri? Con che gusto? — E se tu resti chiuso, nascosto all'albergo

con tua moglie, il _Sant'Ambrogio_... sarà un mezzo fiasco. Il suo

valore? Il suo merito intrinseco, tu dici? Ma chi saprà mai, davvero,

se è un capolavoro o, scusa, una bricconata? Nessuno; nè tu che lo hai

scritto, nè i tuoi critici... che non lo hanno letto! Caro mio, non

è il libro che bisogna fare; bisogna fare l'autore! Tanto è vero che

ci sono molti autori celebri, che non hanno mai scritto niente! Hai

capito? Mi spiego?

Giordano Mari ha capito benissimo; si mette a far la vita dei caffè

e del Corso, affidando la moglie allo zio, che diventa sempre più

galante, e al Cogoleto, che diventa sempre più geloso. Ma, anche nel

poco tempo che passa colla moglie, Giordano Mari non si occupa di lei,

ma del _Sant'Ambrogio_, sempre il _Sant'Ambrogio_, il quale comincia,

del resto, ad essere discusso seriamente ed apprezzato, ammirato dalla

gente colta, dagli studiosi.

— Io non ti credevo capace di tanto! — dice un giorno Sua Eccellenza al

nipote, guardandolo in faccia con un'espressione diversa dal solito, ed

ammirandolo sinceramente. — Io non ho ancora avuto il tempo di leggere

il tuo libro, ma me ne hanno parlato molto favorevolmente persone

competentissime e tutt'altro che di facile contentatura. Il senatore

Bernabeis — nientemeno! — il principe dei nostri storici, l'arca

santa dell'erudizione!.. Ieri sera, dalla principessa di Campolatino,

ha proclamato il _Sant'Ambrogio_ un'«opera poderosa», un'«opera

madre». Bravo! Sono contento! «Vergin di servo encomio», ti fo i miei

complimenti e ti stringo la mano!

I medesimi «astiosi parrucconi», che non avevano mai preso sul serio

Giordano Mari, nè come letterato, nè come storico, nè come critico,

dopo che il Bernabeis ha letto e lodato il _Sant'Ambrogio_, vogliono

vedere «che cosa c'è.» Lo leggono però con diffidenza, sogghignando, ma

poi, onestamente, devono modificare il primo giudizio:

— Giordano Mari è un uomo che sa il suo conto. Non si scherza! Il

_Sant'Ambrogio_ non è un libro che s'improvvisa!... Ma perchè dal

momento che ha la libera docenza a Bologna, non fa lezione?... È un

valore...

E Sua Eccellenza passa di maraviglia in maraviglia!

— Ma, sai, che, col riuscire a farti leggere dai contemporanei, hai

fatto un gran miracolo?.. — È vero che sei stato felice nel titolo, e

che hai avuto anche la combinazione fortunatissima di aver trovato un

primo lettore: il Bernabeis. Già, dovrò finire col leggerlo anch'io!

Ma, intanto, dal momento che hai chiesto e ottenuto la libera docenza

a Bologna per un corso...

— Sulle _Origini dei Comuni italiani_.

— Precisamente; perchè non fai qualche lezione? Prendi un capitolo del

_Sant'Ambrogio_ e la lezione è bell'e scritta.

GIORDANO MARI (_con dignitosa maestà_) Questo poi no. Io mi vanto di

essere sopratutto sincero e originale!

Tornato di moda, rimesso sul candeliere e illustre più di prima e

con più credito, Giordano Mari torna sereno, affettuoso, espansivo,

sorridente, e torna a sentirsi benissimo. Anche il dolorino persistente

alla nuca, il «tarlo che rode» è scomparso. In casa ci sta pochissimo;

