Ma all'indomani ecco che ella comparve inaspettatamente nello studio di
lui.
Ammirò molto le sue opere, fermandosi con lunghi silenzi pieni
d'intensità davanti a tutti i piccoli sgorbi e abbozzi a cui Alberto
stesso non aveva fino allora attribuito grande importanza.
Sfortunatamente si fermò a contemplare colla stessa repressa emozione
una tela che era del Bosìa. Ritta davanti al piccolo quadro vibrante di
colorazione, lo fissava mordendosi le labbra e ansando un poco.
--Quello non è mio,--disse Alberto, contrariato.
--Ah!...--fece lei con un lungo sospiro come di sollievo.--Mi pareva...
diverso! Mi pareva... un altro temperamento, un'altra anima!
Indi volle suggerirgli lei l'idea per un quadro.
--Lo intitolerete «La Riluttante». Nello sfondo, a sinistra, una pianura
piena di luce. A destra, in primo piano una vallata tenebrosa. Nel
centro, venendo dalla luce e rivolte verso l'ombra, due figure: una
Donna (una donna non più giovane) e il Tempo... sapete pure, il vecchio
Tempo convenzionale, colla barba, la falce e la clessidra... Egli tiene
per il polso la donna e la trae presso di sè, forzandola a seguirlo
verso la vallata buia. Ma ella, desiosa e nostalgica, volge il capo
verso la pianura soleggiata e primaverile che ha lasciato dietro di
sè...
--La giovinezza!--interpretò Alberto.
--... dove danzano in cerchio delle diafane figurette adolescenti... Da
queste si stacca un giovane, divino di bellezza, che stende ancora verso
la Partente una mano piena di fiori...--Tacque con un piccolo sospiro;
indi fissando coi profondi occhi Alberto, riprese:--Ma, inesorabile, il
Tempo trascina seco la riluttante. La trascina, giù, verso la vallata
nubilosa e profonda... E tutte le rose ch'ella aveva in mano cadono a
terra, sfiorite...
--Bello!--disse Alberto, non troppo convinto.--Ma i quadri che dicono
qualche cosa non sono più di moda.
Ella gli diede subito ragione; e si estasiò davanti alla sua ultima tela
raffigurante tre donne sedute in fila--due vestite e una nuda--che fisse
ed intontite contemplavano una finestra chiusa.
Ella lo trovò magnifico. Trovò magnifico tutto. Bevette del Malaga
ch'egli le offerse; suonò qualche accordo al pianoforte; fu piena di
vivaci, inaspettate e affascinanti eccentricità. Si rizzò in punta de'
piedi a baciare rabbrividendo, i ghignanti denti di un teschio, che
Alberto teneva presso un vaso di fiori su uno scaffale.
--Io adoro la morte!--esclamò.
Poi tornò ad ammirare Alberto e i suoi occhi e il suo studio e la sua
arte; si stupì che tutti i suoi quadri non fossero già conosciuti e
venduti a Parigi, a New York, a Costantinopoli, a Londra, e si
meravigliò che tutte le donne d'Italia non fossero ai piedi di lui,
convulse d'estasi e di passione.
--Ah, Giorgio! Giorgio!... come siete meraviglioso e
conturbevole!...--esclamava stringendo il fazzoletto orlato di trina
alle narici.--Come mi piace odorare l'etere e guardare la linea del
vostro profilo perduto...
--Vi vedrò questa sera?--chiese Alberto un poco agitato.
--No. Questa sera no.
--Allora domani?--insistette lui, scordando gli impegni colla baronessa
e coll'ex-sindaco.
--No, Giorgio. Neppure domani.
Alberto passò la serata al Caffè Nazionale con Piero; e fu irascibile,
distratto e impaziente. Vi erano parecchie donne nel Caffè, di quelle
che avrebbero dovuto essere ai suoi piedi; ma nessuna aveva l'aria di
pensarci.
Alberto andò a casa pensieroso. E non dormì.