2. Ella è composta di tre persone scelte fuori del Consiglio dei
deputati, nominata a maggioranza assoluta di schede dal Consiglio dei
deputati stessi, approvata dall'Alto Consiglio.
3. La Giunta, a nome del Principe ed a maggioranza di suffragi,
eserciterà tutti gli uffici pertinenti al Capo del potere esecutivo
nei termini dello Statuto, e secondo le norme e i principj del diritto
costituzionale.
4. La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni al ritorno del
Pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito della piena legalità
persona a tener le sue veci, ed adempierne gli uffici, e questa assuma
di fatto l'esercizio di dette funzioni.»
Ora, di codesto decreto, Pio IX à lasciato scrivere al suo segretario
di stato Cardinale Antonelli, essere un'enormità, e la protesta delli
17 di Dicembre lo dichiara e lo pubblica un attentato sacrilego.
D'altra parte, i liberali di larga cintola l'hanno chiamata
un'occupazione temeraria, e un'usurpazione violenta dei diritti
del popolo. Non farò risposta nessuna all'accusa della Protesta,
ove scorgesi un abuso grave e patente della parola sacrilegio, e
rinnovasi quella perpetua e funestissima confusione dello spirituale
col temporale. A riscontro della seconda censura, dirò breve quel
che bisogna. In tutto ciò che il Ministero, e con esso i Consigli
deliberanti vennero ponendo in atto dalli 17 di Novembre al
giorno che altri impresero di governare, che fu il 23 di Dicembre,
ciascuno riconoscerà issofatto la pienezza del giure e la legalità
perfettissima, qualora gli risovvenga che negli estremi frangenti sorge
e prevale una legalità e un diritto superiore a tutti gli altri, e il
qual domandiamo necessità sociale e politica. Non può il consorzio
umano disgregarsi e disciogliersi mai, nè cessare un attimo solo di
correre ai fini santissimi pei quali è costituito. Di quindi nasce
che sempre nei popoli è necessario un governo capace di tutelare assai
competentemente le proprietà e le persone, e indurre obbedienza alle
fondamentali leggi divine ed umane. Ogni volta, pertanto, che i casi
portano la cessazione in fatto d'un governo legale e che altro governo
legale e attuale non gli succede, a qualunque magistrato quivi presente
e il quale per ordine di gerarchia è primario, tocca il debito e viene
il diritto d'instaurare l'autorità e reggere lo Stato finchè altrimenti
non si provveda. Il suo mandato, più che dagli uomini, procede da
Dio; e la potestà di lui, non che regolare e legittima, è sacra e
divinamente provida. Ma questa sua direm naturale dittatura, come
dalla necessità deriva, così prende da lei confine e misura esatta:
il perchè le costituzioni, le leggi e i diritti attuali di ognuno per
ogni parte son rispettati e osservati, o tanto solo s'immutano quanto
lo impone la urgenza dei casi, vera, estrema e in guisa alcuna non
simulata. Or chi chiama tutto ciò occupazione dei diritti del popolo,
non considera che per usare dei suoi diritti, fa innanzi mestieri al
popolo di esser salvato, salvandosi la società civile e politica; e
chi vuole che in siffatte emergenze abbia voce ed imperio non altri
che tutto il corpo dei cittadini, sembra dimenticare che non può tutto
il corpo dei cittadini unirsi e deliberare ordinatamente, e secondo
ragione e giustizia, se a ciò non à provveduto o una legge anteriore
divenuta comune usanza, o un governo temporaneo di già formato e
insediato; essendo che manca agli uomini la virtù istintiva dell'api
di congregarsi e in comune operare quel che bisogna con puntualità e
concordia maravigliosa e immutabile.
Insomma, così il Ministero come il Parlamento fu savio e operò
legalmente; e ambedue iniziavano un metodo tale di difesa e di
resistenza, e una tal forma di reggimento, che povero è del giudicio
chi non ne scorge i larghissimi effetti, e il fine raggiunto con quiete
e con sicurezza non isperata.
