Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di dare al nostro
Periodico una sembianza vistosa e gradevole a tutti coloro i quali può
la sventura d'Italia mettere in grado fra breve di dispensare dignità
ed onori. Ma nessun'arte, nessuna dissimulazione si occulterà mai nelle
nostre parole; a cagione che l'intento a cui miriamo è purissimo, e
non abbiamo chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati
alcuni di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il
fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità, insino
al punto che non ne venivano offesi i principj da lor professati; ed
onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio e l'ambizione non
daranno mai crollo alle nostre coscienze. Già disse un Greco, essere
troppo rara fortuna veder salire la filosofia accanto al seggio de'
principi. Noi diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà
vera e compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti; perchè,
in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo così avversano
la libertà, come s'insinuano di leggieri nel cuor de' potenti. Da
questo deduciamo, che sarà forse ufficio nostro perpetuo lo sgradire
ai dominanti e censurarne le opere; ma non muterà per ciò la Impresa
che noi scegliemmo, e nella quale sta scritto a grandi lettere d'oro:
_Tutta la libertà, e per tutti_. Ciò basti a significare con piena
sincerità e franchezza le nostre intenzioni, delle quali peraltro
crediamo istruito e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato
ch'esercitiamo sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il
nostro paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non
dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione
dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano per
avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi, che, senza troppo
avvedersene, menan le cose alla peggio. Ma ci è forza di accusare
e di rampognare i frequenti e gravissimi loro sbagli, affine che il
popolo, affatto nuovo alla vita politica, odiando la licenza, non odii
la libertà, e non confonda la interezza e generosità dei principj
con l'uso improvido che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo
distinguere i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole o
acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la baldanza
e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende, pur troppo,
sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura e l'abbassamento
di alcuno, non solo perchè è la pessima delle vigliaccherie, ma
perchè insulteremmo eziandio noi stessi, colpiti quanti altri mai e
crudelmente trafitti dal comune infortunio. Sventura grave non è che
una forma di governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali
altri ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile è
che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina nei campi della
Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di redarguire e recriminare,
e dallo spargere tossico sulle ferite dell'animo, che a noi sembra
nessun cittadino essere in fatto esente di colpa, e tutti dover
confessarsi di molti errori in faccia alle nuove sciagure d'Italia.
E che? i moderati ànno forse molto meno degli altri fallito? Ma se
nella schiera numerosissima de' moderati fosse comparso di buon'ora
quel coraggio civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere
pronto e reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva,
sarebbe forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce
o séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di
sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente si dica:
_Iliacos intra muros peccatur et extra_; e siamo l'uno inverso l'altro
indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri affetti e le nostre opinioni
nel comune dolore. Poco è naturale, ed anzi impossibile, che scordando
affatto noi stessi, e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non
ispiri le menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche
concetto salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i buoni
Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta e operata
con quella pronta efficacia che le paurose necessità della patria
dimandano.
(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)