ALL'ALBERGO.

Giordano Mari, che si è fatto aspettare fin quasi al tocco, trova Emma

buttata sul canapè, tutta in lacrime.

GIORDANO (_senza molto spaventarsi_) Che è successo?

— Non sei venuto più. Ti aspettavo tanto tanto, e non sei venuto più.

— Non sono venuto? Eccomi.

— Adesso! Così tardi!

— Spero, almeno, che avrai avuto abbastanza giudizio per far colazione.

Emma è in collera; risponde appena con una alzata di spalle.

GIORDANO. Io non ho potuto esimermi. Ho dovuto, per forza, far

colazione da Doney coll'onorevole Cogoleto: mi ha invitato: ha molto

insistito. (_Rivolgendosi a sua moglie, la testa alta, sporgendo il

petto, coll'autorevole maestà dell'uomo d'ordine e di consiglio_) Tu,

cara, devi abituarti a non aspettarmi, quando vedi che si fa troppo

tardi.

EMMA. Impossibile.

— Come impossibile? Questa è una parola, per esempio, che io non

voglio mai sentire. Per me, a questo mondo, non c'è mai stato nulla

d'impossibile.

EMMA (_ostinandosi_) Impossibile! Impossibilissimo.

GIORDANO (_colla voce leggermente alterata_) Ti prego: bisogna

abituarsi a riflettere. Non sono libero! Ho i miei studii, il mio

lavoro, i miei impegni, non posso essere tutto il santo giorno a tua

disposizione, perchè io... potresti anche generosamente risparmiarmi

l'amarezza di dovertelo ricordare, io non sono ricco.

EMMA (_con effusione, con trasporto, per farsi capire, per

giustificarsi_) Impossibile! Ho detto impossibile perchè io non posso

stare senza di te! Non voglio più uscire senza di te!

GIORDANO (_osservandola_) Ma, infine, che hai?

EMMA (_balbettando_) Dio mio! Dio mio! Perchè sei tornato tanto tardi e

sei tornato tanto cattivo, tanto cattivo, proprio oggi? (_Lo guarda, lo

fissa esitante: ad un tratto, gli si butta al collo stringendolo quasi

disperatamente, sussultando, tremando, scoppiando in lacrime_).

GIORDANO (_con quella dolcezza forzata, stentata, che nasconde la

stizza incipiente_) Ma insomma, cara, che cos'è successo di nuovo? (_La

guarda: le dà un bacio sui capelli, poi fa per allontanarla_).

EMMA. No! No! Qui! Lasciami qui, sempre qui.

Fra quelle braccia, alla tenera effusione, al dolce calore, colla

testina appoggiata al petto di Giordano, ascoltandone tutti i battiti

del cuore, Emma si sente riavere, si calma a poco a poco, si consola.

GIORDANO (_alzandole il capo_) Dunque?

Arrossendo, con un sorriso negli occhi furbetti che spunta ancora fra

le lacrime, essa gli racconta le sue avventure della mattinata, le sue

emozioni, la sua fuga in carrozza.

GIORDANO (_con gravità_) Questo succede, cara, perchè voialtre donne

siete tutte un po' matte. Per piacere, per far colpo, buttate via tutto

il vostro tempo e un monte di quattrini nei cappellini più strani e che

dànno più all'occhio, nelle vesti più vistose, più appariscenti; state

un'ora ad acconciarvi allo specchio prima di uscire, per far colpo, per

far girar la testa a tutti gli uomini, e poi, quando finalmente siete

riuscite a farveli correr dietro, vi spaventate.

EMMA (_colpita, mortificata, offesa_) Ma io...

GIORDANO. Anche tu, quando vai fuori, cerca di vestirti con più

semplicità, con più serietà e allora vedrai che la gente non ti correrà

dietro.

EMMA. Ma io mi vesto per te! Soltanto per te! Non voglio piacere che a

te.

GIORDANO (_sorridendo ironicamente_) Già; la solita storia, per noi

poveri mariti. Sai benissimo che per piacere a me non hai bisogno di

grandi abbigliamenti! Tanto più mi piaci quanto più sei semplice. Per

piacere soltanto a me non ci sarebbe bisogno di viaggiare con dodici

bauli, come una compagnia comica.

