DELLA ARCHITETTURA GOTICA

Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, che

ho sparsamente scritte sull'_Architettura Gotica_, secondo le varie

occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice

Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale studio è il

fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono se non

i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, ed indi

tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più tardi

ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non posso

ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante il

corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in cui vennero

in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed i Visigoti

si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna col Re loro

Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti principalissimi,

lasciando la cura di rammentare gli altri alla _Tavola Cronologica_,

da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano e chiamansi ad esame

l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, onde poi diedi un

Prospetto ne' Fasti _Getici_ o _Gotici_.

I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero

al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non ne omise

alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel 5 marzo 1846

all'Accademia di Berlino[1]. Altro egli non v'aggiunse di nuovo fino

al sesto secolo prima di GESÙ CRISTO, se non una citazione d'Anastasio

Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo dovè godermi nello

scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le stesse vie, che io aveva

tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o Goti e de' Daci: ma non

potei consentire alla sua opinione, che tutti costoro avessero formato

un solo popolo co' Germani di Tacito, e però co' Longobardi guidati

dal Re Alboino in Italia e coi Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non

nego, che Geti o Goti e Germani vennero in principio dall'Asia, donde

si partirono tutte le genti; ma già io aveva negato[2], ed or torno

a negare, che i Germanii riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori

dell'antica Persia nelle regioni più felici del nostro globo fossero

stati, per la nuda somiglianza del nome, i progenitori de' Germani

di Tacito, cotanto schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura

ferma e stanziale. Nè credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi

e vili tugurj descritti da Tacito avessero conservato alcuna memoria

dell'Architettura Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono

allargando nell'inospite selve interposte fra il Reno, il Danubio ed

il Baltico. Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque

dell'Asia giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli

antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono,

e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se pur

l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze

durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi l'aura

Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono ad

edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali.

Della architettura gotica · 第 2 / 44 题