DI SOPRA, IN CASA DIONISY.

Il salottino della signora Letizia, la madre di Emma: persiane

chiuse, tendine calate; di primo colpo, buio pesto, poi a poco

a poco si comincia a distinguere una figura bianca, gentile, che

occupa, mollemente distesa, tutta la lunga poltrona a sdraio: capelli

inverosimilmente biondi, occhi inverosimilmente neri: la signora, che

è stata bellissima, è ancora bella: soltanto da un paio d'annetti circa

non si lascia più vedere altro che allo scuro... sempre più allo scuro.

Vicinissimo, un'ombra, una forma confusa, molto chinata su di lei. È

il dottor Fabio Speranza che, dopo averle cercato e toccato il polso, è

salito adagio, più su, colla mano, dentro la manica larga della soffice

veste d'_intérieur_, e trovato morbido e piacevole il posticino, vi è

rimasto, al caldo, senz'ombra di malizia.

_Il dottore_ (_eleganza stagionata: tutte le arguzie e le risorse della

professione; parla lentamente, sommessamente, con una monotonia di tono

e d'argomenti che riposa, calma e persuade_) Dunque, per oggi, la mia

_tosa_, restiamo intesi così: la noce vomica, prima quattro gocce, poi

cinque, poi sei, a colazione, e così a pranzo. E per il momento, direi

nient'altro. Stiamo a vedere. La digestione è abbastanza regolare —

vero? — La nutrizione soddisfacente, la _cerina_... buona; anche quei

nostri piccoli fenomeni nervosi non si sono più ripetuti, dunque — da

brava — dallo stato generale dell'organismo bisogna ragionevolmente

concludere che il meglio è nemico del bene, quindi accontentarsi!

La signora LETIZIA (_languidamente_) E le pillole di ferro?

_Il dottore_ (_dopo averci molto pensato, gravemente_) Io direi anche,

se crede (_pausa_), sospendiamole per qualche giorno (_lunga pausa e

lungo sospiro_). Potremo poi ricominciare più tardi, se sarà il caso la

cura ascendente.

La signora LETIZIA. E dell'Emma che cosa ne dice?

_Il dottore_ (_ancora più grave, più serio, scrollando il capo,

sospirando profondamente_) Mah!... (_un'altra pausa, poi risalendo

colla mano dentro la manica della signora Letizia e premendole il

braccio in modo significativo_) Un marito; cara la mia _tosa_, darle

marito. Tutto il resto, l'esercizio, l'aria buona, la montagna, il

_tennis_... non dico di no: hanno ottenuto un risultato al di là

del soddisfacente. La ragazza è bene sviluppata, ben nutrita... il

pannicolo adiposo abbondante, ma... ma... (_sospiro e pausa_) tutto

alla sua epoca indicata, alla sua stagione prefissa — sicuro. Adesso,

Emma... — appunto — ha un certo pallore interessante... un certo

brillare degli occhi... Viene la sua stagione per tutto — vero? —

per il cappellino di paglia e per la pelliccia. E dunque, eccoci:

precisamente: adesso, Emma è nella vera stagione del matrimonio.

La signora LETIZIA (_languidamente_) Oh, dottore, è un po' il suo _tic_

quello del matrimonio!

_Il dottore_ (_sorridendo e colla punta del dito mignolo rovesciando

delicatamente il labbro inferiore della signora Letizia per guardare le

gengive un po' esangui_) È Domeneddio che ha fatto le cose in modo da

giustificarmi pienamente!

La signora LETIZIA (_rivoltandosi sulla poltrona, ridendo e

nascondendosi il viso, impone colla mano al dottore di tacere, di

non ricominciare colle solite enormità. Poi, quando si è bellamente

riadagiata come prima, e il dottore le ha rimesso il cuscino di piume

sotto il capo, riprende il discorso seriamente_) Io credo che Emma,

sotto certi rapporti, sia ancora... nel mondo della luna. Non so se mi

spiego...

Il dottore le risponde, approvando col capo, che si spiega benissimo.

— Non sa, non immagina l'amore altro che dalla letteratura, dal

teatro... e non è per lei altro che il _Romanzo di un giovane povero_.

— Oppure il _Padrone delle Ferriere_, che e più istruttivo.

— In conclusione, Emma non pensa a niente, non le importa niente di

nessuno; prende tutto con indifferenza, anche la corte che le fa Nino

Sebastiani e... non capisce niente. (_Con due occhiate: una innalzata

al cielo, l'altra rivolta al dottore, piena di rimpianto_) Età felice!

