Le operazioni della guerra a me pajono procedere più fortunate che
preste e ben consigliate; e le spingono innanzi le popolazioni insorte,
più assai che l'attività e l'ardire dei capitani. Dell'esercito
di Carlo Alberto, l'ala destra à compiuto l'intento suo primo
(difficilissimo per addietro, e divenuto oggidì poco faticoso)
di snidare i Tedeschi da tutte le sponde del Po. Col marciare poi
raccolta e diritta sopra Desenzano e Montechiaro, e col venir sempre
di più spalleggiata da Bresciani, Bergamaschi, Cremonesi e altri
popoli circostanti, à forzato gli Austriaci a passare il Chiese, e
fermarsi sulla sponda sinistra del Mincio, e propriamente in quel
largo triangolo che fanno insieme Peschiera, Mantova e Verona: elli
abbandonano persino parecchi posti da lor tenuti a mezzo il cammino tra
Vicenza e Verona; e giusta gli ultimi rapporti, sembra potersi credere,
che l'armi piemontesi (e questa era fazione men facile) siensi spinte
col loro antiguardo tra Mantova e Verona.
Ma d'altra parte, dell'ala sinistra non si à nuova nessuna, e non
compajono bollettini. Di quegli ottomila fanti inviati verso Salò e
Gavarno, e nelle cui mani credesi caduto il forte di Rocca d'Anfo,
neppure una voce. Ad essi spettava di dilatare e soccorrere con
vigoría il sommovimento tirolese, e chiudere e impedire i passi. Certo
è che gli Austriaci mantengono ancora disgombra affatto o con pochi
interrompimenti la via da Bolzano a Trento e da Roveredo a Verona. Ma
come va tal cosa? come non si tenta ogni sforzo e non si opera ogni
bravura per insignorirsi di Trento, vera chiave del Tirolo italiano;
mentre insorgono le campagne, il Bresciano ed il Bergamasco si muovono
ad ajutare l'impresa, e l'ajuta d'altro lato con forte rincalzo la
sollevazione del Friuli e di tutta l'alta Venezia, e possono accorrere
al fine stesso i corpi franchi della Svizzera italiana e della
Valtellina?
Al presente, gli è ben avverato che il general Zucchi padroneggia Palma
Nova ed Osopo, e che que' montanari e segnatamente gli Udinesi ed i
Trevigiani sono pieni di ardore, e si armano e si disciplinano. Ora,
gran fatto sarebbe che il Zucchi non se ne giovasse quanto bisogna
per varcare al più presto l'Isonzo e piombare su Gorizia e Gradisca;
Gorizia città aperta in fondo a una valle, e Gradisca picciolo luogo
munito di picciol castello. Quella mossa sola basterebbe forse a far
succedere la dedizione di Trieste, tanto forte dal lato del mare,
quanto debole e sprovveduta dal lato di terra. Nè sembra da temersi
che il generale Zucchi e la gente che à seco non vi si potessero
reggere; conciossiachè tra breve essi cresceranno delle schiere del
generale Durando; e buona porzione delle soldatesche e dei corpi
franchi, raccolti qua e là nella bassa Venezia, potrannovisi condurre
sollecitamente; e infine, non mancheranno col tempo le truppe ed i
volontarj quivi recati dai legni Sardi e Napoletani. Ma, pur troppo,
tutto questo ricerca nei capi massima speditezza ed ardire; e ricerca
altresì un comune disegno, e una bene ordinata cooperazione. E però
Dio provveda, perchè di comuni accordi e disegni vedo pochissime
prove, e molte ne vedo contrarie. Certo è, poi, che l'Austria, quanto
sentirà più difficile e più rischioso il resistere e mantenersi nelle
interiori provincie lombarde, tanto radunerà ogni sua forza sulle
sponde dell'Adriatico. L'Istria è tutta intera in sue mani, e Trieste
s'acconcia all'antico giogo. Stando a quello che insegnano l'ultime
nuove, ogni apparecchio che studia di fare il governo Viennese non
è per soccorrere la sua causa in Tirolo, ma sì bene per fronteggiare
gagliardamente i nemici sulla sinistra dell'Isonzo, e proteggere la
Contea di Gorizia e le terre littorali. Mai non m'è rincresciuto
così duramente com'oggi di non possedere autorità di parole nè
arte infiammativa di stile; imperocchè io l'adopererei tuttaquanta
a persuadere i giovani nostri crociati di accorrere sull'Isonzo e
varcarlo coraggiosi, riconquistando a prezzo anche di molto sangue
le antiche e naturali frontiere d'Italia. All'Alpi Giulie, griderei
loro, all'Alpi Giulie, o militi! là su tutte le cime piantate il
vessillo italiano; e non tollerate, per Dio, che attraverso alle nostre
provincie, sulle nostre stesse marine, non diviso da monti e da fiumi,
non impedito non trattenuto da fortezze e bastìe, possa dimorare il
nemico eterno d'Italia, e con quiete e con agio ricominciare le offese
e perpetuar le minacce.
(_Dall'Epoca._)