La mattina dopo; è il secondo giorno che sono a Roma. Emma, già
vestita, già pronta per uscire, picchia all'uscio di suo marito. A Roma
vita nuova e camera separata, per poter preparare la seconda conferenza
del ciclo sui _Precursori della Rivoluzione_. La moglie ha il numero
31, il marito il numero 30. Le due camere comunicano fra di loro: ma
Giordano, prudentemente, per essere sicuro di non venir disturbato,
mentre studia e lavora, gira la chiave.
EMMA (_col capo chino vicino all'uscio del numero 30_) Sei pronto?
GIORDANO. Che cosa c'è? (_Si è appena alzato e non ha ancora finito di
vestirsi_) Ho scritto sinora. Adesso mi vesto.
EMMA (_tornando a picchiare con voce amorosissima_) Si può?
GIORDANO (_apre il calamaio, sparpaglia qua e là sul tavolino alcune
cartelle manoscritte, poi va ad aprire_) Buon giorno, cara!
EMMA (_buttandogli le braccia al collo_) Finalmente!
GIORDANO. Bada! Ho la barba bagnata. (_Si asciuga forte la faccia
soffocando e poi comincia in fretta a pettinarsi_).
EMMA. La cravatta te la fo io. Vedrai come sono brava!
GIORDANO (_molto dubitativo_) Vedremo. (_Spinge il collo verso Emma,
tenendosi le due mani sul fianchi_).
Emma, nel fargli il nodo, cerca di avvicinarsi sempre di più, mentre
lui si sforza per rimaner sempre alla stessa distanza.
— Così! Ecco fatto. (_Lo conduce dinanzi al grande specchio
dell'armadio_) Guarda; non sono famosa?
GIORDANO. Famosissima. Grazie.
EMMA (_abbandonandosi colla bella testolina ridente sul suo petto e
ammirandosi nello specchio_) E... (_più sottovoce_) non siamo molto
belli e molto carini.... così?
GIORDANO (_allontanandosi per mettersi il gilet_) Bellissimi.
EMMA (_fa un sospiro un po' comico: gira per la camera: si ferma
dinanzi alle cartelle_) Oh, tesoro! Quanto hai scritto! (_Fa per
prendere una cartella_).
GIORDANO (_vivamente_) Non si tocca!
EMMA ritira la mano spaventata.
— Guai se io non trovo tutto al suo posto. Non mi ci... raccapezzo più!
Emma continua a girare per la stanza con le mani incrociate dietro
la vita, cantarellando a mezza voce e curiosando da per tutto, senza
toccar più niente: in fine, guardando ancora le cartelle:
— Hai finito?
— Che cosa?
— La conferenza.
GIORDANO (_offeso_) Finito? La conferenza? Così, in due o tre orette?
Come se si trattasse di scrivere la lettera per il Natale alla mammina
o al caro papà?!
EMMA (_rimane mortificata: poi arrabbiandosi, perchè vede suo marito
che ritorna a sedersi alla scrivania_) Ma io devo uscire! Ho tante
spese da fare. Devo passare dal Marchesini per il mio anello.
GIORDANO. Va pure. Ci ritroveremo qui, all'albergo, a mezzogiorno, per
la colazione. Devo uscire anch'io, ma per mio conto.
EMMA (_vivamente_) Non si va fuori insieme?
GIORDANO. Usciremo insieme più tardi. Faremo una bella scarrozzata.
Passeremo dal Colosseo, dalla tomba di Cecilia Metella.
EMMA (_facendo un po' il musetto, comincia a levarsi il cappellino_).
GIORDANO (_alzandosi e sospirando in aria di vittima_) Perchè, mio Dio?
Non ricominciamo coi capricci!
EMMA. Sola? Devo uscir sola?
GIORDANO. Sicuro! Non avrai già la pretesa che io perda il mio tempo...
dentro e fuori le botteghe di Roma!
EMMA (_timida, supplichevole_) Sola? Vuoi che vada sola... a girare per
Roma? Non sono mai uscita sola, nemmeno a Milano.
