Salotto da pranzo in casa Dionisy: la mattina dopo il concerto: le
dieci: l'ora della prima colazione.
Il cavalier Venceslao seduto alla tavola bianca elegantemente
imbandita: il collo avvolto nell'ampio foulard, il naso un po' gonfio,
un po' rosso e un po' intasato per la veglia e la fatica delle emozioni
artistiche, fa colazione con discreto appetito: caffè e latte, panini
arrosto e miele.
La signora Letizia. In fondo alla sala da pranzo: nel suo angolo
prediletto della mattina, con accanto il piccolo tavolino,
apparecchiato soltanto per lei: vestaglia vaporosa, veli, mezzi guanti
di filo, sotto i quali luccicano le gemme degli anelli: melanconica, di
cattiva voglia, tuffa nella sua tazza di cioccolato sospiri, lamenti e
chifel.
La signorina Emma: non c'è. Il suo posto a tavola, in faccia al
cavalier Venceslao, è ancora vuoto.
VENCESLAO (_al cameriere_) La signorina è stata avvertita?
_Cameriere_. Sissignore.
VENCESLAO. Avvertitela ancora.
La signora LETIZIA (_a Venceslao: uscito il cameriere_) Emma, ieri
sera, si è condotta malissimo: non vuol capire che è ancora ragazza:
è stata un'ora sul terrazzino, sola, con quel Mari. Anche il dottore,
capirai, è rimasto molto contrariato. Dopo tante raccomandazioni,
tante prediche, ha tenuto col Sebastiani un contegno... ancora più
impossibile.
VENCESLAO (_sussultando, colla vocina inviperita_) Per questo ti dirò
che il vostro Sebastiani è stato lui, a sua volta, molto scorretto. Ha
chiacchierato, ha parlato tutta la santissima sera. Anche durante il
quartetto!... È pochissimo gentile codesto vostro Sebastiani!... Dirò,
anzi, pochissimo educato; e, per parte mia, dichiaro a te e anche al
dottore: se ad Emma non accomoda, io me ne lavo le mani.
La signora LETIZIA (_con calma: lentamente_) Tu farai e dirai ciò che
sarà necessario di dire e di fare. Intanto, ricordati, le farai le tue
osservazioni per ieri sera. (_Un gran sospiro_) Io sono troppo stanca
di sentirmi poco bene, per dovermi sempre inquietare.
Un fruscìo di vesti e un ritmico tic-tac, risonante sui parquets.
La signora LETIZIA. Eccola. Mi raccomando. (_Premendosi la fronte
con una mano, perchè teme un principio dell'emicrania_) E parlate
sottovoce.
EMMA (_tutta rorida, tutta fragrante nell'abitino tutto rosa_) Buon
giorno!... Buon giorno!... Dio, Dio, come ho dormito tardi! Buon
giorno, mamma! (_Leggera leggera, quasi di volo, corre ad abbracciare
la signora Letizia, che si lascia toccare appena per timore di
spettinarsi. Saltando sulle ginocchia del cavaliere Venceslao_) Buon
giorno, papà!
VENCESLAO (_si asciuga prima i baffi e la barba, poi le offre
gravemente le due guance: allontanandola da sè_) Adesso, va; siediti al
tuo posto e fa colazione; dopo, io avrò da parlarti.
EMMA (_interrompendolo: sapendo di fargli piacere_) E la
_Perseveranza_? Dice qualche cosa? Parla del concerto?
VENCESLAO (_dandole il giornale: sempre assai gravemente_) Un articolo
fatto bene. Non ha dimenticato nessuno. (_Riprendendo, mentre sceglie
un altro panino arrosto, il discorso di prima_) Poi verrai con me nel
mio studio: discorreremo a lungo.
EMMA (_mentre il cameriere, che è rientrato, le prepara la colazione,
apre e scorre il giornale_).
VENCESLAO. Ho da farti le mie osservazioni per ieri sera.
