ALLA MINERVA.

Gli sposi, la sera del loro arrivo a Roma, non possono veder lo zio,

impegnato col presidente del Consiglio: gli fanno un'improvvisata al

Ministero, la mattina dopo.

S. E. ALBERTONI (_sciogliendosi dall'espansivo e straordinario

abbraccio di Giordano, per guardar la nipote_) Tu?... Saresti proprio

tu?... La piccola e impertinentissima Emma, colle dita sempre sporche

d'inchiostro?

EMMA. Non è vero... Guarda (_gli mette sotto il naso due ditini

affusolati e profumati che il galante ministro non può a meno di

baciare, odorandoli come un fiore_).

— Sei diventata più grande e più... (_ammirandola in tutto il

complesso_) e più, diremo col nostro grande Manzoni, _ma-es-tosa_!

Quella bellezza _morbida_ a un tempo e maestosa che brilla nel _bel_

sangue lombardo!

S. E Albertoni, entrato nel Ministero per «l'equilibrio regionale» e

per il giuoco e il passaggio dei portafogli capitato alla Istruzione,

mentre forse si sarebbe trovato meno peggio all'Agricoltura, sperava

ancora di cavarsela bene a furia di citar Manzoni a orecchio.

GIORDANO (_tutto zucchero candito_) Ma intanto non vi siete ancora

abbracciati.

SUA ECCELLENZA (_con qualche esitazione, a Giordano_) Dunque... si può?

GIORDANO (_lasciandosi trasportare: con troppa enfasi_) Ma sempre!

Quanto vuoi!

Sua Eccellenza, subito, abbraccia Emma con molto entusiasmo.

EMMA (_un po' nervosa_) Ma basta! Guarda cos'hai fatto!

_Sua Eccellenza_ (_vedendole il cappellino tutto storto: con malizia_)

Credo, pur troppo, che ormai si sarà abituato quel cappellino a certe

scosse.

EMMA (_sorridendo_) Perchè _pur troppo_?

— Perchè se avessi potuto immaginare la tua predilezione per le persone

serie, mi sarei fatto avanti anch'io.

EMMA. E avresti sentito un bel no. (_Con una risata e senza badare alle

faccie che le fa Giordano per raccomandarle di essere gentile_) Zio e

nipote? Mai più! Non mi piace! No! No! No!

GIORDANO (_un po' inquieto_) Emma! Emma!

Emma continua a ridere fissando lo zio, che continua pure a sorridere

con una cert'aria motteggiatrice e conquistatrice: Emma, per la

prima volta, l'osserva, lo studia, non più come nipote, ma come donna

maritata, e conclude, fra sè, che bisognerà guardarsi da quello zio

Eccellenza. È, infatti, una bella figura d'uomo, alto, snello, con una

faccia resa espressiva e intelligente, dai folti capelli ben pettinati,

molto più grigi della barba. Un tipo aristocratico, elegante, come

la mamma. Un tipo all'inglese: e la sua vanità, infatti, di ministro

italiano, è di essere chiamato un uomo di Stato all'inglese.

_Sua Eccellenza_ (_sempre sotto l'attento esame della nipote_) E così?

EMMA. E così, perchè sei diventato ministro, non credere, signor zio,

di poter fare il.... Richelieu!

L'Albertoni, che oltre ai _Promessi Sposi_ ha letto anche _I Tre

Moschettieri_ e la _Chronique de l'œil-de-bœuf_, è abbastanza

soddisfatto della risposta, e subito vuol condurre Emma a colazione al

Caffè di Roma, dove non si occupa di Giordano altro che per presentarlo

come _il marito di mia nipote_» — Ma Giordano Mari, che sa la vita,

se ne contenta. Lo zio ministro, parecchi altri membri del Gabinetto,

i pezzi più grossi del Parlamento, tutti si riscaldano, ringiovaniti

e ringalluzziti, attorno a donna Emma e perciò un solo pensiero lo

turba, lo inquieta: Pietro Schiavino, direttore del _Popolo_. Tutto il

resto è chiaro; basta guardare sua moglie: va a vele gonfie! Ma Pietro

Schiavino? Come fare per cavar i denti a quel cane idrofobo?

— Sentirò _mio_ zio.

E, infatti, nell'uscire dal Caffè di Roma, e mentre Emma, sempre

allegra e ridente, cammina innanzi, tra un sottosegretario e un

consigliere di Stato, gli riesce di restare indietro, pigliandosi a

braccetto lo zio Eccellenza.

— Ascolta: una parola.

_Sua Eccellenza_ (_guardandolo con diffidenza_) Anche tu, avresti

subito qualche raccomandazione da farmi?

