Devotissimo Obbedientissimo Servo

_Il Sindaco_ ANTONIO PROFUMO.»

L'Autore rispose:

«Signor Sindaco.

«Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città

insigne e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza

dubbio è quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri,

invitandomi nelle prossime esequie di Re CARLO ALBERTO a recitarne

publicamente le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran

Personaggio, e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in

tanto suo lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il

mio povero ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici

oratori d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio

e un'offerta capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia

bassa vita e fortuna, e in cui risplende un carissimo testimonio

della rara predilezione per me di tutto questo glorioso popolo,

ha sembrato al mio giudicio più presto un atto d'orgoglio che di

modestia, e il quale non passerebbe senza qualche odiosa apparenza

d'ingratitudine. A me corre obbligo, adunque, accettando l'onore

ed il carico, di fare ogni sforzo ed ogni fatica per rimanere

meno discosto che io potrò dalla grandezza del têma, e con lo zelo

almeno e lo studio mostrare alla S. V., a suoi Colleghi onorandi e

alla intera Città, che la riconoscenza mia e la devozione inverso

di loro, se negli effetti è scarsissima, è somma e perpetua nel

sentimento e nel desiderio.

«Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio

«Della S. V.

«Li 23 di agosto 1849.

Scritti politici · 第 261 / 310 题