EMMA (_d'un tratto: vivamente_) Fiasco!... La commedia di Nino
Sebastiani ha fatto un gran fiasco! (_Leggendo forte_) _«I cavalli
del sole»_, dramma in tre atti di Stefano Sebastiani al Costanzi di
Roma: — primo atto, silenzio: secondo, interruzioni, mormorii: terzo,
disapprovazioni insistenti. Il dramma, ibseniano nel concetto, sembrò
troppo ingenuo e prolisso nello svolgimento» Oh, povero Sebastiani!
La signora LETIZIA (_alzandosi sulla poltrona: a Venceslao:
marcatamente_) Ma... ma tu non avevi letta la _Perseveranza_?
VENCESLAO (_stupito_) Io, no... cioè sì. (_Dopo un momento, sentendo
gli occhi di sua moglie sopra di sè, e volendo rimediare alla propria
inavvertenza, riprende con calma tutta la maestà dell'uomo superiore_)
Fischiato?... Che cosa vuol dire? (_Stringendosi un po' nelle spalle_)
E la prima del _Nabucco_? E la _Traviata_ a Venezia? Fischiato? Il
dramma, come si chiama?
EMMA. _I cavalli del sole_.
VENCESLAO (_con un sorriso amabile: compiacendosi del titolo_)
_I cavalli del sole_. Mi piace. Io già mi son sempre detto: —
consoliamoci! — non si fischiano molto, altro che i capolavori.
Una lunga sonata elettrica dalla portineria.
EMMA (_contenta della diversione_) Il dottore! Quel caro dottore!
Rientra il cameriere: apre l'uscio aspettando il dottore, e aspetta un
pezzo.
_Il dottore_ (_finalmente, entra, soffiando, sospirando: guarda tutti
in giro con occhio fosco: la barba spettinata gli fa il viso storto e
la cera ancora più truce_).
_Il cameriere_ (_adagio, gli versa la sua tazza di caffè, poi se ne va,
in punta di piedi_).
EMMA (_allegramente_) Che brutta faccia, dottore! Sembri il re Erode,
dopo la strage degli innocenti!
_Il dottore_ (_la fissa serio, accigliato, scrollando il capo per tutta
risposta: passo passo, attraversa la stanza e si ferma dinanzi alla
poltrona della signora Letizia. La guarda lungamente, strizzando gli
occhi per raccogliere la luce_)... Sicchè?
La signora LETIZIA (_battendo le palpebre: con una vocina flebile, come
fosse lì lì per piangere o per svenire_) Ha sentito, non è vero, del
nostro povero Sebastiani? Così buono! Così caro!
_Il dottore_ (_sempre truce, non risponde: continua a studiarla, a
scrutarla, poi le tocca la fronte, le tasta la mano_) Sicchè? Dopo lo
strapazzo di ieri sera? È stata quietina? Ha potuto dormire?
La signora LETIZIA (_allungandosi, stendendosi voluttuosamente sotto
lo sguardo fisso del dottore, come una gattina che fa le fusa_) Avrò
dormito forse qualche mezz'oretta; ma mi sono risvegliata stanca..
stanca... stanca... (_Fa una sforzo per tirarsi su_).
_Il dottore_ (_accorre per aiutarla, per sorreggerla_).
La signora LETIZIA (_dimenando la testa sulla poltrona; alzando,
stirando le bellissime braccia che escono nude fin sopra i gomiti dalle
maniche larghe, soffici, che le si riversano sulle spalle_) Ma, dica,
è proprio vero del Sebastiani? O ci sarà qualche esagerazione?
_Il dottore_. Vediamo, la mia _tosa_, da brava. (_Le fa la solita
ispezione alle gengive, alla lingua, alla gola; scrolla il capo,
sospira, le ordina di riposare, di guardar bene di non inquietarsi; e
poi si avvicina passo passo al cavalier Venceslao_).
VENCESLAO (_dopo avergli mostrato la lingua_) I cavalli del sole? Io,
per me, non lo ritengo un fiasco. Non ho ragione, dottore?