non ha mai tempo! — ma in quelle ore fuggevoli la sua Emma, dolce

e buona, la sua Emmina, bella e cara, è sempre «la dilettissima»,

«l'adorata» dell'Argentera!... E, anche fuori di casa, egli è cortese,

alla mano, affabile con tutti. Dà del tu e si prende a braccetto

l'ultimo dei _reporters_ come gli uomini del Governo, i colleghi

dello zio. La sua superbia s'è rannicchiata dentro di lui; sembra

dormicchiare, beatamente soddisfatta, dopo una lauta indigestione di

lodi. Soltanto lui è un grande storico, un grande letterato, un grande

oratore, un grande lavoratore, insomma il solo grande nei varii generi;

ciò si sa e si deve sapere. Gli altri sono tutti asini e facchini; ma

questa sua profonda e immutabile opinione egli la esprime senza astio e

senza livori, serenamente e dolcemente, più col silenzio e coi sorrisi

indulgenti che non a parole. Egli passeggia sul Corso, il cappello a

cilindro sulle ventitrè, pavoneggiandosi come a Milano, nella modesta

e oscura via di San Paolo, le falde del lungo abito nero svolazzanti,

raccogliendo strette di mano, sorrisi, complimenti, congratulazioni

e scappellate, ch'egli porta all'_Albergo Milano_ condensate e mutate

in altrettante carezze, in altrettanti baci per sua moglie. Non è più

rabbioso, invidioso, bisbetico; si entusiasma invece per i cappellini

e le acconciature che fanno risaltare la bellezza di Emma.

— Cara!... Gioia!... Vieni a darmi un bacio! — E quando Emma si

alza in punta di piedi per baciarlo, non più sulla bocca, ma sotto

l'occhio, egli la guarda sorridendo, «povera piccola», e gli par quasi

impossibile che possa arrivare a tanta altezza.

— Fatti bella!... Sì, sì; sempre più bella! Anche tu devi rifulgere di

gloria, e la bellezza è la gloria della donna!

E, dopo il _Sant'Ambrogio_ e il suo trionfo, Giordano Mari non è più

nemmeno geloso.

— Quel Borghetti!... (_Sorridendo con bontà_) E dire che ha avuto la

debolezza di non scrivermi nemmeno un bigliettino!.. Non mi ha nemmeno

telegrafato per il grande successo del _Sant'Ambrogio_! Ho fatto bene

a levare la dedica. È un invidioso!... Tutti si sono fatti vivi in

questa circostanza! Il Barbarani, Guido Bardi, l'onorevole Simonetti,

la marchesa Gonzales... persino la d'Arborio, per quanto innamorata di

Nino Sebastiani; ma, invece, il signor architetto, niente. Si capisce,

del resto, povero diavolo: invidia e gelosia. Carlo Borghetti?... Chi

è? Il gran talentone di Milano, e che a Roma nessuno conosce, tranne

quel tribuno _quarantottesco_ di Pietro Schiavino. Pietro Schiavino?

Ah! ah!... Il solo punto nero in mezzo a tanto cielo azzurro.

Giordano Mari gli ha mandato subito il Sant'Ambrogio, e, abbandonando

per la circostanza lo stile novissimo, gli ha fatto una dedica alla

Garibaldi:

ALL'ATLETA DELLA LIBERTÀ E DELL'AVVENIRE

QUESTO PROPUGNATORE DEL PASSATO.

Poi aspetta; ma non arriva niente. Giordano Mari non riceve nessun

bigliettino di ringraziamento. Compera il _Popolo_ tutti i giorni...

niente; il _Popolo_ non parla del _Sant'Ambrogio_.

Che il volume si sia smarrito negli uffici di redazione? È tanto

facile! E si affretta a mandare una seconda copia:

ALLO STRENUO E INTEGERRIMO CAMPIONE

DELL'IDEALE

UN «UOMO GIUSTO» D'ALTRI TEMPI.

(_Omaggio e ricordo dell'autore,

coi più affettuosi e cordiali saluti_)

Niente. Anche dopo l'invio della seconda copia, nessuna risposta,

nessun articolo.

— Che villano!... Avrebbe dovuto imparare un po' di educazione dal

senatore Bernabeis!

E, uno dopo l'altro, manda il _Sant'Ambrogio_ a tutti i redattori

ordinarii e straordinarii del _Popolo_. Poi, finalmente, visto che non

riesce a ottenere nemmeno l'annunzio, si dà pace infischiandosene con

un'alzata di spalle:

— I rospi... lasciamoli tacere!

