5 aprile 1849.

In quest'ora medesima che noi scriviamo, la guerra, anzi il fratricidio

di Napoli contro Sicilia è già forse incominciato. Avvenimento funesto,

e pel quale non si può formar voto e augurio buono e sincero! Vittorie

e disfatte sono deplorabili in egual modo, e le bandiere che vi si

spiegano debbono andar tutte coperte di negri veli, come dietro i

funebri cataletti. A noi muove gran meraviglia che alcune gazzette

italiane ne parlino come se non fosse guerra civile; come se il

risultamento finale, qual ch'egli sia, non debba crescere di necessità

fra i due popoli l'odio, la rabbia e il comune servaggio, e una sete

profonda ed abbominevole di mutua vendetta.

Incredibile a dirsi, il medio evo non è peranco finito in Italia. Si

mutino solo le date, e crederemo di assistere alle battaglie infami

di Chiozza e della Meloria. Appena un poco di libertà è ricomparsa in

Italia, che noi scelleratamente ne profittiamo per lacerare le viscere

della patria, là con l'aperta guerra dell'armi, qua con l'occulta delle

fazioni. E, per nostra maggior vergogna, quel coraggio ostinato e quel

furore di popolo che mal sappiamo suscitare ed adoperare contro gli

Austriaci, mostrasi vivo e terribile nel civile conflitto.

In Gaeta è un venerando personaggio a cui debbono più che ogni altra

cosa del mondo muover dolore ed orrore le guerre fraterne degli

Italiani, i primogeniti della Chiesa. Perchè non esce dal suo ritiro,

perchè non entra coraggioso fra i due popoli contendenti, perchè non

tenta con l'augusta presenza sua di far cadere d'ambe le parti le

armi inique e crudeli? Èvvi ufficio più degno del Gran sacerdote? Èvvi

coraggio e ardimento speso in causa migliore e con migliore speranza di

bene? Chè quando, per cagioni a noi sconosciute, gli sia impossibile di

ciò fare e tentare, non sostenga almeno di rimanersi testimonio quasi

incurante e impassibile di tante colpe e miserie italiane.

(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)

Scritti politici · 第 242 / 310 题