_Il dottore_ (_con due dita, delicatamente, gli solleva le palbebre_)
Già: le sclerotiche sono ancora un po' gialline (_pausa_). Continueremo
colla Vichy. (_Sempre passo passo va a sedersi dove il cameriere gli
ha messa la seggiola, e gli ha versata la tazza di caffè; ma senza
passare da Emma, senza nemmeno guardarla: il che vuol dire che è
molto in collera con lei_) Dunque, Nino Sebastiani... Mah! (_Pausa;
poi continuando fra una sorsata e l'altra di caffè_) Del resto,
era cosa facilmente prevedibile. Io l'ho sempre detto anche a sua
madre: i giornali, i teatri, le commedie vanno sempre a finire in
dispiaceri! _Offelee fa el to mestee_. (_Con un'alzata di spalle e
un'altra sorsata_) Il successo! Il pubblico! Intanto, per cimentarsi
col pubblico, bisogna essere di quel ceto di persone — vero? — che
non hanno niente da perdere: nemmeno la salute. (_Pausa: depone
la chicchera vuota: si asciuga la barba_) Il telegramma da Roma è
arrivato stanotte. Nino era qui al concerto. Sua madre si è spaventata
(_sospirando_) e stamattina ha avuto uno dei suoi accessi. Quell'altro,
il Nino, è verde come il sacco del fiele. Non mi stupirei se gli
venisse la febbre: sicuro, con un seguito di cattive digestioni, di
gastralgie. Mah!... E intanto in ballo ci sono io e devo correre.
Il cavalier VENCESLAO (_rimane meditabondo, le braccia al sen
conserte_).
EMMA (_quietamente, dà fondo al caffè e latte, alle uova, e a tutto il
piatto dei panini arrosto_).
La signora LETIZIA (_dal fondo: con voce di dolore_) E non si replica
nemmeno?.. È caduta senza rimedio?
_Il dottore_. Una catastrofe. Avete letto la _Perseveranza_? Bene: è
ancor niente. Bisogna leggere la _Lombardia_. È stato Guido Bardi; me
l'ha portata al Cova; era spiacentissimo anche lui del cattivo esito
di Roma, per quanto avesse egli pure preveduto l'insuccesso. Voler
fare l'Ibsen?... Ci vuol altro! (_leggendo la_ Lombardia _con voce
sepolcrale_) Ecco qui: «_I cavalli del sole_, dramma ecc. ecc. Primo
atto, mormorii: secondo, interruzioni, disapprovazioni: terzo, risate,
urli e fischi. Il dramma, che avrebbe voluto essere simbolista, non è
riuscito altro che una vuotaggine noiosa, inconcludente!»
EMMA. Oh, povero Sebastiani! (_E, più che per altro, per la faccia
comicamente costernata del dottore, trattiene a stento un risolino che
per forza le vuol bucare gli occhi vispi e le gote rotonde e morbide_)
Povero Sebastiani!
_Il dottore_ (_voltandosi, guardandola, e dopo averla guardata non
potendo a meno di rasserenarsi_) Ecco, se questo tuo sentimento diremo
di... (_si ferma, si gratta la barba con malizia_) diremo — va bene?
— di simpatia, fosse proprio spontaneo, starei quasi per dire, ecco
appunto che da un male ne segue un bene. (_Alzandosi gaio, prendendo
sotto braccio Emma per condurla sul terrazzino: voltandosi verso
la signora Letizia_) Permette — vero? — La confesserò io questa mia
_tosa_!... (_minacciandola scherzosamente con la mano_) E le darò anche
la penitenza per ieri sera. (_Appena sul terrazzo, alla luce chiara del
mattino, il dottore fa la sua ispezione anche al viso di Emma; ma ne
rimane soddisfattissimo_) Continui — vero? — colle presine di fosfato?
EMMA. Sempre: una alla mattina; una alla sera!