— No, mai. Io non ti raccomanderò, dato il caso, altro che me stesso!

— Benissimo! Si tratta della conferenza o della cattedra?

— Della conferenza, per il momento. (_Più sottovoce, per non farsi

sentire da Emma e nemmeno dall'ombra di Pietro Schiavino_). Posso

sperare nell'intervento della Regina?

— Non è molto facile; ma tenteremo. S. M. adesso deve recarsi a Napoli

per alcuni giorni.

GIORDANO (_contento_) Benissimo: aspetteremo dopo.

— Dopo o prima. Insomma... si vedrà. Soltanto, forse, potendo ottenere

questa particolare distinzione, bisognerebbe attenuare, almeno in

parte, assopire, diremo, la retorica giacobina. Pensa un po' anche

ai miei colleghi di Gabinetto! (_Vivamente_) Non devi venire qui,

proprio a Roma, a farmi strillare i _galli_ di Renzo! (_In fretta, per

allungare il passo e raggiungere la cara nipote_) Ne riparleremo più

tardi.

GIORDANO (_trattenendolo_) Ho anche bisogno di un tuo consiglio, a

proposito di una tirata velenosa del _Popolo_ contro la mia conferenza

di Napoli. L'hai letta?

— Misericordia! Non arrivo in tempo nemmeno a leggere tutte le tirate

velenose contro di me!

— Quel Pietro Schiavino dev'essere un gran farabutto!

_Sua Eccellenza_. No. (_Sospirando_) Pur troppo! Il mio prudentissimo

consiglio è di fingere di non aver letto niente.

— E se continua ad attaccarmi? O se ricomincia dopo la conferenza di

Roma?

— Tu non mutar sistema: fingi sempre di non leggere il _Popolo_.

GIORDANO (_riscaldandosi_) Ma se lo legge mia moglie? Pensa, povera

donna che impressione, che colpo, che dolore! Se mi secca, se lo temo

anche questo maledetto Schiavino, è per Emma, soltanto per Emma!

Per me? Figurati! Io sono nell'arte e nella filosofia sopra tutto

sincero, e me ne infischio dei _Popoli_ civili e incivili? Ma Emma,

povera creatura! È tanto sensibile; ancora tanto gracile sotto la sua

apparente floridezza! Se si mette a piangere, fa una malattia. Me lo

ha tanto raccomandato anche il suo dottore. «Bisogna evitarle non solo

i dispiaceri, ma persino la più piccola contrarietà». (_Stringendolo

sotto il braccio con effusione_) Cerchiamo, cerchiamo insieme. È così

buona! Così cara! Se fosse possibile trovare, in qualche modo, il

giro... la persona per poter indurre quel tanghero temerario dello

Schiavino a lasciarmi in pace.

_Sua Eccellenza_ (_dopo aver guardato fisso Giordano, stringendo

le labbra e scrollando il capo_) Impossibile! (_Con amarezza_) Si

dice tanto male delle canaglie: eppure, quasi direi, in moltissime

circostanze speciali, un galantuomo è ancora la peggiore disgrazia che

ci possa capitare!

L'Albertoni e Giordano Mari continuano in silenzio per un lungo tratto

del Corso. Sono assorti, rispettivamente, nei loro gravi pensieri.

Tuttavia, il tenero marito rivolge di tanto in tanto, con un sospiro,

un'esclamazione affettuosa verso la moglie, che cammina sempre dinanzi,

dritta e svelta, col suo passo ritmico, sicuro, risonante, fra i due

onorevoli che le fanno la corte; e lo zio ministro, pure di tanto in

tanto, lancia qualche occhiata d'investigazione al bel profilo della

nipote, così elegante, così prosperosa e così slanciata. E appena Emma

alza un po' la veste, ne ammira i bei piedini; e certe volte tra il

voluttuoso fruscìo delle sete intravede — sono rapide apparizioni — il

primo contorno, sottile e forte, di una gamba superba... capitolina.

_Sua Eccellenza_ (_d'un tratto, fermandosi di colpo e fissando Giordano

che si ferma a sua volta_) L'onorevole Cogoleto! Forse ho trovato

l'uomo, il colonnello Cogoleto. Uno dei Mille. Ha salvato la vita a

Garibaldi. Repubblicano puro, ma non irragionevole. Perciò, ammaestrato

dalla conoscenza degli uomini, guidato dalla coscienza storica del

paese e anche per non perdere il collegio, ha votato ultimamente con

noi, che, se non altro, siamo personalmente e politicamente onesti. E

anche, come ingegno, tutt'altro che un Carneade! Col tempo, se non un

ministro, ne potremo fare un buon sottosegretario.

L'idolo · 第 53 / 90 题