Ma, secondo che io notava più sopra, non potevano questi accorgimenti
e queste arti di civile prudenza permaner molto saldi e operare con
efficacia. Il Ministero, quantunque non partecipe delle sommosse e
delle violenze, pareva da esse procedere; e il titolo di democratico
che gli fu apposto, quanto poco chiaramente definiva quel che voleasi
ch'egli fosse, tanto più faceva aspettare da lui cose straordinarie e
ben consonanti coi desideri degli esaltati. Nè la immoderanza di questi
poteva essere temperata dal Ministero con alcun'altra forza morale;
poichè le opinioni appresso di noi non sono avvezze ancora a pigliare
animo e farsi valere, sostenendo ciascuna con energia le pubbliche
controversie, e ordinando intorno al proprio vessillo le schiere de'
suoi seguaci. Così avveniva che accanto agli esaltati nessuno parlasse
e contraddicesse; ed elli soli tenevano il campo con tanta maggiore
sicurezza e maggiore arbitrio, in quanto lo Stato, così pel mutare
continuo dei Ministeri e l'incertezza d'ogni cosa, come per l'odio
alle leggi antiche e il difetto di nuove e migliori, avea rallentato
più che mai tutti i nodi ministrativi e infiacchita oltremisura
l'autorità. L'ignoranza de' negozj politici era piena ed universale;
inveterato l'abito delle sètte e delle cospirazioni; poche le armi e
indisciplinate; profondo e furioso l'odio contro la Casta prelatizia.
Al che tutto si aggiungeva la ferma determinazione mia e de' miei
colleghi di non trapassare in nulla i confini della stretta giustizia
e delle pubbliche libertà, e di non accettare per uscire di quelli il
pretesto specioso della salute del popolo. «Tolga Iddio (proferiva
io dalla ringhiera del Parlamento il dì 21 di Decembre) che noi, i
quali in tutta la vita nostra abbiam travagliato e sudato per vedere
alfine spuntar sull'Italia il sole della libertà, noi che nell'esilio
profondamente odiammo e abborrimmo le disposizioni violente e
tiranniche di cui si giovavano le polizie de' nostri governi dispotici,
veniamo ad imitare oggi que' miseri, que' colpevoli procedimenti. Per
conseguente, senza lo scudo della legge, no, questo Ministero anche ne'
suoi estremi momenti mai non vorrà supplir coll'arbitrio al diritto,
mai non farà pensiero nè atto, per quali che siano salutari compensi,
contrario agli eterni principj di libertà che ha scolpiti nel cuore.»
Il fatto sta, che in quei giorni medesimi in cui il Ministero, di
buon concerto colle Camere, riparava alle più triste e pericolose
occorrenze con senno e gagliardia insieme, una voce uscita da alcuni
circoli popolari acclamò la Costituente Romana. Quella voce, ripetuta
nelle Provincie dagli altri circoli, crebbe tanto di suono, che
parve e fu giudicata un comando espresso ed universale del popolo. La
Giunta suprema di Stato confermò quel comando, e il Ministero nuovo
da lei creato ne fece proposta formale al Consiglio dei deputati; e
perchè mostravansi questi renitenti e mal soddisfatti, l'uno e l'altro
Consiglio fu in apparenza prorogato, in sostanza disciolto.
A voi non è ignoto, o concittadini, ch'io nel nuovo Ministero non volli
aver parte, sì per mie private ragioni, e sì per gran dubbio che la
Costituente Romana tentando forme nuove politiche, non crescesse oltre
modo i pericoli dello Stato e la divisione degli animi, e maggiormente
non implicasse le faccende italiane in quel mentre che il ricominciare
la guerra sembrava imminente ed inevitabile. Oltre di che, io sempre
avea proceduto in accordo col Parlamento, e la mia ragione di stato
era similmente la sua; da lui gli applausi, da lui i suffragi, da lui
conseguito aveva ogni mezzo e ogni autorità per ben governare: parvemi
onesto, pertanto, di ritirarmi quando egli veniva annullato, e davasi
cominciamento ad una politica nuova, con metodo e con principj molto
diversi dagli anteriori.
