Si affermò nel Programma di questo Giornale, che nessuna gran cosa
nel mondo viene operata e condotta a buon termine senza la immediata
partecipazione della parte più numerosa del Popolo. Or, quanto deesi
pensare che ciò sia più vero, trattandosi del nostro risorgere dopo tre
secoli luttuosi e pieni di servitù e di vizj, che è l'impresa maggiore
a cui si possa applicare qualunque nazione del mondo? A noi liberali
importa, quindi, assaissimo avere dal lato nostro piena d'ardore e
operosa cooperatrice la moltitudine. Due modi furono sempre considerati
come i più efficaci e diretti per affezionarsi durevolmente l'animo
della plebe; ciò sono istruirla e beneficarla. E però, a tali due
istrumenti del bene speciale di cui ragioniamo, s'addirizzeranno del
continuo le nostre parole, e le pratiche che verrem suggerendo.
La istruzione, a rispetto della vita politica, ha per materia sua
propria l'imprimere nelle menti e ne' cuori delle classi povere quel
senso di dignità che lor manca, e quel concetto de' proprj doveri
e diritti che sempre ànno avuto annebbiato dall'ignoranza, guasto
dall'abito del servire e dagli incitamenti ciechi dell'indigenza, e
viziato persino dal sentimento (per sè ottimo e santo, ma non ben
diretto e non ben purgato) della pietà religiosa. La istruzione
accenderà eziandio nelle lor menti il vero amore di Patria, non
ristretto nel palmo di terra ove nascesi, ma dilatato a tutta quanta la
sacra Terra Italiana.
Nella plebe stanno riposti (si creda pure) i germi vigorosi de' più
nobili istinti e degli affetti profondi ed eroici, appunto perchè
più prossima alla natura, e meno lisciata e forbita dalle molli e
artificiose consuetudini del vivere signorile. Deesi perciò incolpare
l'inerzia e l'incuria (per non dir l'egoismo) delle classi culte ed
agiate, se quei germi salutari e veramente divini imbozzachiscono
e muojono; imperocchè in tali classi risiede il debito naturale e
incessante di tutelare la plebe, educarla e sovvenirla. E il primo
benefizio e l'educazione prima sarebbero (a parlar sincero) mostrarle
ne' portamenti nostri l'esempio del vivere corretto e severo; laddove
è necessità il riconoscere che nella plebe v'à parecchie virtù che
ella può attribuire solo a sè stessa, e v'à moltissimi vizj che imita e
copia dai facoltosi e ben nati: e noi che scriviamo, vedemmo in Francia
coi proprj nostri occhi riconfermarsi questo vero ogni giorno più.
Ma non è da pensare che il solo amor di nazione, e il desiderio
solo di libertà e delle altre perfezioni politiche basti a condurre
sollecitamente le moltitudini dal lato nostro, e a farle infiammate
e perseveranti; poichè, per giungere a tanto effetto, occorre di
aspettare che il tempo e i metodi nuovi d'educazione e l'uso protratto
delle franchigie pubbliche convertano que' sentimenti e que' desiderj,
come a dire, in carne ed in sangue, e li rendano parte sostanzialissima
e abituale della vita comune. Ei conviensi, pertanto, supplire a
ciò con l'opera dei beneficj (comandata d'altra parte dalla pietà
cristiana), mostrando in effetto alla plebe che noi liberali siamo veri
e parziali amici di lei e d'ogni suo bene, e provandole altresì, con
saggi e fruttuosi provvedimenti, che il nuovo stato di cose le torna
senza confronto e più profittevole e migliore del già passato.