— Credo bene: eri ancora una ragazza. Ma adesso sei una donna maritata,
e ci vuol altro; devi abituarti.
EMMA (_avvicinandosi a suo marito, ridendo ed arrossendo_) E se mi
perdo? Se poi non mi troverai più... mai più?
GIORDANO (_con quella gravità che esige la circostanza_) Devi
abituarti, quando vai fuori, sola, a camminare diritta e svelta per
la tua strada, con quel bel contegno serio, composto, che impone il
rispetto. Se, per caso, incontri qualcuno di conoscenza, un cenno breve
del capo, e via, senza fermarsi. Regola generale. Una signora, quando
è sola, non deve fermarsi mai per la strada. Hai capito? (_Guarda
l'orologio_) Uscirò anch'io con te.
EMMA (_battendo le mani dall'allegrezza_) Bravo! Bravo! Come sei buono!
GIORDANO. Ti accompagnerò... (_appoggiandosi lui al suo braccio,
sorridendo_) anzi, mi accompagnerai tu, fino da Aragno.
— È lontano?
— Non molto.
EMMA. Che peccato! E che cosa vai a fare da Aragno?
GIORDANO. Sono aspettato dal deputato Cogoleto, che ti presenterò poi,
stasera, perchè verrà a pranzo con noi. Ha da chiedermi un favore.
EMMA. Che favore?
GIORDANO (_sfoggiando la sua grande superiorità_) Devi abituarti,
essendo ancora molto giovane, a non domandare, mai di più di ciò che ti
si dice.
EMMA (_sbuffando in un modo così comico e così carino che fa sorridere
anche Giordano_) Io devo abituarmi — tu ti devi abituare... — Auf! Come
diventi... pedagogico!
GIORDANO. Un uomo che sente altamente la delicatezza ed il rispetto
verso gli altri, non può dir tutto nemmeno a sua moglie... (_sempre
più teneramente, quanto più si avvicina verso l'uscio_) All'amata...
all'adorata... alla dilettissima.
EMMA (_fissando suo marito cogli occhi diventati umidi, lucenti per
l'improvvisa, dolcissima commozione_) Perdono.
GIORDANO (_offrendole il braccio_) Perdono? Di che?
EMMA. Sei così buono, così giusto, così grande. Perdonami, se non posso
arrivare fino a te. Fino a comprenderti subito... sempre.
GIORDANO (_stringendole la mano e baciandole i capelli_) Cara...
andiamo!
Emma è di nuovo felice; anche questa piccola nube è dileguata. Il cielo
si rasserena così presto a vent'anni! Essa si appoggia mollemente al
braccio di suo marito, e fa le scale; esce dall'albergo, attraversa
piazza Colonna e si avvia per il Corso, chiacchierando, cinguettando,
saltellando, allegra come l'allodoletta che frulla trillando sotto il
sole di Roma.
EMMA. È ancora distante, almeno, questo Aragno? Quel tuo... seccatore?
— No, cara. Ci siamo.
— Vieni ancora un pochino in giù. Sì! Sì! Sì! Nino mio! Nino caro!
Accompagnami soltanto fino dal Marchesini!
Giordano Mari accompagnerebbe sua moglie volontieri. È tanto...
straordinariamente bella! Tutti si voltano per guardarla, per
ammirarla. Egli capisce che anche a Roma sua moglie gli farà una grande
_réclame_. Guarda nel caffè Aragno: c'è già quell'altro che lo aspetta,
leggendo il _Don Chisciotte_.
GIORDANO (_con un sospiro: stringendo la mano ad Emma e guardandola con
una di quelle occhiate buone, tenerissime, che la trasportano tutta in
paradiso_) Non posso cara, carina mia! Ma mi sbrigo in fretta; passerò
anche un momento al Ministero dallo zio, per sentire un po' di questa
conferenza e, dopo, torno subito all'albergo.
EMMA (_tenendolo sempre per la mano_) Soltanto fino dal Marchesini....
Prego.