Una sera, prima di pranzo:

Due carrozze sono ferme presso l'_Albergo Milano_. Una carrozza di

piazza per condurre Giordano Mari a Ponte Molle: un pranzo di amici, di

tutti i colori: redattori della _Monarchia_ e del _Corriere Romano_,

dell'_Avvenire_ e della _Croce di Malta_. E un grande _landò_ di casa

Campolatino che aspetta donna Emma.

La principessa di Campolatino, in voce d'essere la Ninfa Egeria del

presidente del Consiglio, di solito non riceve che uomini, e non è

molto amabile colle signore belle. Donna Emma è la nipote del ministro

della pubblica istruzione; è la moglie di un grande scrittore in voga,

e poi è milanese — è a Roma soltanto di passaggio — e non c'è da temere

per la concorrenza.

Il numero 30 e il numero 31 sono inondati di luce e di profumo _à la

peau d'Espagne_. L'uscio di comunicazione è spalancato. Giordano Mari,

ancora in pantofole e in maniche di camicia, va innanzi e indietro

affrettatamente, come se le due camere fossero ormai una sola. Ad Emma

che sta pure abbigliandosi:

— Se per caso non posso venire stasera dalla principessa, nemmeno sul

tardi, ti prego, cara, le farai le mie scuse. Le dirai che un gruppo di

giornalisti mi ha offerto un gran pranzo a Ponte Molle.

EMMA (_che ha sempre, da poco in qua, una cert'aria indagatrice_) Ma

se mi ha detto il Cogoleto che sei tu che hai invitato i tuoi amici a

Ponte Molle?

GIORDANO (_senza arrabbiarsi_) Ti prego, gioia; non diventare

contraddicente, e sopra tutto non diventare una pedante. Pensa che sei

perfetta, in tutti i sensi, cara; dunque, per amore della bellezza e

dello spirito, non guastarti. Dove hai messo l'allaccia-scarpe?

— Guarda sul canapè.

— Che ora è?

— Le sei e mezzo.

— E prima delle sette devo trovarmi da _Aragno_! Cara, suona per

l'acqua calda.

— È andata la Carolina.

— Ho avuto tanto da fare, da girare! Sarò proprio costretto a tenere

questa conferenza su _Sant'Ambrogio e Marcellina_. (_Cantarellando_)

_Sint pura cordis intima_... Poi alla biblioteca... Devo raccogliere i

materiali per fare almeno due lezioni a Bologna: _La verità contro la

leggenda e Sant'Ambrogio nelle sue lotte cogli ariani_. Poi le feste,

i pranzi, le presentazioni, le visite!... In questa Roma, non c'è tempo

nemmeno di respirare!

— C'è tempo soltanto di annoiarsi.

— Ecco! Da capo! La pedantina cara che fa la contraddicente!

(_Baciandola sulla spalla nuda, mentre Emma si stringe nel busto_) E

che così... ha sempre ragione.

EMMA (_rimasta fredda, indifferente_) Se non mi lasci far presto,

arriverò in ritardo.

GIORDANO (_un po' piccato_) Ma la Carolina, viene sì o no coll'acqua

calda? (_Riprendendo il discorso di prima_) Adesso, che, finalmente,

dopo tanto lavoro e tante amarezze, ho il mio quarto d'ora di legittima

soddisfazione, tu ti annoi: quando invece ero ammalato e avevo un

cumulo di dispiaceri, allora ti divertivi.

EMMA. Non mi divertivo, ma allora vivevo con te; si stava sempre

insieme, e adesso invece... sono sempre sola.

GIORDANO (_di nuovo ridendo_) Sola? Collo zio, col Cogoleto, con cento

altri, sempre d'attorno e tutti innamorati?

EMMA. Quando dico sola, intendo dire senza di te. Del resto, anche il

signor Cogoleto finisce per seccarmi... molto.