Restami di accennarvi alcuni atti non volgari da me operati nel breve
spazio di questo secondo mio Ministero, durato solo ventotto giorni. E
quanto alle corrispondenze esteriori, le Gazzette ànnovi ultimamente
riferito il disteso di una mia Nota Ufficiale, in cui mi studiava
di fare intendere ai Diplomatici la vera e propria significazione
degli avvenimenti di Roma, e il nessun frutto che nascerebbe dalla
prepotenza e dall'armi de' forestieri.(E) Similmente, avete letto ne'
fogli la protestazione mia e de' miei colleghi contro alla minacciata
occupazione francese; e alla quale non pure il Parlamento fece gran
plauso, ma da me invitato, levòssi a protestare ancor egli con dignità
e fermezza italiana, oltre all'approvare le súbite risoluzioni e
disposizioni affin d'impedire, a nostro potere, lo sbarco delle truppe
di Francia, e la forza respingere con la forza.(F) Ma ciò che non
avete raccolto dalle pubbliche stampe, si è l'altra Nota indiritta da
me al Bastide, con la quale temperandosi convenientemente l'effetto
della protestazione, mostravasi la buona disposizione di questi popoli
inverso la nazione francese, il desiderio sincero di averla collegata,
non che amica; e come all'interesse e alla dignità di Lei convenisse
effettivamente di proteggere la libertà nostra, invece di opprimerla
e di turbarla; e che però, non trovando la Francia ragione legittima
e presentanea d'intervenire con l'armi nel nostro Stato, spettava alla
forza e grandezza sua di vietare vigorosamente ad ogni altra nazione il
poterlo fare sotto colore e pretesto di religione. Non furono, dunque,
come vedete, da me negletti, da un lato, i diritti sacri del territorio
italiano e l'oltraggio recato alla dignità nostra comune; dall'altro,
quella prudenza e quell'accortezza che il debole nostro Stato richiede,
e le quali procacciano di voltare a profitto proprio l'interesse
medesimo altrui e l'altrui albagia. Quel linguaggio e quei blandimenti
potean valere, e valsero in fatto, per tutto il tempo che noi non
uscimmo dal diritto costituzionale, e dalle vere e strette esigenze
della sociale necessità. Per vero, l'ordine d'imbarcare truppe a Tolone
fu revocato; alle prime acerbe impressioni succedevano altre più miti
e più ragionevoli, e qualche pratica potea condursi fra le due parti,
fondata sopra termini di giustizia e moderazione.
Quanto ai negozj interiori, farò menzione sol di due cose come
notabilmente utili e degne: delle altre tacerò volentieri. La prima
è l'aver presentato al Parlamento un disegno compito della legge sui
Municipj. La utilità e l'importanza di simil legge è grande in ogni
paese, ed è massima nel nostro Stato; conciossiachè, dove le libertà
politiche sono combattute e mal ferme, possono le municipali supplire
a buona misura. A questa nuova costituzione dei Comuni confesso di
aver posta una singolar cura; e lo studio e la diligenza furono pari
così per determinare i principj e le massime direttive di essa legge,
come per rivedere e secondo l'uopo mutare e modificare la compilazione
fattane dal Consiglio di Stato. Giova sperare che nessun consesso
deliberante chiamato a discutere e giudicare quella proposta di Legge,
sia per attenuare e impedire lo spirito largo e fecondo di libertà che
tutta la informa.(G)
Il secondo subbietto degno di venir ricordato è l'avermi la fortuna
conceduto il bene e la contentezza di proporre io primo, dall'alto di
una tribuna e fra le lodi e gli applausi di un congresso legislativo,
la Costituente Italiana. Ed io chiamo ciò dono e grazia della fortuna;
sì perchè nel primo mio ministero ogni fatica e diligenza dal conte
Marchetti e da me quotidianamente usata per istringere una forte
lega fra i principi nostri era rimasta infruttifera, e sì perchè
dalla sola Confederazione Italiana aspetto conforto e rimedio ai mali
della patria: da lei sola può fra' popoli della Penisola ingenerarsi
concordia durevole, unione sincera e spontanea, fratellanza operosa,
impeto e vigore di guerra, fondata fiducia in noi stessi e nell'armi
nostre. Per lei debbono tutti gli altri minori interessi lasciarsi
in disparte; e ciò che mena all'effettuazione sua debbe con ogni
sollecitudine venir procurato; e colui è più benemerito dell'Italia,
che più sa spianare le vie a quel fine: conciossiacchè, come prima
