A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di veder
chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier Bozelli, uomo
insigne di virtù e di scienza, stato maggiore delle sventure, serbatosi
puro ed integro nella povertà, nell'esilio e nella prigionia, e alla
libertà e salute d'Italia invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi
godiamo di tal promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto
il ministero nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier
Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di Serra
Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia; tre nomi che
non dànno alcuna sufficiente malleveria del loro zelo vivo e sincero
per la libertà e per la causa del popolo. Quanto più si vuole intera
e perfetta la inviolabilità del monarca e divertere dal suo capo le
imputazioni d'ogni mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore
ed anzi certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei
ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o lontano o
d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia intera in faccia
al mondo civile, non può, non dee sedere nel consiglio del Re. Fratelli
Napolitani, sovvengavi spesso il disastro del 1821.
(Dalla _Lega Italiana_.)