GIORDANO. Per amor del cielo! È tanto permaloso!

EMMA. Sia pure permaloso quanto vuole! Soltanto mio marito potrebbe

permettersi certe osservazioni, certi musi e certe spostature, che

si permette invece il signor Cogoleto, colle persone che mi accomoda

di ricevere! E... tuo zio... (_aggrotta le ciglia e si punge con uno

spillo_).

GIORDANO (_inquieto_) Che c'è di nuovo? Anche collo zio? Cosa c'è?

— Niente. Soltanto, spero... finchè resto a Roma, visite all'albergo

non me ne farà più.

— Quando è venuto?... Oggi?

— Sì, oggi.

— Che cosa gli hai detto? Cos'è successo? Voglio sapere che cosa gli

hai detto.

— Taci!... La Carolina!

Infatti, la Carolina entra in quel punto coll'acqua calda.

GIORDANO (_fra sè; versando l'acqua calda con impeto, e buttandola

mezza fuori della catinella_) Sta a vedere che mi disgusto, proprio

adesso, col Cogoleto e collo zio! (_Asciugandosi le mani si avvicina

ad Emma, che sta mettendosi i gioielli e la interroga fissamente negli

occhi: la Carolina, in fondo alla camera, ferma i bottoni ai guanti_).

EMMA (_sottovoce_) Niente. Le solite confidenze sempre più spinte e che

io non posso, non voglio più permettere assolutamente.

GIORDANO (_pure sottovoce_) Hai ragione. Ma come vi siete poi lasciati?

In collera?... Com'è andato via?

— Domandandomi scusa.

— Allora non era in collera?

— No, ma...

La Carolina si avvicina coi guanti, il dialogo resta interrotto.

EMMA (_forte_) Non ti ho detto che mi ha scritto il fattore.

— Quello dell'Argentera?

— Sì, il signor Formenti. È arrivata tutta la tua roba da Padova,

e tutto il mobiglio nuovo per le nostre due camere e il tuo piccolo

studio del primo piano.

Giordano Mari, per allontanare da Emma ogni idea di recarsi a Padova,

le aveva detto di essere in rotta con suo fratello, e ormai in modo

irreconciliabile, per molte ragioni di interesse e sopra tutto di

decoro. La «sua roba» erano poi le casse dei suoi libri ed alcuni

oggetti che gli appartenevano, ancora per l'eredità di sua madre:

erano gli abiti e la biancheria che lo avevano raggiunto a Padova

l'ultima volta che c'era stato. Tutta roba che allora, per non farsela

correr dietro, aveva lasciato in deposito alla Veronica, e che poi,

già da tempo, aveva scritto a Tancredi di fargli recapitare, in porto

assegnato, all'Argentera.

GIORDANO. Benissimo! La mia roba, i miei libri! I miei libri andranno

tutti nel mio studio del primo piano, vicino alla mia camera da letto.

Si bussa all'uscio: chiamano la Carolina, che va fuori, a vedere.

GIORDANO (_appena uscita la cameriera, avvicinandosi vivamente a sua

moglie_) È in collera, dunque?... Lo zio è andato via in collera?

EMMA. Non so; non credo; ma appunto, perchè io sono stufa e per evitare

possibili dispiaceri... ti dirò poi una mia idea.

— Quale? Che idea? Sentiamo.

— Tu resti a Roma per la tua conferenza, poi vai a Bologna per la

tua lezione, ed io, intanto, vado avanti sola, per due o tre giorni,

all'Argentera; metto tutto a posto, la tua roba e la mia, il tuo studio

e le nostre camere, e poi, quando sei libero, vieni a prendermi e si

passa un po' di tempo a Milano, com'è già stato fissato, tutti insieme,

col babbo e la mamma.