GIORDANO (_indicandole in fondo alla prima sala del caffè un signore
in tuba, magro, alto, con un vecchio soprabito nero e due lunghissimi
baffi verdi appuntiti, stecchiti_) Ecco il mio uomo!
EMMA. L'onorevole Coco...
— No, Co-co, Co-go: Cogoleto.
— Coco o Cogo: è un noioso seccatore!
— Spicciati anche tu col tuo Marchesini, colle tue spese, così faremo
colazione più presto.
EMMA (_sottovoce: fissandolo: sull'aria della ninnananna_) No, no; non
torno più all'albergo!... Più!... Non mi troverai più! (_Andandosene_)
Ciao per sempre!
— Gioia!... Cara!
Giordano entra da Aragno ed Emma prosegue per il Corso.
EMMA (_ricordandosi gli insegnamenti di suo marito e camminando
in fretta lungo il marciapiede con quel bel contegno che impone il
rispetto: fra sè, riepilogando tutto ciò che ha da fare_) Prima di
tutto da Marchesini: da Marchesini per farmi stringere l'anello del
babbo — del mio babbo tanto buono. Poi? Poi da Janetti per comperarmi
un ombrellino... se ne trovo uno molto bello — se no, no. Poi da
Cagiati, per vedere un piccolo servizio da the per il viaggio. Il the
da fare in camera nostra, noi due! Il the che fa tanto bene al mio
Nino caro, quando è stanco, quando ha il dolor di capo, perchè studia,
perchè lavora troppo. Caro, caro, il mio Nino, caro! (_si accorge che
molti si voltano e che qualcuno anche si ferma per guardarla_) Dio,
Dio... come sono sfacciati qui, a Roma! (_Ripensando alle sue spese_)
Dunque? Alla farmacia Inglese e poi ho finito. Alla farmacia Inglese
devo prendere: _Savons de peau d'Espagne — Extrait de peau d'Espagne —
Eau de toilette de peau d'Espagne_ — Cipria _de peau d'Espagne_, tutto
_à le peau d'Espagne_!
_Un giovinotto biondo, insaccato in un enorme paltò nocciuola,
rivolgendosi ad un lungo ufficialetto colla caramella:_
— Che splendore! _Saperlotte!_
_L'ufficialetto_ (_cantando sottovoce: mentre tutti e due fanno ala al
passaggio di Emma:_)
«Sei tu dal ciel _discesa_
O in ciel son io con te?...»
EMMA (_tra sè: diventata rossa rossa, entrando di furia dal
Marchesini_) Come sono sfacciati!... E stupidi! (_mentre si leva il
guanto per togliersi l'anello e darlo al gioielliere, colla coda
dell'occhio vede i due «stupidi» che si sono fermati, fingendo di
guardare nella vetrina_).
Emma si fa provare e riprovare la misura per l'anello; si fa mostrare
delle perle, delle riproduzioni artistiche, romane, pompeiane, un
magnifico gioiello destinato alla principessa Elena; compera una spilla
americana con una piccola turchese — sono la sua passione le turchesi!
— ma i due «stupidi» non se ne vanno! Emma allora si risolve; un po'
confusa, un po' agitata, esce in fretta dal negozio, salutando col
capo il gioielliere ch'è corso innanzi per aprirle la vetratina, e
passa accigliata, furente dinanzi ai due ostinati e ineducati galanti,
che quasi le sbarrano il passo, mentre, l'ufficialetto poeta, dalla
caramella, prende sotto il braccio il biondino dal paltò, mormorando
«Ancor più bella nell'ingiusto sdegno!...»
Emma li detesta, li odia. Cammina ancora più in fretta, ancora più
diritta, ancora più seria; pure, anche senza mai voltarsi, senza
vederli, indovina, sente che i due le tengono dietro.
