DI RE CARLO ALBERTO

detto da Terenzio Mamiani nella Metropolitana di Genova il dì IV

ottobre MDCCCXLIX.

In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma,

e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore di

uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera di ospitali

dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In quel mezzo tempo,

giunse nuova della morte di Carlo Alberto, e Genova si apparecchiava

a riceverne le amatissime ceneri con riconoscente dolore e con funebre

pompa. Allora fu scritta al Mamiani la seguente lettera:

«Chiarissimo signor Conte.

«Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un

estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del

Propugnatore dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore,

cui i Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava

che in occasione del passaggio per questa città delle venerate

spoglie di CARLO ALBERTO, gli fossero celebrati solenni Ufficii di

espiazione nella Chiesa Metropolitana.

«Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del

Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura

il subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i

Genovesi sono animati per CARLO ALBERTO fossero espressi da chi

sapesse rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri

Italiani debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che

la presenza in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo

più acconcio di soddisfare all'intento.

«Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e

scientifici che rendono la S. V. uno de' più specchiati

ornamenti d'Italia, ma stanno dinanzi i servigi segnalati

ch'Ella generosamente prestava alla Patria Comune, ed insieme

il particolare affetto ch'Ella nutre per questa città, la quale

tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima stata eletta a sede

ospitale.

«Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del

Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione

da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia

ch'Ella vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo

Genova tutta Le porge.

«Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente

ossequio con cui ho l'onore di proferirmi

«Di V. S. Chiarissima

Scritti politici · 第 259 / 310 题