DUE AMICI.

Nella sala del _buffet_:

GIORDANO MARI (_prendendo il sorbetto: la sola cosa che in quel momento

gli possa passar dalla gola: fra sè_) Consigliarmi col Barbarani?... Mi

par di sentirlo, quel piccolo guerriero da club!

— _Felicissim_! Una questione d'onore? _Benissim_!

— E, intanto, se io piglio una sciabolata?... E pazienza la sciabolata;

ma se mi toccasse di restare a letto?... Di non potermi muovere per

una decina di giorni?.. Allora gli affari? Chi potrei mandare a Padova

da quel vecchiaccio esoso di mio fratello colla lusinga del gran

matrimonio?.. E l'armistizio da concludere col Finardi e compagnia?

— _Benissim! Felicissim!_ — ma, intanto, se sono a letto e non mi

posso muovere?... Io devo restare sulla breccia: cambiali e signorina

Dionisy. (_Dopo due o tre cucchiaini di sorbetto: con un sospiro_) Ma

se anche mi lascio insultare senza chiederne ragione, addio poesia e

addio matrimonio, per un altro verso! (_Con stizza sempre crescente:

le contrarietà, le incertezze, i «pasticci» lo urtano, gli seccano, lo

fanno andare in bestia_) Questi borghesi arricchiti colle macchine e

coi traffici e diventati nobili coi quattrini... Che piccola e brutta

gente! Hanno nel sangue tutti i pregiudizii della stirpe bottegaia,

compresa la fissazione che si debbano pagare i debiti sino all'ultimo

soldo, non un minuto dopo della scadenza. E insieme si sono caricati

anche dell'altra zavorra, i pregiudizii aristocratici. Vi parlano

di correttezza e di diritto divino, di economia domestica e di

splendore del casato; sono forti sul terreno e nell'aritmetica, hanno

la vanità del loro stemma e del loro bilancio: fanno da maggiordomo

o da gentiluomo, da fattore o da principe, secondo le ore della

giornata e, come tutti gli ibridi, hanno, per atavismo, tutte le

avidità del mercante e, per innesto, tutti i fumi del patrizio! (_Il

sorbetto ingollato in fretta e in furia gli dà un dolore nevralgico

acutissimo alle tempie: si ferma, chiude gli occhi: quando il dolore

gli passa e li riapre, rimane distratto, guardando fisso il resto del

sorbetto, e facendo scorrere fra le dita il cucchiaino_) Ed Emma?...

Carina, lei, a dispetto della razza! Carina in tutti i modi! Colla

freschezza sana e soda di una bella figliuola del popolo, e i piedini

da marchesa. Con un'affettuosità sentimentale, docile, remissiva e

credenzona; coll'onestà profonda della donna borghese nel sangue, e

nell'anima, invece, le raffinatezze romantiche. Facile ad esaltarsi, ad

entusiasmarsi e facile anche ad accontentarsi. Un amore di moglietta,

sempre in adorazione dinanzi a suo marito... e che suo marito potrà

educare in tutto e per tutto all'osservanza delle leggi ed alla

moderazione. (_Cercandola cogli occhi lustri_) Ma dov'è? Dove s'è

cacciata quella... marmottina? Il colpo mi è riuscito, stasera, ma non

bisogna perderla d'occhio. (_Finisce in fretta il gelato; si asciuga

i baffi col fazzoletto: gli viene un'idea_) Se, invece, andassi a

consigliarmi direttamente da lei, riguardo a quell'«oltracotante» di

suo cugino?... Mi ascolterebbe tremando, a bocca aperta — che bocchina

deliziosa! — ed io mi farei consigliare di non prendere la cosa sul

serio per amor suo, di lei. Già, nessuno mi toglie dalla testa che

quel bisbetico architetto è un altro Sebastiani, e, anzi, con più

gradi di bollore! È innamorato della fanciulla. (_Con un sorrisetto di

compiacenza_) E... il poeta?... È gelosissimo del professore! La gran

simpaticona quella Fanny! E poi suo marito è deputato: un voto di più

per la mia cattedra. (_Rannuvolandosi_) E Borghetti? È il Borghetti che

mi manca sul più bello! (_Tornando all'idea di prima_) Emma! Emma! (_La

cerca cogli occhi, in mezzo a tutta quella gente, — le signore sedute,

gli uomini in piedi, — che si affolla rumorosamente mangiando e bevendo

attorno alla tavola del_ buffet). Dov'è andata? Forse da sua madre?

