Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque aspetto
vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da scegliere il cui bene
supera di lunga il male. Così diciamo, che della Lega costituita, fa
qualche mese, tra l'Austria, Modena e Parma, e al presente pubblicata,
è più assai il bene ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente,
nuocono meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e
dissimulati. In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena e Parma
contro l'Italia risorgente e costituzionale, più non hanno campo di
richiamarsi agli antichi diritti. E qualora si venisse a spartir la
lite col ferro, potrebbesi senza ingiustizia imporre ad esse la legge
dei vinti, e far le acque della Parma e del Panaro scorrere tributarie
o della Toscana o di Roma.
Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal lega odiosa
ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed anzi necessità, di
risolversi alla perfine a stringere una Lega Italiana tra i quattro
Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, le incertezze, i rispetti e
l'esitazioni sono fatte impossibili, e ne dobbiam merito al patto
delli 24 di dicembre. Oggi, a una lega difensiva dell'Austria, sono
i Governi nostri, quanto al diritto, liberissimi di contrapporne una
Italiana: e quanto all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere
e in necessità di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi
gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; ed è
poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, che è
il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui espresso i cuori
Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci cresce la maraviglia che
una Confederazione strettissima e veramente fraterna non ancora sia
pubblicata fra i quattro Principi riformatori: e però ci scusino coloro
che leggono, se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè
qualunque replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando
infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello scrittore.
O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti a compiacere a'
legittimi desiderj de' Popoli, si peritano e s'indugiano a contentare
quest'uno solo, che forse supera tutti gli altri di utilità e
ragionevolezza? Che cosa importa l'unione degli animi, la parità delle
opinioni, la voglia intensa ed universale dell'operar di conserto,
se a tali ottime disposizioni è impedito di giungere all'atto? A che
giovano, in che ci avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia
reciproca, e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita
nazionale comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o
nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione di
forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano forse i Principi
nostri della generalità e caldezza del desiderio? Ma per Dio, se il
modesto pensiero delle moltitudini trasparisse di fuori, e quel che
giace dentro dell'animo sonasse distinto sopra le bocche, null'altro
udirebbesi replicar dappertutto e sempre, salvo che CONFEDERAZIONE,
CONFEDERAZIONE. Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed
espandere, tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro
e quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero a nostra
requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai pinacoli e dalle
torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a mane, a mezzogiorno ed a
sera, ei dessero fiato alle trombe d'oro, e non altro tramandassero
a tutti gli orecchi fuor queste voci: CONFEDERATEVI, O PRINCIPI,
CONFEDERATEVI.
Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici,
necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, noi pensiamo
aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 l'errore e il danno di tale
opinione. Ed ora una nuova ragione ci suggerisce intorno al proposito
la Lega patteggiata e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di
vero, molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati
ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; e pur
nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio questa sola
considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il Trattato, rimanevano
altresì impediti e sospesi in gran parte gli apparecchi e le difese
comuni. Ora, il simile si debbe affermare de' Principi nostri,
ai quali, infino a tanto che piacerà di tener celato il convegno
(supponendosi che sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di
forte e bene ordinata difesa.
Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi una
volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo che il cuore vi
manchi di adempiere il desiderio universale italiano con quell'ardore
e sollecitudine che i casi ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non
dispiaccia che spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera
vostra. Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi
nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni com'essi, di
forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, come i tempi,
come l'Italia.
(Dalla _Lega Italiana_.)