Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire più
malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed anzi, ella non può
essere menata in atto, salvo che dall'azione lenta del tempo, e da un
fortunato concorrere di avvenimenti e di circostanze. Eppure, scorgesi
oggi in Italia questa singolare contrarietà e discrepanza, che la
lega de' popoli tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de'
Principi neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno alcuni;
ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi tali cose in
piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi più che celati. Vorresti
tu provocare il nemico senza profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri
furono gl'Italiani del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò,
l'arte non li abbandona.
Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi, ciascuno
de' quali ha sue convenienze e disconvenienze: ciò sono il maneggio
occulto e diplomatico, e il pubblico e popolare. Quello da cui bisogna
astenersi affatto, si è il confondere insieme od il perturbare l'uno
con l'altro; imperocchè allora perdesi la maggior porzione dell'utile,
e incontrasi la maggior porzione del danno che sta in ambedue. Ora,
gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a quattro Governi
italiani sia mai fattibile d'intavolare un patto e un capitolato
d'unione e confederazione politica senza che l'Austria nol sappia e
non ne conosca le clausole principali, sono supposti troppo innocenti,
e che disdicono alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il
segno d'ogni naturale verisimiglianza.
Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente attenersi al
metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio della pubblicità,
saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo assai fermamente,
che quando anche fosse possibile di occultare il maneggio e il
trattato, i Principi non lo dovrebber volere. Conciossiachè i
popoli nostri sono sovrammodo impazienti di vederli e saperli tutti
confederati; e il giorno che ne correrà per Italia la certa notizia,
a ciascheduno di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la
facilità dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà
la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo sarà,
al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza de' popoli, e
cagione efficace di sopraccrescerla, solidarla ed inanimarla.
Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro aspetto. Ciò che
al presente dà virtù e gagliardezza somma al moto italiano, e persuade
e trascina seco tutte le intelligenze e acquista di giorno in giorno
maggior momento nel giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella
unanimità e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro
d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente, con
mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che sarebbe un'aperta
e solenne dichiarazione della lega de' nostri Principi, se non
testificare al mondo intero civile quell'unione ed unanimità, sancirla
ed avvalorarla con la importanza e la santità d'un gran patto, porgerle
pregio e vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge
costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente il
moto e la vita, e farla in tal guisa non che ragguardevole e poderosa
a un potentato straniero, ma temuta ed inespugnabile a tutti? La lega
politica difensiva di circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata
e fermata da un patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto
la Nazione Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo
unita, armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento.
La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione e di
ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria de' ministri
ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e riguardi, quella di
franchezza e generosità; questa è scaltra, quella è forte; questa
intrecciatissima e involta, quella semplice e dispiegata. A noi
non bisogna al presente l'arte vecchia italiana di Mazzarino e di
Alberoni, ma le pratiche ardite e scoperte degli Olandesi e degli
Americani nei bei giorni dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo
debbono avere tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che
gl'Italiani conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due
cose credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina, la
pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda rivoluzione e
innovazione dall'altro.
Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono della politica
fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un antro di Trofonio,
insisteranno dicendo, non essere d'uopo il correre a tali estremi;
imperocchè sembra, ed anzi par certo, e oramai non se ne ha più alcun
dubbio (queste frasi costumano sempre), che l'Inghilterra e la Francia
non consentiranno ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il
reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia.
E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire o non
consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual fine, adunque, uscirono
di tutela i Principi nostri; a qual fine s'affrettano di dotare
i lor popoli di larghi e liberali Statuti; a qual fine s'armano
spacciatamente e ordinano da per tutto le Milizie Cittadine, se
non sentono in cuore il legittimo orgoglio, anzi il debito sacro
di difendersi da sè medesimi? Grazie a Dio, l'un di essi ha pur
pronunziato quel detto, che a niuno è per cadere dalla memoria,
_L'Italia farà da sè_. Noi confidiamo nella saggezza di chi mandò
fuori quelle parole generose e profetiche. Di già, per togliere ai
nemici d'Italia qualunque pretesto di risguardare le concessioni di lui
come poco leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi
a qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato
dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie prontamente
e compiutamente. In egual modo, per rimanere saldo nell'armi e d'ogni
cosa ordinato ed apparecchiato, egli viene così ben temperando la
libertà con la disciplina, la vita pubblica con la quiete, l'ardor
nazionale con la prudenza, che ai nemici suoi e della causa italiana
non resta speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo.
Noi di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari tempo,
gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di adoperar quella
speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, per porre in atto e
proclamare in faccia all'Europa la lega politica difensiva dei quattro
Stati sovrani d'Italia.
(Dalla _Lega Italiana_.)