28 febbrajo 1848.

Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini in consolare

o l'amico o il parente percosso da estremo infortunio, prova, noi

crediamo, l'Italia intera in consolar voi, fratelli sfortunatissimi, e

in provvedervi di pronto ajuto e di sicuro consiglio. Ma se può valere

per conforto efficace, e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia

del dolore, sappiate, o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni

borgo, ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre

amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati gl'inni, dato

bando a qualunque dimostranza di pubblica contentezza. Nè questo

nostro compianto e rammarico è quale si converrebbe ai fanciulli e

alle femminelle. In noi lo sdegno pareggia la compassione, e a tutti

gli altri affetti prevale. Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli

apprestamenti moltiplicano da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi,

di sospetto e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il qual

somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e a mala pena

si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà: e dove alcuna

cosa non fa difetto, salvo che l'occasione, può tenersi per certo, che

quella eziandio non è per mancare; tanto di sua natura ella è difficile

a rimanere, e facilissima a giungere.

Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e voi gemete

veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di polizia, i quali

non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci ed insanie di tirannide

inferocita e ubbriaca di paura. Contuttociò, non vi dee recare poco e

fuggevole alleviamento il conoscere la indignazione di tutti i popoli

civili contro ai vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso

l'opere vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza

ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale costretto

avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi, o a gettar dopo

le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie leggi; e uscendo

d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo ogni ordine di giustizia,

adoperando la dittatura quale non si usa in regioni di barbari, e

confidandola alle mani le più abborrite e insieme le più disprezzate,

imperare a modo di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa

sul capo d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi

esalta; e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce

e s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere

con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze e ne'

piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione depravato

e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e riconosce con ispavento i

non degeneri discendenti degli eroi di Legnano e di Famagosta. Laonde,

in lei è vera paura e sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio;

dal lato vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è

oppressione con gloria.

Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo

di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza, e nelle

accresciute miserie accrescere d'altrettanto la forza, la dignità

e l'alterezza dell'animo. In coloro è una criminosa speranza di

scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine loro, ben succeduta in

Gallizia, troppo li fa persuasi di conseguire il medesimo, e per qual

sia mezzo, in Lombardia e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto

sicuri che vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro

soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le genti.

Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra sappiam

dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto della longanimità e

della sofferenza. E certo, a noi manca il cuore di pur consigliarvela;

perchè essendo noi liberi e armati, e sentendo forte nell'anima tutto

il debito della fratellanza, vergogniamo di recarvi ajuto di solo

pietose parole, e pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è

affatto impossibile che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non

ravvisiate chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano

per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio e alla fortuna

d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più accrescere e assicurare

la felicità e pienezza del buon successo, quanto più lungo e doloroso

sarà l'aspettarlo.

A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non dee fuggire, si

è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza e l'eroico

insorgere, non istà nulla per mezzo; e che il peggiore sarebbe

confondere le due cose, e versar sangue infruttifero, e dar pascolo

frequente alla rabbia de' vostri oppressori con parziali conflitti ed

ammazzamenti.

In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia sempre

raccomandato il minuto popolo, massime quello sì numeroso e sì

bisognevole del contado; e che non vi paja dura nessuna fatica, nessun

dispendio, nessuna sollecitudine per obbligarvelo e affezionarvelo.

Senza la plebe, tutte imprese grandi vacillano, e le politiche sono

impossibili. Raccogliesi da indizj parecchi, che i vostri nemici

si studiano di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e

i facoltosi, tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto,

che qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso alli

benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete, o fratelli,

alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori inverso le

moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano, che non già lo

straniero, ma voi, e voi solamente siete gli amici loro operosi e

sinceri, e il naturale presidio e la durevol tutela. Affrettisi ognuno

a istruirle, affrettisi ognuno a beneficarle; e quando spunteranno

giorni di grandi prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà:

_Popolo, a me_, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà

tostamente: _Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e

benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte._

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 163 / 310 题