26 febbrajo 1848.

Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque aspetto

vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da scegliere il cui bene

supera di lunga il male. Così diciamo, che della Lega costituita, fa

qualche mese, tra l'Austria, Modena e Parma, e al presente pubblicata,

è più assai il bene ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente,

nuocono meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e

dissimulati. In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena e Parma

contro l'Italia risorgente e costituzionale, più non hanno campo di

richiamarsi agli antichi diritti. E qualora si venisse a spartir la

lite col ferro, potrebbesi senza ingiustizia imporre ad esse la legge

dei vinti, e far le acque della Parma e del Panaro scorrere tributarie

o della Toscana o di Roma.

Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal lega odiosa

ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed anzi necessità, di

risolversi alla perfine a stringere una Lega Italiana tra i quattro

Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, le incertezze, i rispetti e

l'esitazioni sono fatte impossibili, e ne dobbiam merito al patto

delli 24 di dicembre. Oggi, a una lega difensiva dell'Austria, sono

i Governi nostri, quanto al diritto, liberissimi di contrapporne una

Italiana: e quanto all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere

e in necessità di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi

gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; ed è

poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, che è

il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui espresso i cuori

Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci cresce la maraviglia che

una Confederazione strettissima e veramente fraterna non ancora sia

pubblicata fra i quattro Principi riformatori: e però ci scusino coloro

che leggono, se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè

qualunque replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando

infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello scrittore.

O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti a compiacere a'

legittimi desiderj de' Popoli, si peritano e s'indugiano a contentare

quest'uno solo, che forse supera tutti gli altri di utilità e

ragionevolezza? Che cosa importa l'unione degli animi, la parità delle

opinioni, la voglia intensa ed universale dell'operar di conserto,

se a tali ottime disposizioni è impedito di giungere all'atto? A che

giovano, in che ci avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia

reciproca, e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita

nazionale comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o

nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione di

forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano forse i Principi

nostri della generalità e caldezza del desiderio? Ma per Dio, se il

modesto pensiero delle moltitudini trasparisse di fuori, e quel che

giace dentro dell'animo sonasse distinto sopra le bocche, null'altro

udirebbesi replicar dappertutto e sempre, salvo che CONFEDERAZIONE,

CONFEDERAZIONE. Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed

espandere, tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro

e quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero a nostra

requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai pinacoli e dalle

torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a mane, a mezzogiorno ed a

sera, ei dessero fiato alle trombe d'oro, e non altro tramandassero

a tutti gli orecchi fuor queste voci: CONFEDERATEVI, O PRINCIPI,

CONFEDERATEVI.

Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici,

necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, noi pensiamo

aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 l'errore e il danno di tale

opinione. Ed ora una nuova ragione ci suggerisce intorno al proposito

la Lega patteggiata e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di

vero, molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati

ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; e pur

nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio questa sola

considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il Trattato, rimanevano

altresì impediti e sospesi in gran parte gli apparecchi e le difese

comuni. Ora, il simile si debbe affermare de' Principi nostri,

ai quali, infino a tanto che piacerà di tener celato il convegno

(supponendosi che sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di

forte e bene ordinata difesa.

Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi una

volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo che il cuore vi

manchi di adempiere il desiderio universale italiano con quell'ardore

e sollecitudine che i casi ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non

dispiaccia che spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera

vostra. Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi

nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni com'essi, di

forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, come i tempi,

come l'Italia.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 161 / 310 题