Giovandomi della sincera e cortese amicizia vostra, piglio arbitrio di
mandarvi alcune brevi considerazioni sui fatti di Lombardia, le quali
nelle congiunture presenti mi pajono non pur vere ed utili, ma che il
trascurarle torni troppo pregiudicioso alla causa italiana. Nè badate,
signori, che sieno pensieri d'arme e di guerra; imperocchè, a questi
tempi, qual buon cittadino non volge l'animo alle cose militari? Senza
dire che la scienza dell'armi non è tutta chiusa ed inaccessibile a chi
s'astiene dal maneggiarle, ma v'à alcune parti ove il naturale ingegno
può penetrare assai dentro, e scorgere con sicurezza ciò che al buon
capitano occorre d'imprendere e di provvedere. Quando, poi, questi
miei brevi pareri ed accennamenti non pure si raffrontino coi disegni
e le risoluzioni di coloro che al presente governano la guerra santa,
ma nemmanco abbiano spazio di prevenirle, io ripeterò in cuor mio _Hoc
erat in votis_, e coglierò grandissima contentezza dalla inutilità
delle mie parole.
Io dico, pertanto, che considerandosi da un lato le mosse dei nostri
e dall'altro quelle degli avversarj, s'intende assai chiaro, che
gl'imperiali procacciano di rannodarsi e difendersi principalmente
lungo l'Adige; e quivi, secondo che daranno i casi, o aprirsi
una ritirata sicura sgombrando del tutto l'Italia, o ripararsi in
Peschiera, in Mantova ed in Verona, aspettando quello che venga loro
comandato da Vienna. Possono eziandio tentar la sorte d'una battaglia
campale, con questo consiglio, che riuscendo vincitori, acquistino
facoltà d'invadere nuovamente gran parte della Lombardia e del Veneto;
e quando abbian la peggio, rimanga loro pur sempre un ricovero assai
ben munito e ben proveduto nelle dette fortezze. Sperare in ajuti nuovi
e gagliardi spediti loro di là dal Tirolo non sembra che possano per al
presente, e poco numero di gente non basterebbe al fine di rappiccare
le fila interrotte tra Verona e le terre austriache.
Dal lato nostro, conoscesi che Carlo Alberto è in pensiere
principalmente di sconnettere in più d'un punto e spezzare quella
continuazione di forze che gl'imperiali si studiano di mantenere fra
l'Adige e il Mincio; e nel tempo stesso, à l'occhio ai passi meno
difesi, e distribuisce sì fattamente le truppe dell'ala sua dritta, da
impedire al nemico di rioccupare per soprassalto alcuna città o luogo
importante. Con l'ala sinistra, poi, dell'esercito proprio spignesi,
a quel che sembra, verso il Tirolo, per soccorrere le popolazioni
insorte, minacciare il nemico alle spalle, e togliergli modo così di
tenersi congiunto colle terre dell'impero di là da' monti, come di
rinfrancarsi con qualche schiera che disegnasse di calare in Italia.
Ciò veduto, io sostengo, che è grandemente mestieri menar la guerra
con celerità e vigore massimo nel Tirolo, e far quivi grossa testa di
truppe, radunandovi altresì quanta più gente assoldata e disciplinata
può fornire la Venezia. Questo fatto, un buon nerbo di milizie
scendendo dal Cadorino e dal Friulano, dee spingersi con ardire e
prestezza ad occupare Trieste, e porgere ajuto ai partigiani e fautori
della causa italiana che sono pure colà. Sembra oggimai certo, che
Napoli invia legni e soldati nell'Adriatico; ma nessuno sforzo dalla
banda del mare conseguirà prontamente lo scopo della dedizione di
Trieste, qualora dalla banda di terra non sia stretta ed assalita con
istraordinaria gagliardia. In questa sollecita occupazione di tutta
l'Istria raccogliesi, al parer mio, un punto principalissimo della
liberazione d'Italia e un gran pegno della sicurezza avvenire; e però
è necessità di ciò procurare innanzi che il governo nuovo viennese
possa riaversi, e le sue provincie tedesche, paghe delle libertà e
guarentigie ottenute, risolvano di sostenere con ogni mezzo la ruinante
casa di Ausburgo. Fra poco si riordinerà eziandio la dieta Germanica, e
sarà dieta leale di popoli liberi, e quindi tenera sopramodo dell'onor
nazionale e gelosa dei vantaggi comuni degli Stati Alemanni. Tra tali
vantaggi debb'ella per certo annoverare il porto di Trieste, che è
per l'intera Germania il solo uscio aperto sulle acque dei nostri
mari, e la sola diretta via e comunicazione con l'ultimo Oriente.[17]
Potrebbe, adunque, tutta Lamagna commoversi fortemente per serbar
dominio sopra Trieste; la qual città, d'altra parte, rompe in mezzo
le terre italiane poste fra l'Isonzo e il Quarnero. Sino dai tempi di
Augusto, ànno l'Alpi Giulie e le Carniche segnato i confini d'Italia;
e però, tutta l'Istria e il littorale che corre da Pola a Venezia è
nostro, e niun vessillo vi dee sventolare salvo che l'italiano. In
me, pertanto, è gran desiderio e speranza che le schiere piemontesi e
le venete s'accampino presto in tutta quella regione, e chiudano allo
straniero ogni passo fra il Tagliamento e la Sava, e dai Monti della
Vena sino alle rive del mare. Per rispetto, poi, all'Illiria ed alla
Dalmazia, basti per ora il notare, che abita in quelle provincie una
gente nel cui arbitrio sta il dichiararsi o per la causa italiana o
per quella dei popoli Slavi; imperocchè di schiatta nascono slavi; di
costume, di lettere, di governo si sentono italiani. A noi importa sol
questo, ch'elli non sieno e non vogliano essere austriaci, e non possa
l'Austria nei porti di Dalmazia prepararci continue offese e molestie.
(_Dall'Epoca._)