Com'era?
Era feroce e dolce, era magnifica e mostruosa. In lei l'amore era
qualcosa di convulso e di atroce.
E il giovane, da principio stordito e quasi respinto da tanta feroce
frenesia passionale, disse a sè stesso:
--Di questa donna mi stancherò presto.
Ma non se ne stancò.
Poichè ella si rivelò un'amante portentosa. Un'amante di profondo e
prodigioso intuito; di una sensitività acre e morbosa, di una
sensibilità fantasiosa e ispirata. Era così varia e sorprendente che al
giovane pareva di conoscere in lei tutta la muliebrità del mondo. Ella
era mille donne! Era tutte le donne. Era _la donna_!
Ora appariva all'amante candida come una bimba; ora corrotta come una
meretrice. Oggi ostentava una lubrica depravazione, domani una sognante
idealità. Oggi era commovente di ingenua dolcezza, domani spaventosa di
delirante lussuria.
Egli la lasciava a tarda notte sopita in un letargo mortale, quasi
inabissata nell'inerte stupore di un ipnotico; e, dopo qualche ora, la
ritrovava, lieta e candida, gaia e fanciullesca.
Nei soleggiati meriggi uscivano insieme ed ella era con lui saggia e
positiva, consigliatrice affettuosa, amica dolce e quasi materna.
Nei ritrovi mondani si rivelava la dama spirituale e corretta, di una
dignità calma e irreprensibile...
E la sera, ecco! gli si abbatteva tra le braccia, empia e violatrice,
iena, furia, vampiro!
Alberto ne fu avvinto e travolto. Egli che fino allora, con altre donne,
era sempre stato un amante blando, temperato e sufficiente, con lei
divenne un vulcanico amatore, un amante sovrumano e trascendentale.
Turbini e tempeste gli scotevano i nervi. Ed egli sentiva di essere un
uomo speciale, prescelto, eletto! Sentiva di essere un dio.
Andava intorno per la città con aria spavalda e sprezzante; disdegnava
le donne, insultava gli uomini, si pettinava come un _apache_, si
profumava il fazzoletto coll'etere. Dipingeva con balda iattanza,
sbattendo sulla tela delle spennellate sprezzanti e disdegnose.
E trattando così, con altezzosa villania, gli uomini, le donne e l'arte,
si fece molto notare ed apprezzare.
Ed essa lo amò. Lo amò con frenesia ed estasi, con rapimento e strazio.
Ben presto venne l'epoca, come in tutti gli amori, in cui ella non volle
più vedere nessuno all'infuori di lui; nè amici, nè amiche, nè
conoscenze, nè estranei. Lo rinchiuse nella sua passione come in una
fortezza, esigendo da lui il passato, il presente e l'avvenire,
chiedendogli la rinuncia ai suoi ideali, alle sue aspirazioni, alla sua
individualità.
Conobbero insieme l'acre tedio e la snervante dolcezza della perenne
solitudine a due.
E la donna, talvolta, ne fu quasi soddisfatta.
_Trop suffit--quelquefois!--à la femme!_
Ma nei convulsi allacciamenti saliva sempre dal cuore di lei--macabro
ritornello--il desiderio della morte.
La morte!... Quella parola come un funebre rintocco accompagnava in lei
la voluttà.
E a poco a poco il giovane sentì quel delittuoso e voluttuoso sospiro
sferzargli i nervi come un possente, oscuro afrodisiaco.
. . . . . . . . . . . . . .
Infine la fosca furia e lussuria di lei vinse e travolse anche l'uomo.
Gli scavò nell'anima degli abissi insospettati. Lo avvolse e sconvolse,
lo soggiogò e bruciò.
In breve egli non comprese più come si potesse «amare in letizia»,
compiere con baci e sorrisi il feroce e tragico rito d'amore.
E calò nelle sue braccia come in un abisso.