SIGNORA _nè buona, nè bella, nè giovane, nè ricca, desidera fare la
conoscenza di un signore che possegga tutte le doti che a lei mancano.
Intelligenza non necessaria. Avventurieri e studenti si astengano dal
rispondere. Scrivere_ X. Y. ecc.».
Piero e Alberto in barca sul Po lessero casualmente l'annuncio nella
quarta pagina del giornale, e risero.
--Che cinismo!--disse Alberto, disapprovando.
--Che sfrontatezza!--disse Piero, ridendo.--Rispondiamo?
--Ah, io no!--esclamò Alberto.
--Tu hai l'anima di un trepido coniglio in un corpo di giovane
pantera,--disse Piero.--Risponderò io.
Ma avendo egli l'anima (e la professione) di impiegato di banca in un
corpo di Giovane Werther, e non volendo compromettersi con una
sconosciuta, firmò col nome di Alberto e diede l'indirizzo dello studio
di lui, che era un pittore.
La signora nè buona nè bella nè giovane nè ricca rispose. Alberto aprì
la lettera, si stupì, comprese, si sdegnò; ma non ne parlò con Piero.
Piero da parte sua non ne parlò ad Alberto perchè il coniglio, quando
qualcosa gli spiaceva, non era comodissimo a trattare. E quanto a Piero
l'incidente si chiuse lì.
Alberto lesse e rilesse la lettera, ch'era breve.
«Stasera, ore nove. Giardino Ambasciatori. Abbiate una rosa in mano».
--Ridicolo!--mormorò Alberto, sgualcendo la lettera e gettandola in un
angolo dello studio disordinato.--«Abbiate una rosa in mano!». Non sarò
così idiota.--(Era il coniglio che parlava).
Tuttavia alle otto comprò una rosa (era la pantera che aveva il
sopravvento). Però alle nove non andò agli Ambasciatori, bensì a sentire
il concerto di Boasso al Balbo, spintovi dal coniglio.
Ciononostante alle dieci e un quarto andò agli Ambasciatori trascinatovi
dalla pantera.
Non aveva la rosa in mano, ma all'occhiello.
Non vide nessuna signora che non fosse bella e giovane; e, in quella
penombra soavemente illuminata da lampadette colorate, parevano anche
tutte buone e ricche. Allora egli si strappò la rosa dall'occhiello e,
prima di gettarla via, la trattenne nelle mani un momento. Poi la rosa
cadde.
In quel momento da un tavolino in un angolo appartato nel verde, partì
una sommessa risatina femminile.
Alberto si volse a guardare, e vide due signore; una vestita di nero e
l'altra di chiaro; una con un cappello piccolo e l'altra con un cappello
grande; una sorrideva e l'altra rideva.
Il coniglio fuggì, morsicato e dilaniato dalla pantera che avrebbe
voluto restare.
L'indomani Alberto ricevette un'altra lettera:
«Stasera. Ore nove. Al _San Giorgio_.
«Siete bello».
Allora la pantera mangiò il coniglio e Alberto vi andò.
Strada facendo egli si domandava:--Quale delle due sarà? Spero sia
quella vestita di nero col cappello piccolo. Mi pareva più carina.
Era quella vestita di chiaro col cappello grande. Sedeva sola a un
tavolo, e vicino a lei una sedia inclinata all'orlo della tavola
indicava che il posto era preso. Alberto esitò molto prima di
accostarsi.
Ella alzò gli occhi, e guardandolo senza sorriso, gli fece un gesto
d'invito colla mano. Allora egli, scoprendosi, la salutò. Ella studiò un
attimo con occhi lampeggianti i folti capelli e la chiara fronte aperta
del giovane.
--Segga--disse indicandogli la sedia appoggiata.--La aspettavo.
Invero non era bella. Aveva un tipo quasi orientale; gli occhi però
molto chiari (e sciupati, come per aver visto molte cose inusitate); la
bocca tinta un po' viziosa (e amara, come se su di essa fossero passate
molte parole e molti baci); le mani bianche e lunghe (dalle dita
irrequiete, come cercanti il contatto di denari e di carezze).
