6 aprile 1849.

Nei pericoli estremi della patria comune conviene attutire ogni

discussione che non miri alle armi e alla guerra. Ogni governo,

purchè sia Italiano e la guerra Italica ajuti di cuore, dee venire

obbedito con lealtà e speditezza. Ai sonori proclami, alle enfatiche

declamazioni sia fine. Mano ai fatti; e le parole si spendano

solamente a suggerire opere utili daddovero, e a consigliare alcun

partito praticabile e pronto. Che si può quest'oggi medesimo mettere

in atto per ajutare i Piemontesi in modo efficace e sollecito? Ecco,

a nostro avviso, l'oggetto principalissimo, ed anzi unico, nel quale

dobbiamo occuparci. Apparecchi nuovi, nuovo ordinamento di nostre

schiere, metodi migliori d'istruzione guerresca, e simili cose, come

sono desiderabili e ottime, così al presente giungebero tarde ed

inopportune. Quante milizie regolari, quante guardie mobilizzate,

quanti volontarj abbiamo, si mandino tutti oltre Po a congiungersi

con le truppe del General Pepe; si mandino a lui subitamente per

via di terra o di mare, secondo che torna fattibile. Se l'armistizio

non è accettato e la guerra prosiegue, egli ne farà buona cerna, e

i meno atti a combattere porrà a difesa della città di Venezia e a

guarnigione nei forti; gli altri menerà seco a più ardite fazioni.

In tal guisa il Pepe, avendo possibilità di condurre contro al nemico

meglio di venti mila uomini scelti e bene ordinati, recherà gagliardo

soccorso all'esercito subalpino, o promovendo la sollevazione del

Veneto, o assaltando alle spalle alcun corpo smembrato d'Austriaci,

o in più altri modi; perchè parecchi ne può scegliere, e, secondo le

circostanze, cambiare le mosse e gl'intenti. Appigliamoci a questo

disegno, che è il solo proporzionato alle nostre forze, confacente

allo stato di nostre truppe, atto eziandio a impedire l'invasione delle

Romagne, e che ricerca per eseguirsi nè molto danaro nè molto tempo.

(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)

Scritti politici · 第 244 / 310 题