Emma è diventata pallidissima, ma non piange più. Lo fissa un istante

maravigliata, stupita; poi gli volta le spalle con un moto di collera,

e va a guardare dalla finestra, appoggiando la fronte sui vetri chiusi.

GIORDANO (_le dà un'occhiata di traverso, e, dopo un'alzata di spalle,

comincia a passeggiare in su e giù per la stanza: fra sè_) Ci vuol

altro con quella lì! Per tenerla allegra bisognerebbe continuare tutto

il giorno a fare all'amore!

Giordano Mari, invece, ha mangiato male, ha forse bevuto più del solito

col Cogoleto, nel calore del discorso, nell'enfasi della commozione, ed

è tornato all'albergo di pessimo umore. Non è stato invitato, come ha

detto a sua moglie, ma ha finito per invitare lui stesso il colonnello

a colazione.

Col direttore del _Popolo_ — il Cogoleto glielo ha detto subito —

non c'è niente da poter sperare, nè dalle lusinghe, nè, tanto meno,

dalle minacce. Non ha bisogni, non ha desiderii e perciò fa pompa

d'incorruttibilità; è testardo come un mulo, ma nel fondo non è

cattivo. Cattivo no; è sempre in buona fede anche quando fa il male.

È un vecchio fanciullo, che morde qualche volta, ma, appunto perchè è

rimasto fanciullo, si è conservato un ingenuo. Voi non siete andato in

cerca di un ricco matrimonio? Voi siete stato quasi costretto a sposare

la signorina Dionisy; avete ceduto alle preghiere dei parenti per un

sentimento gentile di pietà, di compassione? Ebbene, tutto ciò, perchè

non lo dite voi stesso allo Schiavino? Per parte mia, non c'è altro da

fare: bisogna tentare il colpo di sorprenderlo, di commuoverlo, colla

verità.

E così è stato convenuto. L'onorevole Cogoleto ha scritto la lettera di

presentazione e Giordano Mari deve recarsi, la sera stessa, in cerca di

Pietro Schiavino alla Direzione del _Popolo_.

Il passo è grave, è rischioso. Il pensiero di quell'incontro, di quel

colloquio, lo agita, lo rende nervoso.

C'è anche il pericolo di venire alle mani!

E continua, continua a passeggiare sempre su e giù per la stanza: torna

a guardare sua moglie alla sfuggita: Emma è sempre alla finestra colla

fronte appoggiata ai vetri.

— Anche lo zio! — Giordano non è arrabbiato soltanto per quel rospo

dello Schiavino, ma ha preso la mosca anche per suo zio. È stato due

volte al Ministero senza poter mai aver l'onore di essere ricevuto. Sua

Eccellenza gli ha fatto dire di aver mandato una lettera all'albergo,

e all'albergo il segretario, perchè il portiere era uscito un momento,

gli ha risposto: — Niente per il signor commendatore!... Nessuna

lettera; e così, della conferenza, che è lo scopo del suo viaggio a

Roma, ne sa meno di prima. Nè quando si farà, nè dove, nè se interverrà

la Regina, nè se potrà aver il tempo di prepararsi; niente.

GIORDANO MARI (_fermandosi su due piedi: forte, rivolgendosi ad Emma_)

Ma... e dunque? Vuoi fare colazione sì o no?

EMMA (_senza voltarsi, colla voce un po' roca_) Non ho fame.

GIORDANO (_si avvicina a un tratto al campanello e lo sona a lungo, con

forza_).

EMMA (_sempre dalla finestra_) Ho detto che non ho fame.

GIORDANO. Se non hai fame, fai benissimo a non mangiare. Pranzeremo

più presto, quando vuoi. Avrai mangiato, come al solito, appena alzata,

caffè e latte, burro, miele, biscotti!

EMMA (_col muso_) Ho mangiato moltissimo.

GIORDANO. So anch'io che non puoi aver fame! Qui ti alzi troppo tardi

e non siamo all'Argentera.

EMMA. Allora perchè hai sonato?

Si sente bussare all'uscio.

GIORDANO. Avanti.

Entra il cameriere: Emma si tiene nascosta fra i cortinaggi della

finestra.

