IL BUON DOTTORE.

La camera di Emma: una camerettina tutta tappezzata di _mezzari_,

allegra, ridente come un giardino in fiore. Sul piccolo tavolino,

accanto al letto, molti vasettini, boccettine, scatolettine,

coll'etichetta della farmacia Zambelletti.

— È il _buffet_ che mi ha apparecchiato il buon dottore — dice Emma,

sforzandosi, per far sorridere il babbo.

Dopo un momento entra il dottore, e il cavalier Venceslao se ne va

quasi subito, in punta di piedi.

Da un paio di giorni, precisamente da giovedì, Emma ha fatto qualche

piccolo miglioramento, e però è stato convenuto in famiglia, che il

dottore, quella mattina, avrebbe ricominciato, da solo, a tastare il

terreno.

_Il dottore_ (_le applica il termometro: la copre bene, fin sotto il

mento: le siede accanto_) Adesso... per dieci minuti... stai quietina,

quietina. (_Dopo un momento: mettendole il palmo della mano sulla

fronte_) Sempre un senso di gravezza — vero? — di peso?

EMMA (_con un filo di voce, rimanendo immobile_) Sì; molto.

_Il dottore._ Però... un po' meno di ieri?

EMMA (_scuote leggermente la testina sul guanciale_).

_Il dottore._ No? Allora diremo... come ieri. (_Pausa: l'osserva, la

studia, strizzando l'occhio_) Da brava; fammi veder la linguina! (_La

guarda a lungo, arricciando il naso, facendo una bruttissima cera:

pausa, sospiro_) Ma già, finchè perdura la causa morale, i dispiaceri,

le inquietudini, i patemi d'animo... persiste, per conseguenza, anche

tutto il resto.

EMMA (_fissandolo cogli occhioni più grandi e più neri nel faccino

smunto_) Oh, dottore! Soffro, sai! soffro tanto!

_Il dottore_ (_gli occhi gli si riempiono ad un tratto di lacrime: si

china col volto più vicino, più d'appresso ad Emma, per consolarla,

per rianimarla: in quel punto tutto il cuore, tutta l'anima, tutta

l'affettuosa dolcezza del buon dottore si è trasfusa ne' suoi occhi_)

Cerca di metterti in calma; di non pensare... o di pensare soltanto

alle belle cose.

EMMA. Oh, dottore, come si può non pensare? E, ormai, dove sono, per

me, le belle cose?

_Il dottore_ (_con effusione, premendo sopra le coperte dove si vede il

rialzo che copre le mani intrecciate di Emma_) Ma tutto il mondo, cara

la mia _tosa_! Tutto il mondo, per te, è pieno di belle cose! Non le

vuoi guardare!

EMMA (_colla vocina sempre debole, ma con un leggero sorriso d'ironia_)

Per me, una bella cosa doveva essere anche Nino Sebastiani.

_Il dottore_ (_si allontana: diventa truce_) Forse, anche quel

Sebastiani poteva essere un errore. La gente — sicuro — non si può

mai dire di conoscerla abbastanza. Sai? Dopo la rottura successa, la

signora Sebastiani non mi ha più fatto chiamare. (_Pausa_) Adesso ha

quell'intrigante del Marzetti.

EMMA. Oh, dottore! Anche questo per colpa mia!

_Il dottore._ Quietina! Quietina! (_Le riaccomoda le coperte attorno

al collo_) In sostanza, approssimativamente, io posso dire anzi di

averci guadagnato. Per quel tabernacolo della Sebastiani bisognava

essere sempre in moto! Non si era mai sicuri nè di giorno, nè di notte!

(_Ridendo, per mettere Emma di buon umore_) Io credo — veh! — che tutto

il male del suo cuore proveniva dal fatto solo di non aver mai trovato

modo di metterlo a posto! (_Dopo un'altra risatina, si ricorda del

termometro: guarda in fretta l'orologio_).

EMMA. È ora? Posso levarlo?

_Il dottore_. No, sono appena cinque minuti. (_Pausa: guardandola,

esitando: poi con precauzione, con un tono di voce lenta, uguale,

penetrante_) Sai — vero? — che cosa hanno scritto da Padova? Non ha

propriamente un soldo. Suo fratello è ricco, ma pare... in malo modo.