Quasi quasi, l'idea non dispiace a Giordano Mari. — Perchè no? — Un

paio di settimane solo, libero... Potrebbe prepararsi a modo suo per

la conferenza e per la lezione, senza l'incubo di Emma che sente,

che ascolta dietro l'uscio... Sempre fuori a pranzo senza più il

pericolo di andare in collera col Cogoleto o coll'Albertoni, e poi

di nuovo, dopo gli allori, l'«adorata» che lo aspetta nei lieti ozii

dell'Argentera. — Perchè no? — Quasi quasi, l'idea non gli dispiace. Ma

non bisogna mostrarsene troppo contento, per non dare dispiacere alla

piccola cara.

— Ah! Ah! — Giordano sorride senza ironia, piacevolmente. — Vorresti

ch'io ti lasciassi andar sola all'Argentera?... L'Argentera non è molto

lontana da Val d'Olona. Potresti avere più fresche e più sicure le

notizie del cuginetto!... del giovane Werther!

— Carlo! Oh, povero Carlo! Come lo dimentico sempre!

Con questo pensiero e con questo rimorso, che le attraversa l'anima,

Emma fissa Giordano: per la prima volta, i due uomini li vede riuniti

dinanzi ai suoi occhi e al suo cuore:

— Come sono diversi! Come sono diversi!

Ma non è che un lampo. Rientra subito la Carolina con una grossa

lettera portata da un usciere del Ministero.

CAROLINA (_consegnando il grosso letterone ad Emma_) Da parte di Sua

Eccellenza. Ho fatto domandare: non c'è risposta.

GIORDANO (_vivamente_) Che cos'è? Guarda cos'è.

EMMA (_che sta puntandosi nei capelli una piccola stella di brillanti_)

Adesso... Subito...

GIORDANO (_strappando la lettera di mano alla Carolina_) Guardo io.

(_Straccia la busta_) Ci sono delle bozze di stampa e un biglietto!

(_Legge il biglietto sottovoce, poi forte, con un'esclamazione di

gioia_) È l'articolo della Rivista Nuova!

È l'articolo già da tempo promesso e annunziato dall'Amodei; Giordano

Mari sapeva che doveva uscire in quel numero, ma l'improvvisata gli fa

molto piacere lo stesso! (_Contentissimo, rivolgendosi ad Emma_) Lo zio

non è rimasto in collera! Tutt'altro! (_Rilegge il biglietto ad alta

voce_) «Cara nipotina. Il mio segretario mi comunica le bozze di un

articolo che uscirà nel prossimo fascicolo della _Rivista Nuova_. Io mi

affretto a mandartelo, sperando di farti piacere e baciandoti la bella

manina... in ginocchio». In fondo, è un buonissimo diavolo! (_Guarda

l'orologio_) Sono quasi le sette. Non importa! Aspetteranno. (_E legge

a brani, ad alta voce, l'articolo_) «_Habemus_ un libro! Anzi, un libro

è dir poco. Abbiamo un'opera, nel senso preciso e grande della parola:

un'opera insigne, completa, che rispecchia tutta una esistenza di

ricerche, di studii,» — Bravo! — «di intuizioni, di divinazioni!»

— Bravissimo!

«... Pareva smarrita nella nostra letteratura storica e scientifica la

robustezza tradizionale di quelle visioni retrospettive che sembrano

gettare sprazzi di luce e di calore sul passato. Giordano Mari col suo

_Sant'Ambrogio_ ci ha provato che in Italia, non solo si sa ancora

_scrivere_, ma si sa ancora _pensare_». — Benissimo! — «E quando il

pensiero critico, l'indagine storica, l'evocazione artistica, assurgono

al valore contenuto in queste pagine, la monografia diventa poema: non

si narra più, ma si crea».

— Precisamente!

«... L'efficacia riproduttrice dell'opera del Mari sul grande vescovo

di Milano, fa ripensare alla trasmigrazione degli spiriti, nel senso

che l'autore sembra uomo dell'epoca che ha impreso a dipingere, rinato

nella nostra età volgare per riaccendere entusiasmi e fedi quasi spente

omai nell'anima del popolo».

— Anche questo è verissimo!