E invero non era giovane. Aveva quell'età indefinita, così difficile a
indovinare, della donna molto sicura di sè e molto esperta, che ha
talora i gesti di una bambinetta viziata e talora gli sguardi
dell'antico serpente del giardino d'Adamo. Aveva quell'apparenza
raffinata, stanca e insidiosa di chi molto ha sofferto e fatto
soffrire, e di chi molto ha gioito e fatto gioire, che per alcuni uomini
ha un fascino assai maggiore che non la sana, candida e impacciata
giovinezza.
Non per Alberto, però, il quale era un'anima semplice e che--eccetto in
arte--aveva dei gusti elementari e primitivi. Nella sua pittura egli
metteva tutte le stravaganti e morbose eccentricità ch'egli nè sentiva
nè credeva sentissero gli altri; ma che, essendo prescritte dalla moda
del momento, diventavano ipso facto regolamentari e convenzionali.
Nulla essendovi oggi in arte di più normale dell'anormale, Alberto
dipingeva delle mostruosità per paura di sembrare bizzarro.
--Avrete trovato strano il mio annuncio;--disse la signora in una calda
voce vellutata, poggiando il mento sulla mano sottile, e fissandogli in
viso gli occhi chiari e lunghi.
--Sì,--ammise Alberto--l'ho trovato un poco strano.
--Ebbene--diss'ella, sempre guardandolo fisso--a me pare più strano che
voi abbiate risposto.
--Già,--fece Alberto, e i suoi pensieri corsero a Piero con un senso di
ostilità. Poi, riprendendosi:--Posso offrirle qualche cosa?
La signora ordinò svariate bevande che non bevve e vivande che non
mangiò. Aveva molta sicurezza e «aplomb», e Alberto si sentiva come un
collegiale impacciato e maldestro al suo cospetto.
--Siete giovane,--constatò ella squadrandolo con lentezza dalla punta
dei capelli bruni alla punta delle scarpe di vernice: il percorso era
lungo ed attraente.
Alberto rise.
--L'annuncio lo esigeva,--disse.--Chiedevate un signore che possedesse
tutte quelle doti--Tacque.
--... Che mancano a me? È vero--disse la signora.--Io non sono giovane.
Non sono affatto giovane. Quando la vostra bocca suggeva il latte, la
mia era già bruciata dai baci degli uomini.
Alberto ebbe uno strano senso di dispetto. La sua gioventù, che gli
sembrava una innegabile superiorità, cessava di esserlo, presentata a
quel modo. Anche gli fece orrore l'immagine di quegli uomini ch'ella
aveva baciato, e gli parve di odiare loro e lei.
--D'altronde--disse la signora,--che cos'è la gioventù? Che cosa conta?
Noi donne che l'abbiamo oltrepassata siamo molto più interessanti; e
siamo anche più felici. Conosciamo il valore di ogni cosa. Non vi è
nulla di più inquieto ed infelice che la gioventù.--E additando una
fanciulla in diafane vesti colle gambe snelle scoperte fino alle
ginocchia che passava in quel momento:--Un po' di tempo fa io ero così.
Un po' di tempo ancora e lei sarà come me. E poi, un po' di tempo
ancora... e saremo morte tutt'e due. Anzi,--disse, volgendosi a guardare
Alberto cogli occhi semichiusi, stringendo ed alzando la palpebra
inferiore fino a dare ai suoi occhi una strana forma triangolare--anzi,
saremo morti tutt'e tre. Anche voi.
--Già!--sospirò Alberto, che non trovava la conversazione soverchiamente
gaia.--Anch'io.
--Voi forse prima di noi,--soggiunse la donna, contemplandolo
pensosa.--Forse prima di noi.
--E perchè?--fece Alberto, risentito. La signora si strinse nelle spalle
che erano esili e spioventi.
--Mah! Così... Un pensiero...--Indi, cambiando tono:--E dunque? che cosa
fate di bello al mondo?
Alberto glielo disse, dilungandosi in molti particolari riguardo alla
vecchia scuola accademica e il nuovo movimento separatista, raffrontando
le tendenze della scuola olandese di Van Gogh a quelle della scuola
spagnuola di Bertran Massès, deplorando le ingiustizie dei concorsi e
la inettitudine delle giurìe.