In tal guisa, l'interesse ed il sentimento cospirando insieme ad
un fine, avremo, ripeto io, nelle mani il più poderoso strumento
dell'opere grandi e forti, la plebe. In Francia, l'amor di nazione
che pure da secoli era fondatissimo, e il desiderio delle pubbliche
guarentigie nudrito per cinquant'anni da ogni ragione scrittori, non
sarebbero tornati sufficienti ad accendere le moltitudini e persuader
loro le azioni più coraggiose e più disperate, qualora non vi si fosse
aggiunto il pungolo dell'interesse: tanto che, la paura vivissima di
ricadere sotto il giogo dei baroni e sotto il reggimento dei privilegi,
dei balzelli e delle avanie, le tenne forti più che ogni altra cosa
alle difese e alle lotte; e volentieri detter la vita per una causa che
stimarono la santa causa delle plebi angariate ed oppresse.
In Italia, noi non abbiamo al presente (e siane ringraziato Dio) i
fieri motivi che infiammavano e inviperivano quel popolo minuto. Di
tutte le mutazioni che la rivoluzione francese recò allo Stato e alle
forme propriamente sociali, noi già raccogliemmo il frutto migliore;
e perfetta è oggimai nella nostra patria l'eguaglianza civile e
l'estinzione dei privilegi; e sino nell'isole, rimaste più separate
dal moto universale politico, gli avanzi e gli effetti della lunga
feudalità sono in procinto di scomparire. A noi, dunque, manca da
questo lato una leva molto gagliarda per sommovere le moltitudini,
e un incentivo assai efficace ed acuto per animarle a gran fatti
e tenerle salde ad ogni durissima prova. Ma qui accade considerare
come il presente moto italiano proceda diversissimo dal francese. Chè
quello fu tutto disordinato e violento: nudrivasi d'ira e d'orgoglio,
scuoteva gli ordini dello Stato dall'ultime fondamenta, provocava da
ogni banda nimicizie mortali, salir voleva di balzo all'acquisto d'ogni
libertà e d'ogni ideal perfezione, e affrettavasi al lume incerto
di dottrine fantastiche, e senza tener conto alcuno degli ostacoli e
dell'inopportunità. In quel cambio, il nostro moto presente è tutto
civile e pratico, e molto tende ad edificare, e poco o nulla distrugge.
E però, noi possiamo invitare ogni varietà di gente e ogni condizione
d'uomini all'impresa, universalmente proficua e nociva a nessuno, di
costituire l'Italia in essere di nazione, e di rialzarla a quel grado
di perfezionamento e splendore sociale e politico che la natura e i
cieli le destinarono.
Non occorre, adunque, alla nostra impresa la rabbia cieca, impetuosa
e infrenabile delle moltitudini, ma sibbene occorre il sentir loro
generoso, il buon senso ravviato e schiarito, e il saldo e intimo
convincimento che gli amici della libertà e della indipendenza italiana
sono gli amici loro costanti ed attivi; e in fine, che dessa libertà e
indipendenza, oltre all'essere cosa bellissima e nobilissima rispetto
a sè, soccorre e giova fruttuosamente le classi inferiori, ne inizia
e fomenta la educazione, ne tronca o mitiga i mali, e le introduce di
mano in mano a gustare il dolce della scienza, e godere il bello e il
maraviglioso della gloria e grandezza umana.
Ai quali termini tutti noi giungeremo assai prestamente, se il massimo
de' beneficj che usar vorremo nel popol minuto consisterà in una
industria ingegnosa e continua di convertire in qualche profitto certo
e immediato di lui quelle nuove franchigie e diritti, e quelle larghe
istituzioni di cui buona parte degli Italiani è ora dotata. Pur troppo,
ciò non vedesi praticare con molto zelo o perduranza neppure appresso
le nazioni più libere e più civili d'Europa. Nè noi ci ricordiamo dal
1830 in poi, d'aver sentito in Francia nei Parlamenti proporsi, più di
una o due volte, leggi e provvedimenti giovevoli in guisa immediata e
visibile alla porzione più numerosa e infelice del popolo. Noi facciam
voti perchè la sapienza civile italiana sappia calcare una miglior via.
(Dalla _Lega Italiana_.)