Anche quella suocera, un ideale! Per farla scappare, basterà aprir le

finestre! (_Guarda ancora tra la folla, alzandosi in punta di piedi_)

No, non c'è. E nemmeno suo cugino! E nemmeno il commediografo! Che io

abbia preso un gambero, e che la marmottina non sia invece altro che

una famosa civetta? E che si diverta a tener in gioco l'architetto, il

commediografo, e magari anche il professore? (_Va a spiare fra le tende

dell'uscio a destra, che mette nel salottino dove si fuma_).

Niente. Emma non si vede.

C'è un generale che si sfoga col prefetto contro i socialisti, e c'è

Venceslao col sindaco di Milano: il cavalier Venceslao, le belle mani

bianche da pianista incrociate dietro le reni, la bella testa un po'

china, approva, umile in tanta gloria, una idea del sindaco, il quale

vorrebbe intitolare col nome di Verdi una delle principali piazze di

Milano.

Ad un tratto, Giordano Mari, sempre spiando fra le tende dell'uscio a

destra, sente la voce di Sebastiani e caccia fuori la testa: Sebastiani

non è con Emma. È invece colla d'Arborio.

GIORDANO MARI (_si nasconde di nuovo, ma in modo da poter osservar bene

la d'Arborio da vicino: fra sè, con stupore ammirativo_) Un milioncino,

mi ha detto il Barbarani! (_Dopo aver calcolata la grossa dote accanto

alla grossa contessina_) Sarebbe guadagnato!... Ma sarebbe sempre un

milioncino!

La D'ARBORIO (_strillando forte perchè ha «un gran secreto», una

confidenza da fare al Sebastiani_) Sì! Sì! Voi mi avete conquistata! Io

vi voglio aprire tutto il cuor mio! Ma solo a voi! Più vicino!... Solo

a voi! (_Nino Sebastiani non si muove: la d'Arborio gli va sopra, quasi

addosso_) Ditemi la verità: la verità del pensiero, del sentimento

vostro: avete voi pure tutta questa grande ammirazione settentrionale

(_sottovoce_) per i Promessi Sposi?

NINO SEBASTIANI (_soffoca_) ... No.

La D'ARBORIO (_strillando_) Ed io nemmeno! Solo a voi lo dico! Ed io

nemmeno! Propriamente no!

GIORDANO MARI (_guardando dall'uscio a sinistra_) Finalmente! (_Emma

esce dallo studio del Maestro: è seguita da Carlo Borghetti_) Toh, toh,

toh! Era coll'architetto! (_Giordano Mari pensa che l'architetto, per

vantarsi, avrà raccontato alla signorina la scena successa fra di loro:

un sogghigno cattivo gli fa diventare la faccia lunga e verdognola_).

EMMA (_appena lo vede, gli corre subito appresso: un po' più timida,

arrossendo, combattuta dalla verecondia e dall'amore_) Carlo, mio

cugino, vuole parlarle, vuole scusarsi con lei per alcune parole di

poco fa. (_Supplichevole, fissandolo con gli occhi belli, illuminati_)

Mi promette, non è vero, di essere generoso, di essere buono?

GIORDANO MARI (_dignitoso, diplomatico_) Ma... che cosa le ha detto il

signor Carlo Borghetti?

EMMA. Ha timore di averle risposto male, di averla offesa.

GIORDANO MARI (_interrompendola: eroico_) Appunto: volevo rivolgermi al

Barbarani ed al maggiore Costamagna per avere una spiegazione.

_Emma_ (_trasalendo, con un grido represso_) No! No! È sofferente!

Sta proprio male! Le domanda scusa! Le vuol domandare scusa!

(_Avvicinandosi palpitante, tremante, con uno sguardo che è tutto una

preghiera, una carezza, una promessa_) Per me! Per me! Lo faccia per

me! (_Congiungendo le palme, timidamente, con un'ondata di rossore che

corre dalle spalle alla fronte_) Voglio così!

