3 aprile 1849.

Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di dare al nostro

Periodico una sembianza vistosa e gradevole a tutti coloro i quali può

la sventura d'Italia mettere in grado fra breve di dispensare dignità

ed onori. Ma nessun'arte, nessuna dissimulazione si occulterà mai nelle

nostre parole; a cagione che l'intento a cui miriamo è purissimo, e

non abbiamo chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati

alcuni di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il

fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità, insino

al punto che non ne venivano offesi i principj da lor professati; ed

onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio e l'ambizione non

daranno mai crollo alle nostre coscienze. Già disse un Greco, essere

troppo rara fortuna veder salire la filosofia accanto al seggio de'

principi. Noi diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà

vera e compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti; perchè,

in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo così avversano

la libertà, come s'insinuano di leggieri nel cuor de' potenti. Da

questo deduciamo, che sarà forse ufficio nostro perpetuo lo sgradire

ai dominanti e censurarne le opere; ma non muterà per ciò la Impresa

che noi scegliemmo, e nella quale sta scritto a grandi lettere d'oro:

_Tutta la libertà, e per tutti_. Ciò basti a significare con piena

sincerità e franchezza le nostre intenzioni, delle quali peraltro

crediamo istruito e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato

ch'esercitiamo sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il

nostro paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non

dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione

dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano per

avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi, che, senza troppo

avvedersene, menan le cose alla peggio. Ma ci è forza di accusare

e di rampognare i frequenti e gravissimi loro sbagli, affine che il

popolo, affatto nuovo alla vita politica, odiando la licenza, non odii

la libertà, e non confonda la interezza e generosità dei principj

con l'uso improvido che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo

distinguere i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole o

acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la baldanza

e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende, pur troppo,

sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura e l'abbassamento

di alcuno, non solo perchè è la pessima delle vigliaccherie, ma

perchè insulteremmo eziandio noi stessi, colpiti quanti altri mai e

crudelmente trafitti dal comune infortunio. Sventura grave non è che

una forma di governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali

altri ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile è

che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina nei campi della

Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di redarguire e recriminare,

e dallo spargere tossico sulle ferite dell'animo, che a noi sembra

nessun cittadino essere in fatto esente di colpa, e tutti dover

confessarsi di molti errori in faccia alle nuove sciagure d'Italia.

E che? i moderati ànno forse molto meno degli altri fallito? Ma se

nella schiera numerosissima de' moderati fosse comparso di buon'ora

quel coraggio civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere

pronto e reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva,

sarebbe forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce

o séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di

sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente si dica:

_Iliacos intra muros peccatur et extra_; e siamo l'uno inverso l'altro

indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri affetti e le nostre opinioni

nel comune dolore. Poco è naturale, ed anzi impossibile, che scordando

affatto noi stessi, e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non

ispiri le menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche

concetto salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i buoni

Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta e operata

con quella pronta efficacia che le paurose necessità della patria

dimandano.

(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)

Scritti politici · 第 239 / 310 题