EMMA (_fra sè_) Che gusto ci trovano a rendersi antipatici!... Se
passando da Aragno, vedo mio marito, lo chiamo. E allora voglio godermi
la loro faccia! (_Ma quando passa da Aragno, suo marito non c'è più,
ed Emma torna ad arrabbiarsi_) No, no, no! Sola, a Roma, non voglio
più uscire. Mai più! Mai più! Ma dov'è questo Cagiati?.. Forse l'ho
lasciato indietro? (_Si ferma un attimo incerta, guardando i negozii
innanzi e indietro_).
Un vecchiotto rotondo, con un gran barbone tinto e un catenone d'oro a
doppio giro che la teneva d'occhio, le si avvicina subito, di colpo:
— _Madame!... Pardon, madame..._
Emma si volta, trasalendo, e il rotondo vecchiotto, inchinandosi,
levandosi il cappello e sfoggiando il grosso brillante del dito
mignolo, continua con un barbaro francese e un marcatissimo accento
veneto:
— _Pardon, Madame! Est-que vous cherchez quelque magasin?... Quelque
fournisseur?... Je suis à vos ordres pour vous l'indiquer!_
EMMA (_turbata: sorpresa_) Cagiati...
_Quell'altro._ Cagiati?.. Il chincagliere?... _Voilà!_ (_le indica un
negozio un po' più innanzi_).
EMMA. Grazie! (_e voltandogli le spalle si avvia in fretta e in furia
verso il negozio indicatole_).
_Quell'altro_ (_correndole dietro_) È facilissimo confondersi, quando
si è forestieri; perchè io scommetto che la signora non è di Roma.
Emma, senza rispondere, entra da Cagiati; il vecchiotto si ferma fuori
in osservazione, e così, cogli altri due che arrivano... sono in tre!
La fierezza della giovane signora si rivolta ad una tale persecuzione;
essa si sente sdegnata, ma in un attimo ritrova tutta la sua
padronanza, la sua calma signorile.
EMMA (_a uno dei commessi del negozio, dopo aver scelto e preso il
servizio per il the_). Mi faccia il favore di chiamarmi una carrozza e
dica al cocchiere di condurmi in via Condotti alla farmacia Inglese.
Emma attraversa in un lampo il marciapiede e salta nella _carruzzella_,
mentre i due «stupidi» da lontano rimangono con un palmo di naso, e
quell'altro, il tondo pancione, le fa una profonda scappellata.
Giunta alla farmacia Inglese, ordina al cocchiere di aspettare, scende,
entra di volo nella bottega e ancora tutta ansante comincia le sue
ordinazioni: sei scatole di sapone, dodici boccettine di estratto, sei
bottiglie di acqua per _toilette_, sei scatole di cipria e ancora e
ancora — anche colla fretta ci prende gusto! tutto ciò che può avere _à
la peau d'Espagne_.
Mentre il commesso gira per il negozio colla lunga nota delle
ordinazioni per preparare il pacco, Emma, sempre un po' in orgasmo,
lancia occhiate sospettose fuori dai cristalli della bottega.
EMMA (_dopo aver battuto col piedino per terra nervosamente, irritata
dalla flemma del farmacista_) Può far presto, non è vero?
_Il commesso_ (_con comodo_) Se mi vuol lasciare l'indirizzo, le
manderò tutto all'albergo.
EMMA. Sì, sì; va bene: albergo Milano. (_Poi, come per vendicarsi e per
rinfacciare ai suoi persecutori la loro sfacciataggine, invece del suo,
lascia l'indirizzo di Giordano_) Giordano Mari, _hôtel_ Milano, numero
30 o 31. E mandi insieme anche il conto (_più forte, ben chiaro_) a mio
marito.
Uscita dalla farmacia, la «signora» Mari salta di nuovo in carrozza.
Non ha girato nè la testa, nè gli occhi, ma ha già visto in un attimo,
di su e di giù, per tutta via Condotti, che «quegli altri» non ci sono.
EMMA (_al cocchiere_) Albergo Milano. Ma non passare dal Corso!
Anche in carrozza tutti la guardano, tutti si voltano; è
un'oppressione; il suo piedino non può star fermo; si agita, batte
sotto il piccolo sedile, ancora più irritato, ancora più nervoso.