Il padre era un bottegaio. — Sicuro. — Io direi, adesso, prima di

tutto, di guarire. Poi, a suo tempo, si potrà fare una scelta migliore,

di generale soddisfazione, per la mamma, per il papà, per lo zio. Sua

Eccellenza... a Roma. E, intanto, quel certo Giordano, direi proprio —

vero? — di escluderlo assolutamente.

EMMA (_agitandosi_) Oh, dottore, dottore, dottore! Non tornare da capo!

Te ne prego! Te ne supplico!

_Il dottore_ (_cercando di tenerla sotto le coperte_) Quietina, dunque,

quietina! I fatti, già, sono fatti, e non si possono cambiare.

EMMA. Che fatti? Ma che fatti? Sai perchè non è ricco? Perchè non ha

una posizione lucrosa? Perchè ha voluto essere sempre indipendente!

Perchè il suo animo nobile e fiero non ha mai voluto abbassarsi a

domandare, a strisciare come tanti altri che non hanno nè dignità,

nè carattere. Ma il suo nome è conosciuto in tutto il mondo. Più del

nostro, certo.

_Il dottore._ Ma... e questo Taine? E questi _rubalizi_ letterarii?

EMMA. Ci credi tu a Guido Bardi? Invidia, rabbia, cattiveria.

_Il dottore._ Resterebbe l'altro inconveniente... del fratello.

EMMA. Suo fratello... Intanto, chissà se è vero; perchè anche queste

sono le informazioni di donna Fanny.

_Il dottore._ Non soltanto di donna Fanny.

EMMA. Sia pure: che cosa c'entra lui con suo fratello? Gli fanno anche

un carico perchè suo padre era un piccolo mercante; ma il nonno del

mio, siamo giusti, non era un farmacista?

_Il dottore_ (_scandalizzato_) Che cosa vai adesso a pescare...

indietro... fino ai tempi del Prina! (_Dopo aver guardato un'altra

volta l'orologio_) Porta pazienza: ancora due minuti. (_Pausa_) Volevo

dire, vedi, anche per l'età. Tu non hai ancora vent'anni.

EMMA. Sì, fra due settimane.

_Il dottore._ Tu sei un fiore; cioè lo eri; ma tornerai come prima,

soltanto con un po' di ragionamento. Invece con quel Giordano...

di Padova, non ci sarebbe nemmeno proporzione, e allora, appunto,

succedono gli squilibrii. Pensa: quando tu avrai, per esempio,

quarant'anni, il che, nel più dei casi, vuol dire per la donna il

periodo della maggiore... attività, lui ne avrà sessanta, forse

sessantacinque... o settanta.

EMMA (_sorridendo_) Fermati, dottore! Fermati, per carità!

_Il dottore_ (_ostinandosi: cominciando a gridare_) Sì, anche settanta!

Anche settanta! E, forse, ancora di più! È ben conservato, ecco;

questo sì. Ma ricordati, cara la mia _tosa_, che l'uomo è un'altra

cosa. Non è come la donna. Di un uomo ben conservato non c'è mai da

poter scommettere, nè giurare. Io non l'ho guardato altro che molto

superficialmente; ma mi pare un uomo più di apparenza che altro.

(_Alzandosi per prendere il termometro_) Vediamo.

EMMA (_gli dà il termometro_).

_Il dottore_ (_la ricopre da tutte le parti, poi si avvicina alla

finestra per guardare i gradi della febbre: dopo, scuote fortemente il

termometro per farlo discendere. Il dottore è diventato più serio: si

avvicina ad Emma, fissandola gravemente_).

EMMA. La febbre è cresciuta, non è vero?

_Il dottore_ (_sempre più serio: continua a guardarla, senza

rispondere_).

EMMA (_leva un braccio di sotto le coperte, e glielo fa vedere_)

Guarda, ormai, come sono ridotta.

_Il dottore_. No! No! No! Sotto! Sotto!

EMMA. Tu mi vuoi bene?

_Il dottore_. Ma ti pare di domandarmelo?

EMMA. So, so che mi vuoi bene: tu e anche il papà.

_Il dottore_ (_subito_) E la mamma: ti vuol molto bene anche la mamma.

Anzi, direi, forse a suo modo, ma più di tutti.