GIORDANO (_al cameriere_) E così? Questo portiere? C'è o non c'è?

— È tornato adesso. Ha detto che è arrivata una lettera, per lei,

questa mattina, e che l'ha consegnata alla signora.

GIORDANO (_chiamando forte, mentre il cameriere esce in punta di piedi

e chiude l'uscio_) Emma!

EMMA (_accigliata, col viso pallido, stravolto, si presenta senza

avvicinarsi, rimanendo nel vano della finestra_).

GIORDANO. Dov'è questa lettera?

EMMA. Devo averla messa lì, in qualche posto, sul tavolino o sulla

scrivania.

GIORDANO (_fuori di sè_) Non sai nemmeno? Non sai dove metti le lettere

che mi devi consegnare? (_Cercando dappertutto, frugando persino,

sgarbatamente, nelle tasche della giacchettina di Emma che trova

sopra una seggiola_). E un'altra volta, per tua regola, per tua norma,

cacciatelo bene in testa, le mie lettere si lasciano dal portiere! Le

mie lettere non si devono toccare! Ma, viva Dio, io non ti capisco!

Tu diventi tutti i giorni più... Ah! Eccola! (_Trova la lettera sulla

toeletta, sotto il cappellino di Emma_).

EMMA (_con impeto, avanzandosi_) Più... che cosa? Divento tutti i

giorni che cosa?

GIORDANO (_butta il cappellino sul canapè: apre e legge la lettera_).

EMMA (_afferrandogli un braccio: scotendolo_) Più che cosa? Rispondi.

Hai detto che divento tutti i giorni più?... Devi dirlo! Oh, ma devi

dirlo, rispondi: più... che cosa?

GIORDANO (_mentre legge, la sua faccia cambia a vista d'occhio: diventa

raggiante: con un grido di gioia_) La Regina! Ha accettato! Interverrà

la Regina! L'avrò alla mia conferenza. Me lo ha scritto lo zio! Senti!

(_Circondando Emma con un braccio, stringendosela e tirandosela vicina

sul petto, per leggerle la lettera_).

EMMA (_sciogliendosi vivamente_) No! no! Devi dirlo! Devi rispondere!

Tutti i giorni divento più?... più?...

GIORDANO (_distrattamente, tanto per calmarla_) Più cara; tutti i

giorni più cara. Senti, carina mia! (_Ricominciando da capo la lettera

che non aveva ancora finito di leggere_) «Darai la bella notizia alla

nostra Emma per la prima ed a mio nome; Sua Maestà, la nostra graziosa

e benamata Regina, ci farà l'altissimo onore di assistere alla tua

prossima conferenza. Fisseremo il giorno e l'ora più opportuna di

comune accordo; ma, intanto, regolati che bisognerà far presto, il più

presto possibile. Se devi prepararti, potremo fissarla per sabato o

per domenica, ma non più tardi certamente, perchè Sua Maestà parte per

Napoli ai primissimi della settimana ventura, e vi si fermerà, almeno

si crede, parecchio tempo.

«Dirai alla mia formosissima e preclara nipotina che oggi, purtroppo,

sono occupatissimo, ma che, per non aver da rimpiangere tutto un

giorno perduto, verrò a prenderla questa sera alle nove per condurla al

Costanzi: — _Cavalleria Rusticana, for ever!_

«E a te, mio caro... la solita raccomandazione: dalle fiorite pagine

Sperdi ogni ria parola!

«Io non ti farò la predica, come il conte zio o don Ferrante, ma solo

ti dirò, col frutto della mia esperienza, che per arrivare lontano, e

per salire in alto, bisogna sempre andare adagio, molto adagio... anche

colla filosofia!»

GIORDANO (_con aria preoccupata_) Sabato o domenica al più tardi? Oggi

che giorno è?

EMMA. Mercoledì.

GIORDANO (_facendo il conto sulle dita_) Mercoledì, giovedì, venerdì,

sabato... quattro giorni!

EMMA. Anzi tre, perchè oggi non conta.

— Brava! Domando io se in tre giorni si può preparare una conferenza!

