Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori
nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali e politici,
la cui soluzione sembra più specialmente commessa al Genio Italiano
ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno e la fatica ci basti,
quello che si annunzia nel nostro Programma; l'idea e il disegno,
cioè, dell'edificio nuovo civile, a cui tutti i buoni pongono mano.
Che se ciò non vien praticato dalla più parte de' giornali politici
forestieri, si voglia considerare che l'Inghilterra e la Francia
non sono al presente, o non credono essere, in via di profonda
trasformazione; e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano
molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche, e
sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario, chiunque andrà un
poco sfogliando i giornali francesi dettati in sul cadere del secolo
scorso, vedrà con quanto compiacimento e abbondanza discorrevano e
disputavano le teoriche di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi
non iscorgiamo ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque cosa
le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che tuttavolta che
occorre a quei fogli di entrare ad esaminare i principj (il che avviene
pur di frequente), la povertà e incertezza di lor cognizioni si fa
manifesta ai meno avveduti. Per la ragione stessa, le massime direttive
che nelle questioni cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi
vitali di tutto il corpo della scienza politica, sono accolte ed
asseverate il più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di
uso. Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti e
perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica, intorno alla quale
ognun si ricorda il ripetere che hanno fatto i giornali francesi, per
tanti anni e con sicurtà e intrepidezza compiuta, abbagli sperticati e
falsissimi ragionamenti.
Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori trasfondere parte
del convincimento nostro intero e ben radicato; il quale è, che il
risvegliamento d'Italia non può non riuscire principio di cose grandi
e novissime nella vita sociale del mondo; e che però le fa d'uopo una
matura sapienza civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione
profonda dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa dei
fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni.
Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della pluralità
de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine e teoriche
di lor parere gente infusa di pedanteria e con indosso la zimarra
accademica. Dacchè gli è impossibile a chicchessia di persuadersi
che l'idea non debba antecedere al fatto, e che la repubblica umana
possa rassomigliare e imitare quella delle api, ove lo istinto insegna
misteriosamente ogni cosa.
(Dalla _Lega Italiana_.)