18 febbrajo 1848.

È vostro desiderio costituirvi in grande e forte nazione; e noi pure

il vogliamo, o popoli del Danubio. Voi vi sdegnate che al progresso

e spiegamento delle vostre virtù sociali faccia ostacolo la forza

straniera; e questo move del pari lo sdegno nostro. Voi volete la

libertà; e noi similmente. Avete fede e certezza di conseguirla; e

noi pure l'abbiamo. Se dunque i desiderj, gli affetti, il fine, le

speranze sono le stesse, l'Italia e l'Ungheria non che vivere amiche,

debbono giovarsi e schermirsi reciprocamente. All'Italia fa bene ogni

opposizione vostra legale, ma energica e pertinace; come a voi torna

utile soprammodo tutto il presente moto della Penisola, il quale

impaccia, affatica e consuma la prepotenza straniera. Or via dunque,

levatevi su, e al vostro ardore d'indipendenza e di libertà crescete

l'impeto e l'intensione. Fate soprattutto, che le classi e gli ordini

privilegiati cedano spontaneamente ciò che il tempo a non lungo andare

strapperà loro di mano. Perchè la legge preeminente e massima che

governa i casi dell'epoca nostra (ricordatelo, Ungheresi), è legge di

tutta uguaglianza. Non vi salverà il Danubio, non i monti Carpazj,

non la lingua e i costumi separatissimi dal rimanente d'Europa. La

democrazia toccherà e invaderà il vostro suolo; ed anzi, buona parte

l'ha invaso, e nel chiuso animo delle moltitudini vostre di già

trionfa. Onde i privilegi feudali permangono appresso di voi molto

simili a quelle poma del lago Asfaltico, che nell'esterior buccia

serbano colore e freschezza, ma nel midollo sono polve e carbone.

Profittate, Ungheresi, dell'aura vivace e feconda che spira d'Italia,

e accendetevi singolarmente di vergogna e dispetto considerando che i

vostri vassalli, ed anzi voi stessi in gran numero, serviate ancora

d'istrumento e di braccio all'oppressione e alla tirannia. Veri e

robusti rampolli del sangue Magiaro, come non arrossite che per le vie

di Milano, di Padova, di Pavia, di Brescia, alle scimitarre austriache

sieno tramischiate le ungariche, e le vostre mani grondino sangue

innocente? come non arrossite di vibrare il ferro nel petto di giovani

il cui delitto è simile al vostro, e il cui desiderio è quel medesimo

che vi fa eloquenti e animosi nelle vostre diete? Generoso empito di

Cavalleria vi mosse, già tempo, a salvare la casa di Ausburgo: movetevi

oggi a salvare l'onor vostro medesimo; e a chi vi ricordi la fedeltà

antica e gli allori in comune raccolti, fieramente rispondete: —

Cavalieri siamo, ma non carnefici. —

(_Dalla Lega Italiana._)

Scritti politici · 第 140 / 310 题