L'Italia, chi può negarlo? ogni dì più si sconvolge, ogni dì più
si slega e disgiunge nei fatti, nelle opinioni e negli interessi.
Ufficio pertanto del buon cittadino è impedire che scompigliandosi
e dividendosi tuttavia, smarrisca i nobilissimi fini a cui vuol
pervenire, ed i quali sono principalmente la _Indipendenza_,
l'_Unione_, e la _Libertà_. E qui pure sembra mestieri che risovvenga a
tutti la massima del Machiavello, che per riordinare gli umani istituti
occorre di risospingerli inverso i principj. L'Italia diè cominciamento
al risorgere suo con la universale concordia e armonia delle menti e
degli animi; mostrò di abborrire da ogni fazione, e di voler conciliare
con fina e generosa industria i pensamenti, le mire e i desiderj
di tutti. L'ardenza e l'impeto delle passioni non volle adoperati
e sfogati nelle sètte e nelle brighe interiori, ma rivolti contro
dell'Austria, intesi al magistero delle armi, ai pericoli della guerra
e a quelle imprese ardite e magnanime che il riscatto della patria
comune ricerca ed inspira. Fra i mezzi e gli apparecchi più acconci per
menare a bene il fiero conflitto, conseguire l'indipendenza, acquistare
vita e abito di nazione, indicò e raccomandò con ardore tutti i modi
e tutte le vie per giungere a qualche notabile grado di consenso e di
unione tra i membri della gran famiglia italiana; e desiderò fortemente
in fra essi una leale ed intima Confederazione. Volle per ciò medesimo,
che in ciascuna provincia le istituzioni fossero tanto larghe, e tanto
almeno vi si godesse di libertà, quanto ne bisogna per concorrere
speditamente e con buon successo alla cacciata degli stranieri e
all'unione confederativa; il rimanente giudicò doversi lasciare, e
trattare a guerra finita. Volle poi quella libertà uguale per tutti,
avversa ad ogni violenza, amica d'ogni ordine di cittadini, tutrice
spassionata d'ogni diritto, d'ogni prerogativa, d'ogni possesso;
libertà vera, insomma, e non finta ed inorpellata da nomi e simboli
grandi e pomposi; libertà fondata sulla giustizia comune e imparziale,
servita da ministri e ufficiali così abili come integri, osservatrice
scrupolosa e severa delle leggi, promovitrice della pubblica
educazione, massime di quella del popol minuto, calda di spiriti
religiosi e caritativi, e informata soprattutto dal sentimento profondo
e radicatissimo del dovere.
Noi di queste massime e di queste pratiche, le quali tutte furono
fin da principio espresse e acclamate dal buon senso della nazione,
saremo indefessi propugnatori. E non è nostra colpa se torna utile
ed opportuno, per non dir necessario, il ripetere e raccomandare
all'Italia verità così ovvie ad un tempo, e così salutevoli.
Noi aderiremo con fede a tutti i governi che mireranno con zelo
instancabile ad effettuare l'indipendenza e il patto d'unione; a
tutti i governi aderiremo non ripulsivi ed intolleranti, non agitati
e predominati da focoso amore di parte, ma professanti equità,
moderazione, assennatezza, e capaci di annegazione e di sacrificio.
Da tutto ciò si raccoglie, che noi poco o nulla ci occuperemo in
questo Periodico delle forme di reggimento politico, e assaissimo
della bontà delle leggi; e però con diligenza e studio ne indagheremo
e invigileremo l'applicazione e l'esecuzione. Noi (per venire in
ispecialità a Roma e al suo Stato) in qualunque atto dell'Assemblea,
e in qualunque del Comitato esecutivo e del Ministero, esamineremo
anzi tutto e con massima cura le attinenze che avrà col bene comune
d'Italia, con la guerra del riscatto e col bisogno e l'aspettazione del
patto confederativo; poi con le condizioni particolari di queste nostre
provincie, e sempre con gli eterni principj della moralità, della
libertà e della giustizia.
Gli uomini passano, le istituzioni non buone si posson mutare,
le leggi oppressive abrogare. Ma le basse cupidigie svegliate, il
credito affatto spento, i nodi ministrativi disciolti, ogni principio
d'autorità sbandito, il dispotismo sotto nome di libertà, le coscienze
violentate, l'odio, il sospetto, la diffidenza, la discordia in ogni
canto seminate, sono mali tanto peggiori e più profondi e durevoli,
in quanto che rendono inefficaci e tardivi i rimedj, e corrodono e
guastano la tempra stessa degli animi e la probità universale, che è il
primo e l'ultimo fondamento del viver civile.
Il tempo è giunto che l'opinione dei moderati si mostri aperta ed
intera, smettendo le reticenze ed i blandimenti. Tempo è giunto
che la lor falange numerosissima raduni e stringa ordinatamente le
proprie file, e proceda innanzi a bandiere spiegate, usando per la
sua Causa, che è la Causa d'Italia, quell'attività e quel coraggio che
gl'immoderati adoperano per la loro.
Tuttociò, rispetto al generale sistema, e alla franca e ferma ragione
di Stato che noi professiamo. Venendo ai casi del dì d'oggi, il che
vuol dire alla guerra santa di già scoppiata, le parole e i pensieri
nostri non possono nella sostanza differire in nulla da quelli d'ogni
buon patriota e d'ogni vero italiano, qualunque sia l'opinione e il
partito al quale s'accosta. La guerra è il gran fatto, il nobile scopo,
il supremo interesse di tutti; e quanto l'opera della penna, quanto
l'ufficio d'un'effemeride la può ajutare e giovare, tanto sarà da noi
praticato con sempre viva e premurosa sollecitudine. A noi non istanno
in cuore gelosie e sospetti dell'altrui fede ed ingrandimento, nè si
fa gravosa e terribile alcuna delle conseguenze della vittoria. Non
potrà Carlo Alberto profittare mai tanto de' suoi trionfi per sè e pel
monarcato, che non riesca infinitamente maggiore il bene e il profitto
recato dalla sua spada all'Italia, dandole seggio fra le nazioni, e
arbitrio e impero sopra sè stessa.
(Dalla _Speranza dell'Epoca_.)