«... Per noi il _Sant'Ambrogio_, più che un libro raro, è una gloria

della patria. Lirica e romanzo, storia e archeologia, gli uomini

e i monumenti, il mesto insegnamento che emana dalle morte cose e

l'inno fremente alla vita, tutto si alterna nelle pagine strane,

dense, mirabilmente scritte e istoriate di questo _Sant'Ambrogio_,

che Giordano Mari ha dato alle stampe. Quanti anni di lavoro, quante

veglie, quanti entusiasmi ha chiesto un libro simile al suo autore?»

— Verissimo! — «La poderosa monografia del Mari sull'età tipica delle

libertà comunali lombarde si affaccia come un prezioso anacronismo. V'è

in questo libro il profumo aspro, la rude poesia di quei secoli remoti.

Nessuno, a parer nostro, potrà trovarvi traccia di una sola imitazione

pedissequa e indolente». — Ah, no, viva Dio! — «Tutti quelli, che

vorranno studiare e scrivere del personaggio insigne e dell'epoca sua,

dovranno a quest'opera attingere come alla fonte più schietta, alla

più doviziosa miniera. Il _Sant'Ambrogio_ si afferma, nella produzione

letteraria dell'anno, come l'_opera madre_». — È un bellissimo

articolo. Sono contentissimo! Carolina! Fa presto, il calamaio! (_Ad

Emma_) Scrivi, subito, una parola a nostro zio per ringraziarlo!

EMMA (_che ha già indossata la pelliccia_) Io? No. Questo poi, no!

GIORDANO (_facendosi il nodo alla cravatta e pestando i piedi perchè

nell'orgasmo, nella fretta, non gli riesce bene_) Allora gli mando un

telegramma, io, per tutti e due?... E finiscila di guardarmi con quegli

occhi attoniti, incantati. — O sì... o no! — O fingere di non saper

niente, o prenderla sul serio e andare sino in fondo, magari con una

buona sciabolata!.. Risolvi!

EMMA (_con un'alzata di spalle_) Fa come vuoi!... (_E se ne va senza

aspettarlo_).

Che brutti giorni! Che brutti giorni!

— Sì! Sì! Voglio partire da questa Roma! — sospira Emma in cuor suo,

chiusa nel landò della principessa di Campolatino. — Oh, vivere un po'

sola, tranquilla, all'Argentera. _Sola_?... Sì, sola; sola davvero.

Ma poi, un giorno, non è più il pensiero dell'Argentera, della

tranquillità, della solitudine che le sorride. È un altro: un

pensiero che le infonde un nuovo slancio di affetto, di abbandono,

di riconoscenza e di perdono, d'indulgenza, per suo marito. Sì, sì;

a Roma, anch'essa era stata un po' cattiva, puntigliosa, capricciosa,

ingiusta. In fine, che cosa gli può rimproverare? Qualche debolezza,

qualche momento di cattivo umore, e poi?.. Mente altro!.. Ma, sotto

il suo apparente egoismo, sotto la sua apparente vanità, sotto il suo

orgoglio, egli era mosso da un sentimento nobile, delicato, elevato.

Egli voleva crearsi uno stato col proprio lavoro, col proprio ingegno,

coi propri studii, col proprio nome. Era vero che dapprima gli avevano

mosso una guerra sleale, atroce, ed era naturale che adesso egli si

comportasse in modo da difendere sè stesso e il valore di un'opera

veramente bella, veramente grande...

Oh, Nino! Il suo Nino era buono! Era caro! È lui che la rende beata! È

lui che la rende felice!

Giordano vede sua moglie diventare ancora più bella, più ridente... E

come prima, più di prima, affettuosa, amorosa, innamorata...

È pallida qualche volta, ma con una tenerezza infinita negli occhi

luminosi...

— Che hai, gioia?

Emma si avvicina per parlare. Ma la parola che sta per dire si arresta

e finisce in un bacio.

— ... Se ancora, se non fosse vero?...

Ma una mattina guarda fisso fisso suo marito, sorride, poi gli butta le

braccia al collo e scoppia in lacrime.

GIORDANO (_con un grido di gioia_) Sì? Sei proprio sicura?...

— Credo... spero; spero tanto!