EMMA (_rasserenandosi a poco a poco e dimenticando il proprio

risentimento, ansiosa e inquieta per il buon nome e la fama di suo

marito_) Assolutamente, ricordati; se non ti senti, se non sei ben

sicuro, se ti manca il tempo necessario, rispondi di no. Lo zio, sai,

lo zio... anche per altri indizii mi pare _inscemito_; o gli è montato

il portafoglio alla testa. «Salire in alto!» Ma che! Tu non hai bisogno

di salire in alto: ci sei! Tu... sei _tu_, e basta. E mi pare che lo

zio non l'abbia ancora capito. A Roma! Appunto! Siamo a Roma e non

si scherza. Come hai sempre detto benissimo, Roma oltre l'essere la

capitale politica, è anche il centro più intellettuale di tutta Italia.

Dunque, pensaci bene: prima o dopo, non importa, ma devono restar tutti

a bocca aperta, dinanzi a te, come a Milano.

— Come a Milano, a Bologna, a Napoli.

EMMA. Sì! Sì. Come da per tutto!

Giordano accarezza leggermente le guance, i capelli di Emma, scherza

tirandole un po' il nasino, allungandole i ricciolini della fronte, ma,

intanto, sta pensando, combinando il suo piano e l'idea gli sorride.

Colla scusa della ristrettezza del tempo e tirando in ballo un po'

le convenienze, un po' la volontà dello zio Albertoni, forse forse,

invece di dover mettersi a fare, così stanco e svogliato, tutto il gran

lavoro della seconda conferenza del ciclo, potrebbe finire, anche a

Roma, col cavarsela bene, ripetendo la prima. Certamente, bisognerebbe

cambiare l'esordio e la chiusa: tagliare qua e là: sopprimere la frase

di Voltaire che disinventa Dio.

GIORDANO (_ergendosi solenne e maestoso, e con quella sicurezza di

sè che fa brillare gli occhi di Emma, perchè s'illude quasi di essere

ancora in via San Paolo durante il loro primissimo colloquio_) Giovedì,

venerdì e sabato: tre giorni. Sono corti e sono lunghi, secondo;

l'uomo, cara mia, quando vuole, fa ciò che vuole. Se abbiamo inventato

e creato Dio, lo abbiamo fatto apposta... per fare insieme dei grandi

miracoli!

EMMA (_non ha capito bene, ma è stretta fra le sue braccia: lo vede

così alto, le sembra così grande: si sente piccola piccola, al suo

confronto: si sente umile. Essa lo guarda in estasi, beata: e alzandosi

sulla punta dei piedi e coi ditini bianchi, inanellati, scintillanti,

sollevandogli i baffi, gli bacia quella bocca adorata, che sa dire

tante belle cose con un suono di voce così tenero, così armonioso che

la rapisce, la incanta, la commuove deliziosamente. Dopo un momento:

tenendosi ancora stretta, appesa al suo collo_) Poco fa... volevi dire

che divento tutti i giorni più noiosa... non è vero?

GIORDANO. No; ma no. Non parlarmene più o mi torna la luna.

— Mi hai perdonato? Per la lettera?

— Non ero arrabbiato con te. Ero seccato, un poco, per tuo zio che mi

aveva fatto andare due volte inutilmente, su e giù, sino al Ministero;

ed ero poi seccato moltissimo per aver dovuto far colazione con quel

fanfarone del Cogoleto... senza la mia Emma buona, cara... senza la mia

gioia bella.

EMMA (_colle lacrime, che le corrono subito agli occhi, pieni di amore

e di riconoscenza_) Quanto sei buono! E come hai sempre ragione tu.

Nino! Mio! Caro!

GIORDANO (_a sua volta: nobile e generoso_) Mi hai perdonato?

— Io sì; e tu?

— Tutto! E, per oggi, riposo. Non voglio più lavorare. Voglio

dimenticarmi, persino, di quella maledetta conferenza.

EMMA (_alzando la manina minacciosa, e contando colle dita e con un

certo fare maliziosetto e molto birichino i giorni della settimana_)

Giovedì... Venerdì... Sabato...

GIORDANO (_prendendole la mano, serrandola stretta nella sua e

baciandola_) Ma oggi è mercoledì! Oggi non conta! Si va fuori! Si fa

una bella scarrozzata, come a Napoli, fino all'ora del pranzo!

