I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così veloce, per
non dire precipitato, il compilar delle leggi che fa ora l'Italia,
che la stampa cotidiana non trova spazio da prevenirle nè la pubblica
opinione da giovarle col suo consiglio. Ma non per tanto a noi si
menoma punto il dovere di ciò tentare ed effettuare, come il possiamo,
e per la tenue porzione che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto
ha commesso ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve
la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo debito
rigoroso di subito manifestare la nostra mente intorno a quella gelosa
materia, con l'usata sincerità e moderazione.
Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico della libertà
della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire al legislatore tanto
savia ed utile, quanto di accostare l'opera sua alle norme che son
seguite in quell'isola. Se non che, egli dovrà convertire in decreto
scritto e sancito gran parte di quello che in Inghilterra vennesi
costituendo per virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono
moltissimi, e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei mali
di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra,
in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa, crebbe, invece di
affievolirsi, il rispetto alle leggi, la bontà dei costumi, la pietà
inverso Dio e inverso gli uomini.
Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia capace di
tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire) più forse della
Francia medesima; perchè tutto quello che al presente veggo in Italia,
mostrami un popolo risorto gigante, e a cui l'uso della libertà e della
vita politica sembra non essere venuto meno pur mai, e che gli torni
a mente siccome cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole
degli Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia
e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li ajuta a non
abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello e del grande, li fa
inclinevoli a rispettare ciò che è santo e ciò che è degno. Nel 1820
durò appresso i Napolitani per nove mesi la libertà della stampa; e fra
gente tanto impetuosa, in tempi così infiammativi, a vista di palpabili
tradimenti e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece scandalo.
Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il principio che
in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto della pubblicità: e il
principio è questo, che non solo il manifestare la propria opinione è
diritto naturale ed incancellabile, ma che è la prima e più vigorosa
e feconda efficienza del bene comune. Onde compete al legislatore, a
stretta ragione di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere
la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò procede che in
Inghilterra non si domandano ai giornalisti depositi di gravi somme, e
in quella vece studiano i legislatori di sminuire, quanto è fattibile,
le spese del bollo. Da ciò procede che non è posto quivi in arbitrio di
alcun ministro il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere
le loro oficine.
Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe le quali
toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio quelle che li
oltrepassano: e però i processi per delitti di stampa sono radissimi,
poichè la Nazione e il Governo serbano fede nelle forze del vero e
nell'universale buon senso; e conoscono per lunga prova, che la stampa
esercitando la sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a
grado sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito.
Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo Sardo di
calcar le orme della legislazione francese, piacciagli almeno di non
mozzarla nella parte sua più vitale e che inchiude la massima delle
guarentigie: noi vogliam dire, il condurre i giudicj dei delitti di
stampa con l'intervenimento e partecipazione dei cittadini giurati.
Sieno pure i giudici _inamovibili_ e de' più integri. Da chi mai
dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità? dal
Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità, ovvero indizj e
prove di malumore e allontanamento? il Governo. D'altra parte, da
chi move l'accusa contro gli scrittori imputati? dal Governo. Chi
s'offende quasi sempre, di chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli
scrittori nelle stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque,
è difficile la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca
perchè essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione,
e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti e ne'
pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha nulla sotto il cielo,
nulla nella vita degli uomini di così indefinito ed indefinibile quanto
il pensiero; e però l'espressione sua non mai verrà sottoposta con
esattezza e con dirittura alle fredde disposizioni e circoscrizioni di
qual legge si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione
soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni.
Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri del Re non
isfugga quest'alta e vera necessità di concedere, pei delitti almeno
di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento de' cittadini
siccome apprezzatori e giudici del valor morale del fatto.
Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo, più che per
qualunque altra, i degnissimi compilatori della Legge reprimente
gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere affatto dalla proposta di
essa legge qualunque determinazione e parola la qual sembrasse voler
prendere a sindacato e porre a materia di giudicio, non che i fatti
patenti e già consumati, ma eziandio le tendenze e le propensioni degli
scrittori. Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza
piglia un sentimento e un significato così incerto e così inquisitorio
nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni divien vessatrice
ed arbitraria, da movere a indignazione giustissima chi medita un
poco i misteri e la natura profonda e inviolabile della coscienza
umana. Applicata poi quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e
moltiplica maggiormente la sua tristizia, quanto son più nascoste e
difficili ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni del
pensiere e della parola.
(Dalla _Lega Italiana_.)