Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal deputato
relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità le medesime
che in altri Statuti fondamentali; ma parecchie sono nuove, o, a dir
meglio, sono innovate e ringiovanite. Ai compilatori del _Progetto_
è sembrato convenevole, che trattandosi di ordinare e dettare una
Costituzione repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune
di quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le
quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile. Perciò,
parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero i letterati,
campeggiano in questo disegno di legge costitutrice. I Consoli,
il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati non solo nel nome, ma,
in qualche porzione almeno, eziandio nel fatto. La questione sta a
definire se quelle forme vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso)
dimenticate, posson o tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto.
Appresso i Romani, Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran
tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite dalla
invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi,
e conformate a poco a poco alle singolari e non più ricomparse
condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare oggi di ricondurle fra
noi, benchè a pezzi e frammenti, si è come incastrare nella basilica
di Firenze un colonnato di Vitruvio, e porre a riscontro del Mosè di
Michelangelo l'Apollo del Belvedere.
Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi, che le
antiche istituzioni si reggevano molto di più per l'efficacia dei
costumi, che per la virtù e maestria delle leggi; e più assai per
la forza della religione e dell'uso, che per la sapienza ordinatrice
interiore. Per contra, l'età nostra procaccia di supplire con l'intima
bontà delle leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e
all'inefficacia de' costumi. I tre libri _De Republica_ scritti
dal dottissimo dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi
ritornati inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato
gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano; quella
economia intendiamo che induceva effetti e compiva imprese maravigliose
a tutto il mondo moderno.
Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano gran profitto
alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di quella città erano la
guerra e la conquista. Laonde, il più del tempo, l'uno de' consoli
guidava gli eserciti, l'altro provvedeva ai negozj civili. Spartivansi
parimente fra loro non pur gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti
temperamenti, e forse con molti altri che mal conosciamo, evitavasi
la discettazione e il conflitto in fra due persone investite di
egualissima potestà e incumbenza.
Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno intende come
faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì dell'uno vale quanto il
no dell'altro, nè più nè meno; e come la legge non partisce fra loro
nessun officio e nessuna giurisdizione, così quell'altercazione del
sì e del no può insorgere ad ogni momento e per ogni cosa, e non è
provveduto alcun modo di farlo cessare.
Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea; perchè quivi
i rappresentanti più savj e sperimentati potrebbero convenire, e dare
i suffragj a persone il men che si può disformi di genio, d'opinione
e di scienza. Ma i consoli, giusta il disegno, escono essi pure dallo
scrutinio popolare; quindi, per li diversi umori delle provincie,
accadrà sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure è
lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza dei casi
costringali a cedere l'uno all'altro secondo i tempi e gli accidenti,
o a convenire in continui mezzi termini per giungere a qualche atto e
deliberazione comune. Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì
tremenda e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio
di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre Costituzioni
sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre a un'imputazione
criminale i capi non inviolabili del Governo; ma nella nostra, ogni
cittadino può con un semplice suo memoriale promuovere l'accusa e la
condannagione dei consoli. Nè solo debbono essi render ragione delle
faccende della repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno
dall'Assemblea ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono
per disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni, i
quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In Francia,
presidente e ministri incontrano tutt'insieme una pari obbligazione di
mallevare; ma la nostra Costituzione fa imputabili di colpe di stato
i soli due consoli, e ogni mancamento de' primi ufficiali del Governo
rovesciasi loro sul capo.
Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in questo medesimo
subbietto un altro grave disconcio. Conforme il disegno di cui
parliamo, ogni anno all'uno dei consoli tocca di uscire di magistrato,
e vien supplito dal console nuovo. Per tal guisa, colui che rimane,
dopo avere per avventura assai faticato e sudato a comporsi nelle
massime e nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la
fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà dopo un
anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato degno di poca
invidia e di molta commiserazione!