EMMA (_ridendo_) Io, veramente, andrei a pranzo prima, e farei dopo la

bella scarrozzata.

— Ma sicuro, povera piccola! Non hai fatto ancora colazione!

— Quando sono felice, ho subito fame; e adesso... ho moltissima fame!

Giordano suona perchè venga il cameriere; ordina la colazione. Intanto,

Emma si accomoda un po' i capelli, che sono troppi e sempre spettinati,

e si mette il cappellino.

GIORDANO (_mentre si spazzola gli abiti e si liscia i baffi e la barba,

torna a pensare all'incontro di quella sera, alla sua presentazione,

alla sua visita al direttore del_ Popolo: _dopo un momento, ad Emma_)

Dunque, siamo intesi: oggi tutta la giornata è nostra.

— E... Cogoleto?

— Nostra, fino all'ora di pranzo. Poi, dopo, stasera, mi prometti di

essere ragionevole. Non vorrai condannarmi alla _Cavalleria Rusticana_

a vita. Vai sola, collo zio, al Costanzi. Io, intanto, lavoro un paio

d'orette, e sul tardi vengo a prenderti.

EMMA (_è pochissimo soddisfatta di quel progetto, ma vi si rassegna

temendo l'umore di suo marito così variabile_) Sì, sì, Nino; sarò

ragionevole. Ma per altro... volevo sempre dirtelo e poi... ho

aspettato che tu fossi di buon umore, per riderne insieme. Lo zio, sai,

è... molto cambiato. Diventa un po'... strano.

GIORDANO (_inquieto_) Ti sembra meno premuroso? Meno affettuoso?

— No, no, anzi! (_fissandolo sorridendo_) Tutt'altro!

GIORDANO (_rasserenandosi_) Non ci devi badare; e non gli devi credere.

È l'epoca!... È la scuola vecchia del giulebbe romantico-sentimentale

a cui appartiene!

EMMA. Invece... proprio no. Fa certi discorsi... alle volte anche certi

scherzi...

GIORDANO (_ridendo_) Oh! Oh! Avresti dunque ragione tu? Diventato

ministro, è diventato anche... Richelieu?

EMMA (_esitando_). Ieri sera... dopo pranzo... tu eri uscito... eri

andato innanzi. Nell'aiutarmi a mettere la mantellina, mi ha dato un

bacio... (_arrossendo e indicando col dito un piccolissimo neo fra i

ricciolini della nuca_) proprio qui.

GIORDANO. E tu?

EMMA (_con un brivido, nervosa_) Mi son voltata di colpo: gli ho data

un'occhiata... Deve aver capito, perchè è diventato pallidissimo.

GIORDANO (_conciliativo_) È tuo zio. Ti ha sempre baciata da che sei al

mondo!

— In una maniera ben diversa! E non mai trovandomi sola! E poi bisogna

sentire tutte le... sciocchezze che mi dice!

— Ecco, sciocchezze! Hai detta la parola giusta. Lo hai messo a posto?

Hai fatto benissimo e devi sempre regolarti così. Ma devi persuaderti

che... appunto sono sciocchezze. E non ci devi più nemmeno pensare, per

non turbare la profonda onestà della tua coscienza e per non correre

il rischio di creare inimicizie... in famiglia. La donna di spirito e

di tatto deve appunto sapersi difendere, deve saper tenere la gente

a posto, ma senza bisogno di far musi, senza ostentazioni, senza

esagerazioni. Gli hai data la sua opportuna e necessaria lezioncina?

Gliel'hai fatta capire? L'ha capita? Brava: allora basta. È un

incidente che dev'essere dimenticato da tutti e due, anzi, da tutti e

tre, perchè c'entro anch'io, la mia parte. Del resto, credi pure: gli

uomini, certe volte, commettono... sciocchezze, perchè se ne credono in

obbligo. Se per caso si trovano soli, con una donna, subito sentono il

dovere di spiattellarle una brava dichiarazione, di farle il galante.

È una regola dell'etichetta. E tu, cara, devi abituarti.

EMMA (_interrompendolo: congiungendo le palme in atto supplichevole_)

No! No! No! Ti prego, ti supplico! Farò tutto ciò che vorrai, ma senza

abituarmi!

L'idolo · 第 57 / 90 题