Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini in consolare
o l'amico o il parente percosso da estremo infortunio, prova, noi
crediamo, l'Italia intera in consolar voi, fratelli sfortunatissimi, e
in provvedervi di pronto ajuto e di sicuro consiglio. Ma se può valere
per conforto efficace, e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia
del dolore, sappiate, o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni
borgo, ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre
amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati gl'inni, dato
bando a qualunque dimostranza di pubblica contentezza. Nè questo
nostro compianto e rammarico è quale si converrebbe ai fanciulli e
alle femminelle. In noi lo sdegno pareggia la compassione, e a tutti
gli altri affetti prevale. Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli
apprestamenti moltiplicano da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi,
di sospetto e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il qual
somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e a mala pena
si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà: e dove alcuna
cosa non fa difetto, salvo che l'occasione, può tenersi per certo, che
quella eziandio non è per mancare; tanto di sua natura ella è difficile
a rimanere, e facilissima a giungere.
Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e voi gemete
veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di polizia, i quali
non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci ed insanie di tirannide
inferocita e ubbriaca di paura. Contuttociò, non vi dee recare poco e
fuggevole alleviamento il conoscere la indignazione di tutti i popoli
civili contro ai vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso
l'opere vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza
ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale costretto
avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi, o a gettar dopo
le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie leggi; e uscendo
d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo ogni ordine di giustizia,
adoperando la dittatura quale non si usa in regioni di barbari, e
confidandola alle mani le più abborrite e insieme le più disprezzate,
imperare a modo di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa
sul capo d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi
esalta; e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce
e s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere
con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze e ne'
piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione depravato
e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e riconosce con ispavento i
non degeneri discendenti degli eroi di Legnano e di Famagosta. Laonde,
in lei è vera paura e sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio;
dal lato vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è
oppressione con gloria.
Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo
di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza, e nelle
accresciute miserie accrescere d'altrettanto la forza, la dignità
e l'alterezza dell'animo. In coloro è una criminosa speranza di
scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine loro, ben succeduta in
Gallizia, troppo li fa persuasi di conseguire il medesimo, e per qual
sia mezzo, in Lombardia e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto
sicuri che vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro
soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le genti.
Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra sappiam
dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto della longanimità e
della sofferenza. E certo, a noi manca il cuore di pur consigliarvela;
perchè essendo noi liberi e armati, e sentendo forte nell'anima tutto
il debito della fratellanza, vergogniamo di recarvi ajuto di solo
pietose parole, e pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è
affatto impossibile che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non
ravvisiate chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano
per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio e alla fortuna
d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più accrescere e assicurare
la felicità e pienezza del buon successo, quanto più lungo e doloroso
sarà l'aspettarlo.
A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non dee fuggire, si
è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza e l'eroico
insorgere, non istà nulla per mezzo; e che il peggiore sarebbe
confondere le due cose, e versar sangue infruttifero, e dar pascolo
frequente alla rabbia de' vostri oppressori con parziali conflitti ed
ammazzamenti.
In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia sempre
raccomandato il minuto popolo, massime quello sì numeroso e sì
bisognevole del contado; e che non vi paja dura nessuna fatica, nessun
dispendio, nessuna sollecitudine per obbligarvelo e affezionarvelo.
Senza la plebe, tutte imprese grandi vacillano, e le politiche sono
impossibili. Raccogliesi da indizj parecchi, che i vostri nemici
si studiano di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e
i facoltosi, tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto,
che qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso alli
benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete, o fratelli,
alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori inverso le
moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano, che non già lo
straniero, ma voi, e voi solamente siete gli amici loro operosi e
sinceri, e il naturale presidio e la durevol tutela. Affrettisi ognuno
a istruirle, affrettisi ognuno a beneficarle; e quando spunteranno
giorni di grandi prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà:
_Popolo, a me_, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà
tostamente: _Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e
benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte._
(Dalla _Lega Italiana_.)