Ella parve interessarsi intensamente a tutto ciò ch'egli le narrava.
--Vi comprendo!--esclamava ogni tanto--ah; vi comprendo. Voi siete «un
puro»! Avete la sublime semplicità del genio. Siete come Parsifal: «_ein
reiner Tor_».
Alberto che non capiva il tedesco abbozzò un sorriso che poteva essere
di assenso o di protesta.»
--Quanto a me--diss'ella subitamente,--vi avverto che sono una persona
corretta e per bene, nonostante il mio strano contegno. Ho molte
conoscenze eminenti, e frequento la migliore società.
--Non ne dubito,--disse Alberto.
--Ho messo quell'annuncio un po' per capriccio, un po' per trovare
qualchecosa o qualcuno di nuovo, di inedito, di diverso... di
attraente.... d'inquietante....
--Ed io, sarei forse tutto ciò?--chiese Alberto appoggiandosi indietro
alla spalliera della seggiola.
--Tutto ciò,--disse la signora, guardandolo fisso.--Ed altro ancora.
Alberto, sentendosi molto disinvolto e mondano, fece un inchino. E le
chiese il permesso di accendere una sigaretta.
--Siete anche molto bello,--soggiunse la signora, guardandolo mentre il
fiammifero gli illuminava il volto di sotto in su. E, per prevenire
l'immancabile risposta di lui, che ella indovinava, aggiunse subito
sorridendo:
--Anche questo, è vero, l'annuncio lo esigeva! Non essendo bella io...
Alberto fece un debole mormorio di protesta.
--D'altronde... la bellezza...--riflettè lei, stringendosi nelle
spalle,--in fondo qual'è la bellezza che conta? la bellezza che
veramente ci dà la gioia? Quella degli altri. A me che importerebbe ora
di essere una Venere Anadiomène se dovessi star qui seduta accanto a uno
spauracchio? Se dovessi parlare e sorridere con un gorilla o un
orangutan? No, no! ciò che conta--e di nuovo fissò il giovane con quello
strano sguardo penetrante e acuto--ciò che conta è la bellezza altrui.
Per me, l'importante è che siate bello voi.
Alberto, non sapendo che cosa rispondere, tacque. Ed ella, dopo un breve
silenzio, riprese:
--Quanto a noi donne non belle, abbiamo sulle altre un immenso
vantaggio; questo: che l'uomo non ci teme. L'uomo anche più cauto e
circospetto si avvicina alla donna non bella con un senso di
tranquillità e di sicurezza, «Questa donna», egli pensa, «non è
pericolosa; sarà una creatura di tutto riposo che non mi farà mai
soffrire». E calmo egli si confida e si affida a lei. La donna,
frattanto, se è astuta e sa quello che fa e quello che vuole, ha il
tempo di esplicare le sue arti, di tramare le sue insidie... E quando
l'uomo vuole riprendersi, liberarsi, lasciarla... non lo può. La donna
brutta lo tiene, lo possiede più profondamente che qualsiasi altra.
--Ah!... certo!--fece il cortese Alberto, crollando saggiamente il capo.
La signora lo guardò e rise. Indi gli offrì l'astuccio delle sue
sigarette ch'erano violentemente profumate.--Voi, per esempio, non avete
per nulla paura di me.
--Paura? Veramente, no.--disse Alberto.
--Lo so; io sono una creatura innocua.--E sorrise ancora. (Se il biblico
rettile del giardino d'Eden possedeva un sorriso, doveva assomigliare al
suo).--Mi accompagnate fino a casa?
Alberto la accompagnò fino a casa, una bella casa in corso Umberto; e
camminando conversarono di svariate cose. Sulla porta ella gli tese la
mano da baciare.
--Venite a trovarmi domani alle cinque. Volete?
Sì; Alberto voleva. E lasciatala con un corretto inchino egli rientrò
nella sua «_garçonnière_» in Corso Cairoli, sentendosi molto calmo e
molto soddisfatto di sè, del suo fisico, della sua serata e del mondo in
generale. E, sì!... anche di Piero.
Si svestì in fretta; e dormì bene.