(_Il dottore dandole un leggero buffetto sulla gota in segno di
approvazione e di ammirazione_) Brava! Ma, adesso, il faccino è così
bello, la nutrizione così perfetta... direi... si potrebbe anche
sospendere. Per la salute — vero? — le cure, i riguardi, il cambiamento
d'aria, il moto, le distrazioni, tutto ciò va benissimo, ma non basta;
anzi, in certi casi — mi capirai più tardi — terminano col far male,
appunto perchè fanno stare troppo bene. «Tutto a suo tempo;» questa è
la regola generale per ogni prescrizione. E da un po' di giorni, basta
guardarti in faccia perchè ognuno diventi dottore; cioè, possa subito
indovinare che cosa è ormai tempo di ordinarti. (_Ride soddisfatto di
questa sua scappata: la ripete un paio di volte: poi ritorna serio,
ritorna grave e riprende colla solita lentezza_) Dunque, si sarebbe
detto, appunto, un momento fa, colla signora Sebastiani... (_si ferma,
fissa Emma negli occhi_).
EMMA (_che comincia a diventar nervosa prevedendo dove il dottore vuol
andar a finire_) Che cosa?... Si sarebbe detto, che cosa?... Fa presto!
Ho la lezione di piano.
_Il dottore_ (_fissandola sempre con malizia bonaria_) La maestra
di piano. (_Pausa_) La maestra aspetterà. Si tratta di cosa ben più
importante. Insomma, — per venire a una conclusione — sentiamo; a che
punto sei con questo Nino Sebastiani?
EMMA (_diventando più rossa delle sue stesse labbra_) Come? Non ti
capisco!
_Il dottore_. Vi siete spiegati, sì o no? (_Vedendo che Emma sempre più
nervosa, e da rossa diventando pallida, si ostina a non voler capire_)
Benedetta la mia _tosa_! È un anno che questo Sebastiani ti viene
per casa, è un anno che ti segue dappertutto, è un anno che per causa
tua si arrabbia, si inquieta — come ieri sera, per esempio — e dopo
risponde male a sua madre. Sai — vero? — che la signora Sebastiani ha
un vizio di cuore? (_Pausa, sospiro_) Da una parte bisogna ricorrere
alla digitale; dall'altra al chinino o alla fenacetina. (_Alzando la
voce: riscaldandosi_) Cara mia, se non hai capito tu, ha capito ormai
tutta Milano, e per questo è ora e tempo di venire ad una conclusione.
EMMA (_è arrabbiata: increspa le ciglia, allunga il musetto: la
voce roca, aspra, con un'alzata di spalle_) Tu... Fammi il piacere!
Finiscila!... Hai capito?... Finiscila!
_Il dottore_. Quel povero Sebastiani! Si vede lontano un miglio! È
innamorato morto. Innamorato e geloso. Ieri sera, per esempio, con
quell'altro là di Padova, sei stata un po' troppo a discorrere (_Pausa:
sospiro significantissimo_). Sebastiani non ne poteva più; e intanto
quella matta della d'Arborio andava in estasi, lei, per suo conto. Da
brava: facciamo giudizio. È un bel giovane; il matrimonio è conveniente
sotto tutti i rapporti. Non ci può essere — vero? — nessun ostacolo? E
dunque, tutto a suo tempo: il tempo è venuto anche per te e facciamola
finita. (_Prendendole una mano e accarezzandogliela con affetto
sincero, con tenerezza, e accarezzandola anche cogli occhi diventati
buoni e dolci_) Pensa, la mia cara Emma, che il tempo, per le ragazze
specialmente, passa in un lampo. Come le rose; proprio come le belle
rose. Un giorno di più di sole, o un giorno di più di acqua — vero? —
e addio: i bei petali se ne vanno, e resta un torsolo.
EMMA (_col capo chino, pallida, sconvolta, agitatissima: tutta
vibrante: una pila elettrica_) Intanto, credo... anzi, sono certa, ti
sei sbagliato. A me, il signor Sebastiani non ha detto in proposito
nemmeno una parola.
_Il dottore_. No? Non ti ha detto niente? E che importa, anche se non
ti ha detto niente? Via, da brava. Sei sempre stata sincera, e adesso,
con me, devi esserlo tanto più. (_Ridendo_) Anche se lui non ti ha
detto niente, tu, per parte tua, hai capito tutto!