— Oh, ma brava!... Brava, la mia piccola cara! Bisogna telegrafare

subito a Milano, alla mamma, al babbo...

EMMA (_diventando ancora più rossa_) No! No! No! E se... non fosse?

— Hai ragione! (_Guardandola sorridendo, accarezzandola, stringendola

amorosamente fra le braccia_) La mia gioia cara, il mio tesoro... —

Mammina!

Emma a questa dolcissima parola trasalisce, guarda ancora suo

marito, poi sorride, diventa pallida, pallida, e gli casca sul petto

sopraffatta, sfinita dalla troppo forte emozione, dalla troppo grande

felicità.

GIORDANO. Adesso bisognerà informarsi; mandar a chiamare un dottore.

Sentire, assicurarsi...

EMMA. No, no; quando saremo all'Argentera. Il mio dottore, il nostro,

il nostro buon dottore, soltanto. Ma oggi, sai, Nino mio, oggi voglio,

sì _voglio_... te lo domando per... (_si arresta di nuovo arrossendo

e, nascondendo la faccia sul petto di Giordano, ripete sottovoce_)

Voglio...

— Che cosa?.. Parla!... Sì! Sì! Parla!... Parla!

— Oggi sei tutto mio; soltanto mio. Non... il grand'uomo, il grande

scrittore, il grande pensatore! Nino, _voglio il mio Nino_. Prendiamo

una carrozza, noi due soli... Andiamo fuori di Roma, noi due soli. Si

scappa insieme fino a stasera, fino... a domani.

GIORDANO (_contrariato_) Oggi?.. Proprio oggi?.. Pensa, è impossibile.

Sono a colazione dalla principessa di Campolatino col senatore

Bernabeis.

EMMA (_irritata_) Oh, questo poi... Manda un biglietto! Trova una scusa!

GIORDANO. Ma tu, cara gioia mia, non ti ricordi... di niente! Non

sai che per oggi lo zio mi ha ottenuta un'udienza del Re e della

Regina per presentare loro una copia del mio _Sant'Ambrogio_?...

Domani, domani, cara, tutto il giorno! Cioè, no! Domani no! Anche

domani, purtroppo, sono impegnatissimo. Non so ancora se terrò la

mia conferenza _Sant'Ambrogio e Marcellina_ alla Palombella o al

Collegio Romano. E bisogna risolvere qualche cosa. Poi, forse, domani

è probabile che venga a Roma l'Amodei e dobbiamo discorrere per una

nuova edizione economica del _Sant'Ambrogio_. Dopo domani, invece,

sarò libero certamente, almeno lo spero, e... si prende la carrozza

e si scappa! Come sei bella! Angelo, angelo, angelo mio! Non so più

trovare altra parola per te! — Angelo! — Ed è vero? È proprio vero?..

Di', di', di', — angelo mio! — è proprio vero?.. A proposito. Hai

visto le due copie del _Sant'Ambrogio_ per le Loro Maestà? Me le

hanno portate adess'adesso. Guarda che splendore di legatura!... E

anche tu, ricordati; me lo hanno fatto capire tanto lo zio, quanto

la Campolatino, dovrai domandare di essere presentata alla Regina.

(_Mostrandole i due libri, che leva dalle loro scatole_) Guarda che

magnificenza! E che bel libro! (_Sorridendo_) È un gran bel libro,

dentro e fuori. Che vuoi?... Sì, te lo confesso! Lo amo il mio

_Sant'Ambrogio_. E adesso, gioia cara, tesoro, adesso... mi devi

capire di più, e, quasi direi, compatire. Il nostro libro, pensa, è

come la nostra... creatura; è un figlio. Io pure, col Sant'Ambrogio,

pensandolo, scrivendolo, ho provato, potrei dire, le ansie, i dolori,

le gioie... della maternità!

EMMA (_arrossendo di nuovo: con un po' anche di dispetto_) Io però, se

sarà davvero... se fosse... ricordati; no, no, no; assolutamente. Non

gli metto nome... Ambrogio!

L'idolo · 第 71 / 90 题