GIORDANO MARI (_entrando cerca il portiere che non c'è, chiama il
cameriere che non risponde, entra nel burò dove non trova nessuno; si
mette a brontolare prima a mezza voce, poi molto più forte_).
_Il direttore_ (_che si era addormentato in quel caldo pomeriggio,
risvegliandosi e avanzandosi nel buio_) Il signore?... domanda?...
GIORDANO MARI. Domando se ci sono lettere, telegrammi per me.
_Il direttore_ (_che non si ricorda chi è_) Scusi?...
GIORDANO MARI (_risentito_) Per Dio! Giordano Mari.
_Il direttore_ (_lo guarda c. s._)
GIORDANO MARI (_furibondo_) Il numero 15!
_Il direttore_ (_con calma_) Adesso domanderemo al cameriere.
Per il numero 15 c'era un telegramma ed una lettera: erano stati
portati in camera: e per Giordano Mari dovevano essere importanti
assai, perchè, ordinato in fretta da pranzo, fa le scale d'un fiato.
Col telegramma, invece di una sola lettera, ce ne sono due. Una da
Roma, l'altra col bollo di città.
Giordano, prima di aprire, guarda di chi sono: la lettera di Roma è
quella che egli aspetta dall'onorevole Rocco Marana, sotto-segretario
di Stato all'istruzione pubblica. Quella di città è del suo editore.
— Ma perchè mi scrive? Se l'ho avvertito che domattina sarei andato io
da lui?
Da quella lettera Giordano Mari sente che deve aspettarsi una
contrarietà, un rifiuto; tuttavia legge prima il telegramma:
«Impossibile ottenere rinnovazione: voci attendibili assicurano solito
sovventore prossimo fallimento. Regolati.»
«FINARDI.»
— Anche gli usurai che falliscono! Quando il diavolo ci vuole mettere
la coda! E adesso... a quest'altro! — E comincia più lentamente ad
aprire e a leggere la lettera di Roma. È la risposta ad una sua domanda
per certa missione all'estero che ha più volte sollecitato e che gli
procurerebbe, oltre al divertimento e all'onore di un paio di commende,
anche qualche biglietto da mille:
MINISTERO
DELLA
PUBBLICA ISTRUZIONE
_Gabinetto del Sottosegretario di Stato._
Carissimo amico,
«Cattive notizie! Il tuo invio a Lipsia per l'esame e il possibile
ricupero dell'epistolario galileiano, scoperto in quella città, — e di
doverosa rivendicazione da parte del Governo italiano di fronte alle
irregolarità di acquisto emerse dal recente processo — pareva cosa
sicura. S. E. il ministro, anche l'altra sera, dopo un lungo colloquio
intorno a molte altre cose, me ne aveva dato la quasi certezza,
mostrando di ricordarsi molto bene di te, de' tuoi titoli e delle tue
benemerenze. Credevo di potergli far firmare a giorni il relativo
decreto e le commendatizie ufficiali presso i corpi diplomatici,
allorchè, stamane, apprendo che la missione è irrevocabilmente affidata
all'onorevole Toscolani. Questo nome, in questi momenti, ti dice
tutto; ti dice specialmente, come non sia dipeso da mancanza di buon
volere da parte mia l'esito negativo della pratica. Un elemento così
irrequieto e tempestoso, da sottrarsi all'opposizione parlamentare
ed extra-parlamentare, alla vigilia, o quasi, di un voto di vita o
di morte pel Gabinetto, ha avuto il sopravvento anche nel campo...
teoricamente sereno della scienza e delle arti. Tu sei troppo uomo
di mondo, sebbene non rotto ancora a questa vitaccia politica, per
non comprendere certe supreme necessità del momento. A voce, e spero
presto, a Roma, potrò dirti di più. Per ora non volermene e gradisci
una filosofica stretta di mano dal tuo
Affezionatissimo
ROCCO MARANA
Giordano Mari non dice una parola, non fiata, ma sotto gli occhi gli
appaiono due solchi lividi, profondi. Apre l'altra lettera, quella
dell'editore di Milano.
AMODEI E C. EDITORI
Gabinetto del Direttore
Illustre e carissimo Mari,
«Mi offrite le vostre conferenze sui _Precursori della Rivoluzione_?
Quali sono e quante sono? perchè io non ne conosco altro che una, la
solita di Venezia, Torino e Genova; sempre bella, ma sempre quella,
come la bandiera dei tre color! E poi... mi domandate duemila lire —
anticipate — per un volume di conferenze? È vero che non è _che una
domanda_... ma io non vi posso dare... che una risposta. Vi voglio
molto bene, ma non posso, per voi, disgustarmi col mio interesse.
Affezionatissimo
AMODEI.
«_P. S._ — Devo assentarmi da Milano per il matrimonio di mia
nipote. Sono spiacente per me... e per voi. Vi avrei fatto conoscere
l'architetto Carlo Borghetti, una vera capacità, un erudito fenomenale.
Avrebbe potuto esservi utilissimo per la vostra monografia su
sant'Ambrogio... o il _signor Ambrogio_, come volete voi.»
Giordano Mari, pallidissimo, resta fermo, immobile su due piedi. È una
disdetta. Tutto gli va male... tutto! tutto!... C'è fin da ridere,
tanto è curiosa!... E ride infatti; ma ad un tratto il riso gli si
ferma sulle labbra ed ha un sussulto in tutta la persona: riapre,
rilegge il telegramma:
«Impossibile ottenere rinnovazione: voci attendibili assicurano solito
sovventore prossimo fallimento. Regolati».
— Ma allora?... E le altre?... E tutte le altre?...
Anche gli ultimi echi degli applausi di un'ora innanzi, le febbrili
compiacenze del successo, tutto è svanito, dileguato ormai... persino
il bel viso ridente di donna Fanny e gli occhi intenti, appassionati di
Emma. E sì che quest'ultima, mentre egli legge la lettera del Marana,
gli è tornata in mente... quale nipote dello zio ministro.
— E le altre cambiali?... E tutte le altre?...
Fa due, tre passi verso la finestra, sempre cupo, sempre pensoso,
a testa bassa. Prende macchinalmente le forbici dalla toeletta e
macchinalmente continua e continua a tagliarsi, a regolarsi, a limarsi
le unghie...
— E le altre?... E tutte le altre?...
Rimane ancora diritto in piedi, immobile, a testa bassa, occupato delle
sue unghie, ma a mano a mano il suo viso da pallido diventa giallo,
gonfio, sformato... i solchi sotto gli occhi diventano sempre più
profondi. Non ha più trentacinque anni nè quarantacinque... ne dimostra
sessanta...
— E le altre?... Almeno dieci... dodicimila lire?...
Nella cameretta si sente solo il rumore del respiro greve, affannoso
del Mari, e un _tic-tic-tac_ delle unghie dure, che saltano via,
mozzate dalle forbici.
_Cameriere_ (_battendo all'uscio_) Signore...
GIORDANO MARI (_trasalendo, voltandosi_) Che c'è?
_Cameriere_. Il pranzo è servito.