EMMA (_in collera: rivoltandosi_) Ti dirò, per altro... Mi stupisce
che tu, proprio tu, mi faccia simili discorsi. E in questo modo! E in
questo tono! Ho mio padre e ho mia madre. Non tocca a te.
_Il dottore_ (_la guarda, la fissa; diventa seriissimo: poi la lascia
sfogare, le lascia passar la collera, e intanto cammina su e giù pel
terrazzino, ficcandosi le dita nel taschino del gilet, giocando, al
solito, nervosamente, colle chiavette: dopo qualche tempo si ferma,
torna a guardare Emma; scrolla il capo, fa un gran sospiro_).
EMMA (_pentita, con effusione: stendendogli tutte e due le mani_)
Perdonami.
_Il dottore_. Perdonarti? Figurati! (_Continuando ad osservarla, a
studiarla, a scrutarla e a far risonare le chiavette_) Ma, pur troppo,
starei per dire, non basta perdonarti: per il tuo bene vorrei anche
convincerti. E invece... (_sospira_) non vorrei, sul più bello, avere
sbagliato la diagnosi (_pausa_)... ed essere andato fuori di strada.
Cioè, tu, per conto tuo — vero? — avrai capito tutto, ed esser io,
viceversa, quello che non ha capito niente. Insomma, senti, cara la
mia Emma: lo vuoi questo Sebastiani, sì o no? Ricco, onesto, buono —
adesso è geloso e non lo puoi giudicare; ma dopo, ne fai quello che
vuoi: garantisco io. Anche per la salute. Al giorno d'oggi bisogna
accontentarsi. E se ti ha fatto impressione l'incidente di Roma, a
questo non ci devi pensare. Commedie non ne scriverà più. Sua madre, la
signora Sebastiani, è una donna eccellente; e, come suocera, avresti in
certo qual modo il vantaggio di non averla, perchè è sempre ammalata.
Sua madre, per mio suggerimento, farebbe a Nino una grande intemerata:
«Ti piace l'Emma Dionisy? Tu vuoi l'Emma Dionisy? E noi te la daremo
volentieri, ma ad un patto: rinunciare per sempre alla manìa del
teatro: non solo non devi più scrivere commedie, ma nemmeno sentirne;
per schivare il contagio».
Emma (_che intanto ha pensato sempre a Giordano Mari, ha pensato anche
a quel sì o no, al quale deve rispondere: risoluta_) Ebbene... no.
_Il dottore_ (_meravigliato_) No? Che cosa?
EMMA. No: è impossibile. Sento che è impossibile!
_Il dottore_ (_la guarda; capisce e non capisce_).
EMMA (_gettandogli le braccia al collo con trasporto, con tutta la
passione... per Giordano Mari_) Ma tu, tu che mi vuoi bene, vorresti
vedermi morire?
_Il dottore_ (_colpito_) Morire? Che spropositi! Che c'entra il morire?
EMMA. Ascolta: il Sebastiani, non lo voglio, non lo voglio, non
lo voglio! Non lo amo: è impossibile! Se penso soltanto di doverlo
sposare, mi diventa insopportabile, lo detesto; mi diventa antipatico;
lo odio. Dunque, no; dirò sempre no, no e no! E se poi dovessi sposarlo
per forza, se me lo faceste sposare per forza, prima morirei. Hai
capito? E se mi vuoi bene, lo devi dire al babbo e alla mamma. Devi
dire — tu che mi conosci — che io morirei (_colle lacrime negli occhi
e nella voce, tutta sconvolta, tutta febbricitante, fugge nella sua
camera a rinchiudersi, a nascondersi_).
VENCESLAO (_dopo un momento: cacciando fuori il capo da una delle
finestre che dànno sul terrazzo_) Pst! Pst! Dottore... E così?
_Il dottore_ (_voltandosi: forte_) Altro che _I cavalli del sole_! Un
fiasco ancora più tremendo!