EMMA. Allora, se mi vuoi bene, ti prego di una cosa.

_Il dottore_. Che cosa?

_Emma_. Te ne prego tanto, tanto. Vieni più vicino.

_Il dottore_ (_si abbassa quasi a sfiorarle la fronte_) Sicchè?

EMMA. Lasciami morire.

_Il dottore_. Ma, ma, ma! Se ne deve sentire? (_E al buon dottore,

mentre la bacia sui capelli, cadono dagli occhi due grosse lacrime_).

Il dottore, un momento dopo, entra dalla signora Letizia, che è più

che mai sofferente e geme sulla lunga poltrona. C'è anche il cavalier

Venceslao che non si vede, per il buio della stanza, ma si sente, dal

gran soffiare, che è molto intasato.

VENCESLAO (_inquietissimo: andando incontro al dottore_) E così? Ha

ancora la febbre?

_Il dottore_ (_pausa: avvicinandosi passo passo e fissando gravemente

la signora Letizia_) Trentanove.

VENCESLAO (_disperato: alzando le mani al cielo_) Ah, Dio mio!

La signora LETIZIA. Quasi come ieri. Non è vero, dottore?

Il dottore non risponde; si siede al solito posto vicino alla poltrona

di donna Letizia; sospira.

VENCESLAO (_al dottore: con uno schianto_) Ma dunque? Ma di' la verità?

Ma ci sarebbe pericolo?

_Il dottore_ (_mette una gamba sull'altra: si gratta la barba_).

La signora LETIZIA (_premendosi le tempie per via dell'emicrania_) Che

pericolo vuoi che ci sia? Non esageriamo le cose!

_Il dottore_. Ecco, io direi: (_pausa_) le informazioni avute da Padova

provengono appunto dalla via di donna Fanny, la quale ci consta che

sarebbe interessata, come parte in causa, per aver avuto del debole, e,

secondo la marchesa Gonzales, anche molto più che del solo debole, per

quel certo Giordano. Dunque, direi, bisognerebbe sceverare quello che

c'è di vero dalle possibili esagerazioni.

La signora LETIZIA (_alzandosi a sedere sulla poltrona_) Ma come,

dottore? Anche voi mi diventate matto?

_Il dottore_ (_sospira: tace: torna a grattarsi la barba_).

La signora LETIZIA. Pensate anche a tutto ciò che ha scritto mio

fratello.

_Il dottore_. Questo non conta.

La signora LETIZIA. Come non conta?

_Il dottore_. Non conta niente, perchè anche Sua Eccellenza ha scritto,

opponendosi, in seguito alle nostre lettere e alle nostre informazioni.

La signora LETIZIA (_scattando_) Non è vero!

_Il dottore_ (_senza badare all'interruzione della signora Letizia e

seguendo lentamente il suo primo discorso_) Dunque, sicuro, io direi,

in certo qual modo, che bisognerebbe informare anche Sua Eccellenza

di ciò che ne consegue. Come ministro — vero? — nella sua posizione,

potrebbe anzi giovare al miglioramento, al collocamento di... del... di

quel... appunto di... Giordano.

VENCESLAO (_sempre più disperato: colle lacrime_) Dunque? C'è pericolo?

La signora LETIZIA (_irritata contro il dottore_) Ma rispondetegli di

no! Che non c'è pericolo! E la sia finita!

_Il dottore_ (_dopo un momento_) Intanto, questo stato di continue

agitazioni, di continue contrarietà, di tensione, ha prodotto i suoi

effetti anche sopra di lei.

La signora LETIZIA (_inquieta_) Sopra di me?

_Il dottore_. In dieci giorni è andata avanti di dieci anni. Non ha più

il suo bel pallore; ma la sua tinta è addirittura cadaverica.

La signora LETIZIA (_sempre più inquieta_) E allora?

_Il dottore_. Allora bisogna mettersi in quiete, e, per mettersi in

quiete, bisogna aver l'animo in pace e quindi rassegnarsi, occorrendo,

anche a ciò che non accomoda interamente, pur di schivare ciò che può

far male. Ad una certa età, se si trova la strada buona, piana, si va

avanti per un pezzo; ma basta, come si dice, un urto, un'inciampata

qualunque, per andare a precipizio.

L'idolo · 第 43 / 90 题