La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei corpi animati,
non può sussistere nè prosperare senza un artificioso contrasto delle
sue parti. Ma il contendimento in fra esse debb'essere tale, che invece
di uscirne la disgiunzione e la distruzione, e invece che le virtù e le
forze contrapponendosi vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per
lo contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano, quasi
a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di ordine insieme.
L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare una felice
e durevole antagonía (mi si conceda il vocabolo) delle forze civili,
donde provenga continuamente l'ampliazione e la sicurezza delle libertà
pubbliche e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni
in cui signoreggia un solo principio e una sola forza qualechessia,
portano entro sè la cagione dello scadimento e ruina propria. Le
monarchie assolute appena ebbero consumate le reliquie della feudalità
e ogni specie di gerarchia interposta tra esse e il popol minuto,
soggiacquero alla violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo
ai governi rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia e
di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed ogni diritto,
si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia inglese,
in quel cambio, ponendo argine a sè medesima e alla sua prepotenza con
la Camera dei Comuni e con altre popolari franchigie, non solo è ancor
sussistente e gagliarda, ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e
di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il quale stimasse
che i governi popolari vadano esenti da questa legge. I Fiorentini,
quando ebbero divelto dal seno loro ogni ordine di patriziato e ogni
autorità senatoria, e raccolto tutto il potere in mano delle Arti, non
perciò si quietarono, ma si divisero in sètte più numerose, e la città
e lo stato riempirono di tumulti e sollevazioni.
A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e costituire in
maniera durevole le moderne democrazie, debbe star ferma in pensiero
cotesta massima fondatissima: di non permettere che la forza e
autorità popolare non abbia contrasto legale alcuno, e la vita così
politica come civile non esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben
congegnato sistema di antagonía.
A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere nostro,
è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale qualunque altra le
voglia rassomigliare. Quivi una sola è la fonte e l'emanazione di
ogni dignità e di ogni potere; senza che alcuna prescrizione di legge
od ufficio di magistrato curi e provveda se non a impedire, almeno a
scemare notabilmente gli sconci assai gravi che il suffragio universale
conduce seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente la
_volubilità_, l'_ignoranza_ e la _seduzione_. Quivi una sola assemblea,
originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le leggi e ne veglia
l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae l'autorità e l'ufficio
suo transitorio dallo stesso popolare scrutinio; e non possiede per
moderare alcun poco la onnipotenza dell'assemblea verun altro mezzo,
che farla richiedere dai ministri entro il termine solo di un mese, di
voler sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata;
e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi, pertanto, è una
sola ed unica potenza e dominazione, la volontà delle moltitudini; le
quali di lor natura, come dicemmo, riescon voltabili e passionate,
nè si posson difendere quanto è bisogno contro la propria ignoranza
e l'altrui seduzione. Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione
nuova francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle
moltitudini, e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed opera
in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo da una
forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía salutare della vita
politica è sciolta e annullata.
In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio pieno del
popolo minuto contrasta primamente la forma di governo confederativo;
la quale induce meno impeto nel consiglio e nell'opere, e commette al
congresso centrale la sola trattazione degl'interessi effettivamente
comuni, e però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di
passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza inesauribile del
lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la plebe di necessità meno
inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri e suffragi più temperata.
In terzo luogo, ognun sa che la potestà legislativa è spartita in
America tra la Camera dei Comuni e il Senato, e che non procedono
entrambi dal suffragio universale, nè sono eletti con una medesima
ragione proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo il numero
degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo quello dell'universale
popolazione. E similmente, non dal suffragio delle plebi, ma da certo
modo particolare e ristretto di eleggere, esce il nome del presidente a
ciascun quadriennio.
Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli occorreva di
speculare e indagare altra natura di spedienti e altra efficacia di
rimedj: il che non fu fatto nè procurato.
Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea della
Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà o non
sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati ad altre cogitazioni
e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno di legge fondamentale
incontrasi, come appunto nella francese, una sola assemblea, una sola
forma di elezione, una sola origine di autorità e di potere. Ma in
Francia ogni proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di
decreto, venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e oltre
di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui affidata,
possiede come notammo, la facoltà di richiedere una quarta e ultima
deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione di cui parliamo,
un consimile temperamento può venire usato dai Tribuni. Di questi,
adunque, diremo un po' alla distesa, e con sempre uguale franchezza e
sincerità di discorso.