GIORDANO MARI (_cavalleresco, inchinandosi, offrendole il braccio_)

Allora, sia. Mi conduca da suo cugino.

EMMA (_lo avvolge con uno sguardo amoroso: i suoi occhi hanno un lampo,

le sue labbra un tremito: passa leggermente la manina morbida e bianca

sotto il braccio di Giordano Mari, e gli risponde appoggiandosi tutta,

coll'aria quasi di abbandonarsi, di farsi portare_) Grazie.

GIORDANO MARI (_inebriato_) Dov'è?

EMMA (_indicando il Borghetti colla punta del ventaglio_) Là!

Succede un gran movimento nella sala del _buffet_: le signore che

hanno finito di cenare si alzano per cedere il loro posto alle altre

signore, rimaste in piedi. Carlo Borghetti in quella ressa è ricacciato

indietro. Emma e Giordano Mari non possono più andare avanti.

GIORDANO MARI (_chinando il viso verso quello di Emma, che

irresistibilmente sporge il suo_) Devo perdonargli dunque? E devo

volergli bene anch'io, perchè gliene vuol lei?

EMMA (_trasportata fra gli angioli_) Sì; per questo.

GIORDANO MARI (_dopo un momento: con un risolino maliziosetto,

indicandole Nino Sebastiani_) E... dovrei voler bene anche a quello là?

EMMA (_scotendosi con dispetto_) Oh, a quello poi no! (_Senza

rifletterci_) È vero, sa? Prima mi era indifferente; adesso mi è

antipatico.

GIORDANO MARI (_che invece riflette molto, riprende prudentemente

l'affabilità paterna_) Bambina! Sempre... una cara bambina!

Sono interrotti: Emma rimane appoggiata al braccio di Giordano, ma,

presa in mezzo da tutta quella gente, deve rivolgere e ricambiare

complimenti, ringraziamenti e saluti. Finalmente la calca si dirada e

possono avvicinarsi a Carlo Borghetti, che intanto, per rinfrescarsi,

ha continuato ad inghiottire champagne frappè.

CARLO BORGHETTI (_molto sudato: stranamente pallido: si avvicina, vuol

parlare, vuol sorridere, ma non sa fare che una smorfia_).

EMMA (_arrossendo a sua volta per l'imbarazzo del cugino e sforzandosi

per essere disinvolta e per aiutarlo_) Il signor Mari non è in collera;

anzi, ha per te moltissima simpatia.

CARLO BORGHETTI (_a Giordano Mari: colla voce troppo alta e fuori di

tono_) Le devo domandar scusa!

EMMA (_vivamente: si mette il ventaglio sulle labbra, facendogli segno

di tacere_) Piano! Parla piano!

BORGHETTI (_rauco_) Le voglio domandare scusa.

GIORDANO MARI (_compitissimo_) Scusa? Fra di noi? Fra due buoni amici?

BORGHETTI (_borbottando a guisa d'eco le ultime parole_) Buoni amici.

Ho detto anche alla signorina Emma... (_la guarda e i suoi occhi si

riempiono di lacrime_) buoni amici.

GIORDANO MARI (_osservandolo con qualche inquietudine_) Il torto è mio:

lo scherzo a proposito della sua piccola ferita è stato inopportuno.

BORGHETTI (_rintontito_) Scherzo? Io non scherzo mai. Ho detto amici,

ripeto amici.

GIORDANO MARI (_dà un'occhiata espressiva alla signorina Emma, quasi

imponendole di allontanarsi. Sarebbe rimasto lui con suo cugino Carlo:

non lo avrebbe lasciato_).

_Emma_ (_dolcemente, felice di mostrarsi ubbidientissima a quel primo

comando, rientra nella sala del buffet, e sparisce in mezzo ad un

gruppo di signore_).

GIORDANO MARI (_prendendo confidenzialmente sotto braccio Carlo

Borghetti, e facendo un po' di violenza per condurlo via_) E

adesso, non è vero? — ce ne andiamo via anche noi?... E alla romana;

ringrazieremo domani, portando un biglietto di visita.

CARLO BORGHETTI (_lasciandosi trascinare_) Sì; domani: basta un

biglietto di visita.

L'idolo · 第 25 / 90 题