Non v'è Lega e Confederazione durevole al mondo, che non si compia e
non si mantenga con una Dieta. Perchè, unendosi e stringendosi i popoli
per lungo tempo, crescono gl'interessi e i negozj comuni, a tutti i
quali volendo dar sesto con mutua soddisfazione, occorre adunarsi a
certi tempi e discutere. Pertanto, la Confederazione Italiana avrà
essa pure una Dieta; e se i Principi nostri vorranno affrettarsi
ad assecondare il voto unanime delle provincie confederande,
saviamente faranno a mostrare all'Europa la volontà ferma in cui
sono di collegarsi, principiando dall'istituire una Dieta. Nessun
pronunziato di dritto pubblico, nessun articolo di trattato può loro
interdirlo; e intanto l'impressione che in tutte le menti e in tutti
gli animi recherebbe un tal fatto, appena si può immaginare. Ma perchè
dalla parte de' nostri popoli quella impressione viva e profonda
perseverasse, e la Dieta si mantenesse forte e autorevole, ognun
comprende che in lei non dovrebbero congregarsi solamente i ministri
plenipotenziarj di ciascun governo della Lega.
Qual paese in Europa era meglio disposto della Germania a entrare in
istretta confederazione? Certo nessuno. Benchè spartita e quasi direi
sminuzzata in numerosissimi Stati e feudi, pure il nome soltanto e
la dignità quasi inerme dell'imperatore l'avea per secoli tenuta in
certa unità, ed apparecchiata a ricevere un modo e una forma più salda
e più permanente di vita comune. A tutte quelle mutazioni e divisioni
intestine che avea cagionato la guerra terribile dei trent'anni, e
poi l'ambizione della casa di Brandeburgo e il declinare continuo
dell'autorità dell'impero, ponea rimedio e compenso il rinnovamento
dello spirito antico alemanno; il quale, dalla metà del secolo
scorso, invase prima le cattedre e le accademie, quindi comparve nella
politica, ed ebbe suggello dal sangue abbondantemente versato nei campi
di Lipsia. Di tutto quell'ardor nazionale fu erede e signora la nuova
Dieta di Francoforte, e niuna cosa parea doverle tornare difficile per
istringere in un sol volere e in un sol patto di fratellanza la gran
famiglia germanica. Ma tanto bene mancò affatto per questa cagione,
che nella Dieta di Francoforte, oltre al prevalere sfacciatamente i
forti sui deboli, fu rimossa eziandio qualunque rappresentanza diretta
dei popoli. Da ciò avvenne che a poco a poco i ministri dei Principi
non ebbero altra cura nè altro proposito se non di allargare le regie
prerogative, e combattere di concerto il desiderio di libertà che in
ogni parte ripullulava.
Simili errori non commetterà del certo la Dieta Italiana, perchè ai
Principi nostri la libertà non fa più spavento, ed ei si pregiano di
regnare col suffragio sincero e continuo dell'opinione. Oltrechè, una
Dieta Italiana, come delibera a nome delle provincie collegate, così
dee volerle rappresentare nel vero essere loro; e come in esse la
legislatura è spartita fra il re e i mandatarj del popolo, similmente
la legislatura della Dieta dee procedere da ambedue quelle fonti di
autorità. Del modo parleremo altra volta un po' più alla distesa,
essendo materia non pur di molta ma di suprema importanza. Deh!
affretti il giorno fortunatissimo, che in Roma e nelle stanze del
Campidoglio salutino tutti i figliuoli d'Italia la prima Dieta della
Nazione. Trenta secoli sono corsi per preparare e maturare quel giorno.
(Dalla _Lega Italiana_.)