_Il dottore_ (_continuando ad accarezzarle la mano, a premerle

leggermente le ginocchia; con filosofia_) Da brava: tutte le età

hanno i loro vantaggi e i loro inconvenienti; e in quanto ad Emma,

trovo appunto regolare che lo sviluppo fisico preceda lo sviluppo

morale. Regolare ed opportuno: così — vero? — è possibile guidarla,

consigliarla, farle fare tutto ciò che potrà riuscire più conveniente

per il suo bene. Invece, non prevenendo l'avvicinarsi della crisi,

sappiamo noi che cosa ci può capitare? Possiamo prevedere.... le

conseguenze? Emma, siamo d'accordo, è fredda di temperamento; è

un po'... clorotica, potrà anche accontentarsi di essere amata;

ma, d'altra parte, quella sua stessa mancanza di uniformità di

carattere..., certi languori... Se avesse bisogno lei di amare? Allora

diventerebbe forse pericoloso. (_Pausa: poi ripigliando_) Potrebbe

perdere la testa — vero! — per un poco di buono, e in tal caso che cosa

si fa? Esauriti gli argomenti persuasivi — sicuro — noi dovremo sempre

finire coll'accettare anche il poco di buono e firmare la ricevuta.

La signora LETIZIA (_con calma, senza scomporsi_) Mi spaventa, dottore!

_Il dottore._ Mah! (_Pausa: espressione quasi truce a furia di essere

grave e severa_). Bisogna prevedere per prevenire. Una volta Emma già

maritata, a posto... se le succedesse anche, per un'ipotesi, per una

combinazione come ne succedono tutti i giorni, d'innamorarsi... non

andrebbe a finire il mondo: anzi, tutt'altro! — È sempre un disastro,

un infortunio riparabile quando, parliamoci chiaro, non finisce

per essere poi, addirittura, un beneficio. Io direi dunque, per il

momento, di non pensarci nemmeno a don Carlo Borghetti. È un fisico

troppo sanguigno, una natura troppo energica; prende tutte le cose

troppo sul serio, ed Emma finirebbe forse coll'essere sacrificata;

mentre tutto al contrario, per quello che si può prevedere, perchè il

matrimonio rappresenta sempre un'incognita, con Nino Sebastiani, finirà

presumibilmente col fare a suo modo. Ho parlato, alla lontana, colla

madre... del Sebastiani (_pausa_). Sarebbe — pare — contentissima;

per il momento fisserebbe a suo figlio — dice lei — un assegno annuo

di circa ventimila lire; — quindicimila ne porta l'Emma in dote?.. —

dunque, diremo — aspetti un po' — quindici e venti, trentacinquemila

— si può fare anche una vita buona, senza pensieri. E poi tre, o

quattro volte tanto, in avvenire. Il più lontano possibile — vero? —

La signora Sebastiani ha un vizio di cuore ancora compensato, ma, coi

dovuti riguardi (_pausa_), come l'ho _tacconata_ una prima volta, spero

di poterla far tirare innanzi magari anche per una ventina d'anni!

Nino poi, in quanto a salute, salvo casi impreveduti, potrei anche

garantire. Ha un aspetto appariscente, l'indole... d'un cagnolino:

oggi sta dietro e obbedisce alla mamma: domani farà altrettanto

colla moglie. Se frequenta un po' il palcoscenico, se scrive qualche

commedia... roba che passa. Capirà anche lui che una volta ammogliato

— vero? — dovrà fare l'uomo serio. — Oggi l'Emma dove è andata? Al

_lawntennis_?

La signora LETIZIA. No; è andata con Fanny ad una conferenza al Circolo

artistico-letterario. Non aveva mai sentito conferenze...

_Il dottore._ Quel certo Giordano Mari? (_pausa: poi_) Già, avevo

anch'io un biglietto, ma poi — al solito — non ho avuto tempo d'andarci

(_un profondo sospiro_). Sono preso, come si dice, per il collo. Ho

finito per far colazione... quasi al tocco. Anche con Venceslao...

direi, potrebbe parlarne di questo Sebastiani. E in quanto ad Emma,

cominceremo un giorno o l'altro, con un po' di quiete, a tastar il

terreno.

La signora LETIZIA. Venga domani a colazione...

— A che ora? Perchè alle dieci ho l'ospedale.

— Venga alle dodici. (_Dopo un momento, interrompendo il dottore che

intanto ha continuato a lamentarsi, sedendo più comodo e accavallando

le gambe, d'essere in gran ritardo e di non poter nemmeno respirare per

le molte visite che ancora gli rimangono da fare_) Devo dirle proprio

tutta la verità? Io l'Emma... non la capisco! Non me la spiego! E

sì, che sono sua madre! Mai una tenerezza, un momento d'espansione —

nemmeno d'allegrezza; di quell'allegrezza affettuosa che hanno tutte le

ragazze....

