Una sentenza magnifica si va ripetendo da molti; e questa è, che
il fondamento d'ogni sistema politico e d'ogni forma di governo
debb'essere la verità. Noi pigliamo volentieri in parola tutti coloro
che pronunziano e propagano oggi con gravità e sussiego, tale aurea
sentenza, e desideriamo forte che i fatti non vengano a contraddirli
giammai. Intanto prenderemo arbitrio di far loro qualche discreta
interrogazione, per levar di mezzo i dubj e gli scrupoli che ci
molestano, e forse contro ragione.
E prima, chiederemo se certi repubblicani, quando parlano di libertà,
esprimono il vero od il falso; perchè da una parte accusano ogni
governo costituzionale di fondarsi sulle finzioni, e d'impedire e
sopprimere molte preziose franchigie; dall'altra, pervenuti essi al
comando e póstisi alla prova del maneggiare lo Stato, si vede troppo
sovente che la violenza occupa il luogo del diritto. Chiediamo di
poi, se operandosi e favellandosi sempre in nome del popolo, qualora
la grande pluralità di questo o non curi o dissenta o dispregi, sia
mettere innanzi una verità od una menzogna. Chiediamo se lo spacciare
per effettivo e legittimo il suffragio universale, qualora in
moltissimi luoghi consista nel voto di poche dozzine di uomini, e in
altri venga indettato e manipolato dai capi soli di un partito, non
debba considerarsi come una certa e patente finzione. Chiediamo se le
ballottazioni e se gli scrutinj parlamentarj, eseguiti con pochissima
libertà e sotto l'influsso prepotente e continuo di un clamoroso
uditorio, debbansi reputare sinceri e spontanei, o rassegnare anch'essi
più giustamente nel novero delle finzioni. Chiediamo se l'imporre ad
un popolo alcuna forma di politico reggimento, alla quale si sa e vede
che la più parte di lui mal volentieri aderisce, e per la quale non è
per niente apparecchiato e disposto, sia un recare ingiuria alla verità
od un soddisfarla. Infine, ci sentiamo astretti di chiedere con istanza
e premura, se da un lato il gridare guerra e indipendenza della patria
comune, e dall'altro il produrre uno stato di cose che a quella guerra
non si confà, e sturba e difficulta l'unione di tutti gli animi, venga
a fondare la Causa italiana nel vero o nel falso.
Noi frattanto non taceremo, che da questo cumulo appunto di
dissimulazioni e menzogne nasce lo sconforto e il disdegno generale dei
buoni; perlochè temiamo con gran ragione che il popolo se ne stanchi, e
pigli ad odiare ed a fastidire la libertà; od almeno si lasci andare al
dubio, all'indifferenza, all'irrisione e allo scherno, rinfacciandoci
mille superbe promesse, e gridando ad una voce: d'ogni cosa i liberali
ànno mentito; promettevano la libertà e ci dierono la violenza;
promettevano un buono e santo governo, e ci dieron lo scredito, la
povertà, la discordia e l'universale scontentezza.
(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)