19 febbrajo 1848.

I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così veloce, per

non dire precipitato, il compilar delle leggi che fa ora l'Italia,

che la stampa cotidiana non trova spazio da prevenirle nè la pubblica

opinione da giovarle col suo consiglio. Ma non per tanto a noi si

menoma punto il dovere di ciò tentare ed effettuare, come il possiamo,

e per la tenue porzione che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto

ha commesso ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve

la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo debito

rigoroso di subito manifestare la nostra mente intorno a quella gelosa

materia, con l'usata sincerità e moderazione.

Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico della libertà

della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire al legislatore tanto

savia ed utile, quanto di accostare l'opera sua alle norme che son

seguite in quell'isola. Se non che, egli dovrà convertire in decreto

scritto e sancito gran parte di quello che in Inghilterra vennesi

costituendo per virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono

moltissimi, e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei mali

di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra,

in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa, crebbe, invece di

affievolirsi, il rispetto alle leggi, la bontà dei costumi, la pietà

inverso Dio e inverso gli uomini.

Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia capace di

tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire) più forse della

Francia medesima; perchè tutto quello che al presente veggo in Italia,

mostrami un popolo risorto gigante, e a cui l'uso della libertà e della

vita politica sembra non essere venuto meno pur mai, e che gli torni

a mente siccome cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole

degli Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia

e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li ajuta a non

abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello e del grande, li fa

inclinevoli a rispettare ciò che è santo e ciò che è degno. Nel 1820

durò appresso i Napolitani per nove mesi la libertà della stampa; e fra

gente tanto impetuosa, in tempi così infiammativi, a vista di palpabili

tradimenti e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece scandalo.

Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il principio che

in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto della pubblicità: e il

principio è questo, che non solo il manifestare la propria opinione è

diritto naturale ed incancellabile, ma che è la prima e più vigorosa

e feconda efficienza del bene comune. Onde compete al legislatore, a

stretta ragione di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere

la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò procede che in

Inghilterra non si domandano ai giornalisti depositi di gravi somme, e

in quella vece studiano i legislatori di sminuire, quanto è fattibile,

le spese del bollo. Da ciò procede che non è posto quivi in arbitrio di

alcun ministro il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere

le loro oficine.

Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe le quali

toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio quelle che li

oltrepassano: e però i processi per delitti di stampa sono radissimi,

poichè la Nazione e il Governo serbano fede nelle forze del vero e

nell'universale buon senso; e conoscono per lunga prova, che la stampa

esercitando la sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a

grado sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito.

Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo Sardo di

calcar le orme della legislazione francese, piacciagli almeno di non

mozzarla nella parte sua più vitale e che inchiude la massima delle

guarentigie: noi vogliam dire, il condurre i giudicj dei delitti di

stampa con l'intervenimento e partecipazione dei cittadini giurati.

Sieno pure i giudici _inamovibili_ e de' più integri. Da chi mai

dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità? dal

Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità, ovvero indizj e

prove di malumore e allontanamento? il Governo. D'altra parte, da

chi move l'accusa contro gli scrittori imputati? dal Governo. Chi

s'offende quasi sempre, di chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli

scrittori nelle stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque,

è difficile la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca

perchè essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione,

e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti e ne'

pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha nulla sotto il cielo,

nulla nella vita degli uomini di così indefinito ed indefinibile quanto

il pensiero; e però l'espressione sua non mai verrà sottoposta con

esattezza e con dirittura alle fredde disposizioni e circoscrizioni di

qual legge si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione

soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni.

Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri del Re non

isfugga quest'alta e vera necessità di concedere, pei delitti almeno

di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento de' cittadini

siccome apprezzatori e giudici del valor morale del fatto.

Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo, più che per

qualunque altra, i degnissimi compilatori della Legge reprimente

gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere affatto dalla proposta di

essa legge qualunque determinazione e parola la qual sembrasse voler

prendere a sindacato e porre a materia di giudicio, non che i fatti

patenti e già consumati, ma eziandio le tendenze e le propensioni degli

scrittori. Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza

piglia un sentimento e un significato così incerto e così inquisitorio

nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni divien vessatrice

ed arbitraria, da movere a indignazione giustissima chi medita un

poco i misteri e la natura profonda e inviolabile della coscienza

umana. Applicata poi quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e

moltiplica maggiormente la sua tristizia, quanto son più nascoste e

difficili ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni del

pensiere e della parola.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 145 / 310 题