16 febbrajo 1848.

Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire più

malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed anzi, ella non può

essere menata in atto, salvo che dall'azione lenta del tempo, e da un

fortunato concorrere di avvenimenti e di circostanze. Eppure, scorgesi

oggi in Italia questa singolare contrarietà e discrepanza, che la

lega de' popoli tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de'

Principi neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno alcuni;

ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi tali cose in

piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi più che celati. Vorresti

tu provocare il nemico senza profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri

furono gl'Italiani del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò,

l'arte non li abbandona.

Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi, ciascuno

de' quali ha sue convenienze e disconvenienze: ciò sono il maneggio

occulto e diplomatico, e il pubblico e popolare. Quello da cui bisogna

astenersi affatto, si è il confondere insieme od il perturbare l'uno

con l'altro; imperocchè allora perdesi la maggior porzione dell'utile,

e incontrasi la maggior porzione del danno che sta in ambedue. Ora,

gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a quattro Governi

italiani sia mai fattibile d'intavolare un patto e un capitolato

d'unione e confederazione politica senza che l'Austria nol sappia e

non ne conosca le clausole principali, sono supposti troppo innocenti,

e che disdicono alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il

segno d'ogni naturale verisimiglianza.

Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente attenersi al

metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio della pubblicità,

saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo assai fermamente,

che quando anche fosse possibile di occultare il maneggio e il

trattato, i Principi non lo dovrebber volere. Conciossiachè i

popoli nostri sono sovrammodo impazienti di vederli e saperli tutti

confederati; e il giorno che ne correrà per Italia la certa notizia,

a ciascheduno di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la

facilità dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà

la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo sarà,

al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza de' popoli, e

cagione efficace di sopraccrescerla, solidarla ed inanimarla.

Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro aspetto. Ciò che

al presente dà virtù e gagliardezza somma al moto italiano, e persuade

e trascina seco tutte le intelligenze e acquista di giorno in giorno

maggior momento nel giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella

unanimità e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro

d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente, con

mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che sarebbe un'aperta

e solenne dichiarazione della lega de' nostri Principi, se non

testificare al mondo intero civile quell'unione ed unanimità, sancirla

ed avvalorarla con la importanza e la santità d'un gran patto, porgerle

pregio e vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge

costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente il

moto e la vita, e farla in tal guisa non che ragguardevole e poderosa

a un potentato straniero, ma temuta ed inespugnabile a tutti? La lega

politica difensiva di circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata

e fermata da un patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto

la Nazione Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo

unita, armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento.

La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione e di

ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria de' ministri

ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e riguardi, quella di

franchezza e generosità; questa è scaltra, quella è forte; questa

intrecciatissima e involta, quella semplice e dispiegata. A noi

non bisogna al presente l'arte vecchia italiana di Mazzarino e di

Alberoni, ma le pratiche ardite e scoperte degli Olandesi e degli

Americani nei bei giorni dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo

debbono avere tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che

gl'Italiani conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due

cose credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina, la

pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda rivoluzione e

innovazione dall'altro.

Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono della politica

fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un antro di Trofonio,

insisteranno dicendo, non essere d'uopo il correre a tali estremi;

imperocchè sembra, ed anzi par certo, e oramai non se ne ha più alcun

dubbio (queste frasi costumano sempre), che l'Inghilterra e la Francia

non consentiranno ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il

reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia.

E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire o non

consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual fine, adunque, uscirono

di tutela i Principi nostri; a qual fine s'affrettano di dotare

i lor popoli di larghi e liberali Statuti; a qual fine s'armano

spacciatamente e ordinano da per tutto le Milizie Cittadine, se

non sentono in cuore il legittimo orgoglio, anzi il debito sacro

di difendersi da sè medesimi? Grazie a Dio, l'un di essi ha pur

pronunziato quel detto, che a niuno è per cadere dalla memoria,

_L'Italia farà da sè_. Noi confidiamo nella saggezza di chi mandò

fuori quelle parole generose e profetiche. Di già, per togliere ai

nemici d'Italia qualunque pretesto di risguardare le concessioni di lui

come poco leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi

a qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato

dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie prontamente

e compiutamente. In egual modo, per rimanere saldo nell'armi e d'ogni

cosa ordinato ed apparecchiato, egli viene così ben temperando la

libertà con la disciplina, la vita pubblica con la quiete, l'ardor

nazionale con la prudenza, che ai nemici suoi e della causa italiana

non resta speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo.

Noi di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari tempo,

gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di adoperar quella

speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, per porre in atto e

proclamare in faccia all'Europa la lega politica difensiva dei quattro

Stati sovrani d'Italia.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 158 / 310 题