bisogna essere, e poi procacciare di essere felicemente, così ai
popoli fa bisogno avanti l'indipendenza e quindi la libertà e gli altri
beni civili; e però quei mezzi debbon venire più ricercati ed usati,
che meglio e più drittamente conducono a conseguire l'indipendenza
e l'essere di nazione. Ma che diremo del Congresso Confederativo
Italiano, il quale ad ambedue i fini dell'indipendenza e della
prosperità civile parimente conduce; e non pure fa esistere la nazione
e le porge animo e facoltà di combattere e riscattarsi, ma le presta
quella forma e quell'assetto politico che può unicamente confarsi con
l'indole sua, e rimove tutte le antiche e ostinate cagioni di lite e
di divisione? Io sempre ò pensato che i due cardini del risorgimento
italiano sono, da un lato, le franchigie municipali larghissime,
e dall'altro, la massima unione confederativa; e però ad ambedue ò
rivolto principalmente le cure e i pensieri. Voi già conosceste, o
concittadini, dai pubblici fogli, qual natura di principj e quali
modi discreti e conciliativi venissero per la mia bocca dal Ministero
romano proposti affin di attuare il più speditamente che sia fattibile
e in maniera accettevole a tutti i Governi la Costituente Italiana;
onde alla cosa dovete por mente, non all'appellazione impropria ed
amplificativa e di cui la voga popolare stringevaci a fare uso. Poche
Note da me mandate al Ministero toscano e poche da esso a me, erano
bastate per risolvere ogni difficoltà, e condurre i due Governi ad un
solo e medesimo fine pratico. D'altra parte, le dubbiezze, gl'indugi
e gli ostacoli d'ogni maniera, che il Piemonte sembrava porre alla
santa idea, caddero tutti (or fa un mese) al pigliare che fece le
redini dello stato il sommo cittadino Vincenzo Gioberti. Ora, voglia
Dio che le ultime mutazioni sopravvenute in queste nostre Provincie,
e il tenore della legge toscana testè promulgata in ordine a tal
materia,[34] non tardino e non difficultino la tanto sospirata
convocazione di un Congresso Confederativo.(H)
Questo è il racconto esatto e sincero, benchè semplice sopramodo e
conciso, del civile adoperamento e profitto che parvemi bene di fare
del vostro mandato, o concittadini elettori. Nè mi concedevano di star
silenzioso il senno e la dignità d'un Collegio del cui suffragio due
volte in pochi mesi sono stato onorato, e a cui mi legano durevolmente
l'amore e la gratitudine. Dal qual racconto io non ispero che si possa
e voglia ritrarre alcun giudizio migliore sull'opere mie, salvo che
in nessun tempo mi sia mancata l'onestà e il buon desiderio, e che la
custodia delle libertà pubbliche sia nelle mie mani riuscita la più
vigilante e la più scrupolosa del mondo. Alli 2 di Maggio dell'anno
scorso, nell'atto di assumere il ministero, la guardia civica,
pigliandomi bene in parola, volle che io promettessi di governare
secondo un programma da me dettato non molto tempo innanzi a nome
di un Comitato per le elezioni, e in cui le speranze nostre migliori
d'ogni libertà e d'ogni progresso erano assai minutamente registrate
e descritte. Ora, chi farà confronto di quel programma colle azioni
mie posteriori, troverà ch'elle nol rinnegano in niuna parte e in
niuna cosa: il qual fatto non è agli uomini di Stato molto comune.
Onesto, adunque, e osservantissimo delle libertà presumo di essere:
per ogni altro rispetto io confesserò volentieri la mia insufficienza,
grande per sè stessa, e grandissima in comparazione del secolo,
il quale domanda ingegni ed animi così vasti e gagliardi, come son
vaste, improvvise e terribili le rivoluzioni sue. Oltre di che, ben
si può dire, e segnatamente in politica, che nulla ha fatto e nulla ha
compiuto colui il quale non si è nè poco nè molto accostato al fine. E
il fine, a rispetto di Roma, era concordare la libertà con l'autorità,
e il Sacerdozio col Principato; per l'Italia, è l'Indipendenza e
l'Unione; per tutto il mondo civile, la riedificazione dei principj e
delle credenze. Tutte le imprese che non raggiungono quell'alte mête
e neppure le approssimano, forza è giudicare o che mal conoscono quel
che fanno, e per la poca utilità loro si confondono con le azioni
volgari; o che solo possiedono il pregio incompiuto ed ormai comune
di affrettare la distruzione di leggi e istituti già mezzo logori dal
tempo e dai nuovi costumi.
Roma, li 15 di gennajo del 1849.