— Che rabbia! Che rabbia! Che dispetto!
Ha sempre timore di veder comparire quei «due stupidi» e quell'otre
rigonfio, dipinto e indorato.
— Dio, Dio! Come sono sfacciati qui a Roma! Sfacciati e sconvenienti!
Eccoli! Eccoli!... Tutti e tre! (_Forte: al cocchiere_) Ti ho detto di
non passare per il Corso!
_Il cocchiere_ (_senza voltarsi_) Lo attraversiamo soltanto.
EMMA. Fa presto! Albergo Milano!
— Sissignora, non dubiti. Ho capito!
Ma, intanto, i «due stupidi» si fermano sorridendo, fissandola:
— Pulcherrima Dea! — esclama l'ufficiale. E, un poco discosto, l'otre
dipinto che fa una nuova e ancora più profonda scappellata. E tutti
gli altri che continuano a voltarsi, a fermarsi, lanciandole addosso
occhiate lunghe, cupide, villane? Emma arrossisce, abbassando il capo.
Certe volte le pare di sentirsi frugare, di sentirsi svestire da quelle
occhiate odiose.
— Auf! Che bile! Che bile! Che rabbia! Che dispetto!
È un'impressione di avvilimento, è un senso di disgusto che rivolta
le sue fibre più intime, tutto ciò che c'è in lei di delicato, di
sensibile, di vivo, di vibrante. Emma ne soffre: ne soffre nel suo
pudore e nel suo cuore; ne soffre la donna e ne soffre l'innamorata.
— Non sanno, non capiscono, non vedono questi romani che io sono una
donna onesta e che appartengo ad un marito? Sì! Sì! Sua, soltanto sua,
del mio Giordano, tutta sua. Sfacciati! Antipatici! Mio marito soltanto
ha diritto di guardarmi! Lui sì, lo voglio! Sempre! Come lo amo! Quanto
lo amo! Ancora di più! Sempre di più!
E in quel momento, in quell'orgasmo, in mezzo al dispetto, in
mezzo alla collera, pensa a Giordano, a «suo marito», come ad una
liberazione. Lo ama, lo ama appassionatamente, con tutto l'ardore e
con tutto l'entusiasmo dell'animo e insieme con un senso di timore
stranissimo. Potrà ancora trovarsi con lui, sola con lui, senza più
vedere quelle facce, quegli occhi intenti, fissi, bramosi?
EMMA (_al cocchiere_) Fa presto.
— Sissignora.
Che fretta di rivederlo! di correre, di buttarsi nelle sue braccia!...
E che bisogno di dirgli tutto!
Finchè non ha detto tutto a suo marito avrà sempre addosso, nei nervi
e nel sangue, le occhiate, i sorrisi, le facce di quegli uomini. Ha
bisogno di dirgli tutto, di dir tutto «al suo amore» per sentirsi
sollevata, come purificata. Ha bisogno di essere guardata dai suoi
occhi buoni, di vedersi desiderata dai suoi occhi cari, per sentirsi
ancora interamente sua, solamente sua, come prima...
E un bacio? Che bisogno di un bacio da quella bocca adorata, così bella
e così dolce!
EMMA (_smontata di carrozza: al portiere dell'albergo_) Mio marito è
ritornato?
_Il portiere._ Non ancora. Ci deve essere una lettera per il signor
commendatore. (_Va a prenderla, dov'era già appesa, al quadro dei
forestieri, e la consegna ad Emma_).
EMMA. Appena viene _mio marito_, non mi cerchi al _restaurant_; sono di
sopra. E pagate la carrozza!
Alcuni viaggiatori, ch'erano sul portone aspettando l'omnibus,
rientrano sotto l'atrio dell'albergo per vedere più d'appresso la
bella milanese. Emma comincia a salir le scale e vede che si avvicinano
guardando in su: allora fa di volo i gradini e col _fru-fru_ delle sue
vesti sembra quasi un uccelletto che fugga spaurito, sbattendo le ali.