_Il dottore_ (_fisso, cupo, aggrottando le ciglia_) Invece... in certi

momenti si mostra nervosa?... È facile all'irascibilità?...

La signora LETIZIA (_continuando_)... passano settimane senza che venga

a darmi un bacio; anche la sera devo sempre essere io la prima. Mai

nessuna confidenza, e come fa con me, tal e quale con quel... buon uomo

di suo padre!...

_Il dottore_ (_conferma, ripetendo come un'eco_) Buonissimo.

La signora LETIZIA. E così pure rimane dei giorni interi senza dirmi

una parola...

— Un po' dispettosa — vero? — un po' contraddicente?

— E mentre io sono impensierita per non potermi spiegare il suo

malumore, i suoi capricci, la sua cattiveria, il suo mutismo, e

comincio anche ad inquietarmi per la sua salute — ecco, non la sento

a discorrere, a ciarlare, a magari ridere come una matta, colla sua

cameriera? Di amiche ne cambia una ogni quindici giorni — come faceva

colle bambole quand'era bambina. Adesso è un pezzo che tocca alla

Fanny... Ma poi durerà anche colla Fanny?... No, no; creda, è proprio

vero quello che le ho detto: Emma non pensa ad altro che a divertirsi,

e non le importa niente di nessuno! Del resto... (_la bella signora

guarda il dottore con un'espressione che vuol dire... e dice molte

cose_), del resto... sarà meglio per Emma — non è vero, dottore?

È questa la solita ripetizione di tutti i giorni: quando il dottore

comincia a lamentarsi delle troppe visite che ha da fare, la signora

Letizia comincia, per suo conto, a lamentarsi della figliuola che non

ha cuore.

È così — ed è sempre stato così, e nient'altro — il loro amore: il

bisogno di lamentarsi sempre e di compiangersi l'un l'altra per quelle

piccole infelicità... che fanno loro tanto piacere!...

Una grande scampanellata.

Il dottore, senza turbarsi, abbandona il braccio della signora Letizia.

— Visite?

Una seconda scampanellata.

Tutti e due quasi insieme:

— Venceslao.

Il cavalier Venceslao, quando rientra nel seno della sua famiglia, ci

tiene ad avvertire ch'è proprio lui, perciò ha imposta la regola al

portinaio che «per il padrone» si debba suonare due volte.

EMMA (_entrando di corsa nel salottino, e precipitandosi addosso

alla poltrona della mamma, stampandole sulla bocca due bacioni collo

schiocco_) Oh, mamma, mamma; che fascino! Che arte! Che maraviglia!

Come ti saresti divertita! E anche tu, dottore, perchè non sei venuto!

Hai fatto malissimo! Che cosa grande! (_un altro abbraccio impetuoso,

nervoso, altri due baci sul viso della mamma ancora più risonanti_).

La signora LETIZIA (_alzandosi mezzo soffocata, allontanando, come

difendendosi, la figliuola_) Emma! Emma! Che fai? (_guardandosi nello

specchio, un po' inquieta per l'amabile incarnatino delle sue guance_)

Una conferenza!... Si sa, poi, che cosa può essere di straordinario!

(_Si accomoda la bionda capigliatura a ricci che la figliuola le

ha mandata un po' di traverso_). Corri sempre da un'esagerazione

all'altra!

_Il dottore_ (_crollando il capo con aria di sussiego e di sprezzo_)

Adesso sono di moda i conferenzieri (_pausa, poi coll'intenzione di

fare dello spirito_) i quali non sono poi altro che predicatori vestiti

da uomo!

EMMA (_subito: con slancio_) Sei uno stupido!

La signora LETIZIA (_richiamando la figliuola al dovuto rispetto_) Oh!

Oh! Oh!...

_Il dottore_ (_che se la gode: con fina malizietta_) Sentiamo un po'...

per valutare al giusto merito l'eloquenza di questo signor Giordano

Mari... c'era alla conferenza — vero? — anche Nino Sebastiani?

EMMA (_colla più candida disinvoltura, come se si trattasse del sindaco

o del prefetto_) Nino Sebastiani? (_ci pensa_) No. (_Ricordandosene_)

Cioè, sì!

_Il dottore_ (_ritorna serio, molto serio, osservando Emma con grande

attenzione, mentre, cacciate le dita nei taschini della sottoveste, fa

risuonare continuamente le chiavette di casa_).

EMMA (_riprendendo subito, ed esaltandosi, l'argomento che più

l'interessa_) Non legge, sai? Parla! Senz'esserci preparato!

Improvvisando! (_Voltandosi vivamente verso donna Fanny che sta per

entrare nel salottino seguita dal nobile Barbarani, mentre il cavaliere

Venceslao si ferma nel salone e si mette al pianoforte_) Non è vero,

Fanny?... Non è vero, papà, che cosa straordinaria?

Donna FANNY (_più calma, dopo aver abbracciata, senza stringerla, donna

Letizia e averle dato per aria i due baci di convenzione_) Ha un gran

merito!... Anche Guido lo riconosce... (_Guido Bardi, s'intende_). Come

conferenziere è di prima forza!

Il nobile BARBARANI (_sempre saltellando, dopo aver battuto col palmo

della mano sulle spalle e sulla pancetta del dottore_) Di primissima

forza! Di cartello!... Un vero oratore di cartello! Diceva benissimo

il pittore Fioravanti, quello famoso che ha fatto il ritratto anche a

donna Ida: È un Demostene, un Cicerone — coi polmoni del Tamagno!...

Il cavalier VENCESLAO (_dal salone, solfeggiando e accompagnandosi

cogli accordi del pianoforte_) È un'eloquenza dantoniana!

_Drlirinin!_... Irrompente! _Drlaronn!_... Maestosa! _Drlarumm!_...

Donna FANNY. E poi è un bel giovane, un bell'uomo! Ha magnifici denti.

Il Barbarani ce lo ha presentato, ed egli ci ha accompagnate fin qui.

Anche Guido lo ha trovato molto... signore! molto... come si deve!

Il nobile BARBARANI. Non frequenta che la migliore società. A Padova

è stato l'amante della contessa Pianelli. Lo sapevano tutti: era...

_ufficialissimo_! Stasera gli diamo uno _champagne_ d'onore al Circolo

artistico-letterario — Son proprio _content_! (_Al dottore, che intanto

ha continuato a guardare e a studiare la signorina Emma_) Dovresti

venire anche tu — _benissim!_ — Dieci franchi a testa soltanto i soci

_frequentatori_, perchè gli artisti, si sa, in Italia ne han pochi da

spendere.

_Il dottore_ (_scrollando il capo e sospirando_) Impossibile!... Sono

così preso in questi giorni!(_Guardando l'orologio_) Sono le cinque e

mezzo e dovrei già essere in via Cusani! Scappo! (_Scampanellata; il

dottore sente venire altre visite, si siede_). Scappo subito.

È la vecchia marchesa Gonzales: vecchia per gli altri, non per sè

stessa; ha molte pretensioni di eleganza, di gioventù e la smania

di essere ancora corteggiata. Ingrassa ogni giorno, ma per conto suo

ha invece l'illusione di dimagrare a forza di stringersi e di patir

la sete, cosa che la fa essere sempre eccitata, rabbiosa. Quando le

domandano se è stata alla conferenza, monta in furore. Ma come?...

Lei?... La marchesa Gonzales alla conferenza di un ateo? Di un...

eretico? Sa! Sa! Sa tutto!... Le hanno detto tutto! Le hanno già

riferito i suoi amici — perchè lei ha degli amici veri, e tutti

simpatici, fedeli, provati e tutti giovanotti! — le hanno riferito

che cosa ha detto di bello quel signore! Che teorie! Che massime! Che

dottrine!.. Che spropositi!

Lo sdegno e la veemenza della marchesa sono tali che tutti tacciono

ammutoliti. La signora Letizia è quasi mortificata di aver mandato Emma

alla conferenza; donna Fanny di esserci stata lei; ed Emma, scossa,

confusa, china il capo, quasi vergognosa, quasi addolorata.

Il silenzio è grave, penoso, rotto soltanto dagli accordi e dai

solfeggi del cavalier Venceslao, e dal risonare delle chiavettine del

dottore, il quale, in punta di piedi, gira intorno alla ricerca del

suo cappello... poi, pianino, passando vicino ad Emma, toccandole,

premendole le mani, le ricorda, sottovoce, le cartine di fosfato che

ha da prendere prima di pranzo, e sparisce senza che nessuno se ne

accorga.

Il nobile BARBARANI (_a un tratto scattando dalla seggiola e

fermandosi ritto dinanzi alla marchesa_) Miscredente?... Un ateo?...

Un eretico?... _Benissim!_ Ma in tal caso (_un colpettino di tosse_)

sia quel che si sia — mi piace sempre dire la verità! — son proprio

_content_ d'essere un miscredente anch'io; perchè il Diderot, il

Voltaire, il Rousseau, li leggo e li ammiro anch'io, e in quanto alla

filosofia e alla storia c'è poco da ridere: credenti, o miscredenti,

la storia — per sua regola, marchesa — resta quello che è; non si può

cambiare.

EMMA (_si sente sollevata; lo guarda, sorride_) Che bel vecchietto quel

Barbarani! Leale, franco, simpatico